mazzacurati

Non smetto di pensare a Carlo

Ieri è morto Carlo Mazzacurati, uno dei più grandi registi italiani degli ultimi trent’anni. Questo è il ricordo di un collega, un compagno, un amico, che ringraziamo molto.

di Daniele Luchetti

Non smetto di pensare a Carlo. Cercando sul computer una nostra foto assieme, ho invece ritrovato questo pezzo scritto nel ’95. È una parte di un articoletto pubblicato su una rivista che si chiamava “dire fare baciare”. Mi piace perché è un ritratto vero e vivente di un momento passato assieme. Avevamo stomaci coibentati e papille indifferenti alle tentazioni del gusto.

“Ero sul set di Carlo Mazzacurati, ovviamente nel delta del Po. Definire il clima di quella serata rigidissimo è solo un pallido eufemismo. Del resto il film si chiamava – non a caso – Notte Italiana. Erano le dieci di sera, ed era scoppiata una tempesta di nevischio. Le lampade esplodevano per il freddo e Marina, la moglie di Carlo, piangeva per le orribili sofferenze cui un clima, che posso definire solo “crudele”, li sottoponeva. ( Carlo, diceva, – ti prego- gira un film in estate,almeno uno!) Io, lui, lei ed Umberto ci eravamo rifugiati in una roulotte parcheggiata sul ciglio di un fosso. Dentro c’era Marco Messeri che sembrava un sacco umido, sotto shock per gli sbalzi di temperatura, e russava da alcune ore, bagnato, infangato. Pensammo tutti che fosse assiderato, ma non avemmo la forza di controllare per eventualmente rianimarlo. Fedeli al set, al al lavoro duro, nella roulotte tentavamo di ripararci: era pausa. Carlo sembrava un soldato nella campagna di Russia, coperto da strati di lane, flanelle, imbottiture semicongelate, ghiaccio sulle sopracciglia. Marina scongelava e smetteva piano piano di piangere. Perché nella roulotte c’era l’unico tepore dei paraggi: una pila di cestini che la troupe non aveva nemmeno voluto vedere. Avevano detto: “E dove li mangiamo? Sotto la neve? Seduti sull’argine scivoloso? E se moriamo congelati? Se ci viene la congestione? Se scivoliamo nel Po ed affoghiamo? Noi andiamo nella trattoria qui vicino: risotto col pesce, caminetto acceso, salsicce alla brace, tonnarelli al sugo di lepre, risotto ai ghiozzi! Altro che cestini, ci fanno cagare!” Invece a me e Carlo quei cestini sembravano ammiccare. Carlo fa:”Se c’è dentro la cotoletta di pollo impanata con prosciutto e formaggio me ne mangio almeno cinque. Allora abbiamo aperto il cestino e abbiamo visto che la cotoletta c’era. Abbiamo sorriso ed abbiamo cominciato ad inghiottire una cotoletta (per la precisione “Cordon Bleu”, aveva detto il cestinaro ottimista). E mentre il nevischio si trasformava in pioggia torrenziale, la roulotte minacciava di slittare nel fosso sottostante, e di lì nel Po, e dal Po in mare aperto – dirò di più: Adriatico – abbiamo mangiato tutte le cotolette fritte impanate di tutti i cestini, almeno dieci a testa, aprendo voracemente le scatole di alluminio ed inghiottendole in un solo boccone una dietro l’altra come se non ci fosse un domani, come se nessun altro Cordon Bleu potesse tornare a salvarci la vita nel futuro. Fu allora – accanto ai miei amici – che capii che fare cinema può rendere eroicamente felici”.

 

Commenti
5 Commenti a “Non smetto di pensare a Carlo”
  1. Stefano Rissetto scrive:

    Grazie Daniele, un abbraccio

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  1. […] Battiston-Gesù e c’è pure Corrado Guzzanti), mi leggo il ricordo di Daniele Luchetti su minima&moralia. Sorrido. Film così fanno […]

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  3. […] e di Daniele Lucchetti su minimamoralia! […]



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