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Non superare le dosi consigliate: intervista a Costanza Rizzacasa D’Orsogna

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Pubblichiamo un pezzo uscito su Libertà, che ringraziamo.

Non vi fate ingannare dal titolo conciliante né dai colori pastello della copertina, “Non superare le dosi consigliate” di Costanza Rizzacasa D’Orsogna è un libro duro, durissimo, che punta dritto alle peggiori umiliazioni della vostra vita, a quelle cose che ricordi a notte tarda e che scacci come mosche fastidiose, e le riesuma una per una. Non si perdona niente Matilde, la sua protagonista, ma non perdona niente neanche a te che leggi.

Questo è un romanzo che contiene tanti temi fondanti, universali, e di cui si è parlato tantissimo per il body shaming, come mai?

C’è stato un grande caso mediatico sul libro legato a due episodi, il primo per un pezzo autobiografico che avevo scritto e che è diventato virale, il secondo quando il deputato Filippo Sensi, al quale sarò sempre grata, ne ha parlato a Montecitorio: qui è diventato un “caso politico” ed è arrivato a due edizioni in una settimana. La differenza tra noi è che lui non ha mai sofferto di disturbi alimentari, che sono invece una parte preponderante del romanzo, dove la vita è raccontata attraverso il filtro del disturbo. Questa super promozione, che non abbiamo cercato, è stata la fortuna del libro, anche se lo ha polarizzato verso un tema.

È un romanzo e non un manifesto, ma forse è ancor più un manifesto perché non cercava di esserlo, perché è autentico e crudo e vero, perché si mette in gioco. Per molti versi, è un libro sul dolore”.

Del resto, è un romanzo così denso che forse non è semplice da comunicare

Sarebbe forse stato più facile farne un memoir, e c’è ha un vissuto autobiografico che ho prestato a Matilde, soprattutto per la parte legata all’infanzia, ma ho scelto di avere una protagonista che fosse altro da me proprio perché mi sembrava riduttivo, ingiusto e limitante farne un’autobiografia. Io volevo sviscerare dei problemi così importanti che non potevo rischiare di vedermelo appiccicato addosso, di lasciarlo svilire.

Ed è venuto tutto in maniera molto naturale perché vedevo che era una storia di tutti, che, a parte pochissimi casi sporadici, le persone come me non avevano spazio, vita, visibilità, e quando trovavano una rappresentazione era sempre nella forma salvifica della ragazza grassa che dimagrisce e cambia vita. Dopo il primo impatto però la ricezione del libro è stata più variegata, e hanno cominciato a parlarne come una prova di scrittura forte e bella. È stato un grande esercizio di sperimentazione, dove con questo stile anch’esso bulimico,ho cercato di trasformare in scrittura il disturbo.

Matilde è un personaggio di grande complessità, è bulimica, perfezionista, insicura, ambiziosa. “Perché che cosa è la fame se non un’emozione?”

Il libro è un romanzo familiare di formazione visto attraverso il filtro del disturbo alimentare e scava nelle inadeguatezze di tutti: il disturbo alimentare è una chiave, uno strumento per mostrare la vita di Matilde attraverso il cibo, il lassativo, il farmaco miracoloso che è anche fortemente limitante e debilitante, tutto è uno strumento per colmare la sua fame d’amore, che viene da lontano. Il perfezionismo è un altro “underliyng theme” del romanzo, ed è anche uno dei tratti dell’anoressia.

E c’è la parte americana degli anni’90, la formazione dell’educazione sessuale di una ragazza, il narcisista maligno, l’aborto, il senso di colpa nei confronti della madre. Matilde non è un modello, è un personaggio anche insopportabile, è egoista, superba, bugiarda, anche se a me è molto simpatica perché è molto vera. È una persona insicura anche perché è stata cresciuta nell’insicurezza, nel dover sempre aspirare ad essere meglio di così.

Vuoi scrivere un romanzo sovversivo? Scrivi di una donna grassa”. Aggiungiamo: scrivi di una donna grassa e imperfetta

Matilde è una donna del suo tempo: ha studiato alla Columbia, vede l’aborto come una liberazione, una salvezza. E lo dice, si smaschera di fronte al lettore, non si vergogna. La domanda era semplice: faccio la persona modello e lo scrittore modello o faccio il bene del libro? Io ho fatto il bene del libro e non dello scrittore, ed è stata una liberazione: tutti i percorsi sono validi, tutte le porte sono aperte, il tuo personaggio può immaginare di fare del male al suo cane, e tu empatizzi con la sua totale imperfezione.

Il contenuto è forte, lo stile non è lineare, sembra pronto per il cinema, ci avete pensato?

La lettura non deve essere evasione, ti deve scatenare qualcosa dentro: le parole che ho scelto, i rimandi temporali che ho inserito servono a questo. Io ho raccontato il disturbo alimentare in modo non estetico, parlando delle difficoltà del muoversi dentro una stanza, di andare in treno, in aereo. Scrivere va bene, ma vedere è un’altra cosa: l’idea di portarlo sullo schermo c’era fin dall’inizio, ne ho parlato con diversi contatti, ci girano intorno e capisci che in Italia non siamo pronti a portare una ragazza grassa sullo schermo. E allora tu dici ma a cosa è servito il lavoro di due anni, tutto il clamore intorno al libro, se non c’è posto per il racconto del corpo non conforme?.

Il libro e stato recensito benissimo da Benini Ballestra Ciabatti, tante scrittrici, ma dove sono gli scrittori?

Ci sono ancora persone che lo etichettano come “temi di femmine”, ma la maggior parte ha capito che è lontanissimo dalla chick-lit. C’è ovviamente un pregiudizio sul fatto che il body shaming sia un problema femminile, ma i disturbi alimentari riguardano tutti, e le dipendenze in generale sono “unisex”, l’abuso di farmaci è “unisex”. Questo è un libro sulle dipendenze, qualunque esse siano. Se avessi scritto un libro sull’alcolismo sarebbe sembrato più maschile?Devo dire che tanti giovani giornalisti ne hanno parlato, e tanti lettori uomini mi hanno scritto, però in privato. Il grande scrittore è mancato, sarà perché i maschi si recensiscono tra di loro.

Barbara Belzini scrive per la sezione Cultura e Spettacoli di “Libertà”. È la firma della rubrica “Prime Visioni” e della pagina tematica “Universo Serie Tv”. Dal 2014 pubblica una raccolta di recensioni dei migliori film dell’anno per Edizioni Officine Gutenberg.
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