disfatto

Nostalgia universale. “Panorama” di Tommaso Pincio

disfatto

(fonte immagine)

di Cristò

Devo partire dall’invidia, poi mi farò da parte.

Per scrivere dell’ultimo romanzo di Tommaso Pincio non posso che partire da un sentimento che considero deprecabile in ogni sua forma e che invece non sono riuscito a evitare durante la lettura. D’altronde partire da un vizio (o da una virtù) è la caratteristica comune dei romanzi di NN Editore, raccolti in serie sotto il nome ViceVersa.

Quindi parliamo brevemente di questa invidia che ho provato per poi lasciar scorrere fluidamente alcune riflessioni sul romanzo in cui cercherò in tutti i modi di essere lettore puro. Si tratta in realtà di due invidie, separate anche se consequenziali. La prima è nei confronti dello scrittore Tommaso Pincio, qui narratore (quasi) onnisciente; la seconda è nei confronti del personaggio Ottavio Tondi. Ho invidiato la precisione e l’eleganza della scrittura del narratore, ho desiderato essere altrettanto bravo e poi ho desiderato cancellare questa invidia per godere meglio il romanzo come lettore disinteressato alla pratica della scrittura; quindi ho invidiato Ottavio Tondi e il suo disinteresse totale per la scrittura, la sua capacità di essere lettore e basta.

Ho bramato la condizione iniziale di Ottavio Tondi, la sua dedizione alla lettura per la lettura, la sua fame vorace di parole stampate, il suo rifiuto totale della scrittura («[…] fintantoché restò un lettore, Tondi non scrisse neppure una parola, un appunto.»), la rara possibilità, quindi, di godere pienamente della letteratura, di perdersi. Un’invidia, la mia, così simile a quella del narratore (quasi) onnisciente Pincio che sembra anche lui desiderare la condizione di Tondi, il suo disinteresse per il panorama editoriale contemporaneo, il suo essere fuori dai rapporti di convenienza e dagli incontri obbligati.

Ma, come promesso, smetterò di parlare di queste mie invidie, di queste debolezze per tentare di essere lettore (quasi) assente e scomparire nella scrittura di Tommaso Pincio, pur continuando (ahimé!) a scriverne.

Panorama ha un sapore preciso eppure difficile da descrivere (se avete già letto Tommaso Pincio forse avete già capito a cosa mi riferisco); il romanzo è pervaso di una specie di nostalgia universale che probabilmente deriva dall’ambientazione sospesa in un altro tempo, poco spostato nel futuro eppure dal gusto vagamente vintage. Come in certi romanzi di Philip Dick (ma in maniera più delicata, con un gioco meno scoperto) il presente sembra un passato recente di cui è già possibile provare nostalgia.

Il narratore sembra parlarci da un futuro vicino in cui quel poco che adesso sembra salvabile non è stato salvato e ce ne parla con un tono da prefatore, saggista costretto a farsi biografo, a raccontare una vita esemplare che è cresciuta e poi sfiorita insieme al suo tempo. Il lettore perfetto, Ottavio Tondi, che parlerà di sé usando solo citazioni letterarie nell’unica intervista rilasciata nella sua vita e che, per un incidente, smetterà per sempre di leggere affondando, invece, in un social network chiamato Panorama, è l’ultimo lettore; quello definitivo. Dopo di lui, il panorama letterario italiano collasserà inesorabilmente nella sua autoreferenzialità, nella sua orgia di rapporti personali interessati, nel balletto dei cacciatori di contatti buoni, nel ioleggoperché scrivo. «Il minuscolo mondo letterario per il quale aveva vissuto, una comunità dalla spropositata considerazione di sé benché ignorata dai più, aveva meritato di soccombere, spazzata via dall’arroganza di credersi testimone del mondo, custode di valori millenari, cuore dell’umanità. […] mancavano di qualunque minimo senso del ridicolo. Per troppo tempo, a lui e alle persone come lui, era sfuggita una verità più in bella vista di una lettera in un posacarte. Ebbe dunque la seguente illuminazione: non era morta la letteratura, erano morti loro, i letterati».

Questa illuminazione di Ottavio Tondi non è violenta, ma rassegnata; non c’è alcuna guerra santa da combattere, si tratta solo di tirare delle conclusioni ovvie. Tondi comincia a scrivere quando leggere non gli è più possibile e quando l’editoria italiana è definitivamente morta, scomparsa; lo fa su un social network che assomiglia al panopticon di Jeremy Bentham, lo fa considerando quella scrittura come una forma di nuova oralità e, soprattutto, lo fa per amore.

Dal canto suo, Tommaso Pincio, diventa narratore (quasi) onnisciente solo per mezzo di quello stesso social network e cioè indovinando la password dell’account di Ottavio Tondi e, quindi, leggendo le conversazioni scritte dal lettore perfetto. Il romanzo Panorama è, quindi, possibile solo al di fuori della letteratura. All’interno dell’invenzione narrativa, quindi, il prologo che leggiamo è il primo romanzo dopo la fine della letteratura ed è scritto a partire dalle parole scritte dall’ultimo lettore; parole scritte per amore.

Commenti
15 Commenti a “Nostalgia universale. “Panorama” di Tommaso Pincio”
  1. Lalo Cura scrive:

    mi piacerebbe sapere cos’è un narratore (quasi) onnisciente

  2. Lo Curaro scrive:

    E’ un narratore (quasi) sicuro di mandarti affanculo!

  3. RobySan scrive:

    E’ che il narratore onniscente è giù di corda.

  4. RobySan scrive:

    …onnisciente… (scusate!)

  5. Lalo Cura scrive:

    grazie robysan, adesso è tutto più chiaro

    grazie anche a lo curaro, ma soprattutto agli specialisti che lo curarono, pur consapevoli dell’inutilità di ogni tentativo di riassemblarlo

    lc

  6. Lo Curaro scrive:

    Là lo cura, ma qua lo rompe (il cazzo!).

  7. Lalo Cura scrive:

    c. v. d.

  8. Lo Curaro scrive:

    c.v.r.

  9. Jacopo scrive:

    Tutto sommato d’accordo su tutto, l’unico appunto che mi sento di dover fare è che credo che il giudizio finale e rassegnato che Tondi, quasi concordando con la Loretta Buia, affibbia prima ai letterati e poi alla letteratura (i social come nuova oralità letteraria) vada letto come una tecnica di straniamento da manuale.

    Il Pincio autore (non il narratore) mettendo in bocca a Tondi quel giudizio, vuol dirne l’esatto contrario ed il fatto che abbia infatti deciso di scrivere un romanzo così tanto da addetti ai lavori ne è, a mio parere, la riprova.

Trackback
Leggi commenti...
  1. […] di Piero Melati su Il Venerdì Recensione di Francesco Musolino su Francescomusolino.com Recensione di Crisò su Minima et Moralia Estratto del libro su […]

  2. […] martedì… sarà stato quando ero in ospedale… non so… fate voi. – Anche su minima&moralia se ne parla, ma con un’altra interpretazione per […]

  3. […] (di Cristò, di Michele Fiano e Marilù Oliva, di Paolo Melissi, di Piersandro Pallavicini, di Giacomo Giossi, […]

  4. […] Su Minima et Moralia è possibile leggere dell’invidia provata nel leggere Panorama. […]



Aggiungi un commento