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Una nota amara sulla Risoluzione del Parlamento europeo

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Riceviamo un contributo di Massimo Amato, professore di Storia economica e del pensiero economico all’università Bocconi di Milano.

di Massimo Amato

Ci ho messo un po’ a vincere la repulsione, ma alla fine ce l’ho fatta, e ho letto il testo integrale della Risoluzione del Parlamento europeo del 19 settembre 2019. Come molto probabilmente non si sa, il testo è stato “blindato” da riunioni dei gruppi parlamentari e trasmesso ai deputati solo un’ora prima della votazione, che peraltro lo ha approvato a larghissima maggioranza.

Da ex candidato a quel Parlamento mi sono chiesto che cosa avrei fatto se fossi stato eletto e fossi stato là. Ebbene, né il voto contrario né l’astensione mi sarebbero bastati, poiché in qualche modo essi avrebbero ancora legittimato l’operazione rappresentata della Risoluzione. Avrei chiesto di intervenire, e dopo l’intervento avrei lasciato l’aula. Ecco cosa avrei detto:

“Questa risoluzione non ha nessuna legittimità politica. E non ha nessuna legittimità politica perché non ha nessuna legittimità intellettuale.

Il dibattito sulla storia europea del secolo scorso è lungi dall’essere stato impostato con sufficienza. Né aprirlo né tantomeno chiuderlo può essere appannaggio di organi politici.

E forse non è nemmeno appannaggio dei soli storici. Al di là della giusta questione concernente lo stabilimento dei fatti, e dell’attribuzione dei crimini ai singoli regimi, i “criminali planetari” che l’Europa ha mostrato di saper partorire hanno connotati tali che solo una considerazione pensante del nichilismo europeo, da cui sono sorti tanto i totalitarismi quanto i regimi che vi si sono opposti, potrebbe aiutarci a muovere passi non troppo incerti nella direzione della loro comprensione.

Questa considerazione pensante, già di per sé così difficile, è resa ancora meno praticabile dalla grottesca ricostruzione storiografica che innerva la Risoluzione.

Si pretende di fornire una spiegazione monocausale dello scoppio della II guerra mondiale, e così facendo si sbaglia metodologicamente in modo davvero grossolano.  E ci si sbaglia una seconda volta indicando la pretesa mono-causa nel patto Molotov-Ribbentrop. Ci si concentra sul 1939, quando il 1929 (crisi mondiale e ascesa di Hitler) e 1919 (la mostruosa pace di Versailles) sono molto più importanti per capire da dove viene la guerra.

Ma soprattutto, si condannano i totalitarismi senza mai darne una definizione anche solo lontanamente, non dico meditata, ma almeno precisa.

E in tutta questa confusione non ci si rende conto che un tratto tipico dei regimi davvero totalitari, anzi il loro tratto nichilistico cruciale, è proprio la loro pretesa di decidere per decreto il senso della storia.

Mi aspetterei che storici di vaglia si levino autorevolmente contro assurde semplificazioni storiografiche, di metodo e di merito che rendono irricevibile questa Risoluzione. Visto che sono di vaglia, non vorranno certo opporgliene altre.

Se, per passare a un altro piano, esistesse un’etica dell’azione politica, essa dovrebbe innanzitutto mettere in chiaro quali sono i limiti dell’azione politica stessa. Dovrebbe ribadire, cioè, che certe cose semplicemente non si fanno.

Anche perché, se la Risoluzione è priva di senso storico e filosofico, allora deve avere un senso strumentale, ben racchiuso nei riferimenti stolidamente minacciosi alla Russia di Putin (si vedano i punti K, 15 e 22 della Risoluzione), rea di una semplificazione di senso opposto. Come ti permetti di decretare come è andata la storia, o piccolo zar? Come sono andate le cose lo decretiamo noi, che siamo i veri democratici.

Bravi, come volevasi dimostrare. Come se non fosse terribilmente vero che “il nichilismo celebra il suo più alto trionfo quando riesce a travestirsi da difensore della moralità”.

Non vorrei mai che il Parlamento europeo, ringalluzzito dal fatto di aver “sistemato” la storia, si metta a produrre Risoluzioni filosofiche, per esempio su Nietzsche e il nichilismo europeo. E magari anche matematiche, che so, su Hilbert, riabilitandolo e dichiarando Gödel nemico del progresso e dei valori fondanti della UE. Che, a differenza di quelli di Nietzsche, non si svalutano mai.

Per quanto sia faticoso, bisogna provare a risalire la pericolosa china che ha preso la chiacchiera europea. L’Europa ha il dovere morale di essere un laboratorio di pensieri politici all’altezza del mondo pericoloso che l’Europa stessa, anzi l’Europa più di altri, ha storicamente contribuito a creare. Si occupi del suo futuro preoccupandosi del suo presente.

La prima cosa che deve fare è smettere evocare le “minacce esterne” (cfr. il punto “I” della Risoluzione), e iniziare a lavorare contro se stessa. Giacché il primo vero nemico dell’Europa è un’Europa che sragiona, così come ha mostrato di saper fin troppo bene fare oggi, 19 settembre 2019.

Ossip Mandel’stam morì di stenti alla Kolyma per aver scritto un epigramma contro Stalin. Consiglio a tutti di leggerlo, perché parla anche delle dittature a venire. Ve ne ricordo solo un verso: “le sue parole sono vere come chilogrammi”.

Sarebbe bene che anche le risoluzioni di questo Parlamento non si misurassero a chili.”

Appendice

Nel gennaio del 1934, Ossip Mandel’stam, poeta eccelso, ma dichiarato irrilevante da una Risoluzione dei letterati di regime, legge a Boris Pasternak e ad Anna Achmatova un epigramma su Stalin. Pasternak impallidisce e dice a Mandel’stam: “brucia subito tutto”. Ma Mandel’stam non lo fa, dopo poco vien arrestato e parte per la Kolyma, dove muore di delirio e di stenti, e viene sepolto in una fossa comune. Nessuno lo vede, salvo, poeticamente, Varlam Salamov, che nei Racconti della Kolyma glidedica un racconto, Cherry Brandy.

Le poesie a stampa di Mandel’stam vengono distrutte. Arriveranno a noi solo perché la moglie Nadezda le imparerà a memoria, ripetendole tutte, ogni giorno della sua vita. Verranno poi diffuse dal Samizdat e pubblicate ufficialmente solo dopo la caduta dell’URSS.

Ecco la poesia per cui Mandel’stam trovò la morte.  Parla di non solo di Stalin ma anche del fascismo, perché, come disse una volta Mandel’stam, “non odio niente come odio il fascismo, in qualunque forma esso si manifesti”. Ma parla anche di ogni ipocrisia, perché come disse un’altra volta Mandel’stam, “non sapevo che ci trovassimo a vivere sotto gli artigli degli umanisti”.

Viviamo senza sentire la terra sotto  i piedi,
i nostri discorsi a dieci passi non si odono più
e dove un mezzo discorso si abbozza,
il montanaro del Cremlino è nominato.
Le sue dita tozze sono grasse come vermi
le sue parole vere come chilogrammi,
i baffetti da scarafaggio ridono sornioni,
luccicano i suoi gambali.

Intorno a lui una ciurma di capetti dal collo sottile,
e lui si diletta dei servigi di mezzi uomini:
chi fischia, chi miagola, chi frigna
non appena apre bocca e alza un dito.
Forgia decreti su decreti, come ferri di cavallo –
ne dà a chi nell’inguine, a chi sulla fronte, a chi nelle sopracciglia, a chi negli occhi.
Quando non condanna a morte è festa grande,
grande come il petto dell’osseta.

Commenti
2 Commenti a “Una nota amara sulla Risoluzione del Parlamento europeo”
  1. sergio falcone scrive:

    E’ evidente la strumentalizzazione neoliberista, ad uso delle nuove classi dirigenti, di tale risoluzione.
    Tutti i regimi sono criminali, nessuno escluso e si basano sullo sfruttamento dei più da parte dei meno. “Meno” non solo numericamente, ma eticamente e culturalmente. “Uno scandalo che dura da diecimila anni”, come Elsa Morante sottotitolava il suo immortale romanzo La Storia.
    Il male del mondo è l’egoismo. E che un qualche dio protegga i poveri, i miti e gli onesti…

  2. Elena Grammann scrive:

    Tutti i regimi sono criminali, sans doute, ma alcuni regimi sono più criminali degli altri.

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