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Nuova fantascienza cinese: intervista allo scrittore Han Song

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di Simone Pieranni

Han Song è nato nel 1965 e lavora come giornalista alla Xinhua, l’agenzia di stampa statale cinese. È uno degli scrittori di fantascienza più conosciuti – e prolifici – in Cina, ma è praticamente sconosciuto in Italia e al grande pubblico non cinese.
Eppure il suo stile e le sue trame – nonché la sua profonda analisi della società cinese – sono tra le più avvincenti del panorama sci-fi asiatico. Conta l’età, l’esperienza e la capacità di leggere gli eventi alla luce di una critica – non per forza politica – sempre presente.

Ma contano anche alcune intuizioni, come quelle presenti all’interno di Red star over America (Huoxing Zhaoyao Meiguo in cinese), scritto a fine anni ’90 e pubblicato nel 2000, nel quale Han Song immagina un attentato in grado di polverizzare le Torri gemelle.

Non solo: nel racconto pubblicato in italiano da Future Fiction, Controlli di sicurezza, Han Song presenta un futuro nel quale un’alternativa al controllo delle «macchine» che imprigiona gli abitanti degli Stati uniti – attraverso la possibilità di replicare ogni cosa, umani compresi – arriva proprio dalla Cina. Uno dei temi centrali della sua produzione è «l’ascesa della Cina e la sua possibilità di contendere la supremazia mondiale ai paesi occidentali», come scrivono Jeff VanderMeer, Ann Vandermeer in The big book of science fiction(Penguin Random House, 2016).

La prima volta che abbiamo incontrato Han Song in Cina (2013), avevamo un appuntamento all’uscita nord ovest della metropolitana di Xidan a Pechino. Percorrendo i sotterranei e le scale mobili, per un attimo, era parso di essere dentro un suo libro. In un romanzo, infatti, Han Song aveva organizzato la vita dei cinesi proprio in una metropolitana, a causa di una terribile calamità di cui la maggior parte delle persone non conosceva i dettagli. «Questa metropolitana – spiegò lo scrittore – è nel cuore della terra, costruita con congegni molto sviluppati. L’autista del treno pensa che per superare la calamità non può far altro che attraversare il centro della terra e arrivare negli Stati Uniti, esattamente dall’altra parte. Quindi, solo una volta arrivati negli Usa, i cinesi possono trovare un posto davvero sicuro. Ma non riescono ad arrivarci, per quanto vadano avanti. Tutte le nazioni sulla terra, infatti, anche i paesi amici, si sono trasferiti nello spazio, su un altro pianeta. Sulla terra, ormai deserta, sono rimasti solo i cinesi, che continuano a vagare».

Durante un precedente incontro, aveva dichiarato che «la fantascienza è la forma di letteratura più libera. È ribelle, come la musica rock, che pure in questo paese è stata spesso vietata». Oggi è un autore affermato, all’interno di un settore, quello della fantascienza cinese, che pare affrontare una nuova ondata di popolarità e interesse nel paese, anche grazie agli incredibili passi avanti fatti dalla Cina in tema tecnologico. Questo progresso ha scatenato una nuova volontà a ragionare sulla natura della società cinese, spingendo molti autori, tanti sono giovani, all’utilizzo della fantascienza per descrivere l’attuale «mondo» cinese.

«Subway» e «Hospital Trilogy» sono le sue opere più famose, scritte in diversi momenti della sua vita. Può dirci perché ha scelto questi «ambiti»?

Gravestone of Univers è nato quando ero uno studente universitario di 23 anni ed ero curioso dello scopo ultimo dell’universo; Subway è stato scritto dopo essere diventato giornalista a Pechino, un luogo che ha il potere di farmi sempre sentire incerto. Hospital, invece, è il frutto dei miei numerosi anni di soggiorno a Pechino. Ho pensato che tutto quanto faccio in questa città assomiglia molto ad andare all’ospedale senza riuscire mai a essere curati.

L’hard science fiction descrive spesso un futuro lontano (astronavi e nuovi pianeti). Oggi siamo di fronte a una fantascienza basata più sul «futuro possibile». Qual è un tema in Cina che si potrebbe prevedere come la realtà del prossimo futuro?

Il futuro possibile in Cina potrebbe essere il seguente: l’enorme popolazione del paese si riunirà come una vera grande famiglia in una grande macchina gestita dal governo.

Quali sono le principali differenze tra gli scrittori di fantascienza cinese e quelli occidentali?

Credo ci siano alcuni tratti peculiari importanti, fondati su una diversa cultura e un approccio filosofico differente. La fantascienza cinese, a volte, fornisce un angolo unico per osservare o spiegare l’universo. Ad esempio, in Gravestone of Univers, immagino che il vero universo sia un luogo pieno di lapidi, poiché i suoi «maestri» sono cinesi, una nazione con una lunga tradizione di adorazione dei defunti o degli antenati.

In un suo intervento, cataloga i «quattro passi» della fantascienza cinese: Shanghai, dove è stato scritto il primo libro di fantascienza; poi gli anni ’50; il terzo «passo» è compiuto nel post ’78 dopo la morte di Mao e nel periodo delle aperture, infine si torna a Shanghai, di nuovo. Può dirci di più su questo diverso periodo della storia della fantascienza cinese e perché Shanghai ritorna?

Shanghai è il punto di partenza della modernizzazione e dell’industrializzazione della Cina. Nel 1900, un certo numero di intellettuali qui residenti si rese conto che la fantascienza poteva essere un modo per cambiare la mentalità cinese e rendere il paese di nuovo grande. La seconda fase fu negli anni ’50 quando i comunisti presero il potere e ci fu un altro round di modernizzazione. In quel caso, la fantascienza fu scelta come uno strumento per facilitare il processo.
Verso la fine degli anni Settanta ebbe termine la caotica Rivoluzione Culturale e la Cina fu riportata sul sentiero della modernizzazione: la fantascienza tornò a essere quella letteratura che «poteva rendere ancora grande la Cina». Attualmente, Shanghai è un campo di prova per la riforma e l’apertura del paese, lo specchio di una vera grande Cina nel 2035. La città è così futuristica da ispirare la creazione di fantascienza.

Si ritrova a proprio agio con la definizione di scrittore di fantascienza? Quali sono gli autori che preferisce?

A volte, mi sono sentito imbarazzato per essere stato introdotto come uno scrittore di fantascienza, dato che molte persone in Cina tendono a considerarla come un’assurdità. Fra le mie letture, posso dire che adoro Arthur C Clarke e Philip K Dick.

La sua ultima «trilogia ospedaliera» si concentra sulla relazione medico-paziente e sull’ospedale come «struttura totale». Come ha iniziato a pensare a questo tema e ritiene si possa evolvere?

Ho avuto l’idea di scriverlo quando ero malato e sono stato ricoverato in un ospedale, dove ho scoperto che le tecnologie mediche si erano evolute fino allo stadio magico e che i pazienti erano divisi in classi diverse. Le persone sono torturate spiritualmente. In ospedale ho capito che il mondo è caratterizzato da una grande infelicità. Nessun dottore può trattarla.

«Wangling» l’ultima parte della «trilogia ospedaliera» è stata appena pubblicata. Può raccontarci qualcosa di più: in che modo la mancanza di spiritualismo influisce sulla Cina contemporanea? Una struttura ospedaliera può compensare la mancanza di religione?

Sì, uso volutamente un ospedale come una replica della chiesa o del tempio, dove domina un dio creato dall’uomo. Lo spiritualismo metterà in scena il ritorno in una società simile a una macchina in cui tutti prendono medicine. La religione può essere iniettata da una forza esterna in una società in cui la credenza è rara.

Con «Exorcism», lei ha vinto il World Chinese Science Fiction Nebula Award (2017), ma si è anche aggiudicato il miglior progetto creativo per Science Fiction Movie. Ha qualche nuova idea per lavorare come sceneggiatore a un film basato sui suoi libri?

Non voglio essere uno sceneggiatore, poiché richiede tecniche speciali. E significa anche frenare il libero pensiero.

Cosa pensa dello sviluppo dell’intelligenza artificiale in Cina?

La fantascienza sta diventando una realtà. Le tecnologie sono utilizzate per unificare la mente delle persone. Non c’è nessun segreto in un paese in cui puoi semplicemente obbedire agli ordini.

(Con la collaborazione di Désirée Marianini)

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