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Obama, message in a bottle

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Inizia un nuovo anno, e non è detto che debba essere così catastrofico come gli ultimi trascorsi, o come molte previsioni economiche e politiche annunciano. A volte, seppure in mezzo a mille difficoltà, un po’ di ottimismo non guasta; e a ben vedere, un minimo potrebbe anche essere giustificato.

Nello scacchiere internazionale il 2013 si è aperto con la battaglia vinta da Obama in sede parlamentare per quanto riguarda, in scarna sintesi, l’aumento della tassazione del ceto medio-alto statunitense, nel tentativo di evitare il materializzarsi del “fiscal cliff”, lo spettro americano del baratro fiscale che molto somiglia in casa nostra al marchio “spread”, altro termine sconosciuto sino a pochi mesi fa, improvvisamente popolare dopo l’avvento di Mario Monti alla presidenza del Consiglio; il quale, pronunciandosi sul successo politico dell’amico Barack (pare si diano del tu chiamandosi per nome), cinguettava un “finalmente” riferendosi al dimezzamento dello spread causato dalle notizie provenienti dalla Casa Bianca sull’accordo raggiunto. Un dimezzamento che era tra gli obiettivi principali del suo operato al governo nel corso del 2012, arrivato come manna dal cielo per il neocandidato, e dunque immediatamente trasformato in notizia di bassa cucina da propaganda elettorale: è la comunicazione globale, bellezza. Basta un tweet.

Quello che interessa è che quanto ottenuto da Obama (al lavoro a testa bassa dal giorno dopo la sua rielezione) ci ricorda qualcosa che forse un po’ troppo e in troppi stavamo dimenticando, vale a dire la possibilità di incamminarsi verso la strada di una maggiore equità sociale, e di poterlo fare nella maniera più opportuna. Da quel furbone che è, infatti, mr. Obama ha subito commentato l’approvazione parlamentare ricordando che la sua proposta non deve essere paragonata a quella del nuovo leader francese, il socialista Hollande, che ha visto tornare al mittente l’idea di una superpatrimoniale che prevedeva il 75% di tassazione per i più ricchi (pare sia incostituzionale). La sua, piuttosto, è stata una soluzione ponderata e discussa in Senato e (strenuamente) alla Camera, sino a incassare anche il voto di buona parte dei repubblicani, cosa impensabile soltanto pochi mesi or sono, e praticamente mai verificatasi in precedenza, soprattutto quando negli States vengono tirati in ballo temi-tabù quale quello di una maggiore tassazione fiscale. Eppure si può: questo sembra il messaggio nella bottiglia che dalle fredde acque dell’oceano americano approda sino ai nostri lidi. Ma che aria tira dalle nostre parti?

Vento di elezioni, elezioni che, comunque andranno a finire, segneranno un momento nuovo della turbolenta storia italica. Mai prima era accaduto, infatti, di poter scegliere tra formazioni politiche così in fase di trasformazione, a parte il dinosauro uscito dal cilindro, che de facto non sorprende nessuno. La domanda però rimane sempre la stessa: si riusciranno a migliorare le condizioni del nostro Paese, soprattutto in termini di diritti civili ed equità sociale? Difficile dirlo oggi; il circo della campagna elettorale è appena partito, e tra comici divenuti politici, politici divenuti comici, professori mascherati da tecnici e magistrati appena sbarcati dal Guatemala, grande rimane la confusione sotto al cielo, dalle Dolomiti a Lampedusa. Eppure, anche questo, non è detto che sia un male.

Magari chissà, qualcuno si ricorderà che le persone vengono prima di programmi e alleanze, mentre qualcun altro potrebbe rivendicare, a ragione, che l’Italia non ha nulla da invidiare a nessuno, e che guardando al suo glorioso passato dovrebbe avere le capacità e la costanza di costruire un futuro comune condiviso (condivisibile), basato sui naturali principi del rispetto tra individui. E non si tratta qui della retorica “narrazione collettiva” vendoliana: mi pare che anche un certo Gesù Cristo, bene o male, la pensasse così. E a dirla tutta pure Robin Hood, seppure a modo suo. Il fatto è che in Italia tanti ricchi si nascondono (si vergognano? la vedo dura), mentre in Francia, vista la mal parata, alcuni scelgono l’espatrio dall’amico Putin, scuola KGB, che di certe cose se ne intende. Negli Usa invece tengono a precisare che, seppur in molti non d’accordo, tra i benestanti non si muove nessuno.

Intanto Obama un passo in avanti l’ha fatto, recuperando 600 dei 4.000 miliardi che il Fondo Monetario Internazionale reclama dopo il crollo economico partito proprio dall’America nel 2007, che ha poi contagiato gran parte del mondo occidentale.

Ma la temuta signora bionda, la Christine Lagarde prima donna alla guida del più importante istituto economico del mondo, il giorno dopo la grande euforia ha immediatamente chiamato l’amico Barack, per congratularsi e ricordargli che ora, in breve, brevissimo tempo, deve trovare anche gli altri soldi che mancano. Riusciranno i nostri eroi?… In fondo, a ben pensarci, poco importa.

L’importante è che una luce fioca sembra intravedersi in fondo al tunnel. Visto che i Maya ci hanno graziati, proviamo a seguirla, facendo ciascuno la propria parte. E perché no a godercela anche (chi in qualche modo può), da soli o in compagnia, senza stare sempre lì ad arrovellare mente e cuore sulle nubi minacciose che incombono.

Buon anno.

Emiliano Sbaraglia (Frascati, 1971) è responsabile delle trasmissioni culturali di RadioArticolo1 e di UndeRadio, l’emittente-web di Save the Children Italia dedicata al mondo della scuola. Tra i suoi scritti Cento domande a Piero Gobetti (2003), Incontrando Berlinguer (2004), I sogni e gli spari. Il ’77 di chi non c’era(2007), La scuola siamo noi (2009), Il bambino della spiaggia (2010). Collabora con l’Unità e Italiani quotidiano. Partecipa al progetto e associazione “Piccoli maestri”.
Commenti
2 Commenti a “Obama, message in a bottle”
  1. Donato scrive:

    Mamma mia!
    Obama é veramente una speranza, in questi ultimi anni se si ha avuto un leggero ottimismo del tipo “passerá” é grazie a lui! Non oso pensare a questi ultimi anni terribile se come presidente d’america ci fosse stato Bush! Purtroppo dall’altra parte c’é un certo Putin…ah Gorby Gorby come mi manchi!!

  2. trasporti-roma scrive:

    Molto bello il blog… pero’ aspetto nuovi post, e’ da troppo tempo che non ci sono aggiornamenti. Vabbe’, intanto mi sono iscritto ai feed RSS, continuo a seguirvi!

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