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Oltre Barbara Spinelli

di Christian Raimo

L’anno scorso, dopo la decisione di Barbara Spinelli di non rinunciare al suo seggio al Parlamento Europeo come aveva promesso in campagna elettorale, avevo scritto un post molto duro, che iniziava così:

“Quello che la prima volta si manifesta in tragedia, la seconda lo fa in farsa. E la terza – la definitiva, la terminale – come lettera da Parigi. Lo psicodramma Spinelli e l’esperienza della Lista L’Altra Europa con Tsipras sono finiti ieri, nel modo peggiore che si poteva immaginare: un suicidio mascherato da sopravvivenza.”

Immaginavo che, visto che Barbara Spinelli era stata in pochi giorni capace di liquidare la credibilità di un progetto politico che comunque aveva raccolto un milione di voti, la cupio dissolvi fosse stata sfamata. Ossia, non credevo si potesse fare peggio, immaginavo che lo storiaccia della Lista Tsipras, il suo ferale auto- ed etero-lesionismo fosse arrivato a uno zenit (a un nadir?) insuperabile.

E invece qualche giorno fa, Barbara Spinelli aggiunge un’ulteriore scena a uno psicodramma già esasperante: decide di dimettersi dalla Lista L’Altra Europa per Tsipras. Lo fa per resa, a quanto spiega in un’intervista a Repubblica.

“Io non trovo che ci siano né incoerenza né tradimento. Il motivo per cui, da tempo ormai, ho preso le distanze da “L’Altra Europa” è che secondo me è stata la lista ad abbandonare il progetto originario, che era quello di creare un insieme di forze della sinistra molto costruito dal basso, basato sull’associazionismo, sulla società civile. E soprattutto non dominato dai vecchi partiti della sinistra radicale. In questo anno e mezzo, piano piano ho avuto invece l’impressione di un predominio dei piccoli partiti che avevano promesso di sciogliersi ma non si sciolgono mai”

Proviamo a prendere sul serio quest’affermazione, come l’espressione di un desiderio sincero: gli apparati di Sel e Rifondazione hanno bruciato un progetto che voleva essere inclusivo, e per questo me ne vado dalla lista Tsipras che era diventata evidentemente un contenitore vuoto.
Ora però le domande che restano sul piatto sono almeno due: perché Spinelli rimane al Parlamento Europeo come indipendente? Di chi si sente rappresentante a questo punto? Lei risponde: per fedeltà a chi un anno fa votò quel programma.
Potrebbe essere una replica sensata, a patto che oggi qualcuno si riconoscesse nella sua rappresentanza. Che senso ha rimanere fedeli a un patto che nessuno dall’altra parte oggi risottoscriverebbe? Perché Spinelli non si rende conto di quanta credibilità ha dilapidato con quella sua ostinazione che a lei sembra coerenza?

Seconda domanda: Spinelli sostiene che la lista Tsipras ha segnato un fallimento in Italia per l’invadenza dei “partitini che dicono che si sciolgono e poi non lo fanno”. Ora come agiore di fronte a un fallimento quando si fa politica? Prenderne atto e provare ricostruire, oppure distruggere con un ininterrotto fuoco amico tutto quello che ti sta intorno?
Sono due i deficit politici dell’azione politica di Barbara Spinelli di cui non si rende conto: non aver portato alla luce i conflitti interni alla Tsipras, ossia non averli trasformati in una dialettica di idee, così che ogni decisione è sembrata un regolamento di conti di compagni astiosi; e non aver accettato fino in fondo il fallimento del suo progetto per elaborarlo.

Ci mettiamo, come sovrammercato, il fatto che dal punto di vista comunicativo tutta questa vicenda è stata gestita come un epic fail. Seppure Spinelli aveva pensato di abbandonare la lista da lei stessa creata non poteva farlo fra un mese, lasciando che la campagna elettorale per le regionali non si riempisse dei fumi mefitici delle beghe della sinistra radicale: non poteva, visto il soi-disant desiderio d’inclusione, evitare questo gesto che nel migliore dei casi si può leggere come un atto narcisistico?

Molti miei amici l’anno scorso hanno votato e lavorato in modo impegnativo per la lista Tsipras. Sono persone che hanno un’idea della politica molto più realistica di Barbara Spinelli: militanza, dialettica interna, capacità comunicativa che prescinda dai malumori personali, e qualcosa di essenziale che non può mancare a chi si assume un compito di guidare un progetto politico – il principio di realtà.
L’unica consolazione è che davvero, senza ombra di dubbio, gli elettori di quella lista sono migliori di chi ha avuto la pretesa di rappresentarli, e che il futuro della sinistra radicale saprà prescindere da questo lungo passo falsissimo, e riprendersi non solo i temi che le appartengono (diritti, lavoro, uguaglianza…), ma anche i modi di fare politica.
In fondo è quello che vuole, spero, la stessa Barbara Spinelli.

Christian Raimo (1975) è nato a Roma, dove vive e insegna. Ha pubblicato per minimum fax le raccolte di racconti Latte (2001), Dov’eri tu quando le stelle del mattino gioivano in coro? (2004) e Le persone, soltanto le persone (2014). Insieme a Francesco Pacifico, Nicola Lagioia e Francesco Longo – sotto lo pseudonimo collettivo di Babette Factory – ha pubblicato il romanzo 2005 dopo Cristo (Einaudi Stile Libero, 2005). Ha anche scritto il libro per bambini La solita storia di animali? (Mup, 2006) illustrato dal collettivo Serpe in seno. È un redattore di minima&moralia e Internazionale. Nel 2012 ha pubblicato per Einaudi Il peso della grazia (Supercoralli) e nel 2015 Tranquillo prof, la richiamo io (L’Arcipelago). È fra gli autori di Figuracce (Einaudi Stile Libero 2014).
Commenti
9 Commenti a “Oltre Barbara Spinelli”
  1. Lorena Melis scrive:

    io non mi meraviglio, non mi ha mai convinta

  2. Michele Pinin scrive:

    B.Spinelli ha sempre e solo pensato a se stessa, è una persona in malafede

  3. girolamo de michele scrive:

    Barbara Spinelli è l’indegna persona autrice di questo articolo sul governo Monti e il suo “coraggio della verità”: http://www.repubblica.it/politica/2012/01/04/news/coraggio_verit-27564844/index.html?ref=search. Chi si straccia le vesti, o se le stracciava poco tempo fa, evidentemente o se l’era dimenticato, o era in malafede come lei. Punto.

  4. massimo scrive:

    forse qualcuno ha frainteso, forse qualcuno ha pensato che per fare politica dal basso si dovesse cadere in basso. e che nel cadere in basso occorresse trascinare con sé, nel proprio basso, nel proprio rasoterra, chi pensa che c’è un modo di stare insieme, di fare comunità, diverso, migliore, dal basso. ebbene, dal basso non vuol dire niente, o vuol dire che un’altra vaccata è possibile, che un’altra vigliaccata è possibile, e che i piccoli uomini, e le piccole donne, nel loro basso, sono capaci di cattiverie e meschinità indicibili

  5. giuseppe scrive:

    la Santa Barbara si è fatta troppi spin…..

  6. giuseppe scrive:

    “io non mi meraviglio, non mi ha mai convinta” e poi “B.Spinelli ha sempre e solo pensato a se stessa, è una persona in malafede”. Ma da che cosa avevate già capito e formulato il giudizio ? Se avete un metodo per smascherare prima i falsi, sarebbe bene metterlo a disposizione di chi in buona fede ci crede.

  7. girolamo de michele scrive:

    @ giuseppe
    Essersi spesa in favore del “coraggio della verità” di Monti e delle sue politiche di austerity, e aver poi capeggiato una lista nata contro le politiche di Monti e dell’austerity in Italia e in Europa, può bastare per formulare un giudizio negativo sulla persona e sulla sua buona fede?

  8. Mauro scrive:

    Ma non sarà un altro e più sostanziale il pasticcio, quello di aver scelto come ennesima bandiera di salvataggio, appesa a un filo pseudo-radicale teso ( sempre teso) tra terrazze romane e parigine, più volte sinistrate ma pur sempre a la page, con vista finestre sulle sedi Rai 3 e Repubblica e Liberation, un leader nazionalista che cerca realisticamente di ricompattere il proprio popolo, restituendogli dignità dopo decenni di corruzione, evasione fiscale di massa, ladrocini e brogli di stato, sottraendolo alle suggestioni, quelle sì davvero radicali e pericolose, di Alba Dorata?

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