ontni

Orientalismo. Arthur Rimbaud a Java e Luigi Ontani a Bali

ontni

Questo pezzo è uscito su Linus, che ringraziamo (fonte immagine)

La mia percezione di Bali è stata scossa dalla lettura di un libro notevole di qualche anno fa scritto da Lawrence Osborne e intitolato “Il turista nudo” (Adelphi). Lo scrittore inglese definisce l’isola una “Disneyland indù” e spiega come l’immagine di una “Bali magica”, perla di antico induismo giavanese sopravvissuta all’islamizzazione, sia un “artificio coloniale” nato nel corso del novecento per opera di artisti e antropologi: in prima linea Walter Spies, Margaret Mead e Gregory Bateson, ma anche Clifford Geertz e numerosi altri.

Al di là delle discoteche di Kuta, Bali è un luogo così pregno di sacralità e cultura fuori dal tempo, che per l’occidentale di passaggio è difficile credere che tutta quell’arte, ritualità, sensibilità estetica diffusa, siano solo il prodotto di una tradizione reinventata sulla scia dell’esotismo dei personaggi su citati.

Sarebbe interessante sentire cosa ne pensa Luigi Ontani, che Bali frequenta da molti anni. L’artista bolognese, attivo da ormai diversi decenni e con retrospettive in posti importanti come il MOMA o il castello di Rivoli, trascorre buona parte del suo tempo sull’isola producendo opere fortemente venate di orientalismo (uso la parola nell’accezione neutra, senza il disprezzo automatico che la circonda dall’uscita del libro di Saïd): maschere e figure bizzarre in cui Ontani ibrida il proprio stile, già di per sé molto imitativo e parodico, con quello dell’arte balinese. Per l’ultimo libro che l’editore Humboldt ha dedicato ai racconti di viaggio illustrati, Emanuele Trevi è andato a trovarlo, insieme alla fotografa Giovanna Silva, nello studio indonesiano.

Quando arrivano a destinazione, Ontani sta preparando un Ogoh-Ogoh, sorta di carro allegorico che dovrà percorrere l’isola in occasione di una processione religiosa alla fine della quale sarà bruciato. Perfettamente integrato alla vita balinese, Ontani produce il suo personale feticcio rituale e Trevi e Silva lo seguono: il primo con un bel testo che racconta preparazione, processione e personaggi, nello stile visionario e ammaliante di uno scrittore che con magia, mitopoiesi, esoterismo e “alterità” varie, va molto d’accordo, quindi decisamente vicino alla sensibilità di Ontani.

Le foto di Silva documentano i fatti e si presentano virate a colori legati al simbolismo cromatico dell’isola. Trevi cita anche la coppia Mead-Bateson ma senza dubitare di loro: quello che cercano tutti e tre – scrittore, artista, fotografa – non è lo scetticismo. Cosa andasse cercando 150 anni prima “Rimbaud a Giava” se lo chiede invece lo scrittore e critico letterario statunitense Jamie James in un libro recentemente pubblicato da Melville edizioni.

James cerca di ricostruire il pezzo più oscuro della vita del leggendario poeta: prima di sparire in Africa, Rimbaud partì per le “Indie orientali” arruolandosi nell’Esercito Coloniale Olandese, da cui disertò poco dopo l’arrivo a Batavia per fare non si sa bene cosa: perdersi nella giungla, girovagare, avere visioni. Quello di James è il resoconto di un buco biografico intorno al quale lo scrittore congettura ipotesi plausibili, muovendo da episodi noti della vita del poeta per terminare in un micro-saggio sull’orientalismo che proprio in quegli anni impazzava nella capitale francese.

Che Rimbaud fosse un appassionato di cineserie è piuttosto dubbio, quello che è certo è che, a canale di Suez appena concluso, l’oriente stava smettendo di essere l’Altrove per antonomasia. Se Rimbaud si è buttato verso quei lidi, secondo James, è probabilmente perché cercava gli ultimi bagliori d’incanto: gli stessi che forse ancora brillano agli occhi di Ontani, Trevi, Silva. Anche se Osborne avrebbe qualcosa da ridire.

Carlo Mazza Galanti è nato a Genova nel 1977. Ha lavorato in Francia come ricercatore universitario prima di tornare in Italia, a Roma, dove vive e lavora. Scrive su diversi giornali e riviste, in particolare Alias, il manifesto, D di Repubblica, lo Straniero, Nuovi Argomenti, Orwell. Traduce romanzi dal francese.
Aggiungi un commento