OWS

OWS: notizie da Zuccotti Park

Partendo da due libri con l’omonimo titolo «Occupy Wall Street», uno di Riccardo Staglianò uscito per Chiarelettere, l’altro di autori vari appartenenti al movimento uscito per Feltrinelli, Alessandro Leogrande fa il punto sulla protesta dopo lo sgombero di Zuccotti Park in questo articolo uscito su «Saturno».

Può esistere un movimento senza leader? Quando la totale orizzontalità di un movimento di protesta rischia di rovesciarsi nel suo contrario, o addirittura di diventare controproducente? Sono queste le domande che attraversano due libri usciti di recente. Hanno il medesimo titolo, Occupy Wall Street, e costituiscono un dettagliato resoconto di quanto è accaduto negli ultimi mesi del 2011 a Zuccotti Park. Il primo, edito da Chiarelettere, è un reportage “dentro la protesta” di Riccardo Staglianò; il secondo, edito da Feltrinelli, è un lavoro collettivo nato dall’interno dei gruppi di lavoro del movement. Eppure, per essere un testo “interno”, è notevolmente autocritico e pieno di spunti di riflessione.

Staglianò è interessato a cogliere la genesi di Occupy Wall Street (Ows): le sue idee, il suo quotidiano, le biografie dei partecipanti, sia di quelli più in vista che degli attivisti comuni. Viene fuori un ritratto estremamente plurale, molto più composito di quanto in realtà si sia percepito in Italia in questi mesi. Forse il limite di Ows può essere racchiuso in poche parole tratte da un discorso, tenuto proprio lì, da Slavoj Zizek: sappiamo cosa non vogliamo, ma dobbiamo ancora elaborare quale tipo di mondo vogliamo. Eppure, quel “noi non ci stiamo” coniugato al plurale, quell’insieme di “lettere di dimissioni dal sogno americano”, per usare una felice definizione di Marco Roth, editor della rivista “n+1”, è già di grande interesse. Staglianò coglie tra le righe come il più importante movimento progressista degli ultimi tempi sia figlio della parte migliore della sinistra americana successiva alla stagione dei diritti civili. L’attenzione estrema al momento assembleare, il forte egualitarismo tra militanti, la critica di ogni forma di leadership, la riflessione sui mezzi, la costante produzione di controinformazione, slogan molto creativi, bollettini, dirette video, commenti, tweet sono tutti fattori che articolano tra loro il lato “reale” e quello “virtuale” della protesta, forme nuove e nuovissime. Tuttavia, a parte la solita riflessione sulla funzione dei social network, Ows è stato una straordinaria rivincita della politica reale, quella fatta di nuove relazioni umane in mezzo a una piazza “occupata”, contro la sua rarefazione on-line. Altro che antipolitica…

Sugli elementi concreti della vita a Zuccotti Park insiste molto il libro collettivo di Scrittori per il 99%. Il volume racconta come siano stati messi in piedi la biblioteca, la cucina, il servizio legale e quello medico, il media center, un sistema di smaltimento rifiuti e tante altre cose. Racconta, insomma, come si è creata una vera e propria comunità di base, interetnica e interclassista, nel cuore di New York: qualcosa di molto simile a ciò che Michael Walzer in un suo recente saggio apparso su “Dissent” ha definito “socialismo-nel-suo-farsi”, con grande attenzione alla fase creativa, al work in progress dei movimenti sociali e politici migliori.

Dopo lo sgombero di Zuccotti Park che ne sarà di Ows? Rinascerà in nuove forme? Manterrà la stessa intensità di partecipazione? Secondo Staglianò dalla primavera in poi, avvicinandosi le elezioni presidenziali, qualcosa accadrà, il movimento farà sentire la sua voce. Secondo gli Scrittori per il 99%, invece, il principale merito di Ows è quello di aver creato un modello e un metodo che si sono riprodotti anche altrove, in altre città e perfino in alcuni centri della provincia americana.

Alessandro Leogrande è vicedirettore del mensile Lo straniero. Collabora con quotidiani e riviste e conduce trasmissioni per Radiotre. Per L’ancora del Mediterraneo ha pubblicato: Un mare nascosto (2000), Le male vite. Storie di contrabbando e di multinazionali (2003; ripubblicato da Fandango nel 2010), Nel paese dei viceré. L’Italia tra pace e guerra (2006). Nel 2008 esce per Strade Blu Mondadori Uomini e caporali. Viaggio tra i nuovi schiavi nelle campagne del Sud (Premio Napoli-Libro dell’anno, Premio Sandro Onofri, Premio Omegna, Premio Biblioteche di Roma). Il suo ultimo libro è Il naufragio. Morte nel Mediterraneo (Feltrinelli), con cui ha vinto il Premio Ryszard Kapuściński e il Premio Paolo Volponi. Per minimum fax ha curato l’antologia di racconti sul calcio Ogni maledetta domenica (2010).
Commenti
Un commento a “OWS: notizie da Zuccotti Park”
  1. ubik scrive:

    Peccato che da noi una manifestazione abbia seppellito ogni cosa! E sarà così fino a quando non ci separeremo mentalmente dagli antagonismi ideologici che da noi vivono e godono rendite strabilianti

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