Foto am 12.04.19 um 20.07

Padre e figliolo (ispirato alle tavole di Vater und Sohn, di E. O. Plauen)

di Marco Mantello

Questa è la storia
di padre e figliolo
e ovviamente finisce

finisce che loro

‘cari amici arrivederci’
e volarono in cielo
da padre e figliolo

***

Casi disperati

Padre e figliolo
braccia tese, appollaiati
su una bella staccionata
se ne stavano a un metro dal suolo
come due uccelli imbranati:

– Divertente. Disse padre a figliolo.
Ma un signore con i baffi
proprietario del suolo
interruppe in quel frangente
le prove di volo.

E quando gridò loro
di tornare immediatamente
all’altezza della gente
e farlo altrove, possibilmente
fu allora che padre e figliolo,

ripiegate le braccia
e chinata la faccia,
se ne andarono camminando
a un metro dal suolo
sopra quella staccionata.

Sembravano due vani epitaffi
dietro l’ombra disperata
del signore con i baffi.

***

Ordine deve essere

Poteva anche sembrare
una roba più grossa
qualche cosa che insomma
è difficile da lavare.

Ma una macchia d’inchiostro
è così poco rossa
che non dà l’idea del sangue.
Comunque succede

che padre rincorre figliolo
su una pagina sempre più mossa.
Quando ha quasi incominciato
a picchiarlo in buona fede:

-Torno subito, gli dice
e preso un ago e teso un filo
gli ricuce il pantalone
ma con una dedizione

lunga quasi due vignette.
Non so dire se la rabbia
per l’inchiostro e le boccette
fosse o meno svanita

o se l’ago e il filo teso
erano solo l’avamposto
del lavoro di una vita.
Poco dopo in ogni caso

padre freddo alzò le mani
sopra un culo rammendato
e figliolo che le prese

ad effetto ritardato
che di faccia non era
nemmeno inquadrato

***

Primo giorno di vacanza

Solo perché
si potesse svegliare
nel bel mezzo di un prato
con le mucche, la gallina

e l’alba, il sole

perché fosse un bel fiore
sopra al letto sbocciato:
il figliolo, di prima mattina
meravigliato

aspettando come in sogno
che arrivasse puntuale
quel bisogno naturale
di alzarsi dal letto e pisciare

***

Conoscenza della transitorietà

Si era messo il baffo finto
e la cuffia sui capelli
se ne stava davanti allo specchio

e dopo aver sorriso
come ridono tutti i pischelli
si accorse che era vecchio

All’inizio soltanto perplesso
alla fine con occhi di pianto
a fissare quell’altro sé stesso

che era vero altrettanto
con il viso del padre riflesso
e uno sguardo piuttosto severo

il figliolo e quell’altro sé stesso

***

(Primo figlio che lasci la scuola

per la luce dei fari
per i gatti che fissano ignari
il passaggio da un nodo alla gola
a iniezioni letali

In un pub di San Lorenzo

masticavi a denti stretti
inventari poco chiari
fra poeti cosiddetti
e parole, credo, importanti

molto più dei calendari
o del ciclo padri e figli replicato.
Ogni sera, dall’unica cassa che c’era,
una tromba sparava agli uccelli

con tre quarti di do
e i tuoi occhi erano quelli
per un po’.

Ti restavano boccali neri
sopra tavoli ancora bagnati
Dalle rose dei cimiteri
fiorivano solo immigrati

Hai negli occhi il minuto che scorre
su una striscia di luppolo e malto
e da ieri la prima stesura
di un permesso scaduto dall’alto

Primo figlio che lasci la scuola
per i proto-poeti francesi
per la luce che adesso ti manca
perché scrivere stanca

piangerò fuori orario
lacrime disuguali
piangerò settenari
se sarà necessario)

***

Un anno più tardi

(Pianterò un cristallo di vetro opaco
nelle ossa di mio padre
tutte le deboli voci interrotte
ogni sguardo di giovane niente
tutte le stupide veglie incoscienti
e ancora il sangue dalla vena per piantare
un cristallo di vetro opaco
nelle ossa di mio padre)

Commenti
3 Commenti a “Padre e figliolo (ispirato alle tavole di Vater und Sohn, di E. O. Plauen)”
  1. marco mantello scrive:

    Su E. O. Plauen una bio qui

    http://e.o.plauen.de/biografie/

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