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Guardare e non giocare: fenomenologia del Game Video

di Stefano Felici

Let’s play, speedrun, playthrough e walkthrough, live streaming, machinima: sono alcune fra le parole-chiave di un fenomeno relativamente nuovo e, per molti, del tutto inaspettato – posto in relazione, almeno superficialmente e con ironia, al mettersi in contemplazione di una passata di vernice fresca che si asciuga sulla parete: star seduti a veder giocare gli altri. Assistere in diretta, o in differita, a partite di un qualsiasi videogioco (sportivo, d’avventura, di ruolo: non ha importanza): una pratica in cui il proprio livello di interazione è spesso limitato a scegliere se continuare a guardare, cambiare canale (in questo caso, Twitch o YouTube) o spegnere tutto.

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Sulle tracce di Ulisse

Pubblichiamo un pezzo uscito sul Venerdì, che ringraziamo.

Non soffia il meltemi, quest’estate, nell’Egeo. Strano, strano, molto strano – ripetono i vecchi seduti lungo le mura ombrose delle taverne, alzando le sopracciglia a ostentare un senso di ignoranza e impotenza. Pochi giorni fa a Naxos addirittura pioveva. Una pioggia fugace ma del tutto fuori dall’ordinario. I turisti che si dicono fortunati ignorano un fatto dalla duplice conseguenza. Il meltemi è un vento di bel tempo, non alza il mare, favorisce la navigazione e fu grazie a esso secondo molti studiosi che si svilupparono i commerci e gli scambi culturali su cui ebbe origine la civiltà greca.

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Chiedono a Dio di venire

Photo by Anqi Lu on Unsplash

di Hilary Tiscione

Sollevano la polvere, corrono. Hanno i piedi dentro sandali di cuoio con le suole deformate scucite dalla pelle. Sembra che vogliano suicidarsi, le suole.

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Ceronetti “Fedele d’Amore”. La presenza della Tradizione Occidentale nelle sue opere

Ricordiamo Guido Ceronetti con un intervento di Daniele Capuano, uno dei più assidui frequentatori dell’opera ceronettiana, tenuto durante una conferenza celebrativa dei 90 anni dell’autore, organizzata dal cenacolo culturale PerìArχôn. L’intervento si sofferma sul suo ruolo di “maestro del ‘900” e sulla sua profonda connessione con la spiritualità del movimento eretico dei Catari, confermata dalla richiesta dello scrittore di ricevere in punto di morte il loro sacramento.

di Daniele Capuano

È fin troppo facile dire che Ceronetti è l’unico vero cataro della letteratura italiana contemporanea. Ma è bene intenderlo come una affiliazione religiosa in senso proprio, non come una timida e insostanziale simpatia o una generica congenialità.

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La felicità è un maiale morto sul Müggelsee

di Marco Mantello   “Vagano per decenni sulle distese di ghiaccio della noia e dell’abitudine e intanto si odiano, si odiano perché uno dei due è più distinto dell’altro, perché ha ricevuto un’educazione più raffinata e tiene il coltello e la forchetta in maniera più elegante, o perché ha conservato lo spirito di casa inculcatogli […]

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Mark Cousins e la Storia dello sguardo

Viviamo in un momento storico nel quale lo sguardo e la vista hanno assunto un carattere massimamente pervasivo, che trova una sua legittimazione dal fatto che ci è data  la possibilità di vedere tutto. Sono state molte le novità che con l’età moderna hanno soddisfatto questa sete di vedere, si pensi al percorso che muove dalla fotografia alla televisione, dalle prime  videochiamate sino a Facebook, da Google Maps fino alle esperienze di realtà aumentata (e d’altronde già Leonardo Da Vinci si interrogava secoli prima sull’importanza del guardare: «Or non vedi tu che l’occhio abbraccia la bellezza di tutto il mondo?»).

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Giorgio Scerbanenco tra rosa e nero

Questo pezzo è uscito su Alias, che ringraziamo.

Il destino di Giorgio Scerbanenco ha qualcosa di paradossale. Da un lato i suoi romanzi noir sono sempre più letti e ristampati, dall’altro permane tuttora un ostinato pregiudizio critico sul suo conto, che lo esclude da ogni canone accademico. Con buone ragioni molti hanno paragonato il caso Scerbanenco a Simenon; tuttavia, se i romanzi di quest’ultimo figurano ormai tra i classici della Pléiade, quelli di Scerbanenco non sono mai sostanzialmente usciti dagli effimeri scaffali della letteratura di genere. Per non parlare della fortuna critica: i saggi su Scerbanenco sono pochi e, salvo rare eccezioni, di modesta qualità.

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Scrivere per dimenticarsi. Quando conobbi Borges

Pubblichiamo un pezzo uscito sul Foglio, che ringraziamo.

Tanti anni fa, quando le terze pagine stavano dove dicevano di essere, io mi fidavo della letteratura. La sera aspettavo con trepidazione che mio padre rincasasse dall’ufficio col Corriere, e dopo cena m’immergevo nella lettura della pagina culturale. Gli articoli che preferivo erano quelli più netti, che stroncavano o lodavano un libro con decisione, e fu grazie a uno di questi che inciampai in Jorge Luis Borges. Erano i primi di ottobre, la vigilia del premio Nobel, e il giornale aveva raccolto dei pronostici riguardo al possibile vincitore.

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Miniature

di Emanuele Modigliani La tassa – L’ho fatto, mi lascerete stare adesso. L’ho fatto per voi. – Una cucina inondata di sole di mattina, si preparano frittelle. Un pugno di giovani rappresenta qualcosa di oscuro, che non c’entra nulla o quasi con il mondo e che è lontano, che in fondo non si capisce, ma […]

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Storia di Matilde, la disperata felicità del linguaggio

Pubblichiamo un pezzo uscito sul Venerdì, che ringraziamo.

Si intitola Storia di Matilde, ma il titolo che scorre in filigrana è Storia di una frase, perché il romanzo di Giovanni Mariotti – apparso per la prima volta nel ’93 per Anabasi, nel 2003 per Adelphi che lo ripropone oggi, a venticinque anni dalla prima edizione – può venire considerato come un’esplorazione, lunga oltre duecento pagine, di che cosa può essere la lingua letteraria, un’indagine ludica e commovente della sua duttilità, della sua strategica imprevedibilità, della sua forza e del suo inesauribile desiderio d’avventura. Lo spettacolo magnifico della disperata felicità del linguaggio.