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L’idea che ho di Paolo Sorrentino

di Marco Mingolla (In copertina: Paolo Sorrentino al Bifest 2014, sul palco del teatro Petruzzelli di Bari. Foto di Daniele Notaristefano.) Quando il giovane editore parigino Robert Denoel si ritrovò davanti all’altrettanto giovane medico Louis Ferdinand Céline, lo scrittore, ebbe la sensazione di aver incontrato “un uomo di estrema lucidità, disperato e freddo, e tuttavia passionale, […]

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Uomo, dove sei?

di Caterina Orsenigo “Dove sei?”, chiede Dio a Adamo. “Rispose: «Ho udito il tuo passo nel giardino: ho avuto paura, perché sono nudo, e mi sono nascosto»”. (Genesi 3,9-10). Nel piccolo e splendido libro Il cammino dell’uomo, Martin Buber spiega così questo passo della Bibbia: “Ogni volta che Dio pone una domanda di questo genere […]

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Sulla scrittura: viaggio tra le lettere di Charles Bukowski

Pubblichiamo un pezzo uscito su Tuttolibri, che ringraziamo.

Lasciamo dunque la parola a lui, Charles Bukoswki, Buk, Henry Chinaski, il Dirty Old Man, Hank: «Nato il 16/08/1920, Andernach, Germania, non so dire una parola in tedesco, anche in inglese me la cavo male. I redattori dicono, senza motivo: Bukowski, o non conosci l’ortografia o non batti correttamente o forse continui a usare lo stesso stramaledetto nastro della macchina da scrivere». Ancora, più avanti negli anni: «Biog.? Sono folle e vecchio e rimbecillito, fumo come le foreste dell’inferno, ma mi sento sempre meglio, cioè, peggio e meglio. E quando mi siedo alla macchina da scrivere è per scolpire tette su una mucca – una cosa davvero enorme».

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In quarantena con Hap e Leonard

Photo by Matt Seymour on Unsplash

di Fabio Nardelli

Hap, uno dei due protagonisti della fortunata serie di Joe Richard Harold Lansdale, è nascosto nella buca dei birilli del vecchio bowling abbandonato vicino la cittadina di Laborde, nel Texas; tra le braccia il fucile calibro 22, con cui coltiva un rapporto ambiguo, da texano liberal; propaggine naturale del braccio e limite che non avrebbe mai dovuto valicare, nonostante l’ottima mira e gli insegnamenti paterni. A proteggergli le spalle, dall’alto, come sempre, il suo amico Leonard, più limpido e sereno con un’arma in mano per far fuori gli stronzi che se lo meritano, che prima o poi entreranno. Entrano sempre.

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California, il nuovo numero della rivista di John Freeman

“[…] Era anche un tempo in cui le stelle erano tornate di moda / senza che se ne conoscessero il nome o le proprietà fisiche, / ma le si usava per i vaticini o anche solo per diagnosticare / i tratti di personalità. Molti si rivolgevano alle stelle sentendosi abbandonati […]”

La California, la terra del nostro sognare, ma del sognare di tutti. Desiderata meta di viaggio territoriale e interiore. La California dello spazio, degli alberi, dei tramonti, della visione. I giorni che spostano sempre il futuro più in là. Tutte quelle strade di Los Angeles, tutte le salite di San Francisco. La California della musica, degli hippie, del cinema, di Joan Didion.

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“Taccuino delle piccole occupazioni”, il nuovo romanzo di Graziano Graziani

Si potrebbe definire il lavoro di scrittura di Graziano Graziani come un processo continuo di catalogazione: ne sono esempi lampanti i due volumi pubblicati dallo scrittore con Quodlibet, il Catalogo delle religioni nuovissime, racconto dei numerosi culti che continuamente nascono, dal jedismo al culto di Maradona, e Atlante delle micronazioni, descrizione della fondazione e della struttura di piccoli e strani stati. Una narrazione dunque che procede per frammenti, un’idea perfettamente in linea con la nostra contemporaneità che, nella sua vastità di forme e diramazioni, non ci consente di cogliere tutto con un unico sguardo.

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Stregati: “Giovanissimi” di Alessio Forgione

Continuiamo a pubblicare la serie di interviste realizzate da Barbara Belzini per il quotidiano Libertà agli autori dei libri entrati in dozzina al Premio Strega di quest’anno: ringraziamo la rivista e l’autrice.

Il nuovo appuntamento con i libri dei 12 semifinalisti del Premio Strega, che stiamo conducendo grazie al prezioso supporto della libreria Fahrenheit 451 di Sonia Galli, è dedicato a “Giovanissimi” di Alessio Forgione, un romanzo che parte lento e poi cresce portandoci nell’adolescenza del protagonista Marco detto “Marocco”, che da quando la madre se n’è andata vive solo con il padre, a Soccavo, un quartiere di Napoli.

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“La scrittura non si insegna”, il manuale atipico di Vanni Santoni

di Marco Renzi

Quante volte ci sarà capitato di pensare «ci sono più scrittori che lettori»? A me molte, per esempio. Del resto, pare quasi un dato oggettivo, specie in un paese in cui le uscite si moltiplicano e il numero di italiani disposto a leggerle – e a comprarle – rimane fermo. Consideriamo poi che una fetta dei lettori cosiddetti «forti» è costituito dagli stessi scrittori, e in dei casi pure questi ultimi preferiscono di gran lunga la scrittura alla lettura, con risultati che sono sotto gli occhi di tutti.

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Sotto il mirrorball: una storia della disco music

di Simone Bachechi

Quando la disco music spopolava nelle sale da ballo di tutto il pianeta, nei secondi anni 80, chi scrive era ancora bambino. Il boom della disco c’era già stato e in ogni caso quel bambino, allora adolescente, aveva fatto suo lo slogan “Grazie a Dio è venerdì”, come il titolo del film del 1978 prodotto da Neil Bogart, uno dei mostri sacri della disco music, il produttore della Casablanca Records, casa discografica che ha allevato tanti dei cavalli di razza del genere, film che parla proprio di disco music. Quell’adolescente a quel tempo non aspettava altro che scatenarsi in discoteca, pur avendo ascoltato come primo disco in assoluto pochi anni prima “Dressed to Kill” dei Kiss ed essendosi lasciato contagiare dal glam rock, mentre successivamente andrà in fissa per The Smiths e farà da lì in avanti suo l’inno della band capitanata di Morrissey quando in Panic del 1986 canterà  “burn down the disco, hang the blessed DJ”, scatenando le polemiche di chi vedeva in questo brano un attacco di tipo razzistico verso la musica black, vera fonte di ispirazione del fenomeno disco.

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Un’assoluta fedeltà, contro il mercato della nostalgia. Dialogo con Edoardo Nesi su “La mia ombra è tua”

Edoardo Rialti. Comincerei da Giorgio Caproni: “Enea che in spalla/un passato che crolla tenta invano/di porre in salvo, e al rullo d’un tamburo/ch’è uno schianto di mura, per la mano/ha ancora così gracile un futuro/da non reggersi ritto.” Anche nel tuo romanzo il nome di Anchise compare esplicitamente e mi è parsa una voluta strizzata d’occhio, come se questo rapporto fondativo del nostro immaginario sia uno dei filoni per leggere “La mia ombra è tua”, fin dal titolo che pure si rifà a Lowry. Il grande tema dell’Eneide è appunto come interpretare il mondo, finché Anchise è vivo spetta a questi leggere gli ambigui segni del divino lungo il viaggio, mentre dopo la discesa agli inferi e un ultimo confronto col padre è Enea stesso a diventare il lettore della realtà.
Nel tuo romanzo mi pare che avvenga un simile passaggio di testimone. Come se il Vezzosi alla fine andasse a sua volta nei Campi Elisi. Quanto lo senti in dialogo con ciò che hai scritto?