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Luca Mercadante e i ruggenti anni novanta di “Presunzione”

Era da tempo che non compariva, tra quelli di casa nostra, un romanzo politico intelligente, ben scritto, dotato di strafottente vitalità. Luca Mercadante ce ne ha donato uno – Presunzione –, di cui già avevamo avuto un assaggio grazie alla menzione del Premio Calvino dell’anno scorso. Un libro che si affaccia nel panorama degli esordienti con coraggio, e con una storia – quella di un giovane ambizioso e arrogante che schifa la provincia e le ipocrisie di quelli che lo circondano, famiglia compresa – che bene inquadra l’Italia dei primi anni Novanta, quella della leva obbligatoria, dell’istituzionalizzazione della camorra, ma anche quella più ruggente e assoluta di un diciottenne in rotta con gli ultimi avamposti illusori dell’adolescenza.

Bruno Guida, cresciuto a Villa Literno, non si fa incantare dalle promesse facili di una vita d’obbedienza e d’ufficio: si aspetta grandi cose dalla vita, le pretende; e benché non gli occorrano autorizzazioni cerca di meritarsele, mordendo sempre la mano di chi vuole addomesticarlo.

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Sull’editoria di poesia contemporanea – #8: Interno Poesia

Photo by Valentin Salja on Unsplash

Nuova intervista della serie curata da Francesca Sante sulla poesia contemporanea. Qui tutte le puntate precedenti.

Andrea Cati è direttore editoriale di Interno Poesia, casa editrice che pubblica solo poesia, nata a settembre 2016 a partire dal blog omonimo (fondato ad aprile 2014). IP rappresenta uno dei modus operandi più interessanti nell’industria editoriale e tra le case editrici di poesia. Si fonda su un modello di business e su una strategia comunicativa che mirano al coinvolgimento della community dell’autore e dell’editore.

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La violenza dell’esistere e del resistere. James Purdy e l’imbelle teatro del quotidiano

di Marco Di Marco

Il mio incontro con James Purdy ormai affonda all’inizio del millennio, quando lessi quel piccolo gioiello sull’assenza che è Il nipote, al momento della sua ripubblicazione per minimum fax (nel 2005, nella collana Miminum Classics), un romanzo che probabilmente – pur essendo soltanto il secondo scritto da Purdy dopo il peculiare esordio di Malcolm nel 1959 – riesce a mettere in campo tutte o quasi le componenti dell’universo letterario di questo autore che da sempre, come lui stesso ha affermato, scorre come «un fiume sotterraneo che ha attraversato il paesaggio americano senza mai venire alla luce».

Negli anni, Purdy è infatti diventato una sorta di icona dell’autore di culto, religiosamente ossequiato da un’enclave ristretta, quasi custode del sacro mistero racchiuso nella sua scrittura, della quale diversi grandi autori (da Dorothy Parker a Samuel Beckett, Tennesse Williams e Paul Bowles, da Gore Vidal a Susan Sontag, Jonathan Franzen e David Means) non esitano a riconoscere la tragica e avvenente magia, sempre in flottante equilibrio tra la realtà e il suo specchio iperreale.

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Videosorveglianza e inefficienza educativa in una società reazionaria

di Miriam Aly

Lo scorso 28 Maggio è stato approvato un emendamento al decreto ‘’Sblocca Cantieri’’, nelle commissioni Lavori pubblici e Ambiente al Senato, che prevede l’obbligo di installazione di telecamere in tutte le aule di asili nido pubblici o paritari e nelle varie strutture di assistenza e cura di anziani e disabili; l’emendamento, firmato dai senatori di Lega, Movimento Cinque Stelle, Partito Democratico e Forza Italia, prevede un finanziamento tramite un apposito fondo di 5 milioni di euro per il 2019 e 15 milioni per gli anni successivi, dal 2020 al 2024.

L’obiettivo apparente, promosso dagli interlocutori istituzionali e sostenuto anche da parte del dibattito pubblico, è quello di garantire agli ospiti di quelle strutture ‘’più ampia tutela’’ evitando dunque comportamenti abusanti e maltrattanti, a livello fisico e psicologico,di insegnanti e operatori nei confronti di soggetti deboli.

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Definire Michael Jackson. Il re del pop secondo Margo Jefferson

Tra pochi giorni, il venticinque giugno, saranno dieci anni esatti dalla morte di Michael Jackson. È uno di quegli eventi generalmente incasellati nell’insieme «Ricordo perfettamente dov’ero quando l’ho saputo». E quindi: ero in macchina di un’amica che mi stava riaccompagnando a casa, di sera tardi, una calma sera romana di prima estate. Mi arriva un SMS (niente whatsapp, non ancora): è morto Michael Jackson. Stupore / incredulità generale («Ma no dai, non è possibile», e così via), cerchiamo notizie in radio. Rincasato, accendo il televisore e vado dritto su MTV – perlomeno quello che ne rimaneva, già allora. Non ne rimasi deluso: il canale aveva già iniziato a trasmettere l’intera videografia di Michael Jackson, cosa che fece ininterrottamente nelle ore successive. Era morto un re, e quello fu il naturale tributo di MTV, un’estensione nevralgica del suo regno, gli epici e lunghissimi video dal budget ogni volta più portentoso trasmessi in heavy rotation[1].

Nel momento in cui accesi il televisore, neanche troppo a sorpresa, il video che MTV stava trasmettendo era Thriller, secondo alcune fonti il più programmato nella storia dell’emittente[2]. «Quando ho visto quella cassetta, ecco, la mia vita è cambiata», racconta Wade Robson nel documentario prodotto da HBO Leaving Neverland. La cassetta in questione è quella del making of del video di Thriller, uscita nel 1983, nei giorni del successo planetario di Jackson; e Wade Robson è uno dei due protagonisti, assieme a James Safechuck, di Leaving Neverland.

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Masha Gessen e la Russia, tra storia e futuro

Photo by Кирилл Жаркой on Unsplash

Pubblichiamo un pezzo uscito sul Venerdì, che ringraziamo.

A raccontare la Russia degli ultimi trent’anni e del presente, è in libreria il bel volume Il futuro è storia (Sellerio, traduzione di Andrea Grechi, pp. 694, 18 euro), vincitore lo scorso anno del National Book Award per la non-fiction.

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Su Sonno giapponese di Gabriele Galloni

di Ilaria Palomba Sonno giapponese di Gabriele Galloni (Italic Pequod, 2019) è una galleria di spettri. Si tratta di quarantuno racconti brevissimi, sul modello delle Finzioni di Borges, in cui l’autore viaggia per mondi altri, dalla superficie lunare ai campi d’argento di Saturno, passando per un Messico immaginario in cui si tramanda un’oscena tradizione e […]

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Meno resilienza, più resistenza

Pubblichiamo un pezzo uscito su Linus, che ringraziamo.

di Andrea Colamedici e Maura Gancitano

Ci sono espressioni che entrano nel linguaggio comune e che iniziamo a usare senza domandarci quale sia il loro reale significato e quanto, di conseguenza, ci influenzino. Una delle più diffuse e pervasive è tatuata sul dorso della mano sinistra di Gianluca Vacchi, influencer da dodici milioni di seguaci, poco sotto la scritta Enjoy e subito sopra Prendi in mano la tua vita: è la parola RESILIENZA, considerata dai più come la panacea di ogni male e la via d’uscita perfetta dai nostri tempi oscuri, complessi e faticosi. Bisogna impadronirsi della propria esistenza, non farsi sovrastare dagli avvenimenti, riuscire ad affrontare qualunque situazione spiacevole. Eppure, a guardarla bene, resilienza è la perfetta negazione di questi consigli.

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La grammatica della corsa: intervista a Fausto Vitaliano

di Federico Vergari

La grammatica della corsa è il nuovo romanzo di Fausto Vitaliano – tra i più noti sceneggiatori di fumetti Disney, ma anche scrittore, traduttore e autore teatrale. Il libro è edito da Laurana e parte da un tema universale – la ricerca del padre – per arrivare ad affrontare numerosi altri temi di grande attualità. Abbiamo rivolto all’autore qualche domanda e lui ci ha risposto spaziando tra suggestioni visive di George Grosz e citazioni dell’indimenticato e sempre prezioso Alessandro Leogrande. Un momento per parlare del suo libro che però dice anche tanto altro. Su di noi, sul nostro Paese, su quello che siamo e che potremmo diventare.

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Il rosa più bello del Primavera Sound 2019

Il Primavera Sound ha osato, il Primavera Sound ha vinto. L’edizione 2019 sarà ricordata come la più coraggiosa, diversa e assurda della storia ormai ventennale del festival musicale più importante d’Europa quanto a rilevanza, tendenza e capacità di anticipare il futuro. Il fatto che lo slogan di quest’anno fosse The New Normal non deve ingannare.

La normalità che gli organizzatori hanno voluto fortemente è stata sinonimo di apertura verso generi finora trascurati se non addirittura snobbati, abbattimento di qualsiasi barriera tra una musica più alta e una più bassa, fine della dittatura dell’indie, assenza di headliner propriamente detti e, soprattutto, un cartellone con una perfetta parità numerica tra artisti maschili e artisti femminili.