Land in Sonne, di Christine Fenzl, 2019

Colmare il vuoto. Trent’anni dalla caduta del Muro di Berlino

di Filippo Rosso Il 9 novembre di 30 anni fa, la caduta del Muro di Berlino sanciva l’inizio del processo di riunificazione tra le due Germanie, completatosi undici mesi dopo, nell’ottobre del 1990. Il cosiddetto Muro era in realtà un complesso sistema di fortificazioni che comprendeva due barriere fisiche (il grenzmauer, il Muro vero e […]

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L’estate del mondo

di Ilaria Palomba L’estate del mondo (Saya Editore, 2019, pp.84, 12 euro) esce a un anno di distanza dall’ultimo libro di poesie di Gabriele Galloni ed è l’opera più compiuta del giovane autore romano; nonché un cambiamento inaspettato nella sua produzione. La critica, infatti, si è sempre divisa intorno al lavoro di Galloni; non è […]

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Storia di una caregiver

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Quest’anno la Scuola del libro mi ha proposto di tenere un corso di scrittura autobiografica a Roma. L’idea che in seguito è diventata la base del corso è partita da una domanda: chi ha detto che la propria storia personale sia meno interessante di una storia di pura fantasia? E soprattutto da una mia convinzione: tutti abbiamo una storia degna di essere raccontata, tuttavia scrivere di sé non è fare la cronaca della propria esperienza passata – o almeno, non solo –, ma narrare il tumulto che si vive durante quell’esperienza. La scrittura del sé è quindi il racconto in diretta di una presa di coscienza, un racconto che prende vita sempre nel tempo presente.

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Roma, nostra.

di Christian Raimo Prendo la macchina e me ne vado lungo una qualunque delle consolari, finché non sento odore di ruggine: ogni volta è così, e così sto bene. È questa la ragione per cui mi piace vivere a Roma, dopo tutto. Abitare è una forma di essere. I naufragi sono a basso costo, ma […]

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Una storia di solitudine e coraggio: “Malintesi” di Bertrand Leclair

Un istante di voluttà cieca rivela un evento tragico che travalica ogni previsione: precede la consapevolezza dell’imminente capovolgimento e metamorfosi dell’esistenza. Si insinua in quello scarto temporale Bertrand Leclair per investigare, attraverso Malintesi (traduzione di Marco Lapenna, Quodlibet, 2019), gli esiti di una storia individuale rilevante perché sintomatica della storia dei sordi del Novecento, dominata dalla “tendenza degli uomini a disintegrare l’umano, a condannare ciò che di vivo c’è nel vivente”.

Leclair raffigura la percezione di profonda solitudine vissuta dal suo protagonista, Julien, figlio secondogenito di Yves Laporte e di Marie-Claude Legrand nato con una sordità profonda nei primi anni Sessanta a Lille. “L’altro si rivela identico eppure diverso, irriducibilmente, perché nessuno saprà mai cosa vuol dire essere sordi se non è sordo”.

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Un estratto da “Divinazione e Sincronicità” di Marie-Louise von Franz

Esce oggi per Edizioni Tlon Divinazione e Sincronicità. Psicologia delle coincidenze significative di Marie-Louise von Franz, allieva e stretta collaboratrice di Carl Gustav Jung.

Si tratta della riedizione, in una nuova traduzione a cura di Nicola Bonimelli, di un importante ciclo di lezioni tenute dalla Dottoressa von Franz al C.G. Jung Institute di Zurigo, sul finire del 1960.

Nel libro si analizzano alcune tra le forme più note di divinazione classica alla luce del concetto junghiano di sincronicità, esplorando le diverse concezioni tradizionali del tempo, evocando i principali archetipi, attraversando matematica, fisica, antropologia, filosofia e psicologia. Abbiamo scelto due estratti di questo testo così particolare che ci sembrano, purtroppo, di innegabile attualità.

di Marie-Louise von Franz

“Se in Africa qualcuno vuole mettersi in viaggio, va da un uomo di medicina che lancerà degli ossi di pollo e poi dirà se il viaggio avrà successo o no, dirà se intraprenderlo oppure no, in base a come saranno caduti gli ossi – se più nel settore rosso o più nel settore bianco del disegno tracciato a terra.

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Ribellarsi nell’America segregazionista. “Un altro tamburo” di William Melvin Kelley

di Giorgia Sallusti

«What we did was to help our generation realize
They got to get busy cause it wasn’t gonna be televised.»
Gil Scott-Heron, Message to the Messengers

In The Tempest, scritta intorno al 1610, William Shakespeare arma Prospero delle seguenti parole: «But as ’tis, we cannot: he does make our fire, fetch in our wood, and serve in offices that profit us. What ho! Slave! Caliban! Thou earth, thou!», e così nel primo atto entra in scena Caliban lo schiavo. È selvaggio, bestiale, deforme, «fango» lo chiama Prospero; soprattutto, Caliban è nero. Caliban è fango anche per i personaggi di The Turner Diaries (in Italia per Bietti editore col titolo La seconda guerra civile americana), romanzo distopico di Andrew Macdonald (pseudonimo di William Luther Pierce) del 1978, manifesto e bibbia dei suprematisti bianchi ancora oggi. Macdonald-Pierce ipotizza una guerra civile che porti alla pulizia etnica di tutti i non bianchi (neri, asiatici, ebrei), spazzati via dal Nordamerica, e renda finalmente gli Stati Uniti lo specchio della Gerusalemme celeste cantata nell’Apocalisse di Giovanni. Ma se i neri scomparissero dall’America, sarebbe davvero così? E se ne andassero di loro spontanea volontà?

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Il principe Myškin e altri idioti. Appunti per un’ipotesi anagrafica

Pubblichiamo un testo di Remo Rapino, in libreria con Vita, morte e miracoli di Bonfiglio Liborio, uscito per minimum fax.

di Remo Rapino

Sono Gimpel l’idiota. Non che io mi senta un idiota. Anzi.
Ma è così che mi chiama la gente.
Isaac Bashevis Singer, Gimpel l’idiota

Bonfiglio Liborio[1] è l’ultimo ad entrare nel cortile. Il cortile ha una forma circolare, ma non sempre il cerchio è rotondo. Liborio si mette in un angolo, ai margini di quell’insolito universo. Ermanno Cavazzoni lo definirebbe dotato di una idiozia esemplare[2]. Liborio guarda ma non sa – lo saprà mai? – che i suoi occhi stanno osservando il principe Myškin e altri idioti, con le loro vite più o meno brevi, miracoli compresi, matasse di parole non dette, pensieri d’aria.

Dal greco idiòtes (uomo privato, inesperto, incompetente, contrapposto all’uomo pubblico, in grado di rivestire cariche politiche, colto, capace, esperto) al latino idiota: così la parola idiota, nel XIV secolo, entra nella nostra lingua. Nell’età medievale il folle, l’idiota, pur incarnando devianze e trasgressioni, era in qualche modo ammesso all’interno della comunità.

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Psycho come non l’avete mai letto. “Una visita al Bates Motel” di Guido Vitiello

di Dario De Marco

Una delle cose che affascinano di più gli spettatori della prima stagione di Fleabag è il fatto che la protagonista nei momenti più intensi e improbabili – un vertiginoso dialogo, una scopata come si deve – si gira verso la camera, verso di noi, e ci spara una battuta micidiale, aggiungendo ulteriori layer di lettura e di ironia. Questo costante abbattimento della quarta parete è più divertente che dirompente, come negli a parte dei commedianti a teatro – e in effetti Phoebe Waller-Bridge dal teatro viene, dal teatro ha adattato la serie TV.

Una delle cose che affascinano di più gli spettatori della seconda stagione di Fleabag è che questo giochino continua ma il coprotagonista, il prete di cui la ragazza si innamora, sembra accorgersi di qualcosa. Non capisce appieno, non sente quello che lei dice, ma percepisce un’assenza, una distrazione (non dice cos’hai detto o con chi parlavi, chiede: dov’eri). Perché? Come cacchio fa?

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Roma sotto attacco. Cosa sta succedendo a Centocelle

Criminalità, spaccio, fascismo, racket, mafia: queste le parole che sono state usate maggiormente, tra le istituzioni e il dibattito pubblico, nel racconto di ciò che sta avvenendo nel quadrante est di Roma, in particolare nel quartiere di Centocelle.

La vicenda – che ormai ha assunto rilevanza nazionale – si è aperta lo scorso 25 aprile, quando alle ore tre e venti circa del mattino ignoti hanno incendiato con una bomba carta la libreria e caffetteria La pecora elettrica, in Via delle Palme, nel quinto municipio della città. La violenza di sei mesi fa era stata spesso e indisturbatamente ricondotta alla matrice politica, dato soprattutto il noto retaggio antifascista e il carattere di aggregazione culturale della libreria.