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Io sarò qualcuno. Nell’America profonda con Willy Vlautin

Tra tutti gli spettri in giro per il mondo, ce n’è uno che affiora di tanto in tanto in superficie, per essere subito ricacciato sotto nel magma ribollente dove stanno assieme umanità considerate periferiche e fenomeni buoni per saltuarie indagini sociologiche; il fantasma è quello della cosiddetta America profonda, piantata lì dentro nella vastità degli Stati Uniti. Ne avrete sentito parlare: è quello scenario che emerge in certi film-documentari indipendenti; o dai capolavori letterari di Raymond Carver o nei romanzi di Kent Haruf e Chris Offutt.

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Il reclutamento insegnanti in Italia

Photo by Feliphe Schiarolli on Unsplash

di Lorenzo Asti

Secondo alcune recenti dichiarazioni del ministro dell’Istruzione Marco Bussetti, il governo proporrà delle modifiche al sistema di reclutamento degli insegnanti varato dal precedenti governie non ancora entrato pienamente a regime, il famigerato FIT (Formazione Iniziale Tirocinio, l’ennesimo acronimo).

Infatti i decreti attuativi (dlgs 59/2017 del 13 aprile 2017 e il dm 616/2017 del 16 agosto 2017) della legge 107/2015, la cosiddetta “Buona Scuola”, prevedono che il reclutamento degli insegnanti avvenga con una procedura involuta: durante il corso ordinario di studi universitari, o una volta terminato questo, l’aspirante insegnante deve acquisire 24 crediti universitari in discipline antropo-psico-pedagogiche; ciò rappresenta la condizione necessaria per la partecipazione al concorso per l’accesso alla FIT, un percorso triennale teorico-pratico retribuito (finalmente… ma si parla di cifre intorno ai 400-600€/mese per i primi due anni) che porterà all’immissione in ruolo.

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Di ferocia e salvezza: le raccolte “bestiali” di Poissant, Bergman e Malone

di Gaia Tarini

C’è una sorta di geometria che unisce David J. Poissant, Megan Mayhew Bergman e Margaret Malone, ed è un triangolo ideale che connette lo Stato di New York, Gaffney (nella Carolina del Sud) e Portland (in Oregon), rispettivamente i tre luoghi d’origine dove questi scrittori sono nati e si sono formati. Nell’ultimo triennio NN Editore ha portato in Italia le loro raccolte di racconti, tutte tradotte da Gioia Guerzoni: quando uscì, Poissant fu un piccolo caso editoriale; meno clamore si fece, ingiustamente, intorno alla Bergman; mentre in America, quando vennero pubblicate, le storie della Malone furono salutate dalla critica con parole entusiastiche.

Proprio col libro di Margaret Malone (Animali in salvo), NN sembra aver dichiarato concluso il suo “ciclo bestiale”: i tre libri si parlano a più livelli, non solo dal punto di vista simbolico ma anche da quello narrativo. E non è forse neanche un caso, in effetti, che in tutti e tre ricorrano le parole animali e paradiso: un paradiso perduto, privato del senso di umanità che in questi trentasette racconti risulta quasi sempre stravolto o compromesso.

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Le cose vere. Una palude

Un prosimetro di Andrea Donaera. A pranzo – o a cena: è uguale: ciò che importa è il preparare, il cucinare, cose vere, da crude a cotte, cose messe insieme: formano un’altra cosa: ciò che importa è l’impegno, e il mangiare, il rituale – la televisione la bisogna ignorare: resta accesa, fredda, partecipazionale, tutti i giorni uguali, tutte le nostre estensioni tecnologiche devono essere subliminali, non si deve avere il coraggio di spegnerla – il coraggio: il coraggio di un taser in faccia alla sacerdotessa del rituale: il silenzio: che ci sarebbe, pieno, senza la televisione: perché a pranzo, o a cena, c’è silenzio: non per una rabbia o per un rancore, o anche, ma comunque: è la televisione che regge il rituale: che è mangiare il preparare.

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Benjamin, Rothko, Marai, Moravia: L’ultimo libro

Pubblichiamo un pezzo uscito sul Foglio, che ringraziamo.

Photo by Patrick Tomasso on Unsplash

Se casa tua stesse bruciando e potessi salvare un solo libro, quale sceglieresti? Prima o poi ogni amante dei libri si sente rivolgere una domanda del genere, e l’unica risposta adeguata sarebbe: quello più vicino alla porta. Ma nel giugno 1940 Walter Benjamin dovette rispondere seriamente a questo quesito, perché ebbe la disgrazia di trovarsi in una situazione simile. L’incendio lo avevano appiccato i nazisti e stava divampando in mezza Europa. Quando le fiamme lambirono il suo monolocale parigino di rue Dombasle, Benjamin scappò in treno verso il sud della Francia ancora libero e la prima tappa del suo calvario fu a Lourdes.

Con sé portava poche cose. Doveva viaggiare leggero, prevedeva l’attraversamento dei Pirenei a piedi. Lì, in una pensione con vista sulle montagne, aspettò invano per due mesi i documenti necessari all’espatrio e scrisse diverse lettere agli amici più cari.

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“La fila”: affinità e divergenze tra Basma Abdel Aziz e Franz Kafka

di Federico Musardo

In questo articolo proverò a ragionare su alcune analogie e differenze tra La Fila (Nero-Not, 2018) e i romanzi di Kafka, soprattutto Il Processo e Il Castello. Va da sé che si tratterà di brevi cenni, intuizioni superficiali e disordinate, come se questa fosse una prima stesura, a matita, di un saggio più corposo che quasi certamente non esisterà.

Basma Abdel Aziz è una psichiatra e un’attivista per i diritti umani. La Fila (Al-Tabuur, 2013) è il suo esordio narrativo. Come è possibile evincere dal titolo, in uno spazio dove si respira un’aria egiziana anche se i nomi dei luoghi non vengono confidati al lettore (primo kafkismo), comincia a crearsi una fila di persone che per le ragioni più eterogenee aspettano piene di speranza. Quello di Aziz è un mondo distopico, vagamente surreale, in un certo senso aniconico, eppure afferente alla realtà attraverso trasfigurazioni più o meno trasparenti della Primavera Araba, delle dittature mediorientali e dell’uomo contemporaneo che vive la rivoluzione tecnologica.

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Private Life: dieci anni dopo La famiglia Savage, il nuovo film di Tamara Jenkins su Netflix

Vedere un film di Tamara Jenkins è anche un modo per sentirsi a casa. Tutto scorre via lieve nella sua narrazione, nei suoi personaggi, eppure tutto si deposita, perché ogni cosa possiede un peso specifico che solo una bilancia di precisione potrebbe stimare.

È una questione di equilibrio, di tatto, e di attenzione per i dettagli. È una questione di misura tra l’ironia e la complessità delle situazioni. Ed è per via di una scrittura sensibile e di una visione limpida, perlopiù invisibile, che La famiglia Savage (2007) è un film inappuntabile, un capolavoro del cinema indipendente americano degli anni Zero.

Due fratelli, Laura Linney e Philip Seymour Hoffman, si riavvicinano per prendersi cura del padre affetto da demenza senile. L’anziano Leonard, sballottato tra l’Arizona e Buffalo, che «si esprime con la merda» ci fa tenerezza, ci spinge alla compassione. Eppure, nel partecipare al sostegno che Wendy e Jon offrono al padre nei suoi ultimi mesi di vita, percepiamo, senza averne mai tracce visive o riferimenti espliciti, quanto quest’uomo in passato possa esser stato stronzo.

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L’illusione borghese in “Romanzo 11, libro 18” di Dag Solstad

Questo pezzo è uscito su Robinson, l’inserto culturale di Repubblica, che ringraziamo.

Photo by Jonathan Percy on Unsplash

Un uomo di mezza età interrompe una relazione con una donna, ospita in casa il figlio universitario e infine gioca ai propri concittadini uno scherzo terribile, suscitato dalla sensazione che la sua vita non abbia senso:

“È un puro caso che io sia finito in questa città, che non ha mai significato niente per me” rivela a un conoscente. “Com’è un puro caso che io faccia l’esattore comunale. Del resto, se non fossi qui, sarei da qualche altra parte e vivrei nello stesso modo. Comunque il punto è che non riesco a conciliarmi con questa idea.

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Come ascoltiamo gli animali. “Al di là delle parole” di Carl Safina

Prosegue la rubrica a cura di Luca Romano in cui si parla di libri che abbiano almeno tre mesi di vita. Stavolta è il turno di “Al di là delle parole” (Adelphi) di Carl Safina.

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Mangio alberi e altre poesie

di Laura Cingolani Mangio autobus molecole spaiate guardo la terra le nuvole malate sembra domani sembrava almeno ieri ciò che davanti a me tu eri Mangio alberi molecole scomparse pesto lamiera di ombre mute et arse quando la gente riempie ogni mio buco sciacquo la spugna riverso più muco Mangio angoli molecole sperdute passo per […]