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Sulla disobbedienza. “Il silenzio dell’acciuga” di Lorena Spampinato

Sono cuciture sottili tra uno strappo e l’altro a tenere legati Tresa e Gero, gemelli dizigoti nati nella metà degli anni Cinquanta a Catania. Orfani di madre e abbandonati ben presto dal padre dovranno fare i conti con la dolorosa eredità della propria storia famigliare, il “residuo colloso” di un passato lontano ma capace di manifestarsi su gesti, parole e su “lineamenti ancora più simili, ancora così saldamente intrecciati tra loro”.

Con Il silenzio dell’acciuga (Nutrimenti) Lorena Spampinato consegna la narrazione della dolorosa urgenza di affermazione di una bambina seguita sino alla prima adolescenza. Un percorso identitario suggellato dallo sradicamento dalla propria educazione osservato retrospettivamente da chi cresce sotto il peso di un modello improntato sul rigore e sulla morigeratezza, secondo cui “essere femmina era una condanna a sembianze e modi di essere da cui era meglio stare alla larga”.

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Il Messico dove nascondersi: “Le omissioni” di Emiliano Monge

“Questi sono soltanto gli accadimenti. E gli accadimenti non sono mai la storia. Neanche i fatti sono la storia. La storia è la corrente invisibile che smuove tutto sullo sfondo”.

La storia di una famiglia, tre uomini e uno solo. Tre uomini, i Monge, nonno, padre e figlio, destinati ad allontanarsi, in qualche modo a sparire. A ciascuno il suo modo di sottrarsi, di omettere, di non dire, di mostrare ciò che serve allo scopo, di tacere – se necessario – per molti anni. Tre uomini molto diversi, l’affetto è una cosa che non li riguarda, eppure intorno a loro ruota una famiglia e loro stessi ruotano intorno a un nucleo che è il Messico.

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Populismo Borges

di Andrea Meregalli

Tra le semplificazioni attorno al nome di Borges, quella che più mi disturba e al contempo interessa è relativa alla sua presunta esclusività. Quando si dice Borges si intende lo scrittore per pochi. Il cerebrale, intellettuale, mentale Borges. Lo scrittore per gli scrittori, per gli uomini – ovviamente uomini – di cultura, per i professoroni (cit.), per gli acculturati, per i borghesi con il vizio dell’ipercorrezione (cit.), per i vincenti e altre cazzate simili.

Mi disturba perché leggendo Borges da vicino e ormai da un po’ mi sembra che la sua opera vada addirittura nella direzione opposta e che Borges abbia sofferto questa posizione decentrata, poco sociale e pochissimo popolare.

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Americana: Larry McMurtry

Pubblichiamo, ringraziando editore e autore, un estratto dalla versione aggiornata di Americana, raccolta di saggi dedicati alla narrativa degli Stati Uniti in libreria per minimum fax.

Ormai ottantaquattrenne, autore di più di quaranta tra romanzi e raccolte di racconti, sceneggiatore di fama – premiato con l’Oscar per la trasposizione cinematografica di «Brokeback Mountain», magnifico racconto di Annie Proulx – Larry McMurtry è rimasto a lungo fuori dai radar dell’editoria italiana, pur essendo considerato negli Stati Uniti uno scrittore di primissima grandezza.

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XL Centrale Fies: At the Mercy of Nature

di Giuseppina Borghese

Esiste una forma di distanziamento sociale, almeno negli intimi meandri dell’immaginario collettivo, molto seducente, per nulla restrittiva e avvilente come la realtà normativa con cui abbiamo convissuto negli ultimi mesi. È l’immagine di un luogo remoto dalla civiltà, un paesaggio naturale in cui la presenza umana si manifesta solo attraverso piccole, discrete testimonianze. Un rifugio lungo un percorso di montagna; una stazione di servizio lungo una strada nel deserto; un galleggiante segnaletico in una immensa distesa marina.

Qualcosa di molto prossimo a questa idea di igienica distanza dalla realtà metropolitana lo si può avvertire alla Centrale Fies di Dro, importante testimonianza di archeologia industriale del Trentino, riconvertita in un prezioso laboratorio artistico e centro teatrale grazie ai suoi fondatori Barbara Boninsegna e Dino Sommadossi.

Quattro letture

– William Somerset Maugham, Il mago (traduzione di Paola Faini, Adelphi edizioni) L’inglese William Somerset Maugham è stato un grandissimo scrittore, anche se spesso non gode della considerazione che meriterebbe. Questa condizione è probabile sia dettata dalla materia della sua abbondante produzione, molto spesso debitrice della sua esistenza o di altri grandi personaggi (è il […]

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Viaggio al termine della notte: 18esima edizione di Kilowatt Festival

di Giuseppina Borghese

Nell’incertezza surreale di questo 2020, sembrava una chimera il ritorno a teatro, ancor di più nella dimensione dei festival, eppure, nonostante l’imponderabile realtà post covid, è accaduto.

“Viaggio al termine della notte”, titolo efficacemente evocativo, è l’insegna della diciottesima edizione di Kilowatt, il Festival di Sansepolcro, che anche quest’anno, grazie all’instancabile lavoro dei suoi direttori artistici, Lucia Franchi e Luca Ricci, è riuscito a mettere in piedi una salda rassegna teatrale con spettacoli oscillanti sul tema dell’equilibrio tra innovazione e tradizione.

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Non superare le dosi consigliate: intervista a Costanza Rizzacasa D’Orsogna

Pubblichiamo un pezzo uscito su Libertà, che ringraziamo.

Non vi fate ingannare dal titolo conciliante né dai colori pastello della copertina, “Non superare le dosi consigliate” di Costanza Rizzacasa D’Orsogna è un libro duro, durissimo, che punta dritto alle peggiori umiliazioni della vostra vita, a quelle cose che ricordi a notte tarda e che scacci come mosche fastidiose, e le riesuma una per una. Non si perdona niente Matilde, la sua protagonista, ma non perdona niente neanche a te che leggi.

Questo è un romanzo che contiene tanti temi fondanti, universali, e di cui si è parlato tantissimo per il body shaming, come mai?

C’è stato un grande caso mediatico sul libro legato a due episodi, il primo per un pezzo autobiografico che avevo scritto e che è diventato virale, il secondo quando il deputato Filippo Sensi, al quale sarò sempre grata, ne ha parlato a Montecitorio: qui è diventato un “caso politico” ed è arrivato a due edizioni in una settimana.

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Le fotografie di Henri Cartier-Bresson a Palazzo Grassi. Il gran gioco del guardare in mostra

di Anna Toscano

Come gli sguardi guardano a una opera fotografica, come la avvicinano o la allontanano, come la leggono, come la sorvolano, come la serbano, come diviene nel tempo la colonna sonora per immagini di una vita, perché i grandi capolavori fotografici scandiscono l’esistenza delle persone fino a crearne una colonna visiva, fino a divenire parte integrante della vita di chi le ama.

Henri Cartier-Bresson ha fotografato il mondo per moltissimi anni, circa ottanta, quasi senza sosta, i suoi scatti in bianco e nero marcano i momenti dell’esistenza di molti appassionati o solo simpatizzanti di fotografia; incontabili le mostre a lui dedicate nel mondo, sia quando era in vita sia dopo, moltissime le immagini iconiche che lo hanno reso indimenticabile.

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Su Magari di Ginevra Elkann

di Martina Cossia Magari, pellicola di apertura del Festival di Locarno 2019, accolta con favore anche al Torino Film Festival, due candidature ai Nastri d’Argento 2020, segna l’esordio alla regia di Ginevra Elkann, che firma inoltre il soggetto e la sceneggiatura in collaborazione con la scrittrice Chiara Barzini. Alma, Jean e Sebastiano, detto Seb (i […]