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Scrivere di cinema: “Alla mia piccola Sama”

di Elisa Teneggi

“Anche la lotta verso la cima basta a riempire il cuore di un uomo. Bisogna immaginare Sisifo felice.” Queste le parole che, nel 1942, il filosofo francese Albert Camus, premio Nobel per la Letteratura nel 1957, poneva a sigillo del suo saggio Il mito di Sisifo. Lo scritto, testo fondante dell’Esistenzialismo d’Oltralpe, analizza la condizione umana attraverso il paragone con l’eterno castigo del greco Sisifo, condannato dagli dèi a spingere per l’eternità un pesante masso verso la cima di una montagna. E invano: appena raggiunta la sommità, la pietra sarebbe rotolata indietro, rendendo vane le fatiche del dannato.

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“Cuoro” e dintorni: la neolingua di Gioia Salvatori

Questa sera Gioia Salvatori sarà in scena a Carrozzerie n.o.t.

Qualcuno si è abituato a vederla in quei video surreali, piccoli sfoghi contro lo stress quotidiano e le mode imposte, che spesso posta sui social. Qualcun altro la conosce per gli sketch che porta a Sgombro, una serata oramai diventata appuntamento irrinunciabile dell’underground romano, dove si è costruita stagione dopo stagione una comunità di drammaturghi-performer che utilizzano l’ironia per raccontare le storture del presente, il peso della precarietà, l’angoscia del doversi conformare a una società sempre più omologata – ma senza piagnistei, solo facendo deflagrare l’assurdità della nostra contemporaneità in una fragorosa, liberatoria risata.

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Cime tempestose tradotto da Monica Pareschi: la nuova vita di un classico

Da poco più di un mese è possibile rileggere Cime tempestose di Emily Brontë nella nuova traduzione che Einaudi ha affidato a Monica Pareschi (che peraltro scrive, oltre a tradurre), sulla scia, forse, dell’idea sottesa alla loro stessa collana “Scrittori tradotti da scrittori”, chiusa nel 2000, in cui a cimentarsi erano Pavese, Natalia Ginzburg, Eco, Palazzeschi e tanti altri notissimi.

Ce lo ripetiamo di continuo: quello che rende un classico tale è il fatto di essere immortale, di parlare a lettori di epoche diverse, e a uno stesso lettore nel corso della vita, permettendogli di cogliere ogni volta punti di vista, se non quasi fatti veri e propri, nuovi. È come se il libro fosse in grado di adattarsi, o contenesse, inespressi, germi di futuro.

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Raccontare l’America contemporanea: “The Free” di Willy Vlautin

Pubblichiamo un pezzo uscito su Tuttolibri, che ringraziamo.

Sarà poco ordinario, ma se cercate un gran romanzo americano bisogna rivolgersi a Willy Vlautin, di professione cantautore, attivo a partire dagli anni Novanta con una band, i Richmond Fontaine, probabilmente poco nota ma di cui vale la pena recuperare la discografia; piaceranno, soprattutto a chi ama un certo rock alternativo venato di country.

Originario di Portland, Oregon, dove gli Stati Uniti iniziano a diventare un estremo Nord, Vlautin ha scritto cinque romanzi; il primo, The Motel Life, è uscito nel 2006 guadagnandosi subito un buon credito tra le pagine culturali dei più importanti giornali americani. The Free, il penultimo, è pubblicato in Italia da Jimenez, per cui era già uscito l’anno scorso Io sarò qualcuno, una storia polverosa di boxe e ambizioni destinate a fallire.

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L’apertura al cambiamento e la violazione dell’intimità nella Sposa liberata di Abraham B. Yehoshua

Nel quarto capitolo della Sposa liberata, al centro esatto del romanzo più bello e più compiuto di Abraham B. Yehoshua, l’autore israeliano pone una lunga lettera d’amore. È la lettera che Ofer, il figlio maggiore del professor Rivlin – ovvero il protagonista del libro –, scrive a Galia, la sua ex-moglie. In realtà, la lettera è lunga non più di mezza paginetta, e il resto del capitolo consiste in un interminabile post-scriptum che contiene una vera e propria teoria dell’amore. La cosa particolare è che – stando a quanto rivela lo stesso Ofer – la lettera non sarà mai spedita. Anzi, mentre la sta scrivendo, il suo autore ci rivela che – alla fine della sua stesura – essa sarà cancellata tramite la pressione di un semplice tasto del computer.

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Heridas: la nuova letteratura colombiana

“Irene è la cosa più bella che gli sia capitata dopo Star Wars”.

La Colombia, soprattutto. La Colombia del racconto, della nuova narrativa, perciò della lingua diversa, della capacità di elevarsi al di sopra di quello che ci è stato sempre mostrato. Una Colombia di città, di case – principalmente – di interni, di bar, scuole, università, di taxi, di locali notturni, di amori, di sbronze, di risse, di scenari familiari.

Una Colombia fatta di libri da studiare e studiati. Una Colombia di scrittori giovani ai quali interessa la tensione del racconto breve, di ciò che si può tenere fuori dalla trama, di quanto poco possa contare una trama regolare.  Ventidue scrittori nati tra gli anni settanta e gli anni ottanta che hanno voglia di misurarsi col presente e di far vedere che c’è un’altra Colombia al di fuori del mondo del narcotraffico, una nazione che non conosciamo, città che – come dappertutto – sono fatte di persone e le persone non sono mai uguali e cambiano in funzione delle relazioni che vivono con gli altri.

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Vite al genitivo

I grandi scrittori finiscono nelle enciclopedie, i fuoriclasse nei dizionari. Borgesiano, kafkiano, felliniano, solo il genio entra a far parte del linguaggio comune trasformandosi in un aggettivo.

In questo senso io mi sento borgesiano fino al midollo, ma non per come quell’aggettivo viene inteso dalla vulgata turistica dell’argentino, tutta una paccottiglia di specchi, labirinti e biblioteche da catalogo illustrato di Franco Maria Ricci, quanto per l’attrazione per le vite inavvertite, quelle che brillano solo di luce riflessa. Secondo Alan Pauls tutto risale a una stroncatura, la prima che Borges ricevette nella sua lunga e gloriosa carriera letteraria.

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Il ministero di Sisifo. Ovvero davvero basta con i concorsi presuntamente “straordinari”.

di Michelangelo Pecoraro In questi giorni, come molte altre persone interessate al discorso pubblico sulla scuola, ho discusso via social del concorso straordinario per insegnanti in dirittura d’arrivo, dei problemi che potrebbe risolvere, comportare e causare. La rottura nelle trattative tra il Miur e i sindacati ha portato questi ultimi a proclamare una giornata di […]

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Requiem per esistenze negate e taciute. Paese perduto di Pierre Jourde

Pubblichiamo un pezzo uscito sulla Domenica del Sole 24 Ore, che ringraziamo.

Dopo una lunga fase di eclissi, l’interesse dei lettori italiani per la narrativa francese contemporanea si è, negli ultimi dieci anni, non solo ridestato, ma acceso di passione. Ciò è avvenuto, in prevalenza, grazie al lavoro di alcune piccole case editrici che hanno saputo scegliere e promuovere autori di già solida reputazione in Francia, ma prima pressoché ignoti al pubblico italiano.

Il caso più emblematico è quello di Annie Ernaux, scrittrice esigente, aliena alle mode editoriali, eppure diventata in Italia un successo di libreria grazie a L’orma editore.

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Il primo capitolo di “Scavare” di Giovanni Bitetto

Pubblichiamo, ringraziando autore ed editore, il primo capitolo di “Scavare”, romanzo d’esordio di Giovanni Bitetto, pubblicato da ItaloSvevo. di Giovanni Bitetto Sai, amico, quando ho saputo della tua dipartita non sono rimasto sorpreso. Abbiamo un’età che non ci spinge a guardare la morte come un termine prossimo, eppure attraverso le rispettive vocazioni è da anni […]