cristina-gottardi-8hJQKRIQZMY-unsplash

La crisi della crisi dell’editoria

Photo by Cristina Gottardi on Unsplash

di Emanuele Giammarco

C’è una cosa che, fra tutte, è senza dubbio più in crisi di ogni altra: il concetto stesso di crisi. Basterebbe guardare la definizione sul dizionario per farsi due domande. Quale che sia la sfera semantica in cui ci muoviamo si parla di «rapida caduta», «breve durata», «insorgenza improvvisa», «breve e violento accesso di uno stato emotivo», eppure non mi pare di aver vissuto un solo momento nella mia vita da «adulto» che non abbia contemplato uno scenario a-critico. Nel 2013, quando mi sono affacciato al mondo editoriale per la prima volta, l’allora tutor del Master che mi accingevo a frequentare mi aveva ripetuto talmente tante volte la parola «crisi» che a un certo punto si era dovuta fermare, ricordandosi che in teoria il suo lavoro consisteva nel convincermi a entrare nel settore dei libri. «Il settore è in crisi» è un mantra, un ritornello che da allora mi ripeto continuamente, anzi, che ho quasi bisogno di sentire per stare più tranquillo. In questi giorni la fenomenologia della crisi ha assunto il suo stadio contemporaneo, la sua ultima incarnazione a forma di corona. Che io sappia però, che mi abbiano raccontato fin qui, la crisi c’era anche a febbraio, e pure un anno fa, e già nel 2013, quando in quel Master alla fine ho deciso di entrarci, ammaliato da quella sponsorizzazione così eloquente della tutor. Una crisi che era, per l’appunto, crisi della crisi.

00052B21-carlo-ginzburg

Uccidere un mandarino cinese. Le implicazioni morali della distanza.

Carlo Ginzburg ha dedicato diversi scritti alle implicazioni morali della conoscenza storica. La raccolta di saggi Occhiacci di legno (1998) – di cui è da poco comparsa una nuova edizione ampliata per i tipi di Quodlibet – porta come sottotitolo Nove riflessioni sulla distanza (ora Dieci), dove la distanza è intesa in senso geografico, cronologico, […]

1lucio

Con il nastro rosa: un viaggio nella musica di Lucio Battisti

di Simone Bachechi

Ancora ricorrenze. Non sono mai troppe quando si parla di un gigante, sia esso della letteratura, della musica, dell’arte tout court. La collana Songs ideata e creata da Donato Zoppo insieme alla piccola e intraprendente casa editrice campana GM Press sforna a distanza di pochi mesi dal suo esordio con Something, il 1969 dei Beatles e una canzone leggendaria, un altro volume, che segue la stessa ratio e intenti: quella di raccontare la storia di gruppi e artisti approfittando degli anniversari di canzoni amate.

1mont

Eugenio Montale, il nostro tempo e l’importanza della parola

di Eugenio Giannetta

Forse avremmo dovuto immaginare che con un titolo come Nel nostro tempo, il libricino in prosa di Eugenio Montale, uscito nel 1972 per Rizzoli, avrebbe resistito tutti questi anni restando attuale, anzi, semmai già proiettato in un tempo futuro e futuribile. Il libro altro non è che un collage di pensieri, stralci di interviste e interventi di Montale, scrupolosamente raccolti dal filosofo e storico della filosofia Riccardo Campa, con accademica dovizia, ma soprattutto con l’intento di offrire ai posteri la summa di un pensiero illuminante, in un insieme di pezzi capaci di prendere una forma in grado di resistere, appunto, al suo tempo e al nostro, in ogni presente.

1costa

Note e osservazioni scientifiche sulla diffusione del colera

Pubblichiamo un brano tratto da La moltiplicazione delle dita, volume a cura di Andrea Franzoni e Roberta Bisogno, uscito per Argolibri, che ringraziamo. Il libro raccoglie per la prima volta tutte le prose e i disegni di Corrado Costa apparsi negli anni 70 sulla storica rivista Il Caffè satirico e letterario.

di Corrado Costa

A Anna e George Lindenmeyer

Una nave sconosciuta ha portato il colera a Napoli. Era la fine di aprile 1973 e la nave era americana. Nessuno però può garantire sulla sua autenticità. Di due fumaioli, uno era certamente truccato con eccezionale abilità.

valentin-salja-5DD-zrySSXc-unsplash

Sull’editoria di poesia contemporanea #11: Fabrizio Dall’Aglio

Photo by Valentin Salja on Unsplash

Di seguito l’undicesima intervista (a Fabrizio Dall’Aglio, curatore delle collane di poesia di Passigli) realizzata da Francesca Sante per la sua inchiesta sulla poesia italiana contemporanea. Qui tutte le puntate precedenti.

Come nasce la collana di poesia di Passigli? e che ruolo ha la poesia all’interno della casa editrice?

La casa editrice non è nata pubblicando poesia. La casa editrice è nata nel 1981 e quindi fino al 1989 non ha pubblicato libri di poesia. Nell’’89 dopo un incontro tra Mario Luzi e Stefano Passigli, uniti da una lunga stima reciproca, si è pensato di iniziare questa collana di poesia.

danielewski_imm4

Dentro “Casa di foglie” di Danielewski: seconda parte

Pubblichiamo la seconda e ultima parte di uno speciale sul libro di Mark D. Zanielewski Casa di foglie, a cura di Leonardo G. Luccone. In questa sezione sono presenti due interviste: la prima con Edoardo Brugnatelli, curatore della prima edizione Mondadori, e la seconda con Sara Reggiani e Leonardo Taiuti, traduttori dell’ultima versione del libro uscita per 66thand2nd. Qui la prima parte dell’approfondimento.

di Leonardo G. Luccone

Intervista a Edoardo Brugnatelli

Ti ricordi come e quando ti sei imbattuto in «Casa di foglie»? Fu grazie a un agente?

Me lo ricordo per un motivo assurdo: noi ai tempi già avevamo un vantaggio su molte case editrici perché eravamo in contatto (e lo siamo tuttora) con l’agenzia di scouting di Maria Campbell, che è stata la prima agenzia di scouting letterario al mondo. Ci segnalavano le cose molto prima che venissero pubblicate, e quindi avevamo la possibilità di chiedere dattiloscritti o altri materiali con un certo anticipo. In quel periodo io abitavo in fondo a viale Monza a Milano, in una zona abbastanza spopolata, e di solito leggevo la sera, passeggiando, quando tornavo a casa e portavo fuori il cane. Mi ricordo che mi arrivarono due manoscritti quella settimana.

ft_haup

Paulo Freire: «Nessuno libera nessuno, nessuno si libera da solo: ci si libera insieme».

di Alessandro Tolomelli L’emergenza coronavirus che stiamo tutti vivendo o lo “stato di eccezione”, direbbe qualcuno, determinato dalla pandemia globale oltre a cambiare radicalmente le nostre abitudini sta mettendo plasticamente in evidenza l’inadeguatezza del nostro apparato decisionale e le ingiustizie latenti della nostra società. Ad esempio, abbiamo concretamente sperimentato come il dialogo tra scienza e politica […]

ore

Tra Virginia Woolf e Walt Whitman: un’intervista di Claudia Durastanti a Michael Cunningham

Le ore, il capolavoro di Michael Cunningham, è uscito da pochi giorni in una nuova edizione per La Nave di Teseo, disponibile anche in ebook. Vi proponiamo un’intervista di qualche anno fa a cura di Claudia Durastanti, uscita sul Mucchio.

Quando Michael Cunningham fa il suo ingresso nel mondo della letteratura che conta con Una casa alla fine del mondo, ha già in mente il tema che lo assillerà per il resto della carriera: l’impossibilità di ricondurre l’innamoramento a una scelta univoca. Che si tratti di ragazzi coinvolti in uno struggente triangolo sentimentale, di madri incapaci di suicidarsi o di scrittrici ossessionate dal mancato capolavoro, i suoi protagonisti sembrano sempre sul punto di confessare: «Non posso scegliere, sceglierò». Quello che non dicono mai è: «Non potevo scegliere altrimenti».

1vill

La società a cassetti vista da un sagrestano. “L’apprendista” di Villalta

“Insegnaci a aver cura e a non curare/ Insegnaci a starcene quieti”, scrive T.S. Eliot nel Mercoledì delle ceneri (1933). Si interroga sulla propria evoluzione religiosa nell’urgenza di rintracciare qualcosa in grado di generare un consenso assoluto, consapevole della necessità di dover passare attraverso la ragione.

Il feroce desiderio di capire legato all’assenza di fede è oggetto dell’esplorazione narrativa compiuta da Gian Mario Villalta nel suo ultimo romanzo, L’apprendista, edito da Sem, in cui gli interrogativi di chi cerca di interpretare le Scritture per comprenderne il senso ultimo si connettono al significato profondo dell’aver cura.
Tilio ha superato i settant’anni, è vedovo e vive un rapporto conflittuale con suo figlio. È diventato un apprendista sacrista per cercare di imparare dall’anziano sagrestano Fredi i ritmi e la vita di una chiesa, mosso non da ragioni spirituali ma da una sola consapevolezza: “Non si può vivere senza servire a niente”. Ex operaio, non si è mai spostato dal paese, sente la necessità di diventare un apprendista nònsol per capire di non essere ancora arrivato, convinto che solo così possa rendersi conto di saper stare al proprio posto, non assegnato da sempre.