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Dall’interfaccia all’iperstoria: su History di Giuseppe Genna

Prosegue la rubrica a cura di Luca Romano in cui l’autore recupera e approfondisce libri che abbiano almeno tre mesi di vita. Stavolta è il turno di “History” (Mondadori) di Giuseppe Genna.

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Stregati: “Il gioco” di Carlo D’Amicis

di Violetta Bellocchio

Qualsiasi uomo o donna possieda un programma simile a Word e un minimo di mestiere può produrre 90/100 pagine a discreto tasso di morbosità. Un autore è quello che di pagine ne tira fuori 520, tutte necessarie.

Con Il gioco (Mondadori) Carlo D’Amicis ha deciso di produrre una Montagna incantata a partire da un mondo microscopico, periferico per vocazione e pornografico per sua stessa natura, composto, almeno all’inizio, da tre personaggi non più giovani che col tempo hanno messo a punto un perfetto triangolo feticista.

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Auden in andropausa

di Marco Mantello Il tempo va avanti senza di me ma sono io a essere quello vivo Quando si ferma e aspetta rimango indietro e gli metto fretta Quando riaccelera e si fa oggettivo penso a qualcosa di personale che spezza in due la lancetta Se mi divora lo mangio vivo se mi misura posso […]

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Mangiare Aldo Moro. Un estratto da “Il tempo materiale” di Giorgio Vasta

Quarant’anni fa, il 9 maggio 1978, a 55 giorni dal rapimento in via Fani, le Brigate Rosse comunicavano di aver eseguito la loro sentenza di morte per Aldo Moro. Di seguito vi proponiamo un significativo estratto da “Il tempo materiale” di Giorgio Vasta, pubblicato nel 2008 da minimum fax (che ringraziamo). La foto di copertina è di Carl Newton.

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Le nostre ore contate: un estratto

Ringraziando editore e autore, pubblichiamo un estratto dal romanzo di Marco Amerighi Le nostre ore contate, uscito per Mondadori.

di Marco Amerighi

Un padre non dovrebbe mai seppellire un figlio, dovrebbe essere un comandamento, una legge, qualcosa, aveva detto il Dottore. Se lo fosse stato, quella notte d’agosto avremmo fatto la scelta giusta e tutti ci avrebbero ringraziato. Invece, quando il padre del Trifo ci chiese dove fosse suo figlio e chi avesse appiccato l’incendio al mattatoio, io e Momo abbassammo la testa e restammo in silenzio.

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Milano ’83: il capolavoro dimenticato di Ermanno Olmi

di Giulia Cavaliere

Un’ora per 1.500 inquadrature in totale, mantenendo una media di 23 al minuto. Milano ’83 è il documentario senza voci realizzato da Ermanno Olmi all’interno del progetto “Le capitali culturali d’Europa”, che incluse – oltre al ritratto di Milano – anche quello della Lisbona di Manoel de Oliveira, di Atene vista con gli occhi di Theo Angelopoulos e della Varsavia di Krzysztof Zanussi. Il soggetto di Olmi è la Milano a cavallo tra la fine del 1982 e l’inizio del 1983, vista nell’arco di due giornate ideali che comprimono la quotidianità della città e dei suoi abitanti osservati da mattina a sera.

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I tubi innocenti

Un estratto dal bellissimo libro inedito del 2012 di Albert Samson. I versi in prosa di Albert non hanno bisogno di nessuna forzatura anti-lirica, sono quello che sono e parlano da soli.

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Le cose sognate e ora viste. Alberto Prunetti, l’Inghilterra e il lavoro in 108 metri

Per alcuni gli anni Ottanta iniziano nel 1978, quando Aldo Moro viene rapito e ucciso dagli “uomini delle Brigate Rosse”, per altri nel 1982, con il presidente della Repubblica Sandro Pertini, l’ex partigiano, che esulta ai mondiali di calcio in Spagna. Io condivido la tesi di chi sostiene che gli anni Ottanta inizino, ed è strano per un decennio inteso in senso storiografico, proprio allo scoccare dello zero, nell’ottobre del 1980. Con la marcia dei 40.000.

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Ipotesi sulla grande pietra

di Enrico De Zordo Profondità Da qualche giorno mi assilla la visione di un tizio che scava: la sua testa è minuscola, quasi non si vede; ha le braccia e le spalle ipertroficamente sviluppate rispetto alle altre parti del corpo, se ne sta inginocchiato su un lastrone di roccia e non fa che scavare. In […]

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Damien Hirst post Venezia, la malinconia e il complotto della realtà

di Leonardo Merlini

Quando entro a Palazzo Grassi per l’anteprima della mostra di Albert Oehlen la prima cosa che noto è il vuoto. Nel grande atrio veneziano manca il demone colossale di Damien Hirst, l’opera più fotografata, in base alle statistiche ufficiali, della mostra “Treasures from the Wreck of the Unbelievable”, che ora, come era naturale che fosse, ha lasciato il posto all’esposizione sul pittore tedesco. Lo spazio del palazzo si è in qualche modo riappropriato di se stesso, l’ordine ha ripreso il posto che il caos aveva occupato per lunghi mesi di anarchia semantica. Oppure, può dire qualcun altro, il circo Barnum di Hirst se ne è andato con il suo carico di milioni e ha rimesso in libertà gli ostaggi della sua narrazione totalizzante.