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Antonio Pizzuto, ritratto di un irregolare

Photo by Peter Lewicki on Unsplash

di Simone Bachechi

Accingersi a scrivere un articolo, una recensione o un qualsiasi tipo di nota critica su qualcosa di Antonio Pizzuto, (1893-1976), cercando magari in questo modo di riscattarlo dall’oblio letterario nel quale è stato da anni confinato, può apparire opera improba. I suoi testi magmatici, oscuri, ermetici, il suo stile del tutto inedito, impervio a ogni convezione, certamente non aiuta, e se un articolo deve riuscire in qualche modo a decodificare il segno, le invarianze e la specificità della parola, materia prima di un testo e tutte le specole del suo linguaggio, nel caso in questione un tale tentativo può essere destinato al fallimento, perché parlandone in qualche modo si rischia di far svanire l’incanto, un po’ come è accaduto a Orfeo che fa dissolvere in una nuvola d’aria l’amata Euridice, voltandosi poco prima che questa vedesse la luce uscendo dall’Ade, come gli era stato prescritto di non fare.

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Un racconto sulla “Storia della colonna infame”: seconda parte

Pubblichiamo la seconda parte della serie dedicata alla Storia della Colonna infame di Alessandro Manzoni, a cura di Virginia Fattori. Qui la prima puntata.

di Virginia Fattori

La Storia della Colonna infame di Alessandro Manzoni, di cui si è fatto il punto letterario nella prima parte, racconta uno dei più clamorosi complotti della storia moderna.

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Il cervo di The Last of Us

La sequenza iniziale di The Last of Us è un racconto a sé, concluso e perfetto. Più che fare da tutorial per i comandi di gioco, serve a tirarci dentro la storia di Joel: alla fine dell’introduzione lo vediamo stringere tra le braccia il corpo senza vita della figlia Sarah. Le ha sparato un militare, […]

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«Se non abbiamo le parole per dire ciò che immaginiamo, non immaginiamo». Un’intervista a Francesca Chiappa

di Elena Varani

Hacca è una casa editrice marchigiana fondata e diretta da Francesca Chiappa. Dal 2006 pubblica recuperi del Novecento e narrativa contemporanea, proponendo titoli eterogenei ma accomunati da un’attività di ricerca che valorizza da un lato la tradizione della letteratura industriale italiana, dall’altro opere – di autori esordienti e non – nelle quali gli immaginari narrativi sono tracciati riservando un’attenzione particolare al linguaggio, spesso innovativo se non sperimentale.

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La bambina con due nomi: su La città incantata di Miyazaki

di Paolo Pecere Il film di animazione La città incantata di Hayao Miyazaki (Sen to Chihiro no kamikakushi; in inglese Spirited away, 2001), ci conduce a un importante approfondimento tematico della storia di Alice nel paese delle meraviglie, pur rimandando a quel modello solo indirettamente. Eccone una sinossi: La storia presenta una bambina di 10 […]

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“Figli”, l’eredità di Mattia Torre

Pubblichiamo un pezzo uscito sul Corriere della Sera, che ringraziamo.

Mattia Torre ci ha lasciato il 17 luglio scorso, aveva 47 anni: la sua dolorosa morte segna la scomparsa di un “ragazzo” eccezionale e un autore prezioso per il nostro paese. Prolifico e poliedrico, geniale e tagliente, è stato capace di combattere il male oscuro e farne una seria televisiva come La Linea verticale.

Aveva gli occhi intelligenti, luminosi, tempestati di piccole rughe che testimoniavano tutte le sue risate, perché il suo grande dono era l’ironia, la capacità di guardare alla vita con uno sguardo arguto e tradurlo in parola. Dagli spettacoli teatrali, alle serie, ai film, i libri, Mattia ha sempre raccontato lo stato delle cose usando un linguaggio personale e libero, fotografando il nostro bel paese nelle sue piccolezze, riuscendo a suscitare una risata che oltre a portare l’allegria traghettava con sé un pensiero critico.

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“L’amico fedele” di Singrid Nunez, una nuova via per la narrativa americana

Pubblichiamo un pezzo uscito su Robinson, l’inserto culturale di Repubblica, che ringraziamo (fonte immagine).

Una scrittrice scrive una lunga lettera al suo mentore, che si è appena suicidato. Gli racconta il funerale, com’è stato prendere in casa il suo cane. E ripercorre il passato comune, un’amicizia letteraria che è stata sensuale, possessiva, sincera.

Ma trama e argomento del libro non contano davvero. Conta la tessitura equilibrata ma densa dei dettagli, e ancora di più conta il fatto che L’amico fedele, il romanzo di Singrid Nunez vincitore del National Book Award, è lo stato dell’arte della narrativa americana. Questo romanzo breve è l’opera con cui possiamo riassumere cosa è successo da quando, diciamo dopo Libertà di Jonathan Franzen e il Cardellino di Donna Tartt, i lettori forti americani hanno iniziato a desiderare anche opere meno grandiose; intanto che si congeda la generazione di Roth e DeLillo, i lettori scoprono di aspettare con meno urgenza il nuovo Grande Romanzo Americano.

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Un viaggio nella nuova poesia americana

Nella bella e attenta introduzione a Nuova poesia americana Vol. 1 (Ed. Black Coffe 2019, a cura di Freeman e Abeni), tra le altre cose, John Freeman scrive che gli americani, i lettori di poesia e non solo quelli, non hanno più bisogno che gli venga spiegata cosa sia l’America, cosa accada sul piano dei diritti civili, nel mondo del lavoro e così via. Gli americani a questo punto la loro storia la conoscono, sanno ciò che avviene e se non lo sanno lo ignorano apposta.

Hanno letto i poeti del Novecento, dai più piccoli ai maggiori come Ashbery o Rich, ora hanno bisogno di sentirsi dire – e torno a Freeman – «con quanto impeto si può arrivare a desiderare un bacio», con quanta intensità si può arrivare a guadagnarlo, con quanta immaginazione si può arrivare a metterselo alle spalle, aggiungo. Il piano, perciò, si inclina e si sposta dallo storico all’intimo, dalla folla in piazza al corpo, al mistico, alla camera da letto, alla mancanza, all’amicizia, alla perdita, da un salotto a un funerale, agli abbracci e alla preghiere.

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Scrivere di cinema: Ritratto della giovane in fiamme

di Lorenzo Gineprini

“Anch’io avevo creduto per un momento che il cinema autorizzasse Orfeo a voltarsi senza far morire Euridice. Mi sono sbagliato. Orfeo dovrà pagare.” In Ritratto della giovane in fiamme Céline Sciamma ha messo a frutto questa lezione di Jean-Luc Godard, attribuendo perciò una posizione simbolica centrale al mito di Orfeo. Sedute intorno a un tavolo la domestica Sophie e Marianne, pittrice con il compito di ritrarre Héloïse affinché il futuro marito possa vederla per la prima volta, ascoltano Héloïse leggere il mito di Orfeo. Al termine del racconto Sophie reagisce come molti di noi hanno fatto ascoltando questo mito per la prima volta: è incredula e arrabbiata, non si capacita del perché Orfeo non abbia trattenuto la passione e aspettato ancora pochi istanti prima di riabbracciare Euridice. Le altre due donne, amanti in segreto, offrono però una chiave di interpretazione differente. Forse, suggerisce Marianne, Orfeo si è voltato consapevolmente, ha scelto il gesto del poeta a quello dell’amante, ha preferito la contemplazione alla vita. Forse, sostiene Héloïse, è stata la stessa Euridice a dirgli di voltarsi, per lasciarsi guardare e suggellare il loro amore in un istante destinato all’eternità piuttosto che lasciar sbiadire il sentimento nella vita quotidiana.

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Un estratto da “L’esercizio” di Claudia Petrucci

Pubblichiamo, ringraziando autrice ed editore, un estratto dal romanzo “L’esercizio” di Claudia Petrucci, uscito oggi per la Nave di Teseo. Capitolo Dieci L’esercizio Guardo Giorgia e penso abbia il dono della bellezza fuori posto, che la metti in ordine da una parte e si disfa dall’altra – i capelli, la postura, il vestito, tutto si […]