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Il terrorismo spiegato ai nostri figli. Intervista a Tahar Ben Jelloun

di Matteo Cavezzali

Intenso narratore e saggista, Tahar Ben Jelloun è uno degli intellettuali nordafricani che negli anni si è fatto meno scrupoli prendere posizioni nette nel dibattito europeo sul rapporto tra terrorismo e Islam. Vincitore del premio Goncurt nel 1987 con La Nuit sacrée lo scrittore marocchino residente a Parigi è oggi considerato una delle voci più autorevoli del mondo islamico in occidente.

In questi giorni è uscito il suo ultimo libro “Il terrorismo spiegato ai nostri figli”  (La Nave di Teseo), presentato per la prima volta in Italia a Ravenna per l’anteprima di ScrittuRa Festival.

Qual è secondo lei il luogo comune più pericoloso legato al terrorismo di matrice islamica?

«È l’amalgama tra una religione, l’islam, e il terrore che diffonde lo pseudo “Stato Islamico”. Le persone non distinguono tra una civiltà e la barbarie che utilizza l’islam per fini politici».

Il giro del miele

Letteratura e natura: “Il giro del miele”

Chi l’avrebbe detto? La grande ossessione della nuova Italia letteraria è la natura. O meglio: la collocazione dell’uomo tra una natura e l’altra, quella civilizzata, borghese, in cui governa la mente, e quella fuori, in cui, vuoi o non vuoi, si resta eterni ospiti: i boschi, le autostrade, la provincia.

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The Fall. L’odio impossibile tra detective e serial killer

(questo articolo non contiene spoiler della terza stagione)

Si è conclusa da pochi giorni su Sky Atlantic la serie The Fall, che per tre stagioni ha messo in scena le dinamiche di relazione tra una detective e un serial killer. Perché il lungo film creato, scritto (e ad eccezione della prima stagione anche diretto) da Allan Cubitt altro non è se non la messa in scena di un rapporto ossessivo tra avversari.

Detective e omicida in The Fall hanno caratteristiche psicologiche simili. Evidente è la differenza d’età tra i due, ma molte sono le analogie. L’inclinazione a strumentalizzare fatti e persone, la riservatezza, il dominio delle emozioni, la mania del controllo, l’ossessione per il crimine.
E il montaggio alternato si rende complice di questa similitudine. Da subito il duello si avvale di un continuum tecnico: i passaggi in dissolvenza tra una scena e l’altra legano in maniera fatale i protagonisti.

Francesco_De_Gregori

Musica e ricordi: una lunga intervista a Francesco De Gregori

Questa intervista a Francesco De Gregori è apparsa su Robinson – la Repubblica. Ringraziamo l’autore e la testata. (Fonte immagine)

di Luca Valtorta

Tra le pagine chiare e le pagine scure prendono forma immagini, frammenti di vita, pezzi di sogno, pezzi di stella, pezzi di costellazione, pezzi di sorriso, pezzi di canzone. Le parole diventano musica, la musica è parola. “Musica fanciulla esangue/ segnato di linea di sangue/ nel cerchio delle labbra sinuose/ regina de la melodia”. Chiamatela poesia se vi pare, come fosse Campana, ma no perché, appunto, “c’è la melodia!”, chiamatela come volete.

motel voyeur

Diario di un voyeur

Riprendiamo un pezzo di Carlo Mazza Galanti apparso su Linus di febbraio, un numero speciale tutto dedicato all’amore. (Fonte immagine)

Nel 1980, venuto a conoscenza del lungo reportage narrativo sui costumi sessuali americani che Gay Talese era in procinto di pubblicare (La donna d’altri), un tale Gerald Foos ha scritto al decano del new journalism una lettera dove gli racconta la sua lunga storia di guardone.

americana

Americana: tutte le puntate della rubrica di Luca Briasco

Abbiamo passato dieci settimane in compagnia della rubrica di Luca Briasco: dieci contenuti extra rimasti fuori dai quaranta selezionati per il libro Americana edito da minimum fax. Ringraziamo l’autore con un riepilogo delle dieci puntate: se ne avete persa qualcuna, recuperatela qui.

librerie indipendenti

Di librerie e patatine fritte fredde

Pubblichiamo un intervento di Giulia Marsilio apparso sul suo blog. (Fonte immagine)

di Giulia Marsilio

Io sono una libraia. Una libraia disoccupata, al momento. Ho fatto la libraia per anni, ho iniziato a 21 anni, ho continuato per due anni e mezzo, ho fatto la libraia ovunque, dalla libreria di casa mia, a una libreria indipendente di più di 150mq, in una libreria di catena in un ipermercato, in una piccola libreria indipendente di 70mq, ho un’esperienza in totale (basata sulle mie buste paga e su un calcolo degli anni, troppi, in cui una busta paga non l’ho avuta) di 6 anni e mezzo, non tanti, non pochi, non troppi, non abbastanza.

come svanire completamente

Come svanire completamente: l’amore secondo Baronciani

Questo pezzo è uscito su Robinson – la Repubblica. Vi segnaliamo che mercoledì 15 febbraio alle 21 Nadia Terranova e Alessandro Baronciani presentano Come Svanire Completamente al Circolo dei Lettori di Torino nell’incontro Pezzi d’amore, nell’ambito del festival In nome dell’amore ideato e diretto da Antonio Pascale

Serena ha lunghi capelli castani e un viso da bambina triste, vive su una penisola che una volta era staccata dalla terraferma, indossa autoreggenti a righe e canottiere, scrive annunci sui giornali e non sa separarsi dagli oggetti che le ricordano qualcosa: se ne tocca uno, dice, può rievocare il micro-sentimento inscatolato al suo interno.

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Nel nome del coniglio

Pubblichiamo, ringraziando l’editore, un racconto di Stephen Graham Jones contenuto nella raccolta Albero di carne, uscita per Racconti edizioni.

di Stephen Graham Jones

Al terzo giorno mangiavano la neve. Anni dopo sarebbe ritornato in mente al ragazzo, di colpo, durante un colloquio di lavoro: il padre che si sputava in mano pezzetti di semi o aghi di pino. O quello che c’era nella neve. Il ragazzo aveva guardato i rimasugli marroni sul palmo della mano del padre, che alla fine annuì, se li rimise in bocca e girò la faccia dall’altra parte per mandarli giù.

Invece di dormire, si schiaffeggiavano la faccia per restare svegli. Il posto che avevano trovato sotto l’albero non era riparato dal vento, ma era asciutto. Non avevano idea di dove fosse l’accampamento, o di come trovare da lì l’autocarro o, in seguito, la superstrada. Non avevano nemmeno un fucile, solo il coltello che il padre del ragazzo teneva assicurato con delle cinghie al fianco destro.

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Undici impressioni parigine (Reisebilder)

di Massimiliano Malavasi (foto nel testo di Massimiliano Malavasi e Sarah Fogagnoli)

1) Apprendistato di giovani dèi

La BibliothéqueNationale de France, nel sito di Tolbiac “François Mitterand”, è una sorta di gigantesca piramide a gradoni ricoperti di tavole di legno nelle cui profondità vengono inabissati gli studiosi tra i loro libri polverosi. In cima invece, sulla spianata della mastaba moderna, si innalzano le quattro gigantesche torri di vetro dove sono accumulati i volumi.

Ore otto di sera, sull’alta spianata dello ziqqurat di legno. Due bambine mulatte sui sette-otto anni, sulla testa tanti codini ricciuti, un vestito estivo, i sandaletti. Stanno tutte protese, sulla punta dei piedi, la schiena arcuata nello sforzo. Si allungano verso un ragazzino mulatto, un po’ più grande d’età e quindici centimetri più alto di loro. Sono tutti e tre di una bellezza esemplare. Per una sorta di innata ed elegante solennità incarnata a dispetto dell’età tenerissima, si sono disposti in simmetrica armonia, come un trittico di pala d’altare: una per lato, con la mano con le piccole dita tutte tese a copriredi lato la bocca, parlano ciascuna a un orecchio del ragazzino, che tiene la testa piegata all’ingiù per farsi vicino. Si direbbe l’amatissimo, o comunque ammiratissimo cugino, o forse un fratello più grande. Lui ascolta compito, responsabile e serioso. Chissà quali segretissime confidenze di diari e cuori e bacini stanno consegnando alle sue fidatissime orecchie.