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Lo stato del fumetto italiano – intervista a Bagnarelli, Fior, Gipi, Dr.Pira, Ratigher, Tota.

Questo pezzo è uscito su Linus, che ringraziamo. Il mercato italiano del fumetto è oggi il quarto al mondo e cresce del 37% annuo, secondo le stime più recenti dell’AIE, per un valore (secondo una stima indipendente di Matteo Stefanelli dell’Università Cattolica di Milano) di circa 200 milioni di euro. Un dato tanto più significativo […]

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Sentirete parlare di Chris Bachelder

di Christian Raimo Sentirete parlare di Chris Bachelder nei prossimi anni: è evidente che questo scrittore di Minneapolis del 1971 – portato in Italia da Martina Testa, prima come editor di minimum fax (il suo primo libro tradotto, Orso contro squalo, è del 2004) e ora di Sur – è dotato di una maestria, di […]

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Dopo Oslo: Il nuovo paradigma

di Mark A. LeVine e Paola Caridi

Ci sono luoghi ammantati di mito, a Gerusalemme. Anche quando a risuonare, nella memoria, non sono solo i suoni della sua lunga, plurimillenaria Storia, ma le parole del suo travagliato percorso contemporaneo. C’è anche una stanza d’albergo, tra questi luoghi, che evoca la più cocente delusione dell’ultimo quarto di secolo. È la stanza numero 16 dell’American Colony, una di quelle che si affaccia nel piccolo cortile (ora ristorante) di uno degli hotel più affascinanti del Medio Oriente. Venticinque anni fa, alla vigilia delle elezioni che riportarono al governo di Israele il Partito Laburista (e Ytzhak Rabin premier), due uomini si incontrarono in segreto nella stanza numero 16 attraverso una mediazione scandinava. Erano Yossi Beilin, uno scienziato politico israeliano, poi divenuto protagonista del pacifismo nazionale, e Feisal al Husseini, il più rispettato politico palestinese di Gerusalemme, l’erede di una famiglia che aveva impresso la sua orma nella storia della città.

Edna O'Brien

Piccole sedie rosse. Intervista a Edna O’Brien

Pubblichiamo un pezzo uscito su D di Repubblica, che ringraziamo.

MILANO. “Prendiamo un tè? Sa, in Irlanda a quest’ora si prende un drink, ma io ormai vivo da oltre cinquant’anni a Londra, preferirei un tè. Lei invece? Mi spiace tanto per prima”. Edna O’Brien è una donna sublime. Non fa che scusarsi perché quando l’ho salutata, alle cinque in punto nel bar dell’Hotel Principe di Savoia, ha sgranato gli occhi dietro il giornale, dicendomi che l’appuntamento era alle sei e non era affatto pronta. Poi, in uno scatto improvviso, si è alzata, ha detto che no, io non c’entravo nulla, doveva esserci stato un fraintendimento con il suo editore, e mi ha chiesto almeno quindici minuti di attesa. Era appena arrivata dall’aeroporto, doveva prepararsi. Adesso è qui, impeccabile, e ha deciso di dedicarmi tutto il tempo che vorrò. Racconta per filo e per segno la genesi del suo ultimo romanzo (Tante piccole sedie rosse, Einaudi), il diciassettesimo della sua lunga carriera di scrittrice iniziata nel 1960 con il successo di Ragazze di campagna (Elliot).

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Scrivere di cinema: Fortunata

minima&moralia è tra i partner del concorso Scrivere di cinema – Premio Alberto Farassino per giovani aspiranti critici cinematografici: ospitiamo la rubrica di cinema a cura dei vincitori dell’edizione 2016 e vi segnaliamo il bando dell’edizione 2017 (fonte immagine). 

di Mariangela Carbone

Con il film Fortunata, frutto dell’ormai consolidata collaborazione tra Sergio Castellitto e Margaret Mazzantini, il cinema italiano torna di nuovo nelle periferie romane, stavolta nel quartiere di Tor Pignattara.

Un’inquadratura delle gambe di una giovane donna che si muove freneticamente lungo un corridoio: così ha inizio il film, nonché il cammino della sua protagonista, Fortunata, incarnata da un’impeccabile Jasmine Trinca in un’interpretazione che le è valsa il premio a Cannes nella sezione “Un Certain Regard”. Madre separata e parrucchiera che lavora a domicilio e in nero, fatica a crescere la figlia di otto anni e si destreggia tra ristrettezze economiche e violenze, verbali e fisiche, subite dall’ex marito (un Edoardo Pesce calato in pieno nel ruolo).

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Artisti a metà: sul romanzo di Zampaglione e Gensini

di Claudio Lagomarsini In una favola antica, il sofista Prodico di Ceo racconta di come Ercole, ancora adolescente, sieda un giorno tutto pensieroso e, come ogni adolescente, indeciso sul proprio futuro. Gli appaiono due donne, allegorie, la prima, della virtù, la seconda della felicità. Si sa quale donna abbia poi seguito l’eroe: è il mito […]

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Stregati: “Il senso della lotta” di Nicola Ravera Rafele

Nicola Ravera Rafele è candidato al Premio Strega con il romanzo Il senso della lotta (Fandango): ne pubblichiamo un estratto ringraziando l’autore e l’editore.

di Nicola Ravera Rafele

Corro tutte le mattine dispari della settimana. Mi impongo il lunedì, il mercoledì e il venerdì, un argine al fluire dei giorni. Se non lo facessi, abiterei uno stato di perenne stordimento. Corro per un’ora, lo faccio per confondermi, per spossarmi, per affrontare la giornata con il cerchio alla testa e i battiti cardiaci accelerati.

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Scienza e Società, la simmetria imperfetta. Dialogo con il sociologo Massimiano Bucchi

Questo pezzo è uscito su L’Unità, che ringraziamo.

La foto in primo piano della Ministra della salute Beatrice Lorenzin, che sorride compiaciuta; sotto, in caratteri maiuscoli, l’appello: “Vaccini: chiediamo dimissioni immediate del governo per decreto legge da regime”. È una campagna promossa sul sito change.org, nata come reazione al recente Decreto legislativo che obbligherà i genitori di tutta Italia a vaccinare i propri figli; ma non solo: è anche uno dei numerosi sintomi di come il dibattito pubblico sia fortemente polarizzato sui temi di natura etico–scientifica che ci toccano da vicino.

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Il mio Vietnam: intervista a Kim Thúy

(fonte immagine)

La capacità di scavare in profondità con lievità e luminosità, ma senza autocensure, rende interessanti i libri di Kim Thúy, nata a Saigon nel 1968 e fuggita dal Vietnam a bordo delle boat people all’età di dieci anni per approdare in Québec.

Il mio Vietnam (nottetempo, 142 pagine, 15 euro) raccoglie le tracce biografiche dell’autrice e i suoi temi letterari: il viaggio, la migrazione e il rapporto con la lingua, la cultura culinaria, la composizione e la decostruzione di universi familiari nei quali i non detti sono mondi da esplorare. La guerra si rilegge a distanza di anni negli spazi intimi e nelle abitudini più banali della quotidianità. La sua eredità chiede a ciascuno di reinventarsi, ricostruire legami originali e una narrazione che elude i confini della nazione: «La lingua vietnamita che conoscevo era segnata dall’esilio ed era rimasta cristalizzata in una realtà passata. La storia del Vietnam e dei vietnamiti vive, cresce e diventa complessa senza essere né scritta né raccontata».

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Albedo – Intervista a Sergio Nelli

È da poco uscito per Castelvecchi Albedo, nuovo romanzo di Sergio Nelli. Lo abbiamo intervistato.

“Albedo viene da lontano, si origina in un racconto scritto molto tempo fa, così come l’idea di una comunità di recupero era qualcosa intorno a cui avevo cominciato a ragionare per un’altra storia anni fa: c’erano, insomma, una serie di temi e figure che avevo contemplato in passato senza poi aver dato forma a qualcosa di preciso.  Anche sulla questione dell’alcolismo, che è cruciale per l’innesco del romanzo, avevo fatto una ricerca specifica abbastanza vasta nel 2000. Mi interessava la psicologia dell’alcolista, così andai in una comunità di disintossicazione a fare interviste, registrai una quindicina di audiocassette, mi sembra per quasi tutto il mese di luglio, e in una seconda tornata autunnale, quindi uno studio abbastanza impegnativo, le ho ancora con me e sebbene non abbia sentito poi il bisogno di riascoltarle hanno costituito una base importante per lo sviluppo del romanzo. Ho sempre pensato che leggere e interessarsi a cose le più diverse, impicciarsi in qualche modo, rappresentasse un capitale invisibile. Quando ero studente di filosofia, un pomeriggio al Pellegrino (la facoltà in via Bolognese), Eugenio Garin,  a cui rompevo le scatole dopo le lezioni, mi disse: Caro Nelli, sa cosa bisognerebbe scrivere qui all’ingresso? Chi vive di sola filosofia muore di fame. Questa cosa mi è rimasta in testa sempre anche quando ho intrapreso una diversa ricerca.