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Tre quadernetti indiani, una prefazione di Valerio Magrelli

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Valerio Magrelli, che ha scritto una breve premessa ai Tre quadernetti indiani (postillati ancor più brevemente da Chandra Livia Candiani), offre qui una versione maggiorata della stessa. Il libro esce oggi nelle librerie.

di Valerio Magrelli

Un’estate di quasi mezzo secolo fa due ragazzi italiani si incontrarono per caso al Crown Hotel di Delhi. Reduci entrambi da un altro classico viaggio di iniziazione, negli Stati Uniti, fraternizzano subito, partono insieme per Benares, da lì a tappe raggiungono il Nepal, dove si separano: Pietro Spica torna a Milano, Dario Borso prosegue da solo per Calcutta, dove scopre di avere la malaria, e da lì per Madras, dove ha l’idea di tenere un diario.

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_Il futuro

di Christian Raimo La mattina di Capodanno ci svegliammo tutti e quattro con un cerchio alla testa che era il contrario di un’aureola. Facemmo colazione al bar con i cornetti appena fatti: abbozzammo dei bilanci e ci immaginammo il futuro prossimo. Marco si lamentò ancora che il voltafaccia di Carla gli scottava sempre di più […]

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Di cosa parliamo quando parliamo di groupie

Pubblichiamo un pezzo uscito su Linus, che ringraziamo.

Nel 2000 il regista, attore e scrittore americano Cameron Crowe ridiede lustro alla figura della groupie con il film semi-autobiografico Almost Famous. Protagonista della storia è un giornalista adolescente che viene mandato dalla rivista Rolling Stone in tour con la sua rock band preferita per scrivere un reportage. Coprotagoniste sono un manipolo di incantevoli ragazze, capitanate da una certa Penny Lane, che in qualità di groupie accompagnano la band in tour e in modo anticonvenzionale ma efficace si prendono anche cura dell’educazione sentimentale del ragazzino.

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I sentinelli – Che fretta c’era

Oggi esce per Edizioni Tlon I Sentinelli. Che fretta c’era, a cura di Chiara Palumbo, che racconta la nascita e l’evoluzione de i Sentinelli, gruppo nato Milano, e presto diffusosi in tutta Italia, con un chiaro intento: essere i vigili custodi dell’antifascismo, dell’antirazzismo e soprattutto della laicità dello Stato. Vi presentiamo un testo inedito di Massimo Cirri (Caterpillar) originariamente destinato a introdurre il volume.

di Massimo Cirri

Eravamo lì, tra Bella Ciao e Maledetta primavera, e la questione di come metterle insieme.

Bella Ciao è Bella ciao: inno della lotta di Liberazione, canto definitivo, emblema di tutte le resistenze. Bella Ciao si canta con orgoglio a pieni polmoni nelle piazze piene, in tanti. O la intonano a volte in pochi, sommessamente: un gruppetto che non si piega. La cantano in tutto il mondo. Bella Ciao non si sa neanche chi l’abbia scritta e probabilmente i partigiani, lassù in montagna nell’inverno del ’44, non l’hanno mai cantata perché è arrivata dopo. Ma è diventata la scatola sonora che tiene dentro il prima e l’adesso. Una cosa densa e leggera, come deve essere una canzone. Bella Ciao è una canzone popolare.

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Lo sconosciuto

di Saverio Mariani L’ho scoperto giorni dopo, ma la sala operatoria nella quale mio padre è stato chiuso per oltre quattordici ore, non era distante dall’altra sala dove i chirurghi avevano praticato l’espianto allo sconosciuto. L’operazione, nel suo complesso, sembra semplice: tirare via da un corpo morto gli organi ancora sani, e impiantarli nel corpo […]

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Come una stanza distorta. La poesia di John Ashbery

«Se vi può in qualche modo consolare, noi ammiriamo i primi libri di John Ashbery. / Se vi può in qualche modo consolare, non sentirete niente.»

Sono i due versi finali di una poesia magnifica di Ben Lerner (tratta da Le figure di Lichtenberg, Tlon, la poesia intera qui). Due versi che mi sono tornati in mente appena ho cominciato a leggere Autoritratto entro uno specchio convesso di John Ashbery (Bompiani, 2019, traduzione di Damiano Abeni). Il libro, un capolavoro, forse il più bello del poeta americano, di sicuro uno dei più significativi, uscì negli Usa nel 1975 e vinse tutto i premi che un poeta può vincere, con una singola pubblicazione, in America. Non è tra le primissime raccolte poetiche di Ashbery, perciò non so se, tra “i primi libri”, Lerner pensi anche a questo, ma avendo letto molto Lerner e conoscendo un pochino la poesia di Ashbery mi sento di azzardare che sì, anche questo libro è degno dell’ammirazione di quella poesia, del resto tutta quella raccolta di Lerner è permeata dall’influenza di Ashbery.

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Il fumettista più in gamba della terra tra quotidianità e astrazione, ovvero: Chris Ware

di Francesco Gallo

It’s a Bird… It’s a Plane… It’s… Sembra di annunciare l’arrivo dell’uomo d’acciaio: nel corso della sua oramai trentennale carriera si è aggiudicato ben undici Eisner Award, dieci Harvey Award e due National Cartoonist Society. Nel 2001 si è portato a casa il Guardian First Book Award. Mostre individuali sono state allestite presso la Galerie Martel di Parigi e il Museum of Contemporary Art di Chicago e ha partecipato a mostre collettive in città come New York e Oslo.

Nel 2002 alcuni suoi lavori sono stati esposti presso la Biennale del Whitney Museum of American Art. Impressionante, vero? Ma di chi sto parlando? Di un autore di fumetti oppure di un artista? Niente uomo d’acciaio, è “solo” Franklin Christenson Ware. Chris Ware, cioè.

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Un salto nell’abisso. Le lettere a Milena di Franz Kafka

Pubblichiamo un pezzo uscito sul Corriere della Sera, che ringraziamo.

di Emanuele Trevi

«Se vieni da me, salti nell’abisso», scrive Kafka a Milena il 13 giugno del 1920. Un avvertimento, un ironico invito ? Un tentativo (spesso reiterato) di sedurre respingendo ? Da qualche mese, tra la pensione Ottoburg di Merano, dove lo scrittore cerca di combattere il decorso della tubercolosi, e la casa viennese di Milena Jesenská scorre un fiume in piena di lettere, cartoline, telegrammi. Si erano conosciuti fugacemente in un caffè di Praga, la primavera precedente, quando Milena aveva iniziato a tradurre in ceco alcuni racconti di Kafka. Per lui, di madrelingua tedesca, si tratta della lingua di un «popolo», scarsamente frequentato e compreso. E senza dubbio, le traduzioni che Milena pubblica dei suoi scritti gli rivelano possibilità sorprendenti, inespresse. Come la prova che qualcuno, nel mondo, vede le stesse cose. Un fatto che per lui, che si sente l’uomo più solo del mondo, ha la natura del sovrannaturale. Soprattutto, Kafka ha la sensazione, di lancinante intensità, di aver trovato, lui che è «colpevole di tutto», una donna che lo capisce, e non lo accusa di nulla.

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Le parole

di Marco Mantello Quando le parole brillano come posate sopra i tavoli di un ristorante e sono sempre le due e un quarto e là fuori, invariabilmente, splende il sole se non è proprio un infarto sono comunque problemi di cuore La morale impersonata da una dieta universale da una porta spalancata osserva che al […]

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Come iniziare un racconto o addirittura un romanzo? ovvero una microscopica lezione di scrittura sull’incipit

di Christian Raimo Quando ci si fa la domanda Come iniziare un racconto o un romanzo? in realtà ci si sta ponendo almeno tre questioni differenti che forse non sono trasparenti nemmeno a noi stessi. 1. La prima è quella della pagina bianca. Ed è la questione più sottovalutata nei corsi di scrittura. Chi insegna […]