Simran Sethi photo credit Cem Ersavci_newsletter

L’industria alimentare e la scomparsa dei cibi che più amiamo

Pubblichiamo un estratto dal libro di Simran Sethi Bread, Wine, Chocolate. La lenta scomparsa dei cibi che più amiamo, pubblicato da Slow Food editore, che ringraziamo. Simran Sethi sarà al Salone Internazionale del Libro di Torino con Carlo Petrini e Stefano Liberti sabato 20 maggio alle 13:30, in Arena Piemonte, per l’incontro dal titolo “L’industria alimentare e la scomparsa dei cibi che più amiamo”.

di Simran Sethi

Trovarmi nella sede storica della Tcho (in seguito si è trasferita) era come finire dentro un sogno di Willy Wonka: Charlie e la fabbrica di cioccolato. Brad mi ha portato in sala conferenze spiegandomi che stavano dando gli ultimi ritocchi a un nuovo cioccolato alla nocciola; ce n’erano scaglie sparse su tutto il tavolo. «Si serva», mi ha detto; ho sorriso beata: «Sono a posto così, grazie». Quell’intervista di venti minuti si è protratta per quasi due ore.

La storia di Brad mi ha catturato: il viaggio di un uomo che aveva iniziato studiando la chimica degli sciroppi di zucchero, finendo per produrre un cioccolato pluripremiato. Poi mi ha raccontato di quando ha condiviso quel cioccolato con i contadini che avevano coltivato il cacao – gente che non aveva mai«Si assaggiato una tavoletta di cioccolato –, «uno dei momenti più importanti di tutta la mia vita». Cominciavo a rimpiangere la scelta di depurarmi. Mentre chiudevamo l’intervista, Brad ha chiesto se volessi visitare la fabbrica.

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Caravaggio e la disobbedienza

Pubblichiamo un articolo uscito sul Corriere del Mezzogiorno, che ringraziamo.

Quando, in Italia, la ricerca dell’obbedienza dei sudditi ha preso il posto del perseguimento della libertà dei cittadini? Quando, per essere più precisi, quelle forme di gestione del sottopotere e del consenso, e di condanna di ogni eresia, quei modi da vicereame spagnolo sono diventati dominanti, fino a costituire un tratto essenziale del carattere nazionale?

svetlana aleksievic

Svetlana Aleksievic: letteratura è regalare la voce alle anime ferite

Pubblichiamo un intervento del premio Nobel Svetlana Aleksievic apparso su Repubblica il 25 aprile scorso. Ringraziamo autrice, testata e Bompiani. La traduzione è di Paolo Maria Bonora.

di Svetlana Aleksievic

Se mi avessero chiesto a cosa pensavo più spesso, avrei risposto: alla libertà. In carcere, in un lager l’uomo pensa soprattutto alla libertà, ma ciò non significa che egli sappia cosa sia, la libertà. Agli idealisti la libertà non riesce mai. Perché? La risposta l’ho cercata nella vita vissuta, ovvero per le strade: nei discorsi, nelle grida, nel pianto. Là essa era autentica, non ancora raffinata dal pensiero o dal talento di qualcuno.

IRENA

L’alba dei libri viventi

Questo pezzo è uscito su Linus di aprile: ringraziamo la testata.

In questo momento nel nostro pianeta esiste una comunità di 68 persone, ciascuna delle quali ha imparato un libro a memoria. Il progetto, pensato dall’artista norvegese Mette Ervadssen, si chiama Time has fallen asleep in the sunshine, come la riga di un libro che, nel celebre romanzo di Ray Bradbury Fahrenheit 451, si conficca nella memoria di Montag, il protagonista, «come se fosse incisa da una punta d’acciaio». Il progetto è in corso da anni, i performer si chiamano l’uno con l’altro «libri viventi» e di tanto in tanto, nel corso di un festival, incontrano il pubblico (uno spettatore alla volta).

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I sotterranei dell’immaginario. A partire da “La stanza profonda” di Vanni Santoni.

di Paolo Pecere La stanza profonda è il romanzo generazionale dei giocatori di ruolo, una comunità frammentata e in larga misura non più giocante, apostrofata con il “tu” e il “si faceva”, che sta reagendo con entusiasmo al lavoro proustiano di Santoni con dadi e manuali; ma ha anche l’ambizione di svelare, ai profani oltre […]

annamagnani

Tutti i film portano a Roma

Pubblichiamo, ringraziando editore e autore, un estratto dal libro di Oscar Iarussi Andare per i luoghi del cinema, pubblicato dalle edizioni Il Mulino.

Oltre un varco appena aperto, in una camera stagna si palesano dei magnifici affreschi che subito dopo svaniscono al contatto con l’aria, nello stupore impotente degli esploratori. È una sequenza di Roma (1972) di Federico Fellini dedicata alla scoperta casuale di vestigia dell’età imperiale durante gli scavi per la costruzione della metropolitana (ancora oggi lavori in corso nella capitale).

le cento vite di nemesio

Stregati: “Le cento vite di Nemesio” di Marco Rossari

Questo pezzo è uscito sul Foglio, che ringraziamo. Qui il primo pezzo dedicato ai dodici finalisti del premio Strega.

È facile smettere col Novecento se sai come farlo: l’occidente, per esempio, sta dicendo addio al secolo breve da centodiciassette anni. Già, perché il Novecento è iniziato prima di iniziare, è iniziato nel 1899, quando è nata la generazione che sarebbe andata alla Grande guerra, e lì in mezzo nasceva anche Nemesio Viti, il protagonista del nuovo romanzo di Marco Rossari (“Le cento vite di Nemesio”, edizioni e/o, 512 pp., 18 euro). Il protagonista, Nemesio il Vecchio, è in ospedale per un ictus: è un centenario di fronte al Duemila, in coma ma ancora attaccato alla vita, alle donne e alla Storia.

tommaso landolfi

Tommaso Landolfi e la parola morta

Pubblichiamo, ringraziando editore e autore, un estratto dal libro di Matteo Moca Tra parola e silenzio – Landolfi, Perec, Beckett.

Nel 1964, con un racconto contenuto nella raccolta Tre racconti, Tommaso Landolfi porta all’estremo la sua riflessione sul linguaggio, in una storia che si concluderà con un sacrificio rituale all’altare dell’impossibilità di comunicazione e del silenzio. Si tratta di La muta, racconto di chiaro impianto dostojevskiano riconoscibile nei risvolti dell’incubo che si consuma. La storia viene raccontata in un’atmosfera ambigua, in cui non è facile distinguere nettamente atrocità e sublimazione, mancato abbandono sessuale e successiva punizione, sorretta da una lucidità narrativa capace di consegnare all’ansia diffusa e alla nevrosi del protagonista l’ambiguità di cui si parlava.

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Su “Bruciare tutto”, l’ultimo romanzo di Walter Siti

Questo pezzo è uscito sul numero di aprile di Rolling Stone, che ringraziamo.

di Veronica Raimo

“La mia fascinazione per il male è oscura anche a me stesso”. Lo scrive Walter Siti nella nota di Resistere non serve a niente, premio Strega 2013. È difficile che sentirete uno scrittore proclamare il contrario: la fascinazione per il bene non ha mai sedotto nessuno. A forza di lasciarsi sedurre dal Male, e cercarne la sua forma più estrema e sublime, si finisce però per indicizzare l’osceno come le categorie del porno, e renderlo  meno appetibile del suo sbiadito antagonista.

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Oltre il confine: giovedì prossimo inizia il Salone del Libro

Si apre il 18 maggio il XXX Salone Internazionale del Libro di Torino. Oggi Ttl de “La Stampa” dedica 24 pagine all’evento: una guida per muoversi consapevolmente tra i 5 lunghi giorni (le le ancor più lunghe 5 notti) della manifestazione, con contributi di e su Amitav Ghosh, Jonathan Lethem, Anif Kureishi, Annie Ernaux, Claudia Rankine […]