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Un punto di approdo: intervista a Hisham Matar

Pubblichiamo un pezzo uscito sul Messaggero, che ringraziamo.

In che modo si può sopravvivere all’assenza, quando il potere riesce a rendere ancora più labile il confine tra la vita e la morte? Hisham Matar, classe 1970, nato a New York e cresciuto a Tripoli, ha provato a rispondere con l’intensa e splendida autobiografia Il ritorno (Einaudi, traduzione di Anna Nadotti), per la quale è stato insignito del Premio Pulitzer nel 2017.

Lo scrittore intreccia il dolore intimo della sparizione del padre, Jaballa, rapito nel suo appartamento al Cairo e recluso nella prigione libica di Abu Salim dal regime di Gheddafi, di cui era un autorevole oppositore, con gli echi della storia della Libia senza pace.

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Un’indagine sull’Horcynus Orca di Stefano D’Arrigo

Pubblichiamo il primo di tre pezzi scritti da Virginia Fattori sul capolavoo di Stefano D’Arrigo.

di Virginia Fattori

«Il sole tramontò quattro volte sul suo viaggio e alla fine del quarto giorno, che era il quattro di ottobre del millenovecentoquarantatre, il marinaio, nocchiero semplice della fu regia Maria ‘Ndrja Cambrìa arrivò al paese delle Femmine, sui mari dello scill’ e cariddi» 

Horcynus Orca esce per la prima volta nel 1975. Nello stesso anno in Italia viene abbassata la soglia di “maggiore età” da venuto anni a diciotto, il 22 aprile viene approvato alla Camera il nuovo Diritto di famiglia mentre il 31 maggio viene approvata la legge sul servizio militare di leva che ne riduce la durata da 24 a 12 mesi. Il mondo editoriale nel frattempo accoglie le mutazioni sociali che gli richiedono di promuovere delle nuove letterature, quelle di consumo.

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Eventi fortunati

Photo by Bruno Nascimento on Unsplash

di Saverio Mariani

Te ne sei reso conto uscendo da casa sua, in un attimo di lucidità che ti ha percorso non appena il cancello in fondo alle scalette si era richiuso alle tue spalle: era notte ma c’era luce, anche lì in quel reticolo di case tutte appiccicate che si spiano l’un l’altra. Una volta uscito sullo spiazzo esterno dove avevi parcheggiato ti sei accorto della luna piena. Hai camminato dal cancelletto alla portiera della macchina guardando per terra, attraverso il fumo che usciva dalla tua bocca e sentendo immediatamente freddo.

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Atene: la battaglia di Temistocle

Pubblichiamo il secondo di tre reportage scritti da Matteo Nucci e usciti sull’Espresso, che ringraziamo. Qui il primo.

ATENE. Abnegazione è la parola d’ordine di Leonida e Sparta. Ma mentre i Persiani di Serse spazzano via gli ultimi Greci rimasti a difesa delle Termopili, un’altra parola irrompe nella storia di questa guerra eterna contro l’invasore. La parola è astuzia, l’uomo è Temistocle, la città Atene. Ci siamo lasciati sottrarre, nei secoli, la forza felice di ciò che i Greci chiamavano metis, ossia l’intelligenza astuta, la capacità di abbindolare, ingannare, sedurre che nulla ha a che vedere con la furbizia. Ma quella forma di intelligenza, fluida e vitale, liquida come l’acqua marina che era l’essenza della dea Metis, non è mai venuta meno e se vi aggirate per le vie di Atene, ancora oggi, ne avrete una prova.

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La sfida di L.O.V.E. non al denaro non all’amore né al cielo

In un tempo non sappiamo dire quanto evoluto e realmente conscio della propria complessità in cui si predilige rivolgersi, intendiamo culturalmente, di volta in volta a pubblici più o meno definiti, Giancarlo Liviano D’Arcangelo decide di prendere la strada più erta, quella che lo vede chiamare a raccolta i lettori. Difficile dire chi siano per […]

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Consigli di lettura per settembre

di Giorgio Biferali

Sono terminate da non molto le nostre “piccole vacanze”, e mentre si discute un po’ di tutto, dal razzismo atavico ai nuovi canoni di bellezza, da Nolan che fa film noliani al fantamercato calcistico, fino, addirittura, all’imminente riapertura delle scuole, tra test sierologici e banchi monoposto, ho l’impressione che questo mese di settembre, nonostante tutto, possa rappresentare il momento ideale per tornare a guardarsi un po’ intorno e rimettere a fuoco tutto quello che ci circonda.

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Raccontare la catastrofe: prima, durante e dopo

Secondo la tradizione bizantina, il mondo è stato creato il primo settembre del 5509 a.C. La cronologia biblica è più intricata: sul calendario ebraico il capodanno è fissato al 6 ottobre del 3761 a.C., ma le interpretazioni dei dati dei testi sacri sono moltissime, tutte basate su complicatissimi calcoli, e coprono un intervallo di circa tre millenni, anno più anno meno. Una delle più famose è quella di James Ussher, arcivescovo anglicano ed accademico irlandese, che nel 1650 concluse che Dio avrebbe atteso il 22 ottobre del 4004 a.C., verso le sei del pomeriggio, per dare inizio alla creazione.

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Il primo maestro. Su Tschingis Aitmatov

È un quadro destinato a rimanere incompiuto quello abbozzato nelle pagine di Tschingis Aitmatov perché sospeso nella ricerca dell’essenziale, inteso come “ciò che arriva d’un tratto e in modo ineluttabile, con crescente chiarezza e un’inspiegabile unica risonanza, nell’anima, come queste prime albe estive”. Aitmatov rivendica tale sospensione nella scrittura per costruire storie dal passo della fiaba in cui riconoscere per netti contrasti le figure che incarnano la violenza e l’efferatezza di un mondo brutale e arcaico dominato da soprusi a cui oppone la purezza di un’infanzia non ancora corrotta da nefandezze. Adotta tale prospettiva per descrivere il mondo dallo sguardo di chi non ha ancora subito e inflitto sofferenze, per calarsi così nei miraggi e nelle illusioni dell’immaginario.

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Mungere il reale. Marieke Lucas Rijneveld ha vinto l’International Booker Prize 2020

di Antonio De Sortis

Poche ore dopo l’assegnazione dell’International Booker Prize 2020 a De avond is ongemak, lo scrittore Abdelkader Benali ha pubblicato un post su Facebook per complimentarsi con Marieke Lucas Rijneveld e la sua traduttrice presso Faber & Faber, Michele Hutchinson. Con grande tempismo Benali coglieva l’occasione di omaggiare il lavoro di chi traduce e di sottolineare che i Paesi Bassi, in qualità di periferia letteraria dei grandi imperi linguistici, fungono da utile snodo di flussi culturali. Nelle sue parole colme di soddisfazione il mondo letterario olandese veniva dunque presentato come fiera minoranza, che fa dell’apertura (e non del debito culturale) la sua arma vincente.

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Andata e ritorno, la storia di un figlio raccontata da Fabio Geda e Enaiatollah Akbari

“Una delle prime cose che mi ha chiesto è stata se mangiavo. Cioè, dico: se mangiavo. La domanda che una madre qualsiasi farebbe a un figlio qualsiasi, lontano da casa per una gita o una vacanza studio”.

Solo che quella di Enaiat (Enaiatollah) Akbari e della sua mamma (la chiama così e mai per nome, come la sorella che è detta gulpari, cioè petalo di rosa e il fratello norband, raggio di sole, perché “non riesco a levarmi di dosso la paura che ciò che racconto, anche per sbaglio, possa mettere in pericolo qualcuno”) non è una storia qualsiasi, tutt’altro.