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Matteo Marchesini e i saggi con personaggi
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(fonte immagine) Non è per niente facile allontanarsi dal nuovo libro di Matteo Marchesini e provare a formulare dei giudizi sull’opera narrativa di una delle figure più presenti e incisive del panorama intellettuale italiano, grazie alle sue collaborazioni con  “Il Foglio”, “Radio Radicale”, la “Domenica del Sole 24 Ore” e “doppiozero”: poeta, narratore, saggista, critico letterario e culturale che... (Continua a leggere)

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Il mare di Trump

Questo pezzo è uscito sul Foglio.

Palm Beach. Mischiare la Costa Smeralda con Milano 3, il porto di Villa Certosa coi fasti dei Casati-Stampa; affreschi e rinfreschi. È chiaro che Donald Trump incarna i sogni proibiti di Silvio Berlusconi: mettere il proprio logo su tutto, financo sui cappellini, e venderli. Avere la valigetta nucleare, e mostrarla agli ospiti al posto del vulcano; figli e famigli come consiglieri speciali sul medio oriente. Ma soprattutto, il sogno più bello è quello immobiliare, come in questo paradiso ibrido di Florida, misto appunto di Brianza e Costa Smeralda, dove sorge il casone disneyano di Mar-a-Lago (che nome).

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Scrivere di cinema: Manchester by the sea

di Marco Castelli

“I figure it’s okay” è una frase che fa parte dell’esperienza quotidiana: quando ci si allontana dall’auto nel dubbio se si abbia tirato il freno a mano, quando uscendo di casa ci si domanda se si siano spenti i fornelli. La società del rischio chiede di accettare questo compromesso delle probabilità, e si preferisce non pensare a quello che potrebbe capitare nel caso si formulasse una supposizione sbagliata. Manchester by the sea, sei candidature agli Oscar, vincitore di due statuette (migliore sceneggiatura originale e miglior attore protagonista: stesse categorie vinte ai BAFTA) e prima grande distribuzione di una piattaforma di streaming (Amazon) ad arrivare sul tappeto rosso, prova invece a mettere a nudo questa fragilità con una raffigurazione sconcertante delle nostre debolezze.

La storia è quella d’un Giobbe moderno – Lee (Casey Affleck) – che rientra d’urgenza al suo villaggio natale dopo la morte del fratello Joe (Kyle Chandler), da tempo malato di cuore, per sistemare gli affari pendenti e cercare una sistemazione al nipote Patrick (Lucas Hedges), la cui madre Elise (Gretchen Mol) è stata allontanata dal figlio in quanto tossicomane. Da questo quadro tragico appare soprattutto un mondo congelato di relazioni e d’instabili equilibri ottenuti per sottrazione nel quale ogni personaggio prova a difendersi come può, tra la tensione del cambiamento – realizzato positivamente solo da Randi (Michelle Williams), ex-moglie del protagonista – ed i tentativi di resilienza al presente.

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Quando la pagina alza la voce, dietro le quinte dell’audiolibro

di Roberta Marcuccilli

A un vate del teatro come Paolo Poli è capitato, leggendo ad alta voce I Promessi Sposi, che le lacrime spezzassero la fluidità dell’interpretazione proprio nel passaggio sulla conversione dell’Innominato. Commozione. Per Michela Murgia, che ha dato voce al suo Accabadora, fare un audiolibro è stato un po’ come andare dall’analista: «Pensavo di essere preparata perché in fin dei conti l’ho scritto io, quel romanzo. Invece no. È stato completamente diverso, sorprendente, mi ha rivelato a me stessa. Quando ho finito, avrei voluto sedermi e riscriverlo daccapo, non mi piaceva più. D’ora in poi, prima di consegnare un libro al mio editor lo rileggerò sempre ad alta voce». Simile la reazione di Sandro Veronesi dopo aver narrato il suo Caso calmo. Claudio Santamaria, che ha prestato la voce alla trilogia Millennium di Stieg Larsson, non voleva più uscire dalla sala di registrazione.

A snocciolare curiosità e retroscena del libro parlato, o ascoltato, è Flavia Gentili, trent’anni da libraia e dieci come direttrice di produzione e regista di Emons, casa editrice specializzata in audiolibri che ha scelto fin dai suoi esordi – nel 2007 – di affidare la lettura a voci e volti noti. «Non poteva essere diversamente perché i librai, forti del fatto che in Italia gli audiolibri non tiravano, ci consideravano l’ennesimo tentativo destinato a fallire. In Germania, invece, vendevano bene e furono proprio tre tedeschi a lanciarsi in questa avventura tutta romana», racconta Gentili. All’inizio il gruppo di lavoro era composto da tre persone, una scommessa. Eppure la proposta è arrivata, complice il contesto sociale in cui è nata. Gli italiani iniziavano a prendere confidenza con il digitale e con l’idea di poter acquistare e scaricare materiale online.

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La biblioteca segreta di Timbuctù

Questo pezzo è uscito su TuttoLibri – La Stampa (fonte immagine).

In un racconto di Gesualdo Bufalino, Le visioni di Basilio, alla fine di un cataclisma atomico il Senato del Mondo decide di proteggere da un’invasione di tarli giganteschi le carte più nobili dell’umanità. A guardia del tesoretto, in cima al Monte Athos, viene scelto il novizio Basilio. Ma una notte un tic toc minaccioso annuncia che la fortezza è stata violata. Allora Basilio si cosparge il corpo di miele perché aveva letto che i tarli ne erano golosi, si stende nudo sul pavimento, aspetta di avere addosso tutte le truppe nemiche, poi spalanca la finestra e precipita nell’Egeo.

Quando ho letto sui giornali di Abdel Kader Haidara e di come ha messo in salvo migliaia di manoscritti, quel racconto di Bufalino mi è tornato in mente. La pelle di Haidara è più nera di quella di Basilio, ma pure lui ha braccia larghe e forti. La sua storia ora ce la racconta un giornalista americano, Joshua Hammer, in un libro che esce in questi giorni per Rizzoli, La biblioteca segreta di Timbuctù, fornendoci anche una dettagliata inquadratura storica di tutta la vicenda.

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Post-Trump America. Note personali e pubbliche

È uscito l’ultimo numero di Nuovi Argomenti, a tema “Il fantasma dell’opera”. Di seguito un testo di Silvia Giagnoni. Ringraziamo autore e editore per l’anteprima.

di Silvia Giagnoni

Eccomi, la sera dell’otto novembre, sono forse le 10 qui a Montgomery, in Alabama, le bimbe dormono, finalmente, e io e mio marito, come milioni di altri americani, siamo sintonizzati sulla CNN. Ma ho anche lo smartphone in mano: mi aggiorno in tempo reale, con altre fonti, usando Twitter. Sul tappeto, accanto al nostro cane sonnolento, c’è il portatile, così posso controllare altri siti ancora. Perché ci deve essere un errore. Rido, sebbene non sia affatto felice, né provi alcuna soddisfazione né adesso né nei giorni a venire nel vedersi realizzare quella che però mi sembra una terribile profezia.

I giornalisti della CNN stanno proiettando i risultati delle elezioni e non nascondono la propria preoccupazione: Donald Trump sta diventando Presidente degli Stati Uniti. I giorni che seguono sono strani, mi si alternano dentro rabbia, indignazione, tristezza, depressione, soprattutto un senso di straniamento da cui non riesco a riemergere.

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Il treno dell’ultimo “veneto”: Nico Naldini

Pubblichiamo un pezzo uscito su Succede Oggi.

Sarebbe il direttissimo Vienna-Roma, Il treno del buon appetito di Nico Naldini: un lussuoso convoglio con tanto di wagon-restaurant sul quale egli, bambino davanti al passaggio a livello, avvistava i signori, immaginando altre vite. Riferito all’interezza del libro, però, il titolo potrebbe anche alludere all’inesauribile appetito sessuale dell’autore… Ma partiamo dall’inizio. Nella raffinata veste cui ci ha già abituati, la giovane e vicentina Ronzani Editore manda in stampa questa seconda uscita della collana “VentoVeneto”, curata dallo scrittore Francesco Maino: prodotto di altissima qualità, in tiratura di mille copie, con cinque disegni di Pier Paolo Pasolini, dei quali uno replicato in sovraccoperta, e introduzione dell’artista, filologo e saggista Franco Zabagli, direttore editoriale della stessa Ronzani.

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Nel mondo antico di Donatella Di Pietrantonio

Questo pezzo è uscito su Robinson. (Fonte immagine)

C’è una scrittrice unica in Italia. Ha cinquantacinque anni, ogni giorno lavora nel suo studio dentistico a Penne, in Abruzzo, e per scrivere si alza molto presto al mattino e fra le cinque e le sette procede “per lampi”, come dice lei. Attraverso questi lampi, Donatella Di Pietrantonio ha scritto romanzi e racconti di grande potenza e l’ultimo suo libro è una perla. S’intitola L’Arminuta (Einaudi, pp. 168, euro 17,50) che nel dialetto delle sue parti significa “la ritornata”.

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Breaking News di mezzanotte sul nuovo libro di Haruki Murakami

(fonte immagine)

Tokyo, 24 febbraio 2017, breaking news in un notiziario. Un uomo vestito con un abito azzurro e un sorriso smagliante, come il fazzoletto che ha nel taschino, fissa la telecamera come se si fosse appena accorto che qualcuno, per un oscuro motivo, lo sta filmando. Accanto a lui una donna con un vestito rosa confetto dello stesso colore della sua pelle, anche lei fissa la telecamera che ha di fronte con uno sguardo perso. Sembra non poter credere all’immagine che la retina restituisce al cervello. Eppure entrambi continuano a parlare con tono pacato.

Io che sono dall’altra parte dello schermo, posso tentare di interpretare il loro messaggio solo dal linguaggio del corpo, il mio giapponese è davvero pessimo,e per questo rimango ancor più spiazzato. In mente ho l’ansia vorace di Chicco Mentana, che fa pensare a una tanica di bagnoschiuma concentrato lanciato sotto il getto di una cascata, non basterebbe un televisore da 60 pollici a contenere la sua felicità per una breaking news. I nostri due cronisti invece restano impassibili, mi portano alla mente le sabbie di Laugharne (amena località del Galles, famosa per le sue strane maree e per essere il luogo eletto da Dylan Thomas per rifocillare la propria immaginazione).

Amelie Nothomb

Il rifiuto e il senso dell’altro: intervista a Amelie Nothomb

Musicale, a tratti lirica come una tragedia greca e al tempo stesso leggera come una piuma. Diretta e tagliente come una freccia. Rapida come un ladro. Amélie Nothomb ha fatto dei colpi di scena un’arte, raccontandoli con la sua tipica discrezione chirurgica.

Il filone letterario in cui si colloca si potrebbe definire semplicemente Nothomb. La scrittrice non esercita toni saggistici da romanzo storico, non si fa voce di ideologie politiche, non è entrata in competizione con la saga di Twilight, non ha intrapreso percorsi d’indottrinamento del lettore.

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Una visita serale: i racconti di Emmanuel Bove

Emmanuel Bove è uno scrittore che dall’anno della sua scomparsa, il 1945 (era nato nel 1898) è sempre rimasto al margine della percezione, sull’orlo dell’oblio, ininterrottamente in bilico tra la penombra e un lampo di luce (comunque improvviso e sporadico, senza durata) che risvegli l’attenzione nei confronti delle sue opere; eppure è l’autore di almeno un capolavoro – I miei amici, del 1924 – e di una serie di altri testi (Una fuga, Un padre e una figlia, Il presentimento) che lo rendono unico e indispensabile per comprendere cosa è accaduto al maschile nel passaggio dall’800 al ’900.