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Verso il transumanesimo e oltre: i libri di O’Connell e Shanahan

Le nuove suggestioni tecnologiche, con la loro generazione di sentimenti misti tra timore e curiosità, stanno pian piano acquisendo un certo rilievo editoriale. Si può pensare per esempio al recente e interessantissimo saggio 6/5. La rivolta delle macchine di Alexandre Laumonier, pubblicato dalla collana Not delle edizioni Nero, concentrato ad illustrare l’automatizzazione dell’economia globale («Fino alla fine del XX secolo, i mercati finanziari erano immersi in un ambiente fatto di grida d’ogni genere. Poi, in meno di un quarto di secolo, il silenzio si è imposto: gli umani furono rimpiazzati dalle macchine» recita uno dei passaggi più belli del libro), oppure a due libri da poco pubblicati, Essere una macchina di Mark O’Connell, edito da Adelphi e La rivolta delle macchine di Murray Shanahan, per la Luiss University Press.

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Storia dell’immigrazione straniera in Italia: un estratto dal libro di Michele Colucci

Pubblichiamo, ringraziando editore e autore, un estratto dal libro Storia dell’immigrazione straniera in Italia. Dal 1945 ai giorni nostri (Carocci), presentato questa mattina al CNR di Napoli.

di Michele Colucci

Aeroporto di Fiumicino, 21 marzo 1988. Da un volo proveniente dalla Nigeria sbarca un cittadino sudafricano. Immediatamente dichiara alle forze di polizia presenti allo scalo la volontà di richiedere l’asilo politico. La domanda viene accolta con scetticismo dai funzionari. Nel 1988 esiste in ancora Italia la cosiddetta “riserva geografica”, per cui a parte pochissime eccezioni solo i cittadini dell’Europa dell’est possono accedere al diritto d’asilo.

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“Caro avvocato degli italiani e dei diritti umani…”. Una lettera aperta a Giuseppe Conte

di Marco Mantello Gli ultimi e i primi Caro avvocato degli italiani e dei diritti umani Conosco diverse persone qui a Berlino, ma ce ne sono tante anche in Danimarca, in Inghilterra e in diversi paesi europei, che hanno vissuto con il sussidio e alla fine hanno detto di no a un sistema di dare […]

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Storia di una donna libera a Srebrenica

(nella foto, Valentina Gagić Lazić)

SREBRENICA. A ventitré anni dalla fine di una delle guerre jugoslave più efferate, nella terra di confine tra Serbia e Bosnia ed Erzegovina, disegnata dal fiume Drina, la città di Srebrenica è piena di barriere invisibili.

In quello che a Potočari, frazione alle porte di Srebrenica, era il quartiere generale delle Nazioni Unite, ora un cartello recita: «Il fallimento della comunità internazionale». L’ONU aveva dichiarato Srebrenica “zona sicura” e nel biennio 1994-’95 la presidiò con un contingente di Caschi blu olandesi, rivelatosi tragicamente non all’altezza e inerte nella missione di interposizione e di protezione dei civili.

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Tutto il tempo è il tempo

Prosegue la rubrica a cura di Luca Romano in cui si parla di libri che abbiano almeno tre mesi di vita. In questo caso, un approfondimento de “I vivi e i morti” (minimum fax) di Andrea Gentile è l’occasione per raccontare il tempo in letteratura.

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Un memoir sui generis. “Il ramo spezzato” di Karen Green

Questo pezzo è uscito sul Venerdì, che ringraziamo.

«Almeno adesso è…»: così comincia la frase tramite cui, con le migliori intenzioni (ma spesso, nostro malgrado, goffamente), proviamo a dare conforto a chi affronta una perdita. Dovrebbe seguire qualcosa di consolatorio, ma può accadere che, prima e al posto della seconda parte della frase,intervenga, lucida e incoercibile, un’obiezione: «Lo voglio incazzato con i politici, a disagio che cerca di manipolarmi per ottenere favori che gli farei comunque.

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Mestieri inutili e crisi del capitalismo. Un dialogo con David Graeber

Questo dialogo tra Raffaele Alberto Ventura e David Graeber è uscito sul numero di aprile di Linus, che ringraziamo.

Tu sostieni che al cuore del nostro sistema economico ci sono i mestieri del cazzo (bullshit jobs). Ovvero quei mestieri dai nomi altisonanti che sembrano non servire a nulla, dal consulente al product manager, anelli di una catena di operazioni di cui si fatica a vedere l’utilità. Al tempo della “classe disagiata”, si tratta di una condizione in cui si riconoscono molti lavoratori del terziario, una specie di vuoto di senso che ricorda la condizione dell’Amleto di Shakespeare…

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Un romanzo di esplosioni: “Un marito” di Michele Vaccari

Dalla prima lettera di San Paolo ai Corinzi: «Meglio sposarsi che ardere». È una frase famosa, che suona bene in tutte le lingue, ma poco chiara se presa fuori contesto. Chiude un discorso sull’attitudine al contenimento, sull’esigenza di chiedersi, cioè, se si è portati o meno a mantenersi casti quando non si ha (o non si ha più) un coniuge. Sarebbe bello se foste in tanti, a riuscirci – scrive, più o meno, San Paolo –ma, in caso contrario, perché non sposarsi? La purezza non è pane per i denti di chiunque: sempre meglio sentirsi soddisfatti, alius quidem sic, alius vero sic. Se non si leggesse la prima parte del discorso, quei due verbi, sposarsi e ardere, solleverebbero più di un’interpretazione romantica (la solitudine è sempre un inferno; meglio aggirare gli amori non corrisposti; magari la vita di coppia toglierà passione, ma regala serenità) e una domanda laica, da guastafeste: chi l’ha detto che una volta sposati non si arde?

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L’obbedienza non è più una virtù: Domenico Lucano e il mestiere di sindaco

C’è una cosa che mi frulla in testa da quando ieri mattina ho sentito alla radio la notizia dell’arresto di Domenico Lucano, sindaco di Riace. Una storia che conoscevo già ma che ho sentito raccontata direttamente dal suo protagonista qualche settimana fa a Conversano, in Puglia: la storia di Michele Zanetti, politico democristiano e presidente della provincia di Trieste negli anni della chiusura del manicomio friulano.

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La necessità di Walter Benjamin

In occasione del recente anniversario della morte di Walter Benjamin (26 Settembre 1940 a Portbou in Spagna), proponiamo una recensione di Esperienza e povertà (Castelvecchi), raccolta di quattro importanti saggi del grande pensatore tedesco, a cura di Massimo Palma.

Riflettere sull’opera di Walter Benjamin, potente e luminosa nella sua vulcanica asistematicità, è un esercizio filosofico sempre più urgente.

Con lucida fedeltà al pensatore berlinese, Massimo Palma nella sua introduzione (chiamata con ironia hendrixiana Walter Benjamin Experience), dopo aver ricostruito gli ultimi giorni, tragicamente rocamboleschi, del filosofo, osserva il fenomeno attuale del Benjamin Expo, cercando però proprio nella sua opera gli antidoti al contagio di una sua superficiale riduzione a santino.