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Le distorsioni sul racconto dell’immigrazione

di Giuseppe Lorenti

A me piace camminare a piedi. A me piacciono gli spazi larghi che lasciano l’opportunità di osservare la linea dell’orizzonte. A me piace il mare. A me piacciono le contraddizioni. Quel fascino per ciò che costringe a interrogarti è stato, sempre, la mia forza e la mia debolezza. A Catania c’è un luogo che contiene in sé questi elementi: il suo porto. Un’ansa profonda che si apre sul Mediterraneo e che, dal 2018, si è trasformata nella nuova frontiera dei migranti che muovono verso l’Europa.

Questo raccontano i dati del Ministero dell’Interno che evidenziano come, da gennaio 2018, ci sia stato un profondo cambiamento nei flussi in arrivo dall’Africa.

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I lati oscuri del web (e come possiamo ancora provare a salvarci)

Data mining e profilazione. L’evoluzione del web attraverso “Il lato oscuro di Google” del collettivo Ippolita pubblicato da (Milieu) e “Dieci ragioni per cancellare subito i tuoi account social” di Jaron Lanier (Il Saggiatore).

L’età del consenso: matasse

Questo pezzo è stato pubblicato all’interno della rubrica “inpratica” su Artribune.

La vita gemma e sfavilla e spumeggia. “Lemon / She’s gonna makeyoucry / She’s gonna makeyouwhisper…”; “…and I feel / likeI’mslowlyslowlyslowlyslipping under”.

29 maggio. Palermo, piazza Politeama (ore 7,30). Mentre Terry Riley e Don Cherry suonano la loro musica celestiale nelle cuffie (Köln, February 23, 1975), grazie per essere vivo e in forma in questa mattina nella splendida città, grazie per una seconda giovinezza inaspettata, grazie persino per i lavori in corso (fastidiosissimi) al di là della barriera, proprio di fronte ai tavolini del bar

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Consigli per l’estate

di Giorgio Biferali

Visto che è arrivata l’estate, che è quel periodo in cui di solito si va in vacanza, e insieme ai vestiti, le scarpe, i costumi, gli spazzolini, i deodoranti sotto i 100 ml, non è mai facile scegliere quali libri mettere in valigia e quali, invece, lasciare a casa, ecco, mi sembrava giusto fare una lista di quelli da portare in viaggio, da non rimandare a settembre, come capita a scuola a quelli che avevano studiato meno durante l’anno. Ci sono romanzi, raccolte di racconti, libri di poesia, saggi narrativi, diari di viaggio, per non farsi mancare nulla, perché l’estate possa essere all’altezza delle altre stagioni, e anche di più. Ovviamente, neanche a dirlo, in questa lista, ci sono tutti i libri che io non porterò in vacanza con me, visto che li ho già letti tutti, anche se mi è già venuta voglia di rileggerne qualcuno. Chissà.

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Tra la Rivoluzione culturale e piazza Tienanmen. La Cina nel racconto di due donne

Pubblichiamo un pezzo uscito sul Manifesto, che ringraziamo.

di Simone Pieranni

Due donne, due cinesi che oggi sono professioniste affermate. Xiaolu Guo è una scrittrice e regista, Zhu Xiao-Mei è una delle pianiste più note al mondo, considerata una delle massime interpreti delle Variazioni Goldberg di Bach. Appartengono a due generazioni differenti, ma hanno origini comuni: sono entrambe del sud della Cina. Zhu è di Shanghai, ma giovanissima si trasferisce con la famiglia a Pechino. Xiaolu Guo è di un piccolo paesino nelle regioni meridionali cinesi. La prima è del 1949, la seconda è del 1973; le loro vite hanno dunque attraversato due fasi molto diverse del recente sviluppo cinese. La Cina – infatti – è lì: non solo sfondo tragico, ma ricettacolo di soluzioni.

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Il sangue di Arca al VIVA Festival 2018

Un racconto dell’esibizione del dj e producer Arca dalla seconda edizione del VIVA Festival, gemello pugliese del Club to Club di Torino. (Foto di Clarissa Ceci su concessione dell’organizzazione, che ringraziamo).

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Storia e Ucronia nei libri di Davide Orecchio

Prosegue la rubrica a cura di Luca Romano in cui l’autore recupera e approfondisce libri che abbiano almeno tre mesi di vita. Stavolta è il turno di “Mio padre la rivoluzione” (minimum fax) di Davide Orecchio.

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Al festival di Castiglioncello / 2: Ascesa e caduta di Ceaușescu e signora

Uno degli spettacoli di punta della sezione teatrale del Festival di Castiglioncello – curata dal direttore Fabio Masi – è stato sicuramente quello della compagnia Frosini/Timpano, nato nell’ambito del progetto premio ubu Fabulamundi. «Gli sposi» del drammaturgo francese David Lescot – sottotitolo “una tragedia rumena” – è un testo intelligente e ben calibrato incentrato sulla figura del dittatore rumeno Nicolae Ceaușescu e della moglie Elena Petrescu. Una scrittura che “usa il teatro per amplificare la marginalità e rimpicciolire l’enfasi della storia monumentale”, dice il traduttore italiano Attilio Scarpellini, ed è proprio l’effetto che si crea nel vedere queste due figure – “lui” e “lei” – nella nudità della scena, snocciolare tra momenti comici e commenti feroci le pagine principali della storia della Romania comunista.

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Sulità, la materia oscura nella poesia di Nino De Vita

Come nell’epica antica, la poesia di Nino De Vita racconta principalmente delle storie. Non si tratta però di imprese leggendarie compiute dagli eroi o dalle divinità, ma delle vicende minuscole della gente comune, episodi tratti dalla quotidianità dei poveri e dei dimenticati: un’epopea degli ultimi che descrive la normalità degli individui, la loro debolezza, il loro disagio nell’affrontare le difficoltà di tutti i giorni. De Vita si accosta a questa materia per approssimazioni successive, tramite una poesia centripeta e avvolgente,che gira intorno alle cose e le evoca senza rivelarle, le suggerisce senza mostrarle per intero.

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Al festival di Castiglioncello. Danze al castello

Se permettete parliamo di danzatrici, potremmo dire parafrasando le lezioni spettacolo di Luca Scarlini che al Festival di Castiglioncello ha intrattenuto e fatto pensare il pubblico con una serie di storie di donne “mitologiche”, pioniere della scena italiana e spesso stregate da Tersicore. Ed esordiamo così, in questo racconto del festival, perché la programmazione di danza dell’edizione numero XXI di Inequilibrio (curata dalla direttrice Angela Fumarola) ha presentato una serie di spettacoli davvero notevoli dove – almeno dal punto di vista della danza nostrana – il femminile gioca un ruolo di primo piano. Il pezzo forte della programmazione del Castello Pasquini è stato certamente «Euforia» di Habillè d’Eau, uno spettacolo affilato e preciso come pochi, in grado di costruire un paesaggio coreografico non solo esteticamente rilevante, ma dove ogni peso – ogni corpo nello spazio, ogni gesto nel tempo – apre squarci di riflessione sull’essere e sulle vibrazioni che lo attraversano.