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Nient’altro che le nostre mani vuote – il dono di questi giorni infetti e fuori sesto

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O meraviglia, che si possa far dono
di ciò che non si possiede, o dolce
miracolo delle nostre mani vuote!
Georges Bernanos

Sono tempi infetti e fuori sesto. E così, costretto a casa da questa quarantena, aggirandomi tra le mie stanze come il fantasma di me stesso, per evitare il più cieco sconforto mi trovo a pensare che in fondo a tutto questo isolamento ci deve essere qualche dono.

E se è vero che oggi «il mondo è un dente strappato», e l’ennesima diramazione dei bollettini della Protezione Civile sembra confermarlo, ugualmente, nella stessa poesia, Amelia Rosselli ci invita a «non stancarsi mai dei doni».

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Che forma dare alla paura

di Saverio Mariani È mercoledì 18 marzo, più o meno l’ora di pranzo. Mi alzo dalla scrivania in salotto dove lavoro, dopo aver salutato il mio collega con il quale stavo parlando via Skype. Fuori di qui c’è una cosa che ci spaventa, e le reazioni alle cose che ci spaventano mi hanno sempre attirato. […]

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Pensare di non riuscire a pensare

La reclusione da pandemia, in molti lo hanno sottolineato, potrebbe essere rovesciata in un momento prezioso di studio e scrittura. Chi lavora nel mondo culturale può beneficiare di una condizione per certi versi insperata, dedicandosi a lavori da concludere o iniziare.

Eppure sembra che per molti tutto questo non avvenga. Che la concentrazione sia diventata un miraggio. Che manchi la voglia. Come mai? La spiegazione più ovvia è l’allerta costante in cui stiamo vivendo, l’ansia con cui si aspetta il bollettino delle 18 della protezione civile per sapere se la situazione migliora, l’apprensione per i parenti più anziani o per chi è solo, i confronti con i colleghi del proprio settore lavorativo per cercare di capire quanto tutto questo impatterà sulle nostre economie, quali imprese chiuderanno, fino a quando riusciremo a resistere con quello che c’è oggi sul conto in banca.

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Fachinelli grottesco

di Dario Borso

L’editore Italosvevo ha pubblicato a mia cura le Grottesche dello psicanalista Elvio Fachinelli. Per problemi di spazio, è saltata l’introduzione storica, che così recita:

I. Appena laureatosi in Medicina a Pavia, Elvio Fachinelli si trasferì nel 1953 a Milano, dove lavorò per qualche anno come microbiologo in una grossa industria farmaceutica.

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Chiediamo lo sciopero generale per salvare vite umane

Nell’indifferenza generale centinaia di migliaia di lavoratori sono costretti ad andare a lavorare dai proprietari delle aziende, anche se non producono beni essenziali, e gli operatori sanitari muoiono per mancanza di presidi di sicurezza. I sindacati faticano persino a convincere i dirigenti scolastici a lasciare a casa il personale delle scuole. Circolano comunicati disperati dei […]

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Filosofare: tra quattro mura usare il pensiero per uscire

Nasce “Prendiamola Con Filosofia”, festival digitale che si terrà il prossimo 21 marzo 2020: in diretta streaming su www.PrendiamolaConFilosofia.it si parlerà di solidarietà, educazione civica, sentimentale e digitale in una staffetta che vedrà alternarsi alcuni dei nomi più importanti del panorama filosofico e culturale italiano. Da Umberto Galimberti – che terrà una lectio – a Alessandro Baricco, […]

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La performatività della malattia come atto politico

È sempre abbastanza complesso parlare filosoficamente dell’attualità, in particolare in questo caso, è sufficiente vedere interpretazioni di alcuni filosofi che hanno proposto letture sul potere e sulla gestione delle emergenze che utilizzano paradigmi ormai al di fuori del contesto storico attuale e che, tra le altre cose, si sono dimostrate inesatte con l’evolversi degli avvenimenti. […]

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Il papillon slacciato dell’ambizione: arriva la primavera ancora non ce ne siamo accorti

Fotttuti, non c’è altro da dire. Mentre il paese viene attraversato dal vuoto tondo e angosciante delle sirene delle ambulanze che corrono per le strade deserte, mentre medici e infermieri lottano riempiendo le loro giornate e mentre le nostre di giornate si svuotano ora dopo ora. E ora dopo ora le nostre settimane si impoveriscono […]

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La scoperta di Cosa Nostra

Pubblichiamo un pezzo uscito sul Venerdì, che ringraziamo.

«La mafia in Sicilia si occupa anche del mercato dei fiori». A dirlo fu il giudice Cesare Terranova, l’uomo che aveva arrestato il “corleonese zero”, Luciano Liggio, antenato di Riina e Provenzano. Terranova, dopo due mandati parlamentari, deluso dalla politica, tornò in magistratura nel giugno del 1979, in tempo per essere ucciso tre mesi dopo a Palermo.

Così potete giurare che pure la composizione floreale regalata dal prete del paese a Kay Corleone (Diane Keaton), sotto gli occhi di Michael Corleone (Al Pacino), nella scena del matrimonio del Padrino parte III, girato nel 1990 a Forza D’Agrò, in provincia di Messina, sarebbe stata meritevole di sequestro. Anche quel “mazzolin di fiori” utilizzato sul set profumava certo di racket e polvere da sparo.

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Entrare in uno spermercato tra cinquant’anni

Pubblichiamo l’introduzione di Simone di Biasio al libro Ginecocrazia di Alessandro Dall’Oglio, uscito per Ensemble.

di Simone di Biasio

Nel 396 a. C., secondo lo storico Plutarco, i Galli erano giunti alle porte di Roma. L’episodio è arcinoto: tentando un assalto notturno, destarono le oche del Campidoglio, i cui fragorosi starnazzi risvegliarono l’ex-console Manlio, permettendogli così di dare l’allarme e allontanare il pericolo degli uomini capitanati da Brenno.

Sulla cittadella del Campidoglio fu allora edificato un tempio alla Dea Giunone, ritenuta responsabile della reazione salvifica degli animali, e alla sposa di Giove fu affibbiato l’appellativo di “ammonitrice”, cioè “colei che avverte”, da cui deriva il più noto “Giunone Moneta”, dal verbo “monéo” che significa, appunto, ammonire.