alaskalaska

Nel paese della natura selvaggia. Su “Eroi della frontiera” di Dave Eggers

C’è una trappola in cui è caduto ogni novello Thoreau di questa terra, ogni sprovveduto che ha pensato che partirsene verso le terre ignote, lasciare casa, lavoro e telefono, potesse significare andarsene solamente incontro a un po’ di meritata pace. La trappola è questa: se va tutto bene e non inizia a piovere, non devi sfuggire da un incendio e il vento soffia leggero, andarsene in mezzo al nulla equivale ad alzare il volume dei tuoi pensieri al massimo e, beh, ci sono poche cose peggiori che essere lasciati in compagnia dei propri tormenti, dentro un camper arrugginito, a chilometri dalla forma di vita più vicina.

ok

Annette

Pubblichiamo un racconto inedito di Fabio Morpurgo, in uscita a fine aprile con la raccolta di storie brevi Qualcuno ha lasciato la luna accesa nel bagno soltanto per Transeuropa.

di Fabio Morpurgo

Prima di bussare alla porta, Ben Cox si perse un istante a contemplare lo zerbino. Era stato sagomato sulle forme di una rana gioiosa; non capì il motivo di un sorriso tanto ammiccante, ma poi lesse la scritta di benvenuto che reggeva tra le zampe anteriori. Vi piazzò un piede sopra per non lasciarsene distrarre, sicuro che i prossimi passi che lo avrebbero portato dentro la casa sarebbero stati gli ultimi, che l’uomo sarebbe stato là, a stringergli la mano e fargli i complimenti per il lavoro fatto. Invece, quando le sue nocche toccarono la porta d’ingresso che, con lentezza, si aprì, Ben capì che non era finita.

bolan

A teatro con Roberto Bolaño

Difficile portare in scena Bolaño! A Modena ci hanno provato dei ragazzi giovanissimi, freschi d’accademia e carichi di quell’energia sacra giovanile che è di per sé già spettacolo, guidati dal regista croato Ivica Buljan. «Universo Bolaño» ruota soprattutto attorno a «2666», opera mondo e ultima fatica dell’autore cileno scomparso a 53 anni, di cui restituisce soprattutto la ferinità allucinata.

rb

Non scrivere di letteratura

di Christian Raimo Nel Gaucho insopportabile di Roberto Bolaño c’è un romanziere, che è l’ultimo di una serie di poeti e letterati che infestano le pagine bolañesche – da Sensini, l’autore che campa grazie ai premi letterari nel primo racconto di Chiamate telefoniche a poeti realvisceralisti dei Detective selvaggi alla congerie interminabile di affiliati a […]

manuel-vazquezmontalban

La Barcellona di Manuel Vázquez Montalbán

Pubblichiamo, ringraziando l’autore e l’editore, la prefazione di Gianni Mura al libro di Giuliano Malatesta El niño del balcón, uscito per Giulio Perrone editore.

Non è un colpo basso perché è un colpo al cuore sapere com’è fatta la piazza che Barcellona ha dedicato a uno dei suoi cantori più assidui e appassionati: Manuel Vázquez Montalbán. Nell’orgia di cemento che è la plaza dura Pepe Carvalho si fermerebbe solo per pisciare, magari in compagnia di Biscuter, dopo una robusta mangiata in una trattoria del Raval. Quanto a Manolo, troppo educato per farlo. El ni- ño del balcon, diventato el hombre del balcón, guarderebbe scuotendo la testa. Essere ricordati così male è peggio che essere dimenticati.

documentathens

Un’altra idea di Europa. L’arte vola ad Atene

Questo pezzo è uscito sul Venerdì, che ringraziamo.

ATENE. Era il 2013 quando Adam Szymczyk, direttore artistico di dOCUMENTA, la più importante esposizione di arte contemporanea d’Europa, annunciò che la quattordicesima edizione, per la prima volta dalle sue origini nel 1955, sarebbe uscita dai confini di Kassel per allargarsi alla capitale greca. Learning from Athens. Il titolo di dOCUMENTA 14 suscitò sconcerto e attese. Erano i tempi in cui Atene si preparava al suo durissimo duello politico con la Germania.

tomas-milian

Quel misterioso Amleto cubano: intervista a Tomas Milian

Questo pezzo è apparso su alias – il manifesto.

“Tomas, non hai mai avuto il sospetto che Fellini pensasse a te, quando girò Toby Dammit?”
La mia domanda estemporanea lascia Milian interdetto.

seattle

La Olivetti Lettera 32 di Charles D’Ambrosio

di Michele Crescenzo

Olivetti Lettera 32. È proprio quella che Charles D’Ambrosio usa quando lavora a una nuova storia. La stessa macchina da scrivere che riparano i protagonisti del suo racconto “Drummond e figlio”. Certo, utilizza anche il computer. Comincia da lì, segna qualche frase, appunta idee. Ma quando inizia a scrivere per davvero, il computer non è lo strumento adatto. È troppo ordinato, impostato.

whitesands

Ambiguità e potenza dei luoghi: “Spiagge bianche” di Geoff Dyer

Questo pezzo è uscito su Robinson, l’inserto culturale di Repubblica, che ringraziamo.

«La potenza del luogo nasce, in parte, dall’impossibilità di identificarne la vera natura», scrive Geoff Dyer osservando le Watts Towers di Los Angeles, una serie di tralicci metallici di forma conica decorati con materiali di risulta, dai cocci di vetro ai tappi di bottiglia, «ciarpame avanzato dopo che la parte apparentemente di valore era stata già presa e utilizzata». Visitando questo esempio di architettura spontanea – alla cui costruzione il suo autore, un immigrato italiano che si chiamava Sam Rodia, lavorò dal 1921 al ’54 – Dyer si rende conto che ci sono spazi davanti ai quali il linguaggio esita, non trova le parole, o almeno non quelle che descrivono ciò che si vede,e allora procede per supposizioni e similitudini, per fantasticazioni.

123

Tra la memoria e i ricordi: “Il salto” di Sarah Manguso

di Giacomo Giossi

Quando Harris scompare, scompare per dieci ore. Quando Harris muore, lo fa uccidendosi, lo fa schiantandosi contro il treno in corsa della metropolitana. La storia finisce qui, anzi a dire il vero nemmeno ha da cominciare, quello che resta della storia, i brandelli di un discorso interrotto tra Harris e gli amici diviene il reale protagonista di un libro intenso privo di retorica e alcun ammiccamento verso il dramma o la tragedia.