linguaggio giovanile

“Prof, sei proprio un bufu!”. Breve viaggio attorno al linguaggio giovanile

di Rossano Astremo

Che bella l’etimologia del verbo insegnare! Insignare, composto dal prefisso “in” unito al verbo “signare”, con il significato di segnare, imprimere e che a sua volta riconduce al sostantivo “signum”, che significa marchio, sigillo. Il nostro lavoro di insegnante non è quindi solo un atto volto alla trasmissione del sapere, ma, stando all’origine del suo significato, un’attività più affascinante e articolata, che consiste nel segnare la mente dello studente, comunicandogli un metodo di approccio alla realtà, che va ben oltre lo studio finalizzato all’ottenimento di un voto.

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Il manifesto del libero lettore (e scrittore): quando il diletto di Piperno diventa anche il nostro

Aspettavo da tempo un testo di Alessandro Piperno che riprendesse e ampliasse gli articoli usciti negli anni sul supplemento culturale de Il Corriere della Sera (La Lettura), ‘camere con vista’ sulla vita e le opere di grandi autori dell’Ottocento e del Novecento, che ho imparato ad aspettare come un piccolo dono domenicale alla mia sete di scrittura appassionata. L’incipit de Il manifesto del libero lettore (sottotitolo: otto scrittori di cui non so fare a meno), da poco pubblicato da Mondadori

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Ciao ciao eteropatriarcato

Finalmente sta crollando un muro, una diga, affonda un continente. Quel caricaturale potere patriarcale che è stato il presupposto di qualunque relazione – politica, professionale, artistica – patapam! ogni giorno ne vien giù un pezzo. E questo è un bene per le donne e per gli uomini. Ed è un risultato che sta arrivando tramite […]

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L’immobilità del passato. Su “Etica dell’acquario” di Ilaria Gaspari

Per i pesci, l’acquario è un luogo protetto, un territorio tutelato in cui essi possono nuotare – al riparo da invasioni o minacce esterne – senza temere per la propria incolumità. È un ambiente artificiale che simula solamente la vita vera, senza esporre a rischi i suoi abitanti, e nel quale, dunque, i pesci possono evitare di mettere in atto gli stratagemmi di cui la natura li ha dotati per difendersi dai pericoli. In tal modo essi non solo perdono l’attitudine alla salvaguardia di sé, ma si abituano a un’esistenza falsata, che non gli consentirà mai più, in futuro, di tornare a vivere nel loro ambiente naturale.

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Tracce di Bene

Dopo essere stato presentato alla Festa del Cinema di Roma, questa sera debutta su Sky Arte il documentario di Giuseppe Sansonna su Carmelo Bene. Questo articolo è uscito su Robinson  – La Repubblica di Nicola Lagioia “Sono un anarchico. Sono fuori da ogni problema politico. Credo negli uomini, i cittadini mi fanno schifo. I ministeri mi fanno […]

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Che Guevara: perché ancora ha valore il senso di quella lotta

di Francesca Coin Ho scritto questo testo nel dicembre 2009, durante un lungo viaggio in America Latina. Era parte di un testo di racconti a questo affini che non ha mai (ancora?) visto la luce. In occasione del cinquantesimo anniversario dell’uccisione di Che Guevara, ho pensato di riprendere questo breve racconto, puntellato dalle parole di […]

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Annotare la vita: su “Andanza” di Sarah Manguso

Questo pezzo è apparso su Repubblica, che ringraziamo.

«Potevo attribuirmi un ricordo anche senza accedervi con il linguaggio?» Vale a dire: che cosa succede al tempo, sia esso il presente o il passato, se le parole non gli danno scheletro e forma, se la scrittura non evidenzia e trattiene ciò che è accaduto, arrivando addirittura a inverarlo?

Sono le domande che scorrono in filigrana in chi, affidandosi alla pratica quotidiana del diario, si ritrova a pensare che fin quando i cosiddetti fatti non si materializzano in frasi potrebbero anche non essere reali, addirittura potrebbero non essere accaduti davvero.

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La lotta di classe ai tempi dello sfruttamento 2.0

di Giacomo Gabbuti   Di libri come Non è lavoro, è sfruttamento, si dovrebbe dire, sicuramente, che sono utili. In poche, agevoli pagine, non appesantite da note o apparato bibliografico eccessivo, ed alleggerite regolarmente da qualche grafico mai di complessa interpretazione, Marta Fana mette insieme il lavoro minuzioso che ha compiuto negli ultimi anni. Così […]

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Viaggio nel cuore della Siria

I bordi della strada che collega Sarajevo a Mostar sono disseminati di lapidi invadenti, le quali esprimono l’urgenza di redifinire l’anima del paesaggio. Quel che si è voluto cancellare, uccidendo, resta una presenza fisica, estremamente umana, finché esiste qualcuno con la forza e la limpidità necessarie a raccontare la distruzione, il cuore in frantumi di uno Stato imploso.

«Scriverai tutto quello che ti dico?».

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In principio era Cleopatra, regina del Nilo (e della negazione)

Con un gioco di parole difficilmente traducibile in italiano (c’entra l’omofonia, toh), gli anglofoni fanno riferimento a quanto sia facile foderarsi gli occhi di prosciutto e vivere nel rifiuto di qualcosa di manifesto, ma anche quanto — basta il giusto calembour, appunto — sia altrettanto facile salvarsi.

“And either of those options is 100 percent OK”. Ovvero: vale. Tutto. Con quest’espressione (letteralmente: “e entrambe quelle opzioni sono al cento per cento valide”), la gran parte dei pop/indie/culture/lifestyle blog in lingua inglese che passano sul nostro radar — un radar egoriferito, il feed composto delle sole cose che ci gratificano, in un circolo di autoassoluzione continua, a Zuckerberg piacendo — concede la propria benedizione alle posizioni più antipodiche.