1punta

Arte contemporanea, se questo è un canone. Un tentativo di fare ordine: ma serve davvero?

di Leonardo Merlini

Secondo la Treccani il canone è un “elenco di opere o autori proposti come norma, come modello”. Un’operazione, quella della definizione di tale canone, che ha probabilmente a che fare con il desiderio filosofico di dare un ordine al mondo oppure con l’esigenza primordiale (e religiosa) di assegnare un nome alle cose. Al tempo stesso, questo bisogno di definire concorre inevitabilmente anche a restringere il campo, qualcuno potrebbe dire, senza troppo scandalo, a ridurre la libertà; serve a offrire un’interpretazione pubblica a questioni che potrebbero altrimenti essere pericolose, dirompenti per il potere o il pensiero dominante. Norma e modello, per l’appunto.

1zamboni

A raccontare il piano padano

Pubblichiamo un pezzo uscito su Linus, che ringraziamo.

di Giulia Cavaliere

Mentre attraverso la pianura padana su un treno regionale veloce che affetta piuttosto lentamente i campi di grano e le secche dei torrenti tra Milano e Reggio Emilia, ripenso a tutte le volte in cui, su questa stessa tratta, ho fatto partire i CCCP nei miei auricolari. Nel tempo, un numero non conteggiato di viaggi in questo lembo di terra che è casa e che scotta e non lascia respiro a fine luglio mentre piange di brina nei mesi invernali, mi ha costretta intimamente a farmi accompagnare da quella che per me è l’unica colonna sonora possibile passando per queste vie: di volta in volta su una cassettina con scritto “Affinità / Divergenze”, poi su un cd, infine in un’ampia manciata di mp3.

catari

La maledizione dei catari

di Davide Gatto I catari, i puri. Esala da qualche piega nascosta dell’essere il veleno sottile della perfezione, è una sostanza inodore e incolore che scivola dentro i pori della pelle e raggiunge le reti neuronali e come un’artrite le irrigidisce, non un’artrite de-formante ma per-formante, persino le sinapsi si attivano in tempi e luoghi […]

1luig

Luigi Cinque, una ricerca senza fine

Luigi Cinque è una figura straordinariamente poliedrica: musicista, regista, compositore, operatore culturale, protagonista della straordinaria fase degli anni ’70, dalla lotta politica alla ricerca musicale (da Luciano Berio al Canzoniere del Lazio, dal jazz al progressive alla musica contemporanea alla classica indiana), per poi proseguire in maniera matura e consapevole il suo percorso artistico coerentemente fino a oggi, sempre al di fuori degli schemi, sempre attraversando barriere, mescolando generi, esplorando mondi e linguaggi sempre diversi.

Nanni Balestrini, Umberto Eco, Pina Bausch, Pier Paolo Pasolini, gli Area, Paco Taibo II, Vidiadhar S. Naipaul, Edoardo Sanguineti, Valerio Magrelli, Mauro Pagani, Banco del Mutuo Soccorso, Jannis Kounellis… ecco solo alcuni dei nomi con cui Cinque si è incontrato in una carriera ritmata da straordinarie collaborazioni.

375330959-pampa-patagonia-steppa-pianura

L’idioma di Casilda Moreira, o la lingua dell’amore perduto

“Erano trascorse due settimane da quando il professor Giuseppe Montefiori, un uomo basso e mite, con una barba appuntita sempre ben curata, si era chiuso in casa, senza avere nessun sintomo di malattia.” Comincia così il nuovo romanzo di Adrian Bravi, L’idioma di Casilda Moreira (Exorma). Un attacco formidabile, capace di suscitare nel lettore grande […]

tara-evans-ofaMFCphSwA-unsplash

Distanza ravvicinata, le storie dal Wyoming di Annie Proulx

Photo by Tara Evans on Unsplash

“Le loro ombre scivolavano sotto i loro piedi come vernice versata.”

Di molti stati nord americani sappiamo immediatamente se si trovino a sud, a nord, a est o a ovest. Sono gli stati che forse abbiamo visitato o che, più probabilmente, la letteratura e il cinema ci hanno raccontato.

La California di Joan Didion, il Texas di Lansdale, il Texas allargato in  New Mexico e in Messico di Cormac McCarthy, il New Jersey di Roth, la New York di De Lillo, e potremmo proseguire con scoperte più recenti come quella , ad esempio, del Colorado di Haruf, o andando molto indietro fino al sud creato da Faulkner. In coda a questa splendida e inesaurita mappa letteraria compare il Wyoming di Annie Proulx, più a nord del Colorado, appena sotto il Montana. Un territorio selvaggio, circondato da ogni cosa e perduto in mezzo al niente.

paul-thomas-y6hu5IRl-1k-unsplash

Vivere il presente a Napoli

di Marco Giacosa

Photo by Paul Thomas on Unsplash

Il viso è sorridente, lo striscione è di quelli colorati, fatti con la stampa e non scritti a mano, il suo viso è una fotografia, lo striscione è appeso nel centro storico di Napoli, nessuno dimenticherà – scrivono – quel giovane, lo chiamano per nome, firmato i suoi amici. Lacrimuccia.

Il centro storico di Napoli è pieno di manifesti a lutto. Sono incollati come viene sul cemento, sul marmo, sui palazzi di questa parte di città che è patrimonio dell’Unesco, tanta bellezza che genera una specie di stupida ansia: ce la farò a vedere tutto, senza esserne sopraffatto? Riuscirò a sostenerla, tanta bellezza? In provincia di Cuneo i manifesti sono piccoli, adesso tutti hanno la fotografia del morto, vent’anni fa no, non si usava. A Trani vidi dei poster, saranno stati un metro per cinquanta centimetri, immensi: incollati nei loro spazi, non un millimetro di fuori. Perché tanta differenza, tra un campanile e l’altro?

1gugli

Tra il Gruppo ’63 e la RAI: intervista a Angelo Guglielmi

(fonte immagine)

Pubblichiamo un pezzo uscito sul Messaggero, che ringraziamo.

Angelo Guglielmi, scrittore e critico tra i fondatori del Gruppo ’63, direttore di Rai3 dal 1987 al 1994, continua a detestare l’autobiografia, seppure ne abbia appena scritta e pubblicata una con la casa editrice La nave di Teseo.

Varcata la soglia dei novant’anni, nel libro Sfido a riconoscermi – Racconti sparsi e tre saggi su Gadda (La nave di Teseo, 174 pagine, 19 euro) Guglielmi intreccia frammenti biografici, i mestieri vissuti e alcune riflessioni sulla letteratura italiana da metà del secolo scorso a oggi.

joshua-earle-g1TWbj5XYb4-unsplash

La profondità delle superfici di Francesco Longo

Photo by Joshua Earle on Unsplash

Chi di noi, leggendo Il giardino dei Finzi-Contini, non si è un po’ innamorato di Micol? Chi non si è perso a immaginare di trascorrere insieme a lei un pomeriggio, attraversare con lei il giardino,gustando il suo modo di fare e la sua ironia? Chi non ha sognato di entrare nel suo mondo privilegiato, pur destinato a una così tragica caduta?

Francesco Longo, nel suo primo romanzo Molto mossi gli altri mari, non soltanto mostra la propria predilezione per Micol, ma si appropria di questo personaggio, le regala una nuova esistenza, una capigliatura riccia e regale, degli occhi azzurri con al loro interno dei riflessi lunari, e la pone al centro dell’immaginazione di Michele, il giovane narratore protagonista del romanzo.

1dop

Il doppio sogno di Arthur Schnitzler

di Virginia Fattori

Arthur Schnitzler abbozza Doppio sogno, traduzione ultima del titolo originale Traumnovelle, nel 1907 per iniziare a scriverlo compiutamente tra il 1921 e 1925, infine, Fridolin e Albertine verranno presentati al pubblico per la prima volta dalla casa editrice S. Fischer Verlag nel 1926. In questo romanzo l’autore affronta il percorso della psiche umana tra le contraddizioni sociali e i doveri morali dell’individuo della prima metà del Novecento. La storia dei due protagonisti svela  le ombre e le trasgressioni autobiografiche di Schnitzler, prima studente di medicina, poi professionista laringoiatra che già dall’età di diciassette anni annotava su un diario le sue passionali storie sessuali.