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A proposito di rock. La versione di Jeff Tweedy dei Wilco
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Pubblichiamo un pezzo uscito su Tuttolibri, che ringraziamo. Non è necessario leggere l’edizione completa di un’ipotetica Grande Enciclopedia del Rock per scoprire che gli anni Zero non sono stati l’epoca d’oro del genere. Com’è noto, le lancette vanno spostate più indietro; il che, ovviamente, non annulla la possibilità di eccezioni, anche grandiose. Ad esempio, i Wilco. Album come Yankee Hotel... (Continua a leggere)

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Nick Cave e lo spirito di “Ghosteen”

Bright Horses è la seconda canzone di «Ghosteen», l’ultimo album di Nick Cave con i Bad Seeds. Inizia con quattro differenti accordi ripetuti due volte, e immagino che a molti la mente sia volata a Into my arms, per via dei due attacchi che sembrano richiamarsi tra loro in una maniera gentile. Pochi istanti, una sensazione simile a quella che si prova rivedendo una persona non vista da troppo tempo e cambiata solo leggermente. Ti sembra di riconoscere qualcosa di familiare dietro una coltre di nebbia. Ho provato persino a farle suonare insieme, facendo partire le canzoni nello stesso momento. Soltanto i primissimi secondi; puoi lasciare che si sovrappongano. Poi ognuna va per la sua strada.

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Una biografia rimbalzata: “La vita dispari” di Paolo Colagrande

C’è un solo gioco durante il quale ci si augura che vada tutto al contrario di come dovrebbe, e che l’esito sia il frutto di un imbroglio. È un gioco il cui successo dipende più dalla possibilità che degeneri, che fallisca, che dalla sua riuscita, e dal fatto che i partecipanti non rispettino né le sue regole né il codice etico di base. Si chiama telefono senza fili, ed è quello, per intenderci, in cui ci si passa la staffetta di una frase sussurrata sperando che quello dopo la trasformi in qualcosa di osceno, o comunque di molto diverso dal concetto di partenza. Poi l’ultimo pronuncia quello che ha capito, e se corrisponde alla frase originaria (cosa rara) ci si auto-assegna un debole applauso di gruppo. Altrimenti niente, mugugni, urletti, cose così: il falsario si camuffa, qualcuno lo accusa, lui nega, e quello da cui il cerchio è partito fa finta di offendersi. Un modo arcaico, e tra i pochissimi che mi vengono in mente, per ridere con le parole.

Paolo Colagrande, con La vita dispari (Einaudi, terzo classificato al Campiello 57), ha fatto una cosa del genere: sia per quanto riguarda l’allegria scaturita dal modo in cui scrive e dalle sue scelte lessicali (più che dagli eventi che racconta), sia perché la storia del suo Buttarelli è una biografia “per sentito dire”, come ha fatto notare Giacomo Raccis su La Balena Bianca: un monologo da bar su un’intera vita rimbalzata di versione in versione, e giunta alla foce ampiamente sfigurata, e piena di parallelismi che si contraddicono tra loro.

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La Milizia della Cultura: intervista a Kadhem Khanjar

Kadhem Khanjar è un poeta iracheno fondatore con altri giovani poeti del gruppo Milizia della cultura che organizza letture poetiche in luoghi colpiti dalla guerra o da attentati terroristici. È ospite di Internazionale a Ferrara (dal 4 al 6 ottobre), il festival di giornalismo organizzato dal settimanale Internazionale e dal Comune di Ferrara, giunto alla […]

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Rompere i giochi

di Cinzia Bigliosi

Nel suo Inglourious basterds (2009), Quentin Tarantino aveva dato un saggio superlativo del proprio pensiero estetico riguardo al potere taumaturgico dell’arte (cinematografica). Con immaginazione utopica, aveva infatti rovesciato uno degli epiloghi più drammatici del passato dell’uomo. Regalando ai suoi spettatori una fantastoria, alternativa e consolatoria, il finale manipolava quelle che, nella realtà, sono stati i falliti attentati alla vita dei più alti capi nazisti, tra cui Hitler.

Nel film, infatti, invece di cavarsela, almeno per il momento, i criminali finivano prima crivellati, poi letteralmente fritti (o, come dice oggi il personaggio interpretato da Di Caprio in Once upon a time in… Hollywood, “crauti flambé”). Chiusi in una sontuosa sala cinematografica, esalavano il loro ultimo respiro, bruciati dalle fiamme purificatrici del giorno del giudizio, in una sequenza dai colori e fotografia sublimi e potenti, che ricordavano “la più grande opera d’arte possibile nell’intero cosmo,” come disse il compositore Stockhausen a proposito delle immagini degli attentati alle Torri Gemelle. Dallo schermo una risata seppelliva la platea nazista, prima che il palco esplodesse in un incendio catastrofico.

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Su Post-Pink, l’antologia di fumetto femminista

di Simone Tribuzio

Che il linguaggio del fumetto abbia cominciato a parlare al femminile? Una domanda che risulta errata sin dal principio, perché il fumetto italiano vede coinvolte a pieno, e da un bel po’, diverse autrici; che con il tempo sono riuscite ad ottenere grandi riconoscimenti accademici. Basta pensare al nome di Bianca Bagnarelli, o solamente a quello di Sara Pichelli, creatrice grafica di Miles Morales, nonché protagonista del film vincitore del Premio Oscar (miglior film d’animazione) Spider-Man: Un nuovo universo.

Quest’ultimo esempio, poi, smonta definitivamente il cliché dell’autrice che deve a tutti costi rivolgersi ad un pubblico esclusivamente composto da donne. Nel frattempo non è stata ancora eliminata la tampontax, giusto per dire che nelle aule del Parlamento italiano non viene fatta – e anche questa volta – alcuna considerazione di una problematica che vede un bisogno.

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Il mercato della voracità – Frammenti di un discorso politico tra una pizza veloce e un lentissimo gelato

Photo by Tim Mossholder on Unsplash

Sono lì, sto per finire la mia marinara doppio aglio e doppio origano, mentre il mio amico sta ancora parlando con una fetta ben arrotolata sulla punta delle dita. Si potrebbe dire del modo in cui ciascuno affronta le cose osservando il modo in cui affronta la pizza. C’è chi non ti guarda nemmeno e concentrato sul piatto procede come eseguendo un compito delicato. C’è chi la taglia in quattro e con quella precisione di croce spera di controllare il destino, chi scarta la periferia credendo di avere colto il meglio, chi si ferma ogni fetta, chi si perde a parlare e ti viene da dirgli che si fredda, chi voracemente ha già finito e tu sei ancora lì al primo spicchio.

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Sull’editoria di poesia contemporanea: – #9: Collezione di poesia Einaudi

Riprendiamo la serie di interviste curate da Francesca Sante sulla poesia contemporanea italiana. Qui tutti gli articoli precedenti.

Possiamo dire senza troppe remore che Einaudi è l’unico grande editore storico che continua a puntare, se non con spericolatezza almeno con cocciutaggine, sui libri di poesia. In «Collezione di Poesia» è evidente il lavoro di equilibri certosini con cui si inanellano nuove uscite e ripubblicazioni dirette verso un obiettivo duplice, di sostenibilità economica e arricchimento culturale. Chiaramente i suoi poeti non sono esordienti assoluti, ma capita che l’editore favorisca il loro ingresso generalmente alla terza o alla quarta pubblicazione, accanto a nomi importanti e apprezzati nel tempo. Agli autori italiani e alle riscoperte del passato vanno aggiunti i poeti stranieri.

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Salotto (un racconto di Gregorio Magini)

Questo racconto è uscito sul numero 5 della rivista “The FLR”, che ringraziamo. * * * Salotto di Gregorio Magini S’incontrano in salotto, lei che rientra mentre lui, correndo per evitare d’incrociarla, fa per uscire. Ma troppo tardi. Si ferma a fare due chiacchiere per non insospettirla. Si posa sul divano lasciandole la seggiola. Il […]

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Esquilino: il Cristo morto tra i rifiuti

Questo lungo reportage fu scritto, e poi pubblicato, nel 2016. Adesso credo sia il momento di condividerlo anche on line. di Nicola Lagioia A pochi passi da dove abito, nel quartiere Esquilino, a Roma, il giorno dopo il solstizio d’estate, alle tre del pomeriggio, tornando a casa trovo un vecchio signore gettato per terra, mezzo sepolto […]

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Andrea Camilleri, “Il casellante” e le metamorfosi

di Virginia Fattori

Era il 2008 quando Andrea Camilleri, scomparso il 17 luglio scorso, scrisse Il Casellante, una storia che verrà pubblicata da Sellerio (sua fidatissima casa editrice palermitana). Nello stesso anno il governo Prodi cade; un asteroide passa vicino alla Terra, mentre in Germania, Francia e Portogallo entra in vigore la legge che stabilisce che non si può fumare nei luoghi pubblici. Intanto, la saggezza di Camilleri sfocia in una trilogia che tratta le metamorfosi; il Casellante si inserisce al secondo posto in ordine di elaborazione e pubblicazione.

La genesi del romanzo viene raccontata dallo stesso Camilleri in un’intervista a l’Unità, che introducendo la nascita del primo romanzo della trilogia, quello dedicato a Maruzza Musumeci, la cui metamorfosi in sirena è riuscita, prosegue (anche narrativamente) con la significativa sinossi della metamorfosi non riuscita di questo secondo romanzo.