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Scrivere di cinema: Judy

di Elisa Teneggi

C’è un posto blu, sopra l’arcobaleno, dove i sogni si realizzano. Così intona nel 1939, con la sua voce di seta tremolante, Frances Ethel Gumm. Frances ha 19 anni, ma è da quando è stata scritturata alla MGM che si fa chiamare Judy, Judy Garland. Ha un viso senza tempo, tondo e dolce, e le più perfette trecce di bambola. L’usignolo di Grand Rapids, Minnesota, diventa in breve tempo la beniamina d’America, continuando a infuocare le folle anche da adulta. Un sogno diventato realtà. Che scorterà Judy nel baratro della depressione, provocandone la prematura morte, appena quarantaseienne, per overdose di barbiturici.

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Un mondo di fantasmi. Storia della nostra scomparsa» di Jing-Jing Lee

Pubblichiamo un pezzo uscito sul Manifesto, che ringraziamo.

di Simone Pieranni

Wang Di – la protagonista di Storia della nostra scomparsa, esordio letterario di Jing-Jing Lee (Fazi, pp. 399, euro 17) – partorisce il figlio nato a seguito di uno dei tanti stupri subiti ad opera dei soldati giapponesi, ad agosto. È il mese dei fantasmi, dice a Wang Di una sua amica, a sua volta fantasma, perché uccisa dagli occupanti. Singapore, Seconda guerra mondiale, occupazione giapponese. Terribili nefandezze – «a marzo arrivarono i primi soldati. Giravano delle voci, si diceva andassero di villaggio in villaggio, facendo razzia di tutto» – e il rapimento di giovani donne costrette a vivere in squallidi posti per essere a disposizione degli appetiti sessuali dell’esercito imperiale giapponese: un mondo di fantasmi, donne cui viene affibbiato un nome giapponese, famiglie che vivono quei terribili anni nascondendo ognuna un trauma segreto. Fantasmi che popolano la storia: «imparai a fare la morta, chiudendo gli occhi e restando così immobile che mi sembrava di sprofondare nel pavimento. Di notte, mi pareva di vedere mia madre che girava la testa dall’altra parte per la vergogna».

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Spinaceto con gli occhi di un terzino sinistro

di Alberta Aureli È il 1993 quando Nanni Moretti ondeggia in una calda estate romana sulla famosa Vespa Piaggio e in una scena di Caro Diario arriva fino a Spinaceto. Mentre ci arriva riflette, e pensa all’immaginario negativo che si è costruito attorno al quartiere, poi si ferma, e dice al ragazzo seduto su un […]

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La pagina del mare. Per George Steiner

di Edoardo Rialti

Per questo, ogni scriba che diventa un discepolo del regno dei cieli è simile a un padrone di casa il quale tira fuori dal suo tesoro cose nuove e cose vecchie.
Vangelo di Matteo

Celebrando Shakespeare, scrisse che “le parole che usiamo per rendergli omaggio sono sue”. Anche nel suo caso verrebbe da sostenere che è altrettanto vero. Le categorie con cui abbiamo imparato a leggere, la sensibilità con cui reagire a un testo, ce le ha riconsegnate o affinate lui. È uno di quei debiti senza confini. Anche solo tentare di esprimerlo è frustrante.Dove cominciare, dove finire. George Steiner è stato allievo, effettivo o ideale, di alcuni dei grandi leviatani del ‘900: Allen Tate, da quel magnifico conservatore sudista qual’era, lo convocò di notte per consultarlo in materia di divieti religiosi: voleva sfidare a duello un ebreo ma non voleva offendere il medesimo con una richiesta irricevibile.

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Una lettera importante per tutti quelli che a Roma sono passati al Rialto

di Graziano Graziani Carissimi/e questa mail è indirizzata a voi che, in misura più o meno intensa, avete conosciuto le attività del Rialto Santabrogio, ne avete fatto parte, avete avuto in quello spazio un luogo di aggregazione e progettazione per il vostro lavoro. Vi scrivo infatti per raccontarvi una situazione di emergenza che ha colpito […]

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BoJack finisce con un sì

Questo articolo contiene spoiler, benché non troppo espliciti, dall’ultima stagione di BoJack Horseman. Ho scoperto BoJack Horseman per caso, anni fa, esplorando il catalogo di Netflix alla ricerca di qualcosa di nuovo da vedere. Era uscita da poche settimane, e senza troppo clamore, la prima stagione, e la mia attenzione venne subito catturata dallo stile […]

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Niccolò e Livia scrivono il romanzo dell’anno

di Simone Tribuzio

Dopo aver raccontato e percorso – in tandem con Paolo Di Paolo – la Roma di Nanni Moretti; dopo aver spiegato, con le illustrazioni di Giulia Rossi, il profilo letterario di Italo Calvino; e infine compiuto una romantica e nostalgica passeggiata nella Roma degli anni ’90, Giorgio Biferali torna oggi nelle librerie con Il romanzo dell’anno (La nave di Teseo, collana Oceani).

È nella notte di capodanno che Niccolò e Livia litigano di nuovo, ma questa volta si rivela cruciale per i giovani amanti romani.

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Curare la vita scrivendo della fine

di Anna Toscano

Si può cominciare dalla fine, che è un poco come finire dall’inizio, quando tra l’inizio e la fine la storia che viene narrata è una storia senza tempo, che cambia sempre ma non smette mai. È quella storia che porta tutti prima o poi a porci delle domande, evitando accuratamente di darci delle risposte e, col passare del tempo a dimenticarci la questione, ad arginarla, congelarla, a volte di soprassalto la questione ci sveglia ma la scacciamo subito.

Alcuni scrittori, quella storia, talvolta la mettono in mezzo, girandoci in tondo, guardandola da lontano, facendola sgusciare tra le righe, alcuni la mettono su un tavolo della cucina, in una camera ammobiliata, in una macchina schiantata addosso a un albero, altri, invece, come fa Ginevra Lamberti, quella storia la guardano in faccia, le parlano, interloquiscono.

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Antonio Pizzuto, ritratto di un irregolare

Photo by Peter Lewicki on Unsplash

di Simone Bachechi

Accingersi a scrivere un articolo, una recensione o un qualsiasi tipo di nota critica su qualcosa di Antonio Pizzuto, (1893-1976), cercando magari in questo modo di riscattarlo dall’oblio letterario nel quale è stato da anni confinato, può apparire opera improba. I suoi testi magmatici, oscuri, ermetici, il suo stile del tutto inedito, impervio a ogni convezione, certamente non aiuta, e se un articolo deve riuscire in qualche modo a decodificare il segno, le invarianze e la specificità della parola, materia prima di un testo e tutte le specole del suo linguaggio, nel caso in questione un tale tentativo può essere destinato al fallimento, perché parlandone in qualche modo si rischia di far svanire l’incanto, un po’ come è accaduto a Orfeo che fa dissolvere in una nuvola d’aria l’amata Euridice, voltandosi poco prima che questa vedesse la luce uscendo dall’Ade, come gli era stato prescritto di non fare.

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Un racconto sulla “Storia della colonna infame”: seconda parte

Pubblichiamo la seconda parte della serie dedicata alla Storia della Colonna infame di Alessandro Manzoni, a cura di Virginia Fattori. Qui la prima puntata.

di Virginia Fattori

La Storia della Colonna infame di Alessandro Manzoni, di cui si è fatto il punto letterario nella prima parte, racconta uno dei più clamorosi complotti della storia moderna.