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Perché “Conversazione nella Catedral” è una bussola anche per il XXI secolo

Questo pezzo è uscito su “La Repubblica”, che ringraziamo. di Nicola Lagioia In che momento si era fottuta l’Italia? Nel 2019 compie cinquant’anni uno dei romanzi più importanti e attuali del secondo Novecento, Conversazione nella Catedral di Mario Vargas Llosa. Pubblicato per la prima volta in due volumi da Seix Barral, per imponenza, respiro, capacità […]

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Gli insegnanti sono rimasti gli ultimi

di Matteo Giancotti e Francesco Targhetta In un quadro generale in cui a tutti, ormai, è consentito dire o scrivere tutto, senza neppure che, in seguito alle dichiarazioni più irresponsabili o alle più brutali offese, sia necessario rettificare o (non sia mai) presentare delle scuse, spicca un dato: gli insegnanti che dicono o scrivono commenti […]

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Tatiana Melchiorri

di Marco Mantello Il 12 febbraio del 1984.C’è un negozio dietro largo Argentina si chiama La chiave. Era un sabato e Giordi cercava un orecchino bianco per la sua ragazza. Quel giorno stava in motorino con Biagio, un suo compagno di classe e andavano a velocità normale. Biagio era biondo, alto, sul modo di pensare  […]

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Una piccola pausa

Care lettrici e cari lettori,

in questi giorni di piena estate minima&moralia rallenta la sua abituale programmazione. Ci rileggeremo più avanti con la consueta pubblicazione di due post al giorno.

La redazione

tren

Da Roma in giù verso la Calabria, storia semiseria di un’ordinaria Odissea estiva

di Paola Micalizzi

Dieci minuti di ritardo, dice il tabellone partenze nella maledetta casellina di fianco al mio treno, intercity 1527, e un presentimento si insinua nella mia mente distratta, un déja vu, ma non riesco ancora a  dargli forma.

Mi serve un libro, sono sei ore e mezza di viaggio, non so cosa comprare di economico, opto per fare una pazzia, prima edizione copertina rigida di Sally Rooney, Persone normali, 19,50, bustina? Sì, mi voglio rovinare. L’edizione originale costava 6 euro su Amazon, mannaggia a me.

Piazza Aragona

Nell’ora del caldo

Sono a Palermo da trentotto giorni e sono trentotto giorni che a Palermo c’è il sole. Trentotto giorni. Li sto contando con delle tacche, su un foglietto appiccicato nell’ingresso di questa ennesima casa non mia, qui, nel cuore della Kalsa, nel punto più lontano dalla mia giovinezza. Ogni mattina, appena sveglio, una tacca: trentotto giorni, e oggi, le tre del pomeriggio, per la prima volta il cielo è una coperta di nuvole, bambagia. Durerà poco, ma intanto nessuno spicchio di azzurro. Il sole, debolissimo, va e viene, come se si divertisse a prendersi gioco di noi, entrando e uscendo da questo secchio scassato di afa e umidità in cui siamo precipitati, e dicendo, sussurrando: suca, forte, ancora più forte.

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Pablo D’Ors, Entusiasmo.

Pablo D’Ors, Entusiasmo, trad. di Simone Cattaneo,
Vita e Pensiero, Milano 2018, pp. 416.

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Roger Federer come esperienza non religiosa

Un tempo il tennis lo seguivo, moltissimo, poi ho smesso, qui e là a spruzzi, negli ultimi giorni ho visto la semifinale e la finale di Wimbledon e vi dico, con il distacco della lucidità: voi siete matti.

Voi che sbrodolate a ogni movimento di Roger Federer, giocatore fenomenale e bravissimo, che ho visto in due giorni contro altri due giocatori fenomenali e bravissimi: Rafa Nadal e Nole Djokovic.

Forse non ve ne accorgete ma sono dei mostri: tutti e tre. La differenza la fanno certamente i punti importanti, giocati meglio o insomma vinti, e il fisico; e sì, ha trentotto anni, allora sia lode al dio dei corpi e della longevità, gli si tributi un immenso applauso ma poi si badi al dritto e al rovescio, all’incrocio delle righe, sia che lo tiri uno che lo faccia l’altro.

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Patrizia Cavalli apre la credenza dei racconti. “Con passi giapponesi” e lo stupefacente narrare

di Anna Toscano

Patrizia Cavalli ci ha viziati di versi per oltre quarant’anni, con uscite di libri di poesie a distanza sincopata uno dall’altro, così da assecondare la voglia di alcuni di leggere cose nuove sue, abbreviare l’agognato bisogno di cert’altri di una sua silloge, irretire i distratti che già non la pensavano troppo spesso, salvare i sommersi da altri libri di poesia di dubbio valore, squinternare la critica sempre in attesa di una scivolata per urlare a gran titoli sull’autore in ribasso, stanare lettori non abbastanza attenti alla poesia e intrappolarli per sempre.

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Nel mezzo dell’America: “Gli assassini” di Elia Kazan

di Eugenio Giannetta

C’è un’America rivoluzionaria, sovversiva, eccitata, e un’America nostalgica, sentimentale, incompresa. Non si tratta di una vecchia o di una nuova America, poiché il nuovo presuppone consapevolezza. È solo un’altra America, diversa, e in cerca di ispirazione. In mezzo c’è uno scarto generazionale e una presa di coscienza. La visione, di fatto, di una società impegnata a incollare frammenti e concetti in contrapposizione tra loro. Libertà e prigionia, ad esempio, presi in mezzo da una tenaglia con un preciso dovere morale, che implicitamente impone anche una presa di posizione, soprattutto politica.

Nel 1972, anno in cui esce Gli assassini, terzo romanzo del regista premio Pulitzer Elia Kazan, pubblicato in Italia nel 1973 per il Club degli Editori e ora portato in libreria da Centauria (pagine 382, euro 18), nella traduzione originale di Ettore Capriolo, questo stato delle cose era una conditio sine qua non, ma poi molto è andato perdendosi, fino ai giorni nostri, in cui si comincia a sentire di nuovo l’esigenza di rompere con il passato e destarsi dal torpore, ricominciare quindi a interessarsi alla politica, alla sua attualità e alle sue emergenze.