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Fu Stella, l’urgenza della memoria

Giovedì 14 Marzo alle ore 18 si terrà al Palazzo delle Esposizioni a Roma la presentazione di Fu stella (Lapis Edizioni), ultimo libro di Matteo Corradini, illustrato da Vittoria Facchini.

Il libro è una lunga, commovente filastrocca sulla Shoah, nella quale si avvicendano dieci storie tragiche viste dal punto di vista della tristemente famosa stella gialla cucita sulle divise della discriminazione razziale. Premio Andersen 2018 come protagonista della Cultura per l’infanzia, Corradini ha pubblicato diversi libri sul tema, che lo hanno imposto come una delle voci più importanti della cosiddetta Didattica della Memoria.

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Appunti su “Serotonina”

Questo pezzo è uscito sulla rivista «Gli Asini», che vi suggeriamo di leggere. di Nicola Lagioia Di Serotonina, settimo romanzo di Michel Houellebecq, si è molto parlato prima ancora che venisse pubblicato. Contagiati dall’ansia anticipatoria che governa la stampa quotidiana, molti critici hanno posto con faciloneria l’accento sulle facoltà divinatorie dello scrittore francese: così come […]

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Dispacci dalla frontiera. Il confine nel libro di Francisco Cantù

di Tiziano Rugi

(fonte immagine)

Un confine innaturale disegnato a tavolino nel 1800 e più volte modificato si estende per oltre 2000 chilometri, passando per la California, l’Arizona, il New Mexico e il Texas e separa gli Stati Uniti dal Messico. Ogni anno più di 500 mila persone tentano di attraversarlo illegalmente.

La maggior parte dei migranti viene fermata dalla polizia di confine americana: sono arrestati, trasferiti in centri di detenzione e poi rimpatriati. Una lotta quotidiana tra gli agenti che presidiano i confini e i trafficanti di esseri umani che cercano di aggirare i controlli in cui a rimetterci sono sempre i migranti.

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Sull’editoria di poesia contemporanea – #2: Alessandro Burbank

Photo by Kelly Sikkema on Unsplash

Pubblichiamo la seconda puntata dell’inchiesta sulla poesia contemporanea in Italia curata da Francesca Sante. Qui la prima parte.

Innanzitutto, da quanto tempo sei attivo all’interno del campo della poesia orale?

La prima volta che sono salito sul palco avevo sedici anni. Però è dall’università che la prendo non dico seriamente, ma abbastanza.

Quindi hai cominciato direttamente come poeta performativo.

Ho vinto un premio di poesia erotica a una festa tradizionale del Carnevale veneziano e ciò ha segnato un po’ tutto quello che sarebbe stata la mia poesia successiva. Prima scrivevo già.

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L’aeroporto è il nostro luogo naturale

Photo by Dennis Gecaj on Unsplash

di Domitilla di Thiene*

L’aeroporto è il nostro luogo naturale, il nostro utero accogliente, la luce artificiale, i pavimenti lucidi e le vetrine luminose, ci forzano alla veglia, al luccichio del viaggio, alla promessa della partenza, ti vedo da lontano, hai una camicia nuova, la barba lunga, ti ridono gli occhi, li abbassi per pudore. Siamo a Istanbul, uno degli scali in cui ci incontriamo più spesso. Lo conosciamo a menadito, il negozio di cachemire d’angolo, l’assurda hall con il cibo.

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Fantasmi e cartoon. Intervista a Emanuele Trevi

Si sta parlando molto, e a ragione, dell’ultimo libro di Emanuele Trevi, Sogni e favole. Tempo fa su minima&moralia abbiamo ripreso l’intervento di Gianluigi Simonetti apparso sul Sole 24 Ore, ma sarebbero da segnalare anche gli approfondimenti di Demetrio Paolin su Esquire e Paolo Gervasi su Doppiozero. Prima di passare alle mie domande a Emanuele Trevi, mi limito […]

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Silenzio – (Mark Hollis, 1955-2019)

di Stefano Solventi

C’era qualcosa di famelico negli articoli che descrivevano Mark Hollis come “il nuovo John Lennon”. Si trattava però di una fame comprensibile: non erano passati che quattro anni dall’omicidio dell’ex-Beatle, la videomusica stava decretando forme di divismo pop-rock strutturate su un sensazionalismo iconografico croccante e patinato, che soprattutto le star navigate dei Sessanta e Settanta (Bowie, McCartney, Phil Collins, Tina Turner, Michael Jackson…) dimostravano di saper padroneggiare benissimo.

All’apice di un successo – quello del loro secondo album It’s My Life – che rese di colpo i Talk Talk una delle band di punta della scena inglese, Hollis si distingueva per l’angolazione arguta delle interviste, per il naturale antidivismo, per l’aspetto da intellettuale disincantato, sfuggente e anche un bel po’ dissacrante.

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La casa del dolore altrui, il Messico di Julián Herbert

“[Questo è un western]”, è questa la frase che Julián Herbert pone in esergo al primo capitolo del molto bello La casa del dolore altrui (Gran Via, 2018, trad. di Francesco Fava), la scelta la spiega l’autore alla penultima pagina, ciò che è certo che quel pensiero a un certo punto – stando perfettamente allineati, tenendo la ricostruzione storica a sinistra (oppure a destra) e la prosa poetica, acuta, ricca di suoni e slanci di Herbert a destra (oppure a sinistra, si capisce) – lo facciamo anche noi, o quantomeno potremmo avvicinarci.

Julián Herbert è nato ad Acapulco, è poeta, scrittore, musicista. È considerato uno degli autori più interessanti della sua generazione, è nato nel 1971.  Gran Via ha già pubblicato, nel 2014 Ballata per mia madre, romanzo intenso e importante, molto premiato. Herbert è noto per la raccolta di racconti Cocaina, uno solo di questi tradotto in italiano. Il suo lavoro più recente è la raccolta di racconti Tráiganme la cabeza de Quentin Tarantino del 2017, che attendo con grande curiosità.

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“Di chi è questo cuore”, nel nuovo libro di Mauro Covacich

«La sonda spara ultrasuoni nel petto. Al primo contatto con la pelle la sua testa scivolosa mette i brividi, poi prevalgono le immagini. Sullo schermo una sagoma medusoide pulsa nell’oscurità. Si dilata e si contrae in mezzo a quel nero dove all’improvviso potrebbero comparire palombari. Oppure astronauti. Ma non c’è nessuno nel petto, ci sono solo le cose contenute in ogni essere umano».

Questo è l’incipit del nuovo romanzo di Mauro Covacich, Di chi è questo cuore (edito da La nave di Teseo), dove il protagonista, la cui esistenza ricalca da vicino quella dello stesso autore, viene fermato da un medico dello sport dall’attività agonistica a causa di un malfunzionamento cardiaco, fatto che lo costringe a rallentare la sua attività fisica e a limitarsi a corricchiare per le strade di Roma.

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In punta di penna: Denis Johnson

Pubblichiamo, ringraziando l’editore, un estratto dal libro In punta di penna – Riflessioni sull’arte della narrativa. Volume secondo, appena uscito per minimum fax. (fonte immagine)

Agente segreto

di Denis Johnson

Mi ricordo una volta, a Chicago. Nei dintorni di Jefferson Street, qualche strada più giù del Loop. Adesso non ricordo neanche quante, ventuno, ventidue, o ventitré anni dopo. Alle quattro del mattino diventava un quartiere di sbandati e ubriaconi. Gente senz’anima o spirito che dormiva appoggiata ai muri o nei canali di scolo, come li avevano avvisati che sarebbe successo se avessero continuato a bere… e loro avevano continuato.

Quel mattino buio ero andato lì per unirmi alle squadre di operai alla giornata che i tizi del collocamento radunavano nei giorni feriali, ma avevo come la sensazione che sarei finito a vivere lì anch’io, un giorno, e osservavo triste e irrequieto il mio futuro intorno a me, tizi dai volti spenti che annuivano come pupazzi, tormentavano le sdruciture dei vestiti a brandelli e si fregavano le labbra con la lingua.