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Matteo Marchesini e i saggi con personaggi
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(fonte immagine) Non è per niente facile allontanarsi dal nuovo libro di Matteo Marchesini e provare a formulare dei giudizi sull’opera narrativa di una delle figure più presenti e incisive del panorama intellettuale italiano, grazie alle sue collaborazioni con  “Il Foglio”, “Radio Radicale”, la “Domenica del Sole 24 Ore” e “doppiozero”: poeta, narratore, saggista, critico letterario e culturale che... (Continua a leggere)

lion

Scrivere di cinema: Lion

minima&moralia è tra i partner del concorso Scrivere di cinema – Premio Alberto Farassino per giovani aspiranti critici cinematografici: ospitiamo la rubrica di cinema a cura dei vincitori dell’edizione 2016 e vi segnaliamo il bando dell’edizione 2017 (fonte immagine). 

di Mariangela Carbone

 Con il suo esordio cinematografico Lion, il regista australiano Garth Davis decide di puntare in alto, cimentandosi nel racconto di una vicenda travagliata, ai limiti del (moderno) poema epico, tratta dall’autobiografia di Saroo Brierley, per ricordarci quanto le radici e la memoria siano importanti per formare la propria identità, perché – citando il nostro Pavese – nella terra in cui nasci c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti.

Nel 1986 Saroo (Sunny Pawar) ha cinque anni e vive in un villaggio ai margini della società indiana con la madre, la sorellina ed il fratello Guddu, che adora e segue come un’ombra. Addormentatosi per sbaglio su un treno, viene catapultato a 1600 km da casa ed inghiottito dalla folla di Calcutta, dove nessuno parla la sua lingua.

Il corpo che vuoi Alexandra Kleeman

Il corpo che vuoi di Alexandra Kleeman: un estratto

Festeggiamo l’arrivo in libreria di Black Coffee, un nuovo editore indipendente, con un estratto dal primo libro pubblicato, in uscita in questi giorni: Il corpo che vuoi, romanzo d’esordio di Alexandra Kleeman. Vi segnaliamo i primi appuntamenti per conoscere questo nuovo marchio: il 23 marzo Black Coffee Night Show alla libreria Gogol & Company di Milano, dal 24 al 26 marzo a Book Pride a Milano e dal 18 al 22 maggio al Salone Internazionale del Libro di Torino.

di Alexandra Kleeman

traduzione di Sara Reggiani

È vero che dentro siamo più o meno tutti uguali? Non psicologicamente, intendo. Parlo degli organi vitali, lo stomaco, il cuore, i polmoni, il fegato, della loro posizione e del loro funzionamento, del fatto che un chirurgo mentre effettua un’incisione non pensa al mio corpo in particolare, ma a un corpo generico, riprodotto in sezione su una pagina qualunque di un testo scolastico. Il cuore potrebbe essere tolto dal mio corpo e messo nel tuo, e quella parte di me che avevo incubato fino ad allora continuerebbe a vivere, pompando sangue estraneo in canali estranei. Posto nel contenitore giusto potrebbe non avvertire mai la differenza.

è giusto obbedire alla notte matteo nucci

“È giusto obbedire alla notte” di Matteo Nucci: un estratto

Esce oggi È giusto obbedire alla notte, il nuovo romanzo di Matteo Nucci. Ne pubblichiamo un estratto ringraziando l’editore Ponte alle Grazie e vi segnaliamo due appuntamenti con l’autore: oggi, giovedì 2 marzo, alle 19 all’ESC di Roma con Gabriele Pedullà e Emanuele Trevi, letture di Valentina Carnelutti; il 18 marzo alle 18 all’interno di Libri Come all’Auditoium Parco della Musica di Roma con Stefano Gallerani e Antonella Lattanzi.
(La foto è di Lorenzo Pesce, che ringraziamo)

29 novembre 2015

«Meglio cagna che apertura. Meglio cagna che apertura. Meglio cagna che apertura». Il vecchio lo ripeteva sottovoce, come un ritornello. Teneva il remo sotto il braccio. Il lieve angusto ronzio della fabbrica ormai lontana era un rumore di sottofondo dimenticato. Rimase immobile a guardare di fronte a sé in silenzio. Poi, le mani chiuse tra le ginocchia si liberarono come ali mentre si alzava in piedi, afferrava il pezzo di legno e sputava.

goro

La nuova cittadinanza

Questo pezzo è uscito sull’ultimo numero de Lo Straniero.

Sull’ultimo numero di “Tempo presente”, la rivista diretta di Ignazio Silone e Nicola Chiaromonte tra il 1956 e la fine del 1968, Silone scrisse un editoriale di commiato, sotto forma di racconto, intitolato Temi per un decennio.

Il decennio a cui Silone si riferiva era quello futuro, non quello passato, che pure era stato cruciale, in Italia e nel mondo. Nel decennio successivo, quello in cui “Tempo presente” non ci sarebbe più stato, uno dei temi centrali su cui riflettere per Silone sarebbe stato l’acuirsi delle contraddizioni interne al mondo comunista.

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Bestie di scena. Una conversazione con Emma Dante

Questo pezzo è uscito sul Venerdì, che ringraziamo. All’inizio si chiamava Animali da palcoscenico, ma non andava bene perché l’animale da palcoscenico è l’istrione che il palco non si limita a calpestarlo ma se ne impossessa fino a farne il suo dominio. Allora poco a poco è affiorata l’espressione che si utilizza in Francia, «bêtes […]

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Di orrore e dintorni. Intervista a Thomas Ligotti

di Orazio Labbate

Dal concetto di “letteratura” ai luoghi soprannaturali, e oscuri, fondativi delle sue storie, attraversando il cinema horror, fino a domandarsi quanto valga il termine morte per uno scrittore.

Un ampio dialogo con uno tra i più importanti, visionari, autore contemporanei dell’Orrifico, creatore di quell’horror filosofico a cui si è fortemente ispirato Nic Pizzolatto nella creazione del suo True Detective (1^ stagione ), la serie tv targata HBO.

Quali sono state le letture fondamentali che l’hanno iniziata?

I romanzi non mi hanno mai particolarmente interessato. Per quanto mi riguarda, la poesia e la saggistica sono le due forme più importanti di scrittura, poiché più di tutte le altre rappresentano un mezzo ineguagliabile di indagine ed espressione della propria visione del mondo. Vi sono, però, altre forme di scrittura non particolarmente poetiche o riflessive che mi attraggono in qualche modo.

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A che servono i voti a scuola?

di Christian Raimo Qualche anno fa insegnavo in una classe dove c’era un ragazzo, chiamiamolo Giuseppe, a cui era stato diagnosticato un deficit cognitivo. Svolgeva un programma personalizzato, che era determinato dalla sua diagnosi e dal DSA – disturbo specifico dell’apprendimento – che gli era stato assegnato. Era molto simpatico, e in classe era ben […]

spitafields

Food and the city

Questo pezzo è uscito su L’espresso, che ringraziamo. (Fonte immagine: wikimedia commons).

Non è solo lo shopping a farci scoprire cosa tiene in vita la città. Sui marciapiedi del centro in cerca di gadget e souvenir, ci viene un vuoto allo stomaco, una vertigine, deve essere perché siamo per strada, camminiamo, e fa troppo freddo, o troppo caldo, c’è gente dappertutto, la confusione, il rumore. Ci accorgiamo che si è inanellata una fila di bar e caffè, una catena indistinta pop e superlusso di pret-à-manger, pizze e kebab, ristoranti ingentiliti da piantine di rosmarino provenzale, pasticcerie viennesi con nuove poltroncine déco e fette giganti di torte già tagliate, Philippe Starcklounge-bar sempre più neri sempre più dorati.

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Rileggere Grazia Deledda

In occasione dei novant’anni dall’assegnazione del Nobel e degli ottant’anni dalla morte della scrittrice, nel 2016 e in questo primo scampolo del 2017, gli editori si sono rincorsi in ristampe o monografie sull’autrice sarda Grazia Deledda. L’anniversario, di per sé nient’altro che una ricorrenza, ha avuto però, come spesso accade in letteratura, l’importante merito di riportare l’attenzione su una scrittrice oggi purtroppo un po’ dimenticata.

Al di là della brevità della permanenza in libreria, si tratta di un’occasione importante per ripensare a Deledda, unica donna italiana a vincere in Nobel, e alla pesante eredità che ha lasciato. Se infatti si pensa all’ambiente più intimo della scrittrice, la natia Sardegna, gli studi sulla letteratura d’immigrazione e su quella postcoloniale hanno un ruolo fondamentale nella diffusione di quel tipo di scrittura (un nome su tutti, quello della purtroppo mai finemente analizzata Savina Dolores Massa: da recuperare almeno Mia figlia follia e Dolce madre), ma l’impressione è che la Sardegna rappresenti un rimosso letterario italiano per il grande pubblico. Riguardo invece l’eredità di Deledda, proprio lo scorso anno è uscito Quasi Grazia, pièce teatrale scritta da Marcello Fois, di Nuoro anche lui come la scrittrice e forse il più deleddiano tra gli scrittori sardi di oggi.

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Manchester By The Sea. Kenneth Lonergan e il punto di non ritorno

Il cinema di Kenneth Lonergan racconta quel momento dell’esperienza in cui si diventa consapevoli che non potremo più tornare a essere le persone che eravamo. È il momento in cui perdiamo qualcosa, la cosa più importante, e in maniera inaspettata quel fatto lascia una frattura irreparabile. Il punto di non ritorno per Kenneth Lonergan coincide con un evento traumatico.

Era un incidente all’inizio di You Can Count On Me, il suo primo film. Un incidente ha reso orfani due bambini. Sammy e Terry (Laura Linney e Mark Ruffalo), due fratelli ormai adulti, si trovano a fare i conti con le mancanze generate da quel fatto: l’assenza di una guida e di un baricentro familiare, emotivo.

Era un incidente all’inizio di Margaret, il secondo film, ambientato a New York, che racconta la complicata adolescenza di Lisa (Anna Paquin). Nel tentativo di aggiustare una famiglia segnata dal divorzio dei genitori e di porre rimedio ai tormenti della sua età, la protagonista trasforma l’incidente stradale – evidente metafora del trauma collettivo: l’11 settembre 2001 – di cui è l’involontaria artefice e la principale testimone, in un’interminabile battaglia personale e legale.