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Ritorno al Valle, quattro anni dopo

di Viola Giannoli

C’erano i blindati della polizia, sabato 7 aprile, davanti al Teatro Valle. Quelli che non vennero quasi quattro anni fa, l’11 agosto del 2014, nell’ultima notte del Valle Occupato, quando l’assemblea dei “comunardi”, stretta tra la minaccia dei manganelli e la promessa futura di una gestione condivisa (mai realizzata) tra la Fondazione Valle Bene Comune e il Teatro di Roma, decise di riconsegnare le chiavi.

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Werderring (da Standards, 2006)

di Marco Mantello Una vecchia e il suo pezzo di ferro camminavano in mezzo alla strada le sue mani giuravano il falso ogni volta che il passo mancava Lo studente saliva le scale con un`aria un po` troppo severa le sue mani stringevano il ferro era quasi venuta la sera

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Ricordando Roberto Bolaño

Il 28 aprile 1953 nasceva a Santiago del Cile Roberto Bolaño, uno degli scrittori che amiamo di più. Lo ricordiamo con un brano tratto da Tre, pubblicato da Sur (La traduzione è di Ilide Carmignani). (Diceva Bolaño: “La mia poesia e la mia prosa sono due cugine che vanno d’accordo. La mia poesia è platonica, la mia prosa è aristotelica”). (fonte immagine)

di Roberto Bolaño

Scherza con te, ti accarezza. Una passeggiata solitaria nella piazza dei cinema. Al centro un’allegoria in bronzo. «La battaglia contro i francesi».

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Ripescaggi: “Vita di Carmelo Bene”

di Simone Bachechi

Una biografia su chi come Carmelo Bene, provandolo a esprimere con il suo linguaggio, si auto-s-profetizza come il vate dell’oblio, del non essere e dell’abbandono, può sembrare un ossimoro. Per chiunque voglia avvicinarsi al genio di Campi Salentina, in ogni caso a una personalità che rimarrà nella storia del teatro nei secoli, ma si potrebbe dire anche della letteratura, del cinema e dell’arte tout court, la “Vita di Carmelo Bene” – edita da Bompiani – può essere una valida guida e non solo come può fare una comune biografia d’artista, ma come vera e propria opera letteraria compiuta, in ossequio alla sua stessa idea dell’artista “capolavoro”.

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Il mattino ha loro in bocca

L’inquieto, una rivista che unisce narrativa e illustrazioni, è da poco online con  il suo decimo numero, Sabba, catechesi per adulti. Anticipiamo un racconto qui. L’illustrazione è di Serena Schinaia.

Mi dicevo: presto o tardi devono apparire
Ernesto Sabato

Ogni giorno, svegliandosi, vestendosi, uscendo da casa, si aspettava di trovare un segno. Ma anche quella mattina il portone era pulito. Non riportava un coltello conficcato nel legno, né una croce dipinta con la vernice rossa, né un biglietto attaccato con lo scotch su cui una grafia elementare confermava il fatto che loro sapessero dove abitava.

C’era qualcosa, in quella pulizia, che gli gelava la fronte e le mani – e alla fermata, e poi sull’autobus, mentre prendeva posto e la città s’impigliava sui finestrini, si chiedeva come mai non si fossero ancora fatti vivi.

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Servono costruttori di ponti, come diceva Alexander Langer, tra gli ebrei italiani

di Valerio Renzi

Passate le polemiche sul 25 aprile, le annunciate contestazioni alla Brigata Ebraica di Milano, e la cerimonia separata della Comunità ebraica romana nella capitale, per il secondo anno di fila lontana dall’Anpi che ha accusato di “non rappresentare i partigiani” e di consentire la presenza di bandiere palestinesi, vale la pena fare una riflessione sul rapporto tra le forze progressiste della società italiana e l’ebraismo italiano. Senza paracadute, senza dare più nulla per scontato.

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Emulatori, skybox e memorie corrotte

I ricordi dei videogiochi consumati durante l’infanzia hanno vividi effetti sulla nostra immaginazione. Un articolo di Giorgio Chiappa apparso su Ludica, nuova rivista online che racconta la gaming culture e i suoi protagonisti.

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Buon venticinque aprile

Festeggiamo il venticinque aprile, la festa della liberazione dell’Italia dal nazifascismo, con uno scritto di Mario Rigoni Stern indirizzato all’Anpi per il Congresso regionale veneto del 2007. di Mario Rigoni Stern Cari Compagni, sì, Compagni, perché è un nome bello e antico che non dobbiamo lasciare in disuso; deriva dal latino “cum panis” che accomuna […]

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Una nuova collana di graphic novel. Intervista a Tito Faraci

di Federico Vergari

Riesco a parlare al telefono con Tito Faraci un mercoledì sera, dopo cena e con la programmazione televisiva del prime time già abbondantemente avviata. Ci siamo inseguiti parecchio per fare questa chiacchierata, come due buoni amici che vogliono vedersi, ma che non riescono a incastrare le proprie vite se non in orari post meridiani. Ci sarebbe stata bene una birra o un amaro, in effetti, ragionandoci col senno di poi.

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Le relazioni tra gli uomini. Esquirol e Byung Chul-Han

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«Il vuoto o il nulla del buddhismo zen non è dunque una semplice negazione dei fenomeni, o una forma di nichilismo o di scetticismo. Rappresenta piuttosto un’estrema affermazione dell’essere. Soltanto la delimitazione propria della sostanza, che crea tensioni oppositive, è negata. L’apertura, la gentilezza del vuoto significa anche che l’ente di volta in volta presente non solo è “nel” mondo, ma che nel suo fondo è il mondo, che nel suo strato profondo respira le altre cose o procura loro lo spazio di soggiorno. Così in una cosa abita il mondo intero». Questo scrive Byung Chul-Han in un passaggio particolarmente illuminante del suo nuovo libro tradotto in italiano da Vittorio Tamaro ed edito sempre da Nottetempo Filosofia del buddhismo zen: sembra che il fine del filosofo coreano in questa sua nuova riflessione, sia quello di mostrare, attraverso un confronto con la tradizione filosofica occidentale, le peculiarità e lo spessore del buddismo zen come chiave di lettura per la nostra contemporaneità.