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Quando Tolstoj si chiedeva che fare

Nel Vangelo secondo Luca, alla interrogazione delle folle che gli chiedevano «che cosa dobbiamo fare?», Gesù rispondeva: «Chi ha due tuniche ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare faccia altrettanto». È questa la citazione in esergo che apre Che fare, dunque?, libro di Lev Tolstoj scritto tra il 1882 e l 1886,  e ora edito in Italia da Fazi con la nuova traduzione di Flavia Sigona.

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Wolfgang Tillmans, i ricordi di un mondo a venire

di Leonardo Merlini

“Il 1980 è tanto lontano da noi quanto lo era, nel 1980, la fine della Seconda guerra mondiale”. Dice più o meno così una scritta parte dell’opera Time Mirrored 3, esposta nell’ultima sala, la numero 14, della mostra di Wolfgang Tillmans alla Tate Modern. Lo dice con falsa noncuranza, con una sorta di grazia infantile, con quella abilità costruttiva del contesto che mi fa pensare a uno scrittore come Ben Lerner e al suo modo sublime di ingannarci (chissà se amorevolmente) sul senso del tempo e della narrazione in un romanzo come Nel mondo a venire, un libro nel quale molto ruota intorno a un’idea del genere: se conservi un chiaro ricordo di qualcosa vuol dire che non è mai successo.

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“Una storia nera”: un estratto

È in libreria Una storia nera, il nuovo romanzo di Antonella Lattanzi (Mondadori): ne pubblichiamo un estratto e vi segnaliamo due incontri con l’autrice: oggi, lunedì 3 aprile, alle 18.30 da Feltrinelli Duomo a Milano con Daria Bignardi; martedì 11 aprile alle 18.30 da Feltrinelli Galleria Colonna a Roma con Florinda Fiamma, Valerio Mastandrea e Elena Stancanelli.

Svegliàti uno a uno prima dell’alba dallo squillo del telefono, Carla – che dormiva stretta a Mara, a cercare rassicurazione –, Rosa – stretta anche lei nel letto della madre –, Nicola – che al suono del telefono balzò su come uno che gli stanno tenendo giù la testa e sta affogando –, Livia – che si svegliò di rimando, si guardò intorno, sognava di stare in mezzo al deserto, aveva così tanta sete –, Nuccia, la donna delle pulizie di Vito – in camicia da notte nel letto con suo marito Gianni, si sedette di colpo e s’infilò le pantofole mentre rispondeva –, Roberto e Marco – gli unici due colleghi che Vito aveva presentato alla famiglia –, risposero tutti tra il sonno e la paura: Non lo so.

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Tempesta solare sul posto di lavoro

Pubblichiamo un racconto inedito di Gregorio Magini.

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di Gregorio Magini

L’edificio della sede sublocale di JRS era nella zona dei servizi, il solito riattamento di condo-rudere in stile tumeur bénigne, con i dodici livelli dislocati di scaglie scure su un telaio di chaoite che imitavano rozzamente una fruttificazione fungina. Contrasto prevedibile: l’interno era ultramoderno. Fu accolta da una donna di non più di quindici anni che irradiava amichevolezza e si presentò come Bāe e la condusse su e giù per un corridoio. Sbirciò in passaggi che davano su stanze gremite in pendenza emolliente, sul modello di quegli stadi arcaici… L’illuminazione era calda, il clima tiepido, le piacque molto la prospettiva di occupare una di quelle postazioni. Bāe la introdusse in un ambiente con arredi di cellulosa.

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“In Inghilterra non ti perdonano il successo”: intervista a Ian McEwan

Proseguiamo la nostra giornata dedicata a Ian McEwan con questa intervista allo scrittore inglese uscita sul Venerdì, che ringraziamo (fonte immagine).

STRAUD (Inghilterra). Da cinque anni Ian McEwan si è trasferito nella campagna del Gloucestershire e per arrivare a casa sua tocca fare un’ora di treno da Londra, dove ha abbandonato senza nostalgie il villino di Fitzrovia che nel 2005 era diventato, con poche modifiche, la casa del protagonista di Sabato. Poi, una ventina di minuti in taxi dalla stazione più vicina.

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Nel guscio. Poesia e Shakespeare nell’ultimo romanzo di Ian McEwan

Difficile che uno scrittore occidentale dica del proprio ultimo lavoro, pubblicato nel 2016 e commercialmente spendibile come un thriller, che ‹‹è un inchino alla poesia››. Quasi impossibile, poi, che la voce narrante del soliloquio di pura percezione che sostiene questo inchino sia un essere cieco e non senziente; un personaggio più rischioso, a ben vedere, della Helen Keller bambina: un feto.

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Tutte le sfumature del femminile. In scena le “due spose” di Balzac

(fonte immagine)

«Louise e Renée» – in scena al Piccolo Teatro Grassi – è la traduzione scenica di un romanzo di Honoré de Balzac e rappresenta uno strano e sorprendente ircocervo teatrale. Da un lato lo si potrebbe definire un esempio di teatro borghese di oggi. Nel senso di un’operazione colta destinata a un pubblico avvezzo alla grammatica teatrale. Dall’altro lato, però, la regia di Sonia Bergamasco apre a immagini quasi oniriche, che scaturiscono da una scenografia minimale e raffinata che attinge all’immaginario del contemporaneo – fatta di panelli scorrevoli, trasparenze che creano profondità in grado di comunicarci una distanza nello spazio e nel tempo che si annulla nel rapporto epistolare tra le due protagoniste.

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Vendere la cittadinanza

Il passaporto svizzero consente al suo possessore di viaggiare senza necessità di visto in 170 paesi, su un totale di 196, quello afgano appena in ventotto Stati. «Nonostante tutte le chiacchiere sul mondo interconnesso e senza più frontiere, essere nati con il passaporto sbagliato è ancora una grossa sfortuna. Nel mondo moderno le frontiere sono ancora ben presenti, ma possono essere spianate, pagando il giusto prezzo», scrive la giornalista Atossa Araxia Abrahamian nel reportage Cittadinanza in vendita (La Nuova Frontiera, 144 pagine, 15.50 euro, traduzione a cura di Angela Ricci), da oggi in libreria. Nel 2014, secondo i dati di Bloomberg, chi ha investito nella cittadinanza ha speso circa due miliardi di dollari in passaporti.

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Ritratto di Charles D’Ambrosio, scrittore colto e disperato

Questo articolo è apparso su Robinson – la Repubblica. Charles D’Ambrosio è in Italia, ospite della Primavera Torinese del Salone Internazionale del Libro: dal 29 marzo al 2 aprile incontra i lettori a Torino, Milano, Vigevano, Roma e Palermo. Tutte le tappe del tour.

I saggi autobiografici, spiega Charles D’Ambrosio nella prefazione a Perdersi – pubblicato in Italia da minimum fax nella traduzione, come sempre ineccepibile, di Martina Testa – sono confessioni di individui incerti, solitari, liberi; “e anche in quelli meglio riusciti c’è sempre un che di incompiuto, una nota di esitazione che li rende più accessibili”. Non sapere dove si sta andando, puntualizza più avanti citando Lutero, è la vera conoscenza.

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Le sfolgoranti narrazioni di James Salter: “La solitudine del cielo”

Ci sono romanzi che è opportuno leggere lentamente. Sono libri in cui non accadono molti fatti, e quelli che vi sono descritti hanno raramente la capacità di sostenere una lunga narrazione. Ma il loro pregio è proprio nella lentezza. I pochi avvenimenti che vengono raccontati, infatti, sono distillati come un tesoro prezioso che dona valore al tempo della lettura e qualità al racconto. La solitudine del cielo – il secondo libro in ordine cronologico di James Salter– è uno di questi romanzi.