Le carceri sono le viscere del mondo – su “Cattivi” di Maurizio Torchio

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(Immagine: Egon Schiele, Quell’arancia è stata l’unica luce, 1912)

di Luca Illetterati

La narrazione delle situazioni estreme, di quelle situazioni-limite che si pongono ai bordi dell’ordinario e che da questo punto di vista, non di rado paludoso e sfuggente, lo svelano nelle sue dinamiche perlopiù irriflesse, si espone sempre a un doppio pericolo: quello della riduzione e quello dell’enfasi.

La riduzione è il non riconoscimento della differenza, è lo scioglimento dello straordinario nell’ordinario o dell’ordinario nello straordinario; è il tentativo di smussare gli spigoli taglienti dentro una omogeneità che si articola al massimo per differenze di grado, la pretesa di descrivere dentro una grammatica unitaria forme di vita che si distinguono invece proprio in quanto reciprocamente altre e vicendevolmente intraducibili.

Amo amare. Intervista a Kim Thúy

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Ringraziando la testata, pubblichiamo la versione integrale di un’intervista che Andrea Cirolla ha fatto alla scrittrice vietnamita Kim Thúy sulle pagine del Corriere della Sera, edizione di Milano, in occasione dell’uscita in Italia del suo secondo romanzo «Nidi di rondine». In coda, una nota a margine della presentazione milanese del 24 settembre. di Andrea Cirolla […]

Il Grande Romanzo Americano di Philipp Meyer

Slug "Arena- Philipp Meyer"

Questo pezzo è uscito su Europa.

Serate passate in veranda a bere whisky col cielo che si tinge di rosso. Indiani sulle tracce di orsi e lupi. Pianure così vuote e uniformi che lasciano vedere la curvatura della terra. Ragazze iscritte al college che cercano un compagno per un ballo cruciale. Nonne che sorseggiano sherry, nonne che regalano collane di perle. Notti texane illuminate dal fuoco dei pozzi di petrolio e la pelle bellissima di una giovane messicana. L’improvviso desiderio di andare in gita a Barton Springs, sdraiarsi sull’erba a guardare la gente nuotare – le coppie che amoreggiano, i ragazzi che giocano a football. Cos’altro raccontare dell’America?

Dalla parte di Alice – Il corpo e l’immaginario cinematografico 4: Kubrick, seconda parte

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“Che cosa ci avviene quando assistiamo a un film e dimentichiamo di essere seduti nell’oscurità? Che cos’è l’immaginario cinematografico oggi? Quale attrazione esercita su di noi? (E: “noi” chi?). La rubrica di Paolo Pecere esamina alcuni film esemplari in cui il cinema sembra affrontare dal suo interno queste domande, collegati dal tema della fantasia di un altro mondo e un’altra vita. Una passeggiata “dalla parte di Alice”, che passa per film più e meno recenti, da Avatar a 2001. Odissea nello spazio, da L’enigma di Kaspar Hauser di Herzog a Inland Empire di Lynch. Qui la prima, qui la seconda e qui la terza puntata.

Riflessioni su Il contro in testa

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Pubblichiamo due recensioni su «Il contro in testa. Gente di marmo e di anarchia» di Marco Rovelli (Laterza): la prima, uscita su «Alias», è di Carlo Mazza Galanti, la seconda di Giulio Milani.

di Carlo Mazza Galanti  

Una ricognizione dei luoghi dove l’autore è nato e cresciuto: Massa, Carrara, le Alpi Apuane. Un testo poetico sulla storia politica a suo modo eccezionale di questa regione. Un libro di viaggio nella prossimità di un territorio fitto di storie: più un muoversi nella verticalità del tempo e della memoria, nelle stratificazioni culturali e tra le parvenze fantasmatiche di voci più o meno lontane (di canti, anche), che nell’espansione orizzontale dello spazio. Una bozza di autobiografia generazionale, infine. C’è molto in questo piccolo libro di Marco Rovelli: molta dedizione, molto amore, molta nostalgia, molto studio, molta rabbia (e forse anche molta frustrazione). Non ci sarebbe bisogno di altro.

Il tic della prole

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Fabio Viola mette a confronto «L’inumano» di Massimiliano Parente (Mondadori) e «Il bambino indaco» di Marco Franzoso (Einaudi).

di Fabio Viola

Massimiliano Parente è un omonimo del protagonista dei suoi romanzi. I due fanno anche lo stesso lavoro – sono entrambi scrittori – con la differenza che il primo è meno famoso del secondo. L’autofiction non è una novità, di scrittori che diventano personaggi ce ne sono a bizzeffe, ma Parente suggerisce che il suo sia un processo inverso, ovvero che sia il personaggio a determinare il Parente scrittore. Nel nuovo libro, L’inumano (Mondadori), il protagonista – appunto, Massimiliano Parente, autore degli stessi libri del Parente scrittore – su pressioni della sua editrice vuole partecipare al premio Strenna, e pur detestando l’intera baracconata si presta a svendersi presso i giurati, una serie poderosa di nobili decrepiti e allupati, ai quali cede il suo corpo e ciò che resta della sua dignità. Allo stesso tempo un omonimo del protagonista omonimo di Parente è prigioniero di qualcuno o qualcosa, e in un contesto temporale (in)determinato dal rapido succedersi di ere zoo-geologiche, viene torturato, seviziato, violentato, eccetera.

Richard Powers ci pone domande massimaliste sulla letteratura e intanto scrive un altro romanzo

di Christian Raimo “Per buona parte della storia umana, quando l’esistenza era troppo breve e tetra per significare qualcosa ci servivano delle storie per compensare. Ma ora che siamo sul punto di vivere la vita, soddisfacente e quasi indolore che la nostra intelligenza merita, è ora che l’arte ci conduca oltre un nobile stoicismo”. Che […]

L’antenato di Unabomber

di Tommaso Pincio

Jack London riteneva che, in determinati momenti, antichi e sopiti istinti possono risvegliarsi e spingere un uomo verso la solitudine delle foreste, lontano dalle città rumorose, per uccidere. Espresse questa convinzione nel suo romanzo più famoso, Il richiamo della foresta, senza troppi giri di parole, con il linguaggio diretto e tempestoso tipico di un «realista selvaggio».

Trasparenze nella città di vetro

di Paolo Interdonato Preludio Italo Calvino definirebbe Città di vetro un’opera molteplice, da guardare «come enciclopedia, come metodo di conoscenza, e soprattutto come rete di connessione tra i fatti, tra le persone, tra le cose del mondo». Carlo Emilio Gadda, con maggiore semplicità ed efficacia, userebbe la parola gnommero, «che alla romana vuol dire gomitolo». […]

Aldo Moro: essere padri, portare il fuoco

Ecco un libro su Moro, l’ennesimo, verrebbe da dire. In quanto è una vicenda, anche editoriale, che non si decide a lasciarci, come quei morti che nei film si ripresentano sulla soglia di casa – come spesso titola Dagospia: Moro per sempre. Un demone a cui può capitare d’infilare le dita dentro il guanto di […]