delacroix

Il garibaldino che ideò la statua della libertà

In queste ore, le città italiane si foderano di tricolori e nelle scuole si rispolvera l’inno nazionale alla ricerca di un’identità perduta. È in questo clima che la casa editrice Laterza pubblica un affascinante saggio che si occupa proprio delle strategie con cui le nazioni trasmettono valori in modi simbolici: organizzando parate, inventando feste, o piazzando nei parchi pubblici monumentali statue celebrative.
La storica Francesca Lidia Viano, nel libro La statua della libertà. Una storia globale (Laterza), ricostruisce la parabola dell’ideazione della colossale statua newyorkese, il suo travagliato finanziamento e la sua realizzazione, tessendo una ricchissima tela i cui fili sono la filosofia del diritto, le religione ufficiali e le sette esoteriche, la storia sociale, l’arte classica e quella di artisti anonimi, e la politica nelle sue infinite implicazioni. È molto raro leggere un saggio così completo ed erudito che sappia essere nello stesso tempo capace di narrare con sapienza letteraria (se non addirittura cinematografica) questioni storico-politiche, biografiche, geografiche ed economiche. Non è un caso, comunque, trattandosi di costruzione delle identità nazionali, che l’ideatore della statua della libertà, l’alsaziano Frédéric-Auguste Bartholdi, si affezionò ad un certo punto proprio a Garibaldi, gli fece da segretario particolare, e se ne andò in giro vestito con stivali sopra al ginocchio, pantaloni blu e camicia rossa.

Everybody loves Michael

Francesco Pacifico intervista Michale K. Williams, attore di The Wire, per la nuova rivista Studio, diretta da Federico Sarica.

Che Michael Williams parli lentamente al telefono per farsi capire da uno straniero è veramente un buon segno. Artisti americani cresciuti in luoghi ben più esposti all’esistenza dello straniero di quanto non fosse la Brooklyn degli anni Settanta e Ottanta

Lo squalo

Pubblichiamo di seguito un racconto di Mimmo de Musso Lasciate che vi dica una cosa. Mio zio Giuseppe è stato l’uomo migliore che un ragazzino abbia mai sognato di chiamare “zio”. Ho sfogliato gli album di famiglia fino a consumarmi i polpastrelli, e in tutte quelle fotografie traslucide, tra tutti quegli sguardi sconfitti dal flash […]

L’anima del presente nell’Italia anni zero

Per passare al setaccio il tempo presente occorre un crivello raffinato in grado di filtrare e rendere riconoscibili i diversi materiali che danno forma alla nostra contemporaneità. Ognuno dei sedici racconti che compongono Anatra all’arancia meccanica (Einaudi Stile Libero 2011, con un testo introduttivo di Tommaso De Lorenzis) può essere considerato uno strumento di depurazione e rivelazione, ogni testo un diverso calibro e dunque una diversa selezione della sostanza di questi primi dieci anni del nuovo millennio.

pasolini

A che punto è la notte

È un dato di fatto acquisito. Ormai, e da tempo, parliamo di Berlusconi non solo come presidente del consiglio, ma utilizziamo i termini “berlusconiano” e “berlusconismo” come aggettivo e come sostantivo per definire l’Italia di oggi, o almeno una sua parte consistente. Quanti presidenti del consiglio nella storia italiana sono diventati un aggettivo (o un “-ismo”) per definire un preciso periodo storico? A partire dall’Unità non sono stati molti. Anzi sono decisamente pochi: Crispi, Giolitti, Mussolini, Andreotti, Craxi… e poi c’è Berlusconi.

Zeman e il flipper dei lillipuziani

di Giuseppe Sansonna

Giuseppe Sansonna, autore del documentario Zemanlandia, sta seguendo il campionato di Zeman col Foggia in Lega Pro. L’intento è quello di realizzare un secondo documentario per raccontare il calcio lontano dai riflettori. Intanto, questa cronaca è stata pubblicata recentemente sul Manifesto.

Ti chiami Corona e per molti tifosi sei Re Giorgio, in omaggio a una carriera da sovrano nomade dell’area di rigore. Stagioni volate via troppo in fretta, a troneggiare sui campi di provincia, rimpinguando i magri compensi con serate da cameriere.

La fenomenologia dello spirito

di Christian Raimo

La ragazza è tornata dal mare
tutta bruciata, aveva gli occhi assonnati
e le mani cadenti, e anche nessuna
voglia di mangiare o fare la doccia.

Sei giorni prima la sua casa era grande,
e l’armadio pieno di vecchie camicie
da uomo, la tv un maxischermo
con duecento canali sintonizzati.

Antropologia berlusconiana

Questa è la trascrizione di un contributo alla tavola rotonda sull’antropologia berlusconiana che si è tenuta lo scorso ottobre al Salone dell’editoria sociale a Roma. Tutti i contributi del dibattito sono stati da poco pubblicati sull’ultimo numero della rivista Lo Straniero.

di Nicola Lagioia

Credo che un’antropologia berlusconiana esista, e tuttavia mi sembra che sia solo l’ennesimo anello di una lunga catena, un episodio (benché importante, il più prossimo a noi) della lunga, sorprendente, spesso inquietante mutazione antropologica di cui il popolo italiano è stato protagonista nell’ultimo secolo e mezzo.

La strategia delle emozioni. L’io dal reality show ai social network

di Manolo Farci

Dopo il 2000, e Grande fratello, sono esplosi i confessionali e le bacheche, il “mi piace” e il “mi sei arrivato”, gli stati aggiornati di continuo e i provini, The Club e Small World. Sul piccolo schermo come sui media che ci ostiniamo a definire “nuovi”, gli Zero sono stati anche gli anni dell’emozione. Dai reality a Facebook, tutti vogliono raccontare la loro storia. Questo pezzo è stato pubblicato su Link Mono – “Ripartire da Zero”.

L’angelo del mio angelo

di Emanuele Trevi Che lo si intenda come un particolare genere letterario, dotato di sue leggi nell’apparente improvvisazione, oppure come una pratica di vita affine alla meditazione, o addirittura come un sintomo nevrotico e una superstizione, un diario è sempre un gesto di sfida, una ribellione all’Insensato. Prima ancora che sugli eventuali lettori, agisce su […]