We are lived by powers we pretend to understand

Il 31 dicembre del 1961 usciva nelle librerie americane il romanzo culto di Richard Yates «Revolutionary Road»: una bomba a orologeria nel cuore del sogno americano. Di seguito una riflessione di Stefano Jorio su questa storia tragica e, ancora attualissima a cinquant’anni di distanza, universale.

di Stefano Jorio

Mezzo secolo fa, in pieno sogno americano, Richard Yates scrisse con Revolutionary Road il romanzo di una tragedia alla base della quale erano la normale, micidiale mediocrità di un uomo incapace di essere sincero unita alla feroce promessa di una felicità cui a nessuno è consentito sottrarsi.

Shall we doc?

Sul blog Le parole e le cose abbiamo pescato questo interessante articolo di Daniela Brogi dove vengono elencate cinque semplici mosse per fare più spazio al cinema documentario in Italia. Ve lo riproponiamo perché ci è sembrato molto interessante e completo, e ringraziamo l’autrice e il blog per la condivisione.

di Daniela Brogi

1.

Uscire dall’abbraccio dello specialismo.

Assumere che l’arte contemporanea vive, oltre che attraverso i generi più tradizionalmente frequentati (letteratura, musica, pittura, teatro, danza, architettura, cinema…)

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La festa al Circolo Della Vela e l’Immortalità

Questo pezzo non è tratto da una storia vera: è una storia vera. Da leggere possibilmente ascoltando «Junior Dad» di Lou Reed & Metallica.

Bari, Circolo Della Vela, 23 dicembre 2011: festa di Natale dell’ordine dei farmacisti.

Prima di cena, Umberto Smaila allieta gli invitati con un medley natalizio. Smaila è sfatto, forse alterato.

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Fiché? photographie et identification du Seconde Empire aux années soixante

In questo articolo, uscito per «Alias», Carlo Mazza Galanti ci presenta la mostra fotografica «Fiché», visibile agli Archives Nationales di Parigi fino al 23 gennaio 2012. Di questa mostra aveva già scritto Giorgio Vasta qualche tempo fa (leggi l’articolo).

di Carlo Mazza Galanti

Lo zelo del poliziotto parigino Alphonse Bertillon inaugurò, nel 1879, un nuovo importante capitolo nella storia dell’immagine meccanica: la nascita della foto segnaletica. Ci furono dei precedenti. La famosa “carte de visite” di Eugène Disderi (sorta di foto-biglietto da visita che ebbe notevole successo commerciale a metà del XIX secolo), e in generale la variegata ritrattistica che negli stessi anni prese piede a Parigi

Richard Powers ci pone domande massimaliste sulla letteratura e intanto scrive un altro romanzo

di Christian Raimo “Per buona parte della storia umana, quando l’esistenza era troppo breve e tetra per significare qualcosa ci servivano delle storie per compensare. Ma ora che siamo sul punto di vivere la vita, soddisfacente e quasi indolore che la nostra intelligenza merita, è ora che l’arte ci conduca oltre un nobile stoicismo”. Che […]

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Hemingway a Cortina. Il fascino degli intellettuali da colbacco

Ora che Cortina è considerata più che la perla delle Dolomiti, la meta dei furbetti, Francesco Longo ha deciso di auto-denunciarsi. Ripubblichiamo il suo reportage da Cortina, pubblicato sul Riformista del gennaio 2010.

In cattiva fede

di Daniele Manusia

Il razzismo, almeno a livello concettuale, è difficile da definire. Quello che è successo a Firenze lo scorso 13 dicembre ha evidenziato la confusione che regna nella società italiana sul tema. Ad esempio, i primi giornalisti a scriverne, gente che si guadagna da vivere con le parole, hanno definito le vittime col termine spregiativo, e antiquato, di “vu’ cumprà” (se ne parla qui ). Quanto è grave un errore del genere, dovuto senz’altro anche alla fretta e compiuto, si capisce, in buona fede?

A chi interessa educare noi insegnanti?

di Christian Raimo Ci sono due rischi quando si parla di scuola. Il primo è di venir abbacinati dall’emergenza, le legittime proteste per gli edifici fatiscenti, le classi pollaio, gli stipendi miserrimi… Il secondo è che la crisi dell’educazione passi per un tema da addetti ai lavori e non per una responsabilità di tutti… Capita […]

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Serie televisive che non assomigliano a romanzi

Pubblico su minima&moralia questo pezzo sulle serie tv uscito la scorsa settimana per «Venerdì di Repubblica» di seguito al pezzo su Jonathan Franzen uscito ormai parecchi mesi fa per «Il Sole 24 Ore» poiché mi sembra che si affronti, da punti di vista speculari, il medesimo problema.

Soltanto un mondo che cerca nella fuga dalla realtà il proprio stabile rifugio può scambiare dell’ottimo intrattenimento per una forma d’arte. Così, dopo un avventuroso articolo del «New York Times» che celebrava  The Sopranos paragonando l’inventiva del suo autore a quelle di Dickens e addirittura Shakespeare, anche nella festosa cassa di risonanza di cantonate altrui che è l’Italia (ultimo Aldo Grasso, ma in buona compagnia) ha cominciato a farsi largo l’idea: le nuove serie tv americane avrebbero sostituito la letteratura nel compito che essa ha svolto negli ultimi due secoli, visto che Mad Men o Six Feet Under funzionerebbero secondo schemi narrativi simili a quelli che muovono romanzi come Illusioni perdute o Guerra e Pace.

Romanzi che assomigliano a serie televisive

di Nicola Lagioia Pubblico su minima&moralia questo pezzo su Jonathan Franzen uscito ormai parecchi mesi fa per «Il Sole 24 Ore» insieme a un pezzo sulle serie tv uscito la scorsa settimana per «Il Venerdì di Repubblica» poiché mi sembra che si affronti, da punti di vista speculari, il medesimo problema. Ho preferito postare su internet […]