“I signori Invalsi” (Prima parte)

ovvero per una nuova filosofia della valutazione (ripensare la valutazione nell’orizzonte di senso filosofico dell’educazione: critica ragionata e vissuta ai criteri delle prove INVALSI) di Adriana Presentini Premessa Il mio intervento al convegno è frutto quasi estemporaneo, o comunque non previsto, di un lavoro svolto con la mia classe seconda primaria, a partire dal capovolgimento […]

Le «Lezioni americane» di Calvino 25 anni dopo: una pietra sopra? (Seconda parte)

di Claudio Giunta 4. Gore Vidal ha scritto degli effetti non del tutto positivi che il soggiorno a Parigi negli anni Sessanta ha avuto sulla scrittura e sulle idee di Calvino. Mi sembra che a questo fumoso aggiornamento vadano imputate alcune delle pose più fastidiose che Calvino assume in questo libro. Sotto la patina scientista […]

Nelle borse, nelle strade

di Marco Mancassola Ho saputo che i disordini erano scoppiati anche a Brixton quando sulla metropolitana hanno annunciato che il treno non avrebbe fermato in quella stazione: era chiusa per “vandalismo”. Nel frattempo i disordini si erano sparsi in varie parti della città e a Tottenham, a pochi passi da dove vivo, si sentiva ancora […]

Le «Lezioni americane» di Calvino 25 anni dopo: una pietra sopra? (Prima parte)

di Claudio Giunta [Ringraziamo l’autore di questo saggio uscito su «Belfagor», nel numero di novembre 2010, per averci dato la possibilità di ripubblicarlo. ] 1. Delle virtù o qualità o attitudini di cui parla Calvino nelle Lezioni americane[1] (leggerezza, rapidità, esattezza, visibilità, molteplicità) a me piace soprattutto l’esattezza: sia per indole, direi, sia per gli studi […]

Lucia Bosè e Luis Miguel Dominguín

La prima volta in cui s’incontrarono fu a Madrid. Lui si avvicinò in punta di piedi – sembrava camminare sul nulla come sanno fare solo i ballerini e i toreri. Lei lasciò che le prendesse la mano e gli sorrise nel suo volto diafano e di una bellezza oltremondana. Chi era lì pensò che fossero già due parti solo materialmente separate di una coppia nata per vivere in un’altra dimensione. In realtà, dopo sorrisi e parole di circostanza, Lucia Bosé si allontanò pensierosa. Le pareva di aver appena conosciuto un uomo di antipatia assoluta: “Uno che recita più di tutti gli attori che ho incontrato” si confidò. “Recita la parte del torero rubacuori, padreterno e fatale”. Pochi giorni dopo già uscivano insieme. Un mese e lui le disse: “Ci sposiamo”. Due mesi e Luchino Visconti salì sull’altare per far loro da testimone.

Aveva ventiquattr’anni, Lucia Borloni, in arte Bosè, quattro meno dell’uomo che sposava. Commessa nella pasticceria Galli di Milano, era stata eletta miss Italia sedicenne e aveva recitato per registi come Antonioni, Soldati, Emmer – la sua carriera nel cinema era lanciatissima. Lui era della più influente famiglia torera di Madrid, sfidava animali fin da quando aveva undici anni, si era dichiarato il numero uno ormai da parecchie stagioni, era stato a fianco di Manolete il giorno della sua morte nell’arena, aveva toreato decine di volte di fronte a Hemingway. Per lei il torero fu il primo. Per lui l’attrice fu l’ennesima, ma stavolta apparentemente fatale. L’amore infatti travolse ogni cosa.

I kamikaze non volevano morire

Il 6 e il 9 agosto sono date tragiche per la Storia del XX secolo, visto che il 6 e il 9 agosto del 1945 furono sganciate le bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki.
Alla follia del nucleare come strumento di morte, si contrapponeva un’altra follia: quella dei kamikaze.
Per ricordare (se mai ce ne fosse bisogno) come il senso dell’umanità e l’amore per la vita non abbiano razza né colore ma all’occorrenza riguardino tutti, abbiamo ripescato questo articolo di Federico Rampini uscito anni fa per “Repubblica”.

Etica minima e barbarie

di Massimiliano Nicoli Immaginiamo di entrare in uno dei più celebri romanzi di John Maxwell Coetzee, Aspettando i barbari: siamo sui bastioni dell’ultimo avamposto dell’Impero, noi, i paladini della civiltà, e percorriamo con lo sguardo la linea dell’orizzonte, sperando di non scorgere il temuto arrivo dei barbari, dell’altro, selvaggio e primitivo, determinato ad annientarci. In […]

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Visibilità, occultamento e convivialità

Qui di seguito, per chi fosse interessato al dibattito in corso tra i TQ, una mia mail già circolata all’interno del googlegroup. L’invito è quello a non farci ingannare dal feedback mediatico e dall’apparente “trasparenza” della comunicazione interna (le centinaia, migliaia, di mail che sono circolate, che stanno ancora circolando, dalla pubblicazione dei manifesti). L’occultamento e la convivalità sono due possibili (inizi di) risposte al diktat della visibilità e alla smaterializzazione dei rapporti sociali.

TQ for (us) dummies. Per un’ecologia del confronto

di Christian Raimo In questi giorni si è visto, anche a partire dalla discussione intorno a TQ, che il tono del dibattito culturale in Italia è fortemente inquinato da anni di una pratica di discorso pubblico più disposto a creare opinioni preconfezionate, se non contrapposizioni quasi calcistiche, che a entrare nel merito delle questioni che […]

Questa comunicazione non è affatto così semplice

La storia è nota ai più. Nel 1936, durante la il periodo della Grande Depressione americana, un fotografo e un giornalista-scrittore vengono inviati in Alabama per conto del Governo e di una testata giornalistica, al fine di conoscere e testimoniare la vita dei fittavoli coltivatori di cotone nelle zone del Sud degli Stati Uniti. Ma accade che il reportage si trasformi in una grande avventura morale, e che venga più volte rifiutato dagli stessi committenti, fino a vedere le stampe nel 1941 con il titolo Sia lode ora a uomini di fama, e fino a diventare un esperimento assolutamente unico nella storia del reportage giornalistico.