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Vite che non sono la mia

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Si apriva con una dichiarazione di resa quel libro deludente che Emmanuel Carrère diede alle stampe nel 2007. Si intitolava Un roman russe e sottoponeva il lettore ad una carrellata di cliché auto-bio-voyeuristici piuttosto indigesta. Scritto bene, come sempre, ma farcito con tutti gli ingredienti di una strabordante corrente letteraria francese che negli ultimi trent’anni ha riempito gli scaffali delle librerie di escandescenze sentimentali, spumeggianti performance erotiche, interi sgabuzzini di paccottiglia intimistica, minutaglia psico(pato)logica, trascurabili avventure dell’inconscio.

Ambiente e lavoro: la lezione di Alex Langer

Per tutta la vita Alexander Langer non ha fatto altro che saltare muri, attraversare confini culturali, nazionali, etnici, religiosi. Fin da ragazzo si è impegnato a favore della convivenza inter-etnica nella sua terra, l’Alto Adige/Sudtirolo, si è speso per sgretolare i blocchi monolitici contrapposti tra italiani e tedeschi, evitare la rappresentazione del Sudtirolo per “gabbie”, e aprire a una nuova dimensione delle relazioni umane, sociali e politiche. Ma Langer è stato anche molte altre cose: giornalista, insegnate, militante di base e poi dirigente in Lotta continua, parlamentare europeo.

Quando la cronaca diventa letteratura

Il 10 giugno 1981 Alfredo Rampi precipita nel pozzo artesiano di Vermicino, partono i soccorsi ma all’alba del 13 giugno Alfredo Rampi muore. Il 25 settembre 2005 Federico Aldrovandi viene picchiato a morte, a Ferrara, da quattro agenti di polizia.

Labirinto

Un maestro del depistaggio

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«Per prima cosa l’occhio si poserebbe sulla moquette grigia di un lungo corridoio, alto e stretto. Le pareti sarebbero armadi di legno chiaro, dalle luccicanti guarnizioni di ottone. Tre stampe, raffiguranti l’una Thunderbird vincitore a Epsom, l’altra una battello a pale, il Ville-de-Montereau, la terza una locomotiva di Stephenson, guiderebbero verso un tendaggio di pelle, sorretto da grossi anelli di legno nero venato, che un gesto semplice basterebbe a far scorrere.

Nuovo cinema paraculo: “Habemus pappam prontam”

di Christian Raimo Come sarebbe bello un paese che non ha bisogno di eroi, sarebbe bello anche un paese che non ha bisogno di capolavori. E in cui il ruolo di Moretti come regista-mito di riferimento, padre estetico putativo, guru cultural-politico per tutto un mondo di sinistra fosse concluso. È lo stesso Moretti che lo […]

Salvemini e la campagna in Libia

Perché siamo andati in Libia? Esattamente cento anni fa, non in queste settimane, Gaetano Salvemini si pose questa domanda in un paese che si stava avviando verso il suo più colossale disastro coloniale sull’altra sponda del Mediterraneo. La Storia ha i suoi corsi e ricorsi, e quanto avviene oggi in Libia – anche se in gran parte determinato dallo straripare della primavera araba in tutto il Maghreb – rivela ancora alcune cicatrici di quel passato lontano.

Materiali utili per chi si volesse occupare della questione della pelle nei giorni tra Pasqua e il venticinque aprile, a partire da un’analisi del settimanale “Io donna”, allegato al Corriere della Sera

di Christian Raimo Nell’ultimo numero di “Io donna”, allegato del Corriere della sera della settimana che va dal 23 al 30 aprile – e coincide dunque più o meno con la settimana santa – possiamo desumere alcuni dati interessanti. Delle 256 pagine di cui è composto il giornale 118 sono esplicitamente pubblicitarie. Va sottolineato esplicitamente […]

I then said, in a very shaky voice, «Well, if it’s a symbol, to hell with it»

Eccola. Questa è una famosissima frase di Flannery O’Connor. In una cena, tra protestanti e cristiani riformisti vari, lei racconta di aver sbottato: “L’Eucarestia… beh se è un simbolo, se ne vada al diavolo”. È uscito da poco per Rizzoli un libro che ha avuto una lunghissima gestazione, “Il volto incompiuto”, raccoglie vari scritti inediti […]

Sorella Oates

di Tiziana Lo Porto e Daniele Marotta Questa tavola è uscita su D-Repubblica. Cliccado sull’immagine è possibile ingrandirla.

islam

Nell’Africa del Nord la partita è aperta: intervista a Olivier Roy

Questa intervista è uscita nel numero di aprile dello Straniero

Per il politologo Olivier Roy, nato nel 1949 a La Rochelle, sulla costa atlantica francese, il primo vero incontro con l’Islam e il “Medio Oriente” è avvenuto a soli diciannove anni, quando – militante di un partito della sinistra extraparlamentare e aspirante studente alla École Normale Supérieure di Parigi – decise di mettere in pratica il persiano imparato da autodidatta, con un viaggio di tre mesi in Afghanistan.