La strategia delle emozioni. L’io dal reality show ai social network

di Manolo Farci

Dopo il 2000, e Grande fratello, sono esplosi i confessionali e le bacheche, il “mi piace” e il “mi sei arrivato”, gli stati aggiornati di continuo e i provini, The Club e Small World. Sul piccolo schermo come sui media che ci ostiniamo a definire “nuovi”, gli Zero sono stati anche gli anni dell’emozione. Dai reality a Facebook, tutti vogliono raccontare la loro storia. Questo pezzo è stato pubblicato su Link Mono – “Ripartire da Zero”.

L’angelo del mio angelo

di Emanuele Trevi Che lo si intenda come un particolare genere letterario, dotato di sue leggi nell’apparente improvvisazione, oppure come una pratica di vita affine alla meditazione, o addirittura come un sintomo nevrotico e una superstizione, un diario è sempre un gesto di sfida, una ribellione all’Insensato. Prima ancora che sugli eventuali lettori, agisce su […]

Va bene. Però allora impara a esprimerti meglio

Sulla scuola pubblica che inculca valori sbagliati sono stato travisato, sull’idea che il Parlamento sia inutile e dannoso sono stato travisato, sull’Alitalia da svendere a Putin sono stato travisato, sulla discriminazione contro i bambini immigrati sono stato travisato,sulla giustificabilità dell’evasione fiscale sono stato travisato, sugli stupri che non si possono evitare perché altrimenti ci vorrebbe […]

Lo stesso coinvolti

di Francesca Serafini

Un viaggio tra remote città fantasma, dove aleggia ancora la speranza, e le nostre città, al cui posto sembra aver attecchito “l’indecenza della non rabbia, della non bestemmia, della rassegnata assuefazione”. Parole di De Andrè, attraverso le quali mettere in crisi il nostro presente.

lettera22

Scrittori giornalisti: una gara di sputi?

Gli scrittori sono animali anfibi, animali che prediligono vivere nei territori della letteratura ma che durante l’età adulta migrano spesso verso il giornalismo, dove trovano alimento con cui nutrirsi e soprattutto molta fama, che anche per la loro attività principale di poeti o romanzieri, non fa mai male. Di solito, lo scrittore italiano mantiene un atteggiamento beffardo verso l’attività giornalistica, considerandola sostanzialmente un ripiego, ma di frequente l’atteggiamento beffardo diventa disprezzo . «Tutta la stampa italiana, tranne rarissime eccezioni, è inquinata, in mano a bestie presuntuose, ignoranti e in malafede, corrotte e servili, a cui con niente si può far dire bianco il nero e nero il bianco», scriveva Luigi Pirandello in una lettera indirizzata alla sua cara Marta Abba, per consolarla. Tanto dire dell’amore tra i giornali e i loro collaboratori.
Ricostruire il complesso e labirintico rapporto tra gli scrittori e la loro attività giornalistica è il compito che si è scelto Carlo Serafini che ha curato un monumentale volume per l’editore Bulzoni che si intitola Parola di scrittore. Letteratura e giornalismo nel Novecento (Bulzoni, pp. 704, euro 50). Ognuno dei trentasette saggi che compongono questa raccolta si occupa di uno scrittore diverso, che nella vita ha dedicato le proprie energie e le proprie parole per cimentarsi in un “secondo mestiere”, quello dell’elzevirista, del reporter di viaggio, del polemista, del commentatore, del recensore o di altro ancora. Si va da Pirandello a Flaiano, da D’Annunzio a Landolfi, da Eco a Buzzati, da Soldati a Montale, da Savinio a Moravia, da Bacchelli a Parise, e poi Pasolini, la Ortese, Calvino, Sciascia, Bianciardi, Flaiano e molti altri.

bandiera israele

Intervista a Shlomo Sand

Volevo scrivere un libro che avesse solidità storica ma conclusioni politiche, perché sono uno storico, e in quante tale sono tenuto a cercare la verità, ma rimango comunque un cittadino israeliano, vittima di una politica identitaria statale del tutto catastrofica.

Così Shlomo Sand, professore di Storia contemporanea all’Università di Tel Aviv, ci presenta il suo ultimo lavoro, L’invenzione del popolo ebraico (Rizzoli, pp. 540, euro 21.50, traduzione di Elisa Carandina). Un testo che in Israele, come in molti dei paesi in cui è stato tradotto, ha alimentato discussioni spesso virulente, facendo meritare al suo autore la “ferocia accademica degli storici autorizzati’”.

Interstellar Burst – sull’ubiquità dei Radiohead

di Liborio Conca

Probabilmente i Radiohead sono morti. Da qualche parte, nell’estate del 1995, hanno lasciato il nostro mondo.

È stato dopo la pubblicazione di The Bends, il loro ultimo disco da vivi, durante il tour che raggiunge in agosto i margini dell’Impero per una notte che raccontano sia stata memorabile, a Catania, in un clamoroso concerto allo stadio Cibali, di spalla ai Rem. L’occidente vive in quegli anni un momento di serenità diffusa, Clinton a Washington e Blair in arrivo a Londra, a Roma che importa.

Il rimedio della dialettica contro il culo flaccido

di Christian Raimo Nella Metafisica Aristotele dice: inchiodali al loro linguaggio. Parla dei sofisti di basso livello, dei Megariti, di quella gente che non argomenta in modo preciso, che cerca di buttare tutto in caciara, il cui unico scopo è la delegittimazione dell’avversario. In questi ultimi tempi la battaglia delle truppe cammellate berlusconiane sta mandando […]

La geografia della memoria cinematografica – Parte II

di Roberto Manassero

Questo intervento riprende alcune riflessioni sulla memoria cinematografica e una sua possibile geografia nello spazio, già apparse su questo blog qualche settimana fa. (Vedi l’articolo)

Ripartiamo da Mad Men – da dove se no? – dal sentimento nostalgico chiamato in causa dall’ambientazione anni ’60 della serie tv e, soprattutto, dal racconto, in quel periodo e grazie a quel capitalismo d’avanguardia, della nascita di un sentimento del tempo, di un desiderio e una malinconia che la cultura pop ha trasformato in prodotto.
Nell’ultima puntata della prima stagione (The Wheel), Don Draper presenta l’idea pubblicitaria per lanciare sul mercato la macchina per diapositive Kodak, un carrello circolare che fa scorrere a scatto le fotografie e le proietta su uno schermo.

Cotto e smangiato

di Marco Belpoliti

Che cos’è una ricetta? Un racconto di come si confeziona un piatto. Vigono regole ben precise: la sequenza temporale delle azioni da compiere deve essere inesorabile, niente flash back, niente agnizioni, nessuna concessione alla divagazione; precisione e rigore. Fabula e intreccio devono coincidere rigorosamente: niente analessi e prolessi! Ne va del piatto da confezionare. Nessuno accende il fuoco sotto la casseruola vuota.