citati

Meglio non leggere

Riproponiamo qui, con alcune glosse a cura di Christian Raimo, un editoriale di qualche giorno fa uscito sul Corriere della Sera.

di Pietro Citati [che potremmo definire la firma del giornalismo culturale più prestigiosa in Italia, oggi in forze al Corriere, dopo anni di collaborazioni a Repubblica, interrotti forse per questo motivo]

Credo che i lettori italiani siano peggiorati negli ultimi trenta-quarant’anni. [Sarebbe interessante capire quale sia la convinzione che porti Citati a scrivere quest’affermazione. Per alcuni critici come Girolamo De Michele o Antonio Pascale che si sono occupati del “citatismo”, la sua cifra precisa è quella di rimpiangere un’età perduta (assolutamente preclusa al lettore) in cui le cose andavano molto meglio e quindi se le cose vanno male oggi un po’ evidentemente e anche colpa del lettore)] La generazione letteraria che pubblicava i propri libri attorno al 1960-1970 è stata la più ricca e feconda apparsa da secoli.

town

Apocalypse town

Nicola Villa ci presenta un saggio uscito qualche settimana fa per l’editore Laterza, di Alessandro Coppola, «Apocalyplse town. Cronache dalla fine della civiltà urbana». Partendo dalle “città fantasma” della regione americana del Rustbelt, da tempo avvilite da un massiccio spopolamento e ormai abbandonate all’autodistruzione dalla stessa amministrazione comunale, passando per la moderna Bufalo e per i deserti alimentari delle periferie di Detroit e Philadelphia, fino agli esperimenti di agricoltura urbana sostenuti a New York, Coppola ci racconta di territori e popolazioni in cui, per necessità, ci si inventano nuovi modelli di vita comunitaria e molto diversi dalla società contemporanea a cui siamo abituati.

psychcat

Italia amore: rivelazioni

La consueta rubrica di Christian Raimo e Marco Mancassola che esce ogni mese su «Rolling Stone». Finita l’era psichedelica che per un po’ ci ha fatto credere di poter scassinare le porte della percezione, finita quella del postmodernismo che ci ha resi cinici e disgregati, e ora che anche il neoliberismo pare essere al collasso, quali strumenti ci restano per comprendere il mondo in cui viviamo?

Marco Mancassola >> Una delle tipiche esperienze di chi prende un acido o altre sostanze psichedeliche per la prima volta, è la sensazione che la realtà complicata, frammentata, dispersiva in cui ha vissuto finora diventi di colpo leggibile. All’improvviso tutto combacia. Tutto si rivela coerente. Posso intuire ciò che tiene ogni cosa insieme: ho capito, ho capito! Il disordine del mondo era soltanto illusione. Un po’ come la “teoria del tutto” cercata dalla fisica teorica, quella che sarebbe in grado di connettere le diverse teorie sulla natura della realtà.

editoria

Il monopolio del libro: la figura dell’editore-distibutore come anomalia italiana del mercato

Questa intervista a Marco Cassini, uscita oggi su La Repubblica, fa parte di un ciclo che il giornale dedica ai protagonisti dell’editoria italiana per indagarne lo stato attuale e le previsioni future. Dopo Roberto Calasso e Luca Formenton, tocca dell’editore di minimum fax, che ci espone il punto di vista di un marchio indipendente.

di Loredana Lipperini

Correva l’anno 1993 e i possessori di fax si videro recapitare una rivista che era stata concepita unicamente per quello strumento. Era fatta di brevissime recensioni e di letteratura comica, di attualità e di laboratorio narrativo. Minimum fax nasce così, dall’idea di due amici, Daniele di Gennaro e Marco Cassini, insieme a Francesco Piccolo e Antonio Pascale conosciuti in un corso di scrittura: i contenuti per la rivista c’erano, i soldi per stamparla no. Allora, meglio il fax.

Le letteratura, Roma, la resistenza, le donne, la storia, Paola Soriga

In questi giorni è uscito il romanzo di Paola Soriga, «Dove finisce Roma». Lo leggeremo e ne riparleremo. Ma la cosa interessante intanto è capire cosa implica scrivere oggi un piccolo romanzo storico.

Buon compleanno, Gabo

In occasione dell’ottantacinquesimo compleanno di Gabriel García Márquez (ieri, 6 marzo), siamo andati a ripescare negli archivi di minimum fax questa introduzione scritta nel 1996 da Marco Cassini per il libro-intervista pubblicato nella collana “Macchine da scrivere”, che raccoglieva in piccoli libretti tascabili le famose conversazioni della serie “The Art of Fiction”, originariamente pubblicate sulla rivista letteraria americana The Paris Review. L’intervista a Márquez è rimasta nel catalago minimum fax fino al 2009, quando l’editore Fandango ha intrapreso la pubblicazione di quelle conversazioni in volumi antologici (finora sono usciti tre volumi).

Gabriel Garcìa Márquez ottenne il Premio Nobel per la letteratura il 21 ottobre 1982, ricevendone notizia nella sua casa in Messico alle sei e cinque minuti del mattino, quando la moglie Mercedes, svegliata dallo squillo del telefono, gli passò la cornetta dicendo: “Ti chiamano da Stoccolma”. Un anno più tardi, in occasione della consegna a William Golding del medesimo riconoscimento, Márquez ricordò: «Una voce maschile, in uno spagnolo perfetto con un lieve accento nordico, e che si presentò come redattore del quotidiano più importante di Stoccolma, mi disse che l’Accademia svedese aveva comunicato cinque minuti prima la notizia ufficiale».

la-ca-jennifer-egan

Hai un demo che vuoi farmi ascoltare?

Pubblichiamo una recensione collettiva a «Il tempo è un bastardo» di Jennifer Egan, scritta dagli autori di 404 file not found, un blog di analisi, indagini e inchiesta che ambisce a costruire spazi di ricerca e confronto. Vi ricordiamo che Jennifer Egan sarà in Italia questo fine settimana e che avete due occasioni per incontrarla, una a Milano e l’altra a Roma. Vi invitiamo inoltre a mandarci le vostre domande e curiosità, che noi raccoglieremo e gireremo all’autrice, per poi pubblicare «La vostra intervista a Jennifer Egan» nei giorni a seguire. 

kraitz

Filomena ci racconta il BilBOlbul

Durante il festival del fumetto BilBOlbul, che si è chiuso domenica scorsa, tre associazioni da sempre attente alla ricerca di nuovi linguaggi nelle forme dell’arte contemporanea, Altre VelocitàInuit e nevrosi, si sono messe insieme e hanno elaborato una rivista, «Filomena», che ha scandito i giorni del festival offrendo una cronaca degli eventi e provando anche a porsi come osservatorio critico sull’opera degli artisti in mostra. Pubblichiamo stamattina l’editoriale della rivista e un articolo di Nicola Ruganti sul lavoro di Isabel Kreitz, fumettista tedesca in mostra a Bologna. 

Editoriale

a cura di Altre Velocità e nevrosi

gipi

Come difendere il valore
del lavoro intellettuale e creativo

Sul sito La furia dei cervelli è apparso questo contributo alla discussione sullo stato del lavoro culturale in Italia firmato da Sergio Bologna. Lo pubblichiamo in previsione delle tre assemblee a tema che si svolgeranno durante festival «Libri come», 8-11 marzo, all’Auditorium-Parco della Musica: domenica 11 marzo, alle ore 20, questo intervento di Bologna aprirà l’assemblea «Il lavoro culturale: la bandella della Magliana», venerdì 9 e sabato 10, alla stessa ora, si svolgeranno le assemblee «0,60 a cartella» e «La cassa delle letterature». Vi aspettiamo per discutere insieme di argomenti che ci riguardano. la foto con cui apriamo il pezzo è un’illustrazione di Gipi.

di Sergio Bologna

Dovessi raffigurarmi il paradiso
me lo immaginerei come una biblioteca.
(H. Müller)

Olio su tavola 65x60 cm.

Scrittori su tela

Inaugura oggi a «Libri come» la mostra dei ritratti d’artista di Tommaso Pincio, visitabile fino all’11 marzo nello spazio Garage dell’Auditorium di Roma. Di seguito pubblichiamo il testo introduttivo alla mostra, in cui Pincio spiega la passione all’origine nella scelta dei soggetti (i suoi sono tutti ritratti di scrittori) e la necessità di albergare in ogni tela una storia.

di Tommaso Pincio

Balzac, Nabokov, Parise, Pamuk. Quattro scrittori molto lontani tra loro ma con un tratto in comune. Hanno tutti coltivato, in gioventù, la passione per la pittura. Ognuno l’ha coltivata a modo proprio e con diversa intensità, s’intende, ma di ognuno si potrebbe comunque dire la medesima cosa, ossia che per scoprirsi scrittori dovettero diventare pittori mancati. Non si tratta di esempi isolati. La lista potrebbe essere più lunga. Gli altri pittori mancati non sono forse altrettanto famosi e dotati, e tuttavia infoltiscono una particolare genia, quella degli scrittori che si sono formati respirando i dolori pungenti dei colori e delle sostanze spesso velenose con cui vengono mesticati e diluiti.