Sorella Oates

di Tiziana Lo Porto e Daniele Marotta Questa tavola è uscita su D-Repubblica. Cliccado sull’immagine è possibile ingrandirla.

islam

Nell’Africa del Nord la partita è aperta: intervista a Olivier Roy

Questa intervista è uscita nel numero di aprile dello Straniero

Per il politologo Olivier Roy, nato nel 1949 a La Rochelle, sulla costa atlantica francese, il primo vero incontro con l’Islam e il “Medio Oriente” è avvenuto a soli diciannove anni, quando – militante di un partito della sinistra extraparlamentare e aspirante studente alla École Normale Supérieure di Parigi – decise di mettere in pratica il persiano imparato da autodidatta, con un viaggio di tre mesi in Afghanistan.

Per Yusuf

di Stefano Liberti e Andrea Segre Pochi minuti fa ci ha chiamato Yusuf Aminu Baba. È un ragazzo nigeriano di 30 anni. Migrante. È il protagonista di A sud di Lampedusa, il documentario che abbiamo girato insieme 5 anni fa nel deserto del Niger. Da allora ogni tanto ci chiama, per salutarci. Questa volta la […]

traven

L’arte dell’inganno

Pochi oggi ricordano B. Traven, ma tra gli anni quaranta e i sessanta fu una misteriosa celebrità. Considerato all’epoca uno dei massimi narratori americani, i suoi libri furono tradotti un po’ ovunque, uno di questi trasformato in successo cinematografico da John Houston. Praticamente nessuno tuttavia, neanche il grande regista, ebbe modo di conoscerlo. La sua identità divenne oggetto di infiniti gossip, inchieste sparse per il globo alla ricerca di una soluzione che, fino a oggi, è rimasta sconosciuta.

Non tutto è perduto: un ritratto di Danilo Dolci

Questo pezzo è uscito per il settimanale Gli altri nel novembre 2010

di Carola Susani

Danilo Dolci era un uomo carismatico, aveva la capacità di trascinare. Con gli strumenti della non-violenza, dal dopoguerra agli anni Settanta, ha lavorato per trasformare la Sicilia occidentale, tentare uno sviluppo, ma diverso, democratico; poi si è occupato di pedagogia, sperimentando quella che chiamava maieutica reciproca.

Ritratto 04: Gipi

Ritratti è un progetto di Suoni Quotidiani in collaborazione con Audio Doc. Un ritratto dell’Italia unita attraverso i suoi particolari. Suoni quotidiani è un osservatorio sociale sulle normalità che utilizza l’audiodocumentario come strumento di analisi e la trasmissione orale come mezzo di diffusione dei risultati ottenuti. Ritratti è un poema epico che entra nel dibattito […]

Come ti provo a educare il pupo al nucleare

  di Christian Raimo Fai l’insegnante in un liceo. Un giorno senti il tuo presidente del consiglio attaccarti come categoria in sé, perché non “trasmetti i valori della famiglia” ai tuoi studenti. Un altro giorno ti capita di accompagnarli, i tuoi studenti, a una conferenza informativa della Fondazione Veronesi sull’Energia del futuro: proposte energetiche per […]

Bianco

Settanta acrilico trenta letteratura: però strega!

Il romanzo d’esordio di Viola Di Grado procede letteralmente per picchi e precipizi. Si intitola Settanta acrilico e trenta lana ed è il romanzo che la casa editrice e/o candida per il Premio Strega 2011. La proporzione tra le virtù di questo testo e le sue irrisolutezze potrebbe essere espressa con le stesse percentuali contenute nel titolo, ma va detto subito che le pur ridotte qualità di questo romanzo hanno la forza di far distogliere l’attenzione dai suoi difetti. L’assoluta freschezza irregolare della scrittura di Viola Di Grado e il suo sguardo spiazzano il lettore al punto da corromperlo, e indurlo a perdonarle moltissimo, addirittura a perdonarle tutto.
La scrittura di Settanta acrilico trenta lana è alterata, predilige colori saturi, è costruita con immagini che si accendono come flash, uno dopo l’altro, ora generando lampi fastidiosi, ora sprigionando bagliori rivelatori. Ambientato nell’oscuro paese di Leeds, in Inghilterra, il romanzo racconta un breve arco di tempo della vita di Camelia, una ragazza affamata di vita che dopo la morte traumatica del padre vive con la madre (o meglio la assiste) in una casa piena di dolore e poverissima di parole: madre e figlia comunicano per la maggior parte del tempo semplicemente attraverso gli sguardi. La madre scatta fotografie a buchi e voragini. Camelia trova lavoro come traduttrice di manuali per lavatrici e con il primo stipendio regala alla madre un pappagallo. Si innamorerà presto di Wen, un ragazzo cinese che la inizierà al mondo degli ideogrammi. Quello di Camelia sarà un amore viscerale e non corrisposto tanto che finirà per avere una storia con il fratello di Wen, un ragazzo emotivamente malconcio e psicologicamente borderline.

Come detto, però, le colonne che sostengono la trama sono le atmosfere di un’Inghilterra invernale fatta di kebab e di negozi cinesi, la cupezza sensuale dello sguardo di Camelia, e lo stile che rende i paesaggi (esteriori e interiori) universi distorti e deformi. La lingua di Viola Di Grado è del tutto snodata, come uscita da un corso di yoga. Ciò comporta a volte una tendinite del linguaggio, alcune immagini sono infatti infelici: «il cielo è soltanto un remake a basso budget dei suoi occhi», «Il sole stava tramontando con la sua solita lentezza da gentleman», oppure «Un sole carnoso come un petto di pollo sporgeva a tratti nella grotta». In altri casi invece le immagini sono gradevoli: «La neve aveva cominciato da poco il suo lavoro di annientamento, guardavo dalla finestra le case scomparire come ricordi», o almeno piacevolmente sorprendenti: «Scoprii un sole sguaiato, enorme, rigurgitato misteriosamente da qualche buco dell’inverno», «La testa rossa del sole scendeva a leccare le creste nere degli alberi».

Non si muove una foglia

di Antonio Pascale

Domanda: ci sono elementi che potrebbero indicare uno stato di sofferenza del clan dei casalesi? Maurizio Avallone, capo della DIA di Napoli, durante una conferenza, ha rivelato il contenuto di alcune intercettazioni. Da un po’ di tempo i camorristi si lamentano: non ci sono soldi per la benzina, né per pagare gli stipendi. Siano di fronte, dunque, a una crisi economica di così vasta portata che sia i camorristi sia le forze dell’ordine si lamentano delle stesse cose?

Personaggi da romanzo

Fabio Stassi continua il suo lavoro di riscrittura e archiviazione dei personaggi di romanzo dal dopoguerra a oggi.

Theo Gantenbein (1964)
(Max Frisch, Il mio nome sia Gantenbein)

Se qualcuno mi vedesse ora prendere posto su una panchina in questo parco pubblico di Zurigo, non saprebbe dire se è Patsch, il mio cane, che mi porta al guinzaglio o se invece sono io che lo guido. Ho gli occhiali neri, il bracciale giallo, una pipa spenta in bocca e il bastoncino tra le gambe.