se stessi

Essere se stessi

Questo articolo è uscito per la rivista Studio

Può essere molto istruttivo, soprattutto se si coltivano più o meno in segreto velleità letterarie, leggere Come diventare se stessi (minimum fax), la lunga intervista concessa da David Foster Wallace a David Lipsky nel 1996, originariamente commissionata, ma poi rifiutata, da Rolling Stone all’indomani dell’uscita di Infinite Jest, e che lo stesso giornalista ha poi deciso di far diventare un libro, sfruttando la diffusione dell’interesse, anche extra-letterario, per la vicenda Wallace dopo il suo suicidio.

Il libro dipinge un ritratto di DFW di un’intimità quasi imbarazzante, essendo il risultato trascritto di una frequentazione di alcuni giorni durante i quali l’intervistatore, con il registratore acceso, seguiva l’intervistato praticamente ovunque: alle presentazioni, in macchina, nelle tavole calde, in aereo, fino a casa sua. Il lettore ha così la possibilità di conoscere un inedito Wallace quotidiano, che parla di musica e di cinema, mangia cheeseburger e porta i cani a pisciare, stabilendo un livello di confidenza eccessivo con uno scrittore che non ha mai nascosto la sua difficoltà a esibirsi pubblicamente.

La conoscenza come bene comune – un’iniziativa minima&moralia

Oggi, sabato 10, alle 18, a Più Libri più Liberi, salone della piccola e media editoria a Roma, all’EUR, Palazzo dei Congressi, ci sarà un incontro promosso da minima&moralia. Titolo dell’incontro: La conoscenza come bene comune. Con la redazione di 404: file not found e Filippo Sensi. Coordina l’incontro Christian Raimo.

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Luciano Bianciardi: io mi oppongo!

Sul «Messaggero» di qualche giorno fa, Matteo Nucci celebra con questo articolo il quarantennale dalla morte di Luciano Bianciardi, intellettuale per tutta la vita all’opposizione, traduttore di grandi classici e autore di un testo cruciale per il nostro Novecento letterario, «La vita agra».

Pare che l’autenticità la riconoscesse dalla voce. I finti intellettuali come i finti amici li scansava immediatamente, semmai li prendeva in giro e ne faceva oggetto di un sarcasmo a volte feroce.

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Un romanzo di idee (e di azioni)

Zachar Prilepin sarà a Roma domenica 16 dicembre, a Più libri più liberi, e lunedì 12 alla Casa delle traduzioni in via degli Avignonesi 32. Martedì sarà invece a Firenze, alle 12 presso il dipartimento di lingue e letterature comparate dell’Università e alle 18 alla libreria Edison. Noi pubblichiamo una recensione di Carlo Mazza Galanti al suo ultimo libro, «San’kja», uscito per Voland.

La narrativa dell’umiliazione

In questo articolo, pubblicato sul «Sole 24 Ore», Giorgio Vasta si interroga sul sentimento dell’umiliazione come possibile impulso di alcune narrazioni italiane più recenti.

di Giorgio Vasta

Il clipper scorre sul ventre, sui fianchi e sul dorso, sul collo e sul trapezio della testa, e a ogni movimento segue lo scollarsi leggero di un nastro di vello che cade mescolandosi al piccolo caos lanoso in cui sono immersi i piedi del pastore. Le zampe della pecora non sono legate e dunque la remissività dell’animale – o una specie di sua fiducia inerte – colpisce ancora di più: nessuno scalciare, nessun divincolarsi, semmai un’accettazione sommessa.

«Io te ne faccio dono»

Sul blog di Giorgio Fontana, un’interessante riflessione sul ruolo che devono (e possono) avere letteratura e scrittura in questo tempo di crisi.

Cosa può fare la letteratura in tempo di crisi? Cosa può, naturalmente, non cosa deve: non credo che la letteratura abbia altro dovere se non quello di raccontare delle buone storie e cercare di colpire il cuore delle cose. Ma la domanda è pressante. Per quanto sia isolata la nostra torre, la realtà bussa con insistenza alla porta, e da un po’ di tempo è sempre più difficile fare finta di nulla.

Una poesia di Georg Trakl

SFACIMENTO A sera quando le campane pace suonano, seguo i meravigliosi voli degli uccelli, che in lunghe schiere, come pii cortei di pellegrini, si dileguano nelle autunnali chiare lontananze. Vagando nel giardino sommerso dal crepuscolo inseguo in sogno le loro più chiare sorti e sento appena muovere gli indici delle ore. Così seguo i loro […]

Andava tutto al macero

di Marco Mantello A proposito della discussione sulla pseudoeditoria, ripubblichiamo per gentile concessione di autore e editore un brano del romanzo di Marco Mantello, La rabbia, pubblicato quest’anno da Transeuropa. Nella Rabbia il padre, Leandro Van Sandt, è un affermato e anziano scrittore italiano, in preda a un esaurimento nervoso dopo la separazione dalla moglie, […]

Mario Monicelli, ultimo socialista

di Goffredo Fofi

La morte di Mario Monicelli ha segnato davvero la fine del grande cinema italiano “per tutti”, nostra arte centrale negli anni che vanno dal 1943 di Ossessione al 1977 di Un borghese piccolo piccolo, e forse al 1990 di La voce della luna, che era già una sopravvivenza e non più una presenza. Monicelli ha scelto, a 96 anni, di darsi la morte in modo lucido, cosciente, profondamente rispettabile: malato da tempo di cancro, non vedeva quasi più, ed era costretto, irritandosene, a occuparsi ossessivamente del proprio corpo malandato.

Occhiacci grigi e occhiacci di legno

Le telemachie di due adolescenti disubbidienti: «Rosso Malpelo» e «Pinocchio» a confronto.

di Fabio Stassi

A metà strada tra l’inaudita carambola dell’unità e gli spasimi di fine secolo, ecco che irrompono sulla scena letteraria della nuova nazione gli occhiacci irriverenti e inurbani di due adolescenti. I primi appartengono a un monellaccio “torvo, ringhioso e selvatico”, schivato da tutti come un cane rognoso: sono di colore grigio e così lividi e penetranti da far dire agli altri: “Va là, che tu non ci morrai nel tuo letto, come tuo padre.” Occhi che di lì a poco si faranno “invetrati” davanti al tragico errore di quella maledizione.