Nuovo cinema paraculo. Superscialla (stai molto sereno, la tua rendita di posizione non te la tocca nessuno)

di Christian Raimo Quando fra qualche lustro vorremmo capire qualcosa del periodo che stiamo attraversando potremmo forse trovare, in piccoli segnali laterali ai bordi delle grandi notizie, i sintomi più eloquenti. Alle volte faccio anche io così, mi vado a rivedere il giornale del 9 maggio 1978 e accanto alla notizia di Moro ammazzato, c’è […]

gap

L’uomo che voleva uccidere suo padre:
ritratto di Giorgos Papandreou

È come se, all’ultimo momento, sulla strada di Tebe, avessero impedito a Edipo di spronare i suoi cavalli fino al famoso bivio. Che ne sarebbe stato della storia del pensiero Occidentale se il cocchio del ragazzo non fosse sopraggiunto proprio mentre dal senso inverso procedeva il carro di suo padre Laio, re di Tebe? Se avessero impedito a Edipo di uccidere il padre. Quello che è capitato a Giorgos Papandreou nei giorni scorsi, a qualche centinaio di chilometri da quel bivio. E che ne sarà ora di lui e della Grecia? Tutto era pronto in casa Papandreou per festeggiare finalmente, davanti al popolo, il parricidio.

Asterios Polyp

di Nicola Lagioia

Se il nostro establishment culturale non fosse così provinciale da considerare ancora il fumetto un genere artistico minore, non si sarebbe costretti a dire che David Mazzucchelli è il Thomas Pynchon delle tavole disegnate. Noi per fortuna giochiamo un altro campionato, quindi possiamo celebrare in tutta libertà la prima vera graphic novel di questo autore – Asterios Polyp – come uno dei più complessi e interessanti eventi artistici tout del primo scorcio del XXI secolo.

Si può dire. Un breve appunto
sul metodo La Russa

Durante la puntata di In Onda del 20 novembre 2011 Ignazio La Russa commenta un monologo di Ascanio Celestini.
Come spesso accade quando La Russa interviene il suo commento si configura come ulteriore performance, un’esibizione che all’apparenza confligge con quella di Celestini mentre forse, ed è quello su cui vorrei riflettere, si colloca altrove, in una zona extradialettica che per le sue caratteristiche non può prevedere confronto e conflitto.

kennedy

22.11.’63

La Storia è fatta di eventi che fanno da spartiacque. Prima dell’11 settembre, la storia americana aveva un unico sussulto che divideva in due pezzi il tempo. Il 22 novembre del 1963. Il giorno in cui il presidente John Fitzgerald Kennedy fu assassinato a Dallas. Gli spari deviarono il regolare corso della Storia, che allora virò verso una direzione imprevedibile. Il trauma collettivo scosse il mondo, la ferita non ha mai più smesso di sanguinare.

Bronx & Poetry

di Tiziana Lo Porto Si chiama To Be Heard (www.tobeheard.org) ed è un documentario girato nel Bronx che racconta le storie (vere) di tre adolescenti a cui la poesia ha cambiato la vita. Girato in quattro anni, e presentato nei mesi scorsi a festival del cinema e del documentario di mezza America (incassando anche parecchi premi e […]

Tra memoria e finzione:
gli anni di piombo nella letteratura

di Demetrio Paolin

Il 19 ottobre si è tenuto presso la biblioteca della Camera dei Deputati, a Roma, un convegno dal titolo «Non siamo riusciti a far capire cos’è stato per noi» I racconti della violenza politica sull’Italia degli anni di piombo, dove una serie di studiosi, giornalisti e scrittori – tra gli altri cito Angelo Ventrone, Agnese Moro, Isabelle Sommier, Ugo Maria Tassianri, Christian Uva, Angelo Orsini – hanno provato a riflettere sul perché sia difficile raccontare e far comprendere gli anni ’70. Il mio intervento è una veloce panoramica su alcuni dei romanzi e sui meccanismi di finzione che narrano l’esperienza degli “anni di piombo”;

Intervista a Zygmunt Bauman

di Giuliano Battiston

Decano della sociologia europea, tra i più autorevoli pensatori del nostro tempo, Zygmunt Bauman ha costruito un lungo percorso di ricerca. Che è animato innanzitutto da una forte passione etica e che mira, nella diversità degli argomenti trattati, a un unico obiettivo: proteggere il nostro bene comune più prezioso – la società in cui viviamo – da chi ci insegna che «qualunque cosa si raggiunga nella vita può essere ottenuta nonostante la società, e non grazie a essa».

Intervista a A.M. Homes

Li avevamo lasciati sapendo già come andava a finire. Sposati, lui in carriera, lei a casa, due bambini piccoli, una villetta con giardino in cui Elaine e Paul vivevano impantanati in una vita che si prospettava tutta uguale. A muoverli il desiderio di andare avanti così, poi quello di restare da soli, poi ancora quello di essere “da soli insieme”. Già protagonisti a inizio anni novanta del racconto Adulti da soli della raccolta della scrittrice americana A.M. Homes La sicurezza degli oggetti, ritornano nel romanzo Musica per un incendio (Feltrinelli, traduzione di Maria Baiocchi e Anna Tagliavini).

Altare della patria

Ci sono esperienze di lettura talmente inattese e disorientanti da mettere in crisi tutto ciò che normalmente viene dato per acquisito. È come se il sistema logico della lettura a cui leggendo ci affidiamo – le ascisse e le ordinate delle frasi, i punti cardinali della narrazione – venisse messo così tanto in torsione da costringerci a trascorrere dal déjà vu al jamais vu.