Un crollo

Questo pezzo è uscito sul Fatto Quotidiano

di Nicola Lagioia

Chi si stupisce che il laboratorio di confezioni a Barletta sepolto dal crollo di via Roma fosse totalmente sconosciuto all’Inps, ha come unica scusante quella di essere un inquilino del Palazzo.

È loro per sempre

di Christian Raimo

come siamo arrivati a quest’inverno? il tempo di una cortesia e poi
di colpo, ognuno per conto suo:
e ora ride con la mano davanti alla faccia,
prega il suo dio di gusto, scivola in mezzo agli altri
senza farsi vedere: autonomo, ben piazzato,
sesto, o settimo: uno comunque ragionevole:
bravo a tenere nascosto un segreto
che alla fine non c’era, a mettere in frigo le bambole,
a chiamare un’ostetrica in caso di pericolo,
niente niente

E se Lolita l’avesse scritta Groucho Marx?

di Fabio Stassi

In un saggio intitolato Groucho e il sigaro, Italo Calvino si inchina alla memoria di Groucho Marx, e aggiunge:

lo associo nel mio rimpianto a un altro grande cinico che se n’è andato questa estate, un altro spietato osservatore del genere umano come spettacolo comico e sgradevole, un altro manipolatore dell’elasticità della lingua

minima

Il viaggio dell’orsa

Questa recensione di Carlo Mazza Galanti al nuovo libro di Vincenzo Pardini (Il viaggio dell’orsa – Fandango) è uscita su Alias.

Per cominciare, ci si potrebbe concentrare sulla qualità dello stile: le scelte lessicali, i preziosi toscanismi, la carica evocativa di parole semi-dimenticate e recuperate da Pardini con la precisione del collezionista; potremmo stupire della scelta dei nomi di persona, pesanti concentrati di destino prelevati da una onomastica antiquaria, ma ancora viva in certi lembi di provincia italiana

netsuke

Storia di una collezione

Pubblichiamo una recensione uscita per il Riformista di Francesco Longo al singolare Un’eredità di avorio e ambra (Bollata Boringhieri) di Edmund de Waal.

È l’uomo col cilindro e la barba rossiccia sullo sfondo del quadro Le déjeuner des canotiers di Renoir. È una delle due persone a cui è ispirato il personaggio di Swann della Recherche di Proust. Come Swann, infatti, è ebreo, frequenta salotti esclusivi, è un collezionista d’arte, un appassionato di pittura italiana e un mecenate. Si chiama Charles Ephrussi. La storia della sua collezione di 264 netsuke (vertiginosi ninnoli giapponesi) è ora raccontata da Edmund de Waal, che ricevette in eredità quella collezione a Tokyo, nel 1994. Il libro, che racconta questa vorticosa vicenda di arte, storia, ebraismo e identità, è pubblicato da Bollati Boringhieri e si intitola Un’eredità di avorio e ambra (pp. 397, 18 euro).
Quando Edmund de Waal recita il Kiddush, nel tempio buddista dove si dà l’addio allo zio Iggie, riceve i netsuke ed è consapevole di avere tra le mani non solo «una collezione enorme di oggetti minuscoli», ma la matassa di una vicenda affascinante, tortuosa e scintillante  che riguarda la sua famiglia.

Il fascismo del manager

La redazione di minima vi augura un buon weekend e vi propone un lungo saggio di Massimiliano Nicoli sul fascismo latente nei luoghi di lavoro, uscito per Aut aut. di Massimiliano Nicoli A noi non basta l’obbedienza negativa, né la più abietta delle sottomissioni. Allorché tu ti arrenderai a noi, da ultimo, sarà di tua […]

Artéfici e artifici.
Una riflessione sul Don Chisciotte

Nella mappa delle avventure di don Chisciotte a fiutare le scelte, a decidere il percorso è a ogni bivio Ronzinante, il destriero. Durante la lettura e la rilettura del romanzo di Cervantes, questa è sempre stata per me un’opzione narrativa piena di senso, paradigmatica.

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Guerra a distanza

Questa recensione è apparsa su Saturno, l’inserto culturale del Fatto Quotidiano.

William Langewiesche è un giornalista che, come pochi, sa scavare nei meandri dei problemi, in quell’impasto di eventi materiali e fratture psicologiche che sono la nostra contemporaneità.

Patrik Ourednik: la voce che parla nella lacuna

Questo pezzo è uscito su Repubblica. di Giorgio Vasta Cinque uomini in una stanza. Dal soffitto penzola una lampadina, sul pavimento di legno ci sono alcune sedie, più in là una pendola ferma alle undici e cinquantacinque. Da qualche parte c’è anche una porta di cui non si sa bene cosa fare, se spingerla o […]

This flower is scorched

«Come se non bastasse, si sono sciolti i Rem». Questo sms me l’ha mandato un mio caro amico, un martedì notte di settembre.

Nel cinismo galoppante di questi anni tanto decadenti quanto gonfi di informazioni, storielle e sonore stronzate spacciate per notizie, questa dello scioglimento dei Rem ha il potere di rallentare tutto per un po’, fermare il corso iperveloce della nuvola che stiamo diventando.