Bengasi anno zero

di Stefano Liberti

Il premier incaricato, Jibril, è un uomo della Francia e i ministri sono tutti di provata fede anti-gheddafiana. Il governo nato dal Consiglio nazionale di transizione prova a colmare un profondo vuoto politico. Il morale dei ribelli è ancora alto, ma la strada da percorrere è tutta in salita.

«Un gruppo di brave persone che si è trovato a vivere un momento straordinario senza avere la minima idea di cosa fare». La definizione è di Ali Tarhouni, responsabile incaricato delle finanze nel nuovo governo messo in piedi dagli insorti della Cirenaica. Professore di economia negli Stati uniti, Tarhouni è tornato dopo 35 anni in Libia

Dalla parte del personaggio

Fabio Stassi continua il suo lavoro di riscrittura e archiviazione dei personaggi di romanzo dal dopoguerra a oggi, anche dopo l’uscita, l’anno scorso, di Holden, Lolita, Zivago e gli altri.

di Fabio Stassi

Bärlach, commissario (1953)
Friedrich Dürrenmatt, Il giudice e il suo boia

Dalla finestra di questa clinica per ricchi, su una collina, vedo la luce acida dell’alba illuminare i contorni borghesi del mondo. Zurigo è una città senza odore.

Intervista a Silvia Pareschi, traduttrice di Jonathan Franzen

Silvia Pareschi racconta l’esperienza di tradurre Jonathan Franzen. Estratto di un’intervista pubblicata su Studio, bimestrale di approfondimento culturale, fresco di uscita.

di Fabio Guarnaccia

Lo scorso settembre, sulla scia delle prime critiche a Freedom, ho sentito il bisogno di rileggere Le correzioni. Nonostante lo avessi amato moltissimo, non mi era più capitato di leggere Franzen, fatta eccezione per qualche saggio. A parte confermare l’entusiasmo provato anni prima, la rilettura aveva messo in moto altro.

Viaggio al non termine di Céline

Questo pezzo è uscito per il Sole 24 Ore.

Secondo la nota definizione di Italo Calvino, un classico è un libro che non si finisce mai di leggere. Un diverso e ben più rumoroso indicatore del valore di un autore è tuttavia la capacita di continuare a far danni e creare scompiglio anche molto tempo dopo la propria morte. Era ciò che augurava per sé il marchese De Sade, e il cantore di “ragazzi criminali” Jean Genet, e perfino un apostolo dell’assenza come Carmelo Bene per il quale lo scompiglio iniziò a ceneri calde

La critica del pensiero calcolante

di Umberto Galimberti

Pubblichiamo di seguito la prima puntata di una lunga lezione di filosofia di Umberto Galimberti sul pensiero calcolante, un concetto che viene da Heidegger e che individua nel calcolo dell’utile la riduzione del pensiero occidentale. Il professore interviene sull’argomento e cerca un’alternativa in questa conferenza disponibile per intero su youtube e divisa in otto filmati. Noi vi lanciamo il primo link.

Appello per Lo zio di Brooklyn

È da qualche giorno in circolazione un appello rivolto a Aurelio De Laurentiis, attuale detentore dei diritti di Lo zio di Booklyn di Daniele Ciprì e Franco Maresco, volto a chiedere di liberare da un lungo oblio il film, oggi indisponibile per l’acquisto o il noleggio.
Qui trovate l’appello e l’indirizzo a cui inviarlo.

La vita interiore di Martin Frost

di Tiziana Lo Porto e Daniele Marotta Questa tavola è uscita su D-Repubblica. Cliccado sull’immagine è possibile ingrandirla.

Il lamento di Bloom

Vi riproponiamo un’intervista uscita qualche tempo fa sul Corriere della Sera, di Farkas Alessandra al celebre critico letterario americano Harold Bloom.

NEW YORK – «Un anno fa sono caduto, spezzandomi tutte le vertebre della schiena. I dottori mi avevano dato per morto, ma eccomi qua». Gli occhi chiaro-cangiante di Harold Bloom sono pieni di tristezza mista a pudore mentre cerca di giustificare quel bastone, ormai inseparabile, cui s’ aggrappa per sostenere il peso degli anni e le angherie di un fisico che non vuol saperne di rincorrere i ritmi ancora frenetici della sua straordinaria mente.

Guida al Roth sperimentatore

Questo articolo è uscito sulla Domenica del Sole 24 Ore.

Per tutta la vita Philip Roth si è scontrato con due grandi passioni: il corpo delle donne e l’identità ebraica, oggetto entrambi di un amore tanto conflittuale e contraddittorio da attirargli antipatie di ogni tipo. L’interesse e la rilevanza oggettivi dei suoi due argomenti preferiti ha fatto passare in secondo piano un aspetto rilevante della sua narrativa: la sperimentazione. L’uscita italiana di un suo libro del 1986, La controvita, ci fornisce un equilibrio perfetto tra i suoi temi e i suoi meriti formali. Gli argomenti trattati sono un compendio di Roth: impotenza sessuale, funerali, l’antisemitismo, il fanatismo religioso, e il protagonista è il più celebre dei suoi alter-ego, Nathan Zuckerman

Queer

di Stefano Jorio

Le sfingi hanno un passato. In questo passato, dolorosamente, hanno sentito i lineamenti irrigidirsi, la voce farsi chioccia e sottile, il corpo raccogliersi e sospendersi di fronte al moto dei viventi. È seguita la fase del vaticinio, del parlare ronzante o rotto, sibillino: la fase dell’essere parlati, solo apparentemente a vanvera, da una voce. La nascita di una sfinge è un processo faticoso e supremo, che asserra in sé l’enigma; i dotti ne prendono atto e formulano anatemi.