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“Lei”, un estratto
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Pubblichiamo un estratto dal libro di Nicolò Targhetta Lei, uscito per Becco Giallo: ringraziamo editore e autore. di Nicolò Targhetta In ordine sparso, cose che secondo lei fanno di un adulto un adulto: Una carta di credito • Un materasso proprio • Mangiare fibre • Bere vino • Pagarsi le vacanze • Un contratto con la banca • Un punto di vista sul mondo Un lavoro Quando le chiedono che... (Continua a leggere)

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Here and After

«Hereafter» significa «aldilà». Ma in inglese la parola composta mantiene nel primo elemento (here) quel rapporto diretto con la realtà terrena che nel termine italiano – tutto sbilanciato nelle regioni impervie dell’escatologia – rimane imprudentemente sottinteso. Mi sembra dunque indovinata la scelta di non tradurre il titolo dell’ultima pellicola di Clint Eastwood, che a ben vedere ha molti più punti di contatto con la vita di quanti non ne abbia con la morte. Le tre storie che vanno a confluire nel finale del film hanno per protagonisti tre personaggi che loro malgrado si ritrovano ad affrontare – da diverse angolazioni – il rapporto morte-vita: Marie, una spigliata e attraente giornalista francese all’apice della sua vita privata e professionale; George, un sensitivo di San Francisco dalle sorprendenti capacità medianiche; e Marcus, un bambino londinese figlio di una madre tossicodipendente e alcolizzata.

Meraviglioso

Carta batte forbice –
Cosa è successo ieri – Una cronaca

di Nicola Lagioia

Ieri pomeriggio, a Roma, Castro Pretorio, intorno alle 17.00, una signora di circa sessant’anni, impermeabile beige e sigaretta mezzo consumata tra le dita, ripeteva stupefatta: “mi ricordo gli scontri degli anni Settanta, ma i poliziotti che chiudono la Biblioteca Nazionale non li avevo ancora visti”.

La si può mettere così: l’autorizzazione a tenere l’incontro pubblico per Carta batte forbice – promossa dalle associazioni dei bibliotecari, Generazione TQ, Valle occupato – è stata prima accordata e poi improvvisamente negata dal direttore della Biblioteca Nazionale

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Show. Don’t tell

Questo articolo è uscito per il Messaggero.

“Mostri queste cose e non avrà bisogno di dirle”. Il consiglio di scrittura, in una lettera di oltre cinquant’anni fa, è di Flannery O’Connor. Oggi nessuna scuola di scrittura creativa farebbe a meno di ripeterlo. Mostrare, non dire: “Show. Don’t tell” per chiunque segua corsi e maestri è una legge scritta a caratteri indelebili che nessuno si sogna neppure di tradurre.

Quando più significa meno

Dopo avere perseguito a lungo una visione che vede nell’aumento della produzione di cibo la condizione per alleviare la fame, la Fao affronta un necessario rinnovamento. Seguendo forse, finalmente, le indicazioni di studiosi come Wolfgang Sachs o Annette Desmarais. L’articolo, uscito per il manifesto, è una versione ridotta e rivista di un saggio, Per una critica della Fao, che uscirà sul prossimo numero della rivista Parolechiave.

Carta batte forbice – contro i tagli alla cultura – per le biblioteche come bene comune – per una rivolta del sapere

Martedì 11 ottobre, dalle cinque alle dieci di sera, un’assemblea pubblica è indetta alla Biblioteca Nazionale di Roma. In una crisi politica e sociale ogni giorno più clamorosa, un’indifferenza feroce, una rabbia contro il valore stesso dello studio e della conoscenza, colpisce le biblioteche, le scuole, le università, l’editoria, i lavoratori della cultura, dello spettacolo, […]

Un crollo

Questo pezzo è uscito sul Fatto Quotidiano

di Nicola Lagioia

Chi si stupisce che il laboratorio di confezioni a Barletta sepolto dal crollo di via Roma fosse totalmente sconosciuto all’Inps, ha come unica scusante quella di essere un inquilino del Palazzo.

È loro per sempre

di Christian Raimo

come siamo arrivati a quest’inverno? il tempo di una cortesia e poi
di colpo, ognuno per conto suo:
e ora ride con la mano davanti alla faccia,
prega il suo dio di gusto, scivola in mezzo agli altri
senza farsi vedere: autonomo, ben piazzato,
sesto, o settimo: uno comunque ragionevole:
bravo a tenere nascosto un segreto
che alla fine non c’era, a mettere in frigo le bambole,
a chiamare un’ostetrica in caso di pericolo,
niente niente

E se Lolita l’avesse scritta Groucho Marx?

di Fabio Stassi

In un saggio intitolato Groucho e il sigaro, Italo Calvino si inchina alla memoria di Groucho Marx, e aggiunge:

lo associo nel mio rimpianto a un altro grande cinico che se n’è andato questa estate, un altro spietato osservatore del genere umano come spettacolo comico e sgradevole, un altro manipolatore dell’elasticità della lingua

minima

Il viaggio dell’orsa

Questa recensione di Carlo Mazza Galanti al nuovo libro di Vincenzo Pardini (Il viaggio dell’orsa – Fandango) è uscita su Alias.

Per cominciare, ci si potrebbe concentrare sulla qualità dello stile: le scelte lessicali, i preziosi toscanismi, la carica evocativa di parole semi-dimenticate e recuperate da Pardini con la precisione del collezionista; potremmo stupire della scelta dei nomi di persona, pesanti concentrati di destino prelevati da una onomastica antiquaria, ma ancora viva in certi lembi di provincia italiana