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L’Ibsen di Popolizio: un’urgente riflessione sulla democrazia

di Chiara Babuin

Dopo più di un mese di programmazione, sta per chiudere definitivamente i battenti una delle più belle e importanti produzioni firmate Teatro di Roma – Teatro Nazionale: “Un nemico del Popolo”, regia di Massimo Popolizio. Fino al 28 Aprile al Teatro Argentina di Roma.

Un dottore scopre una verità che riguarda la piccola società democratica in cui vive. Una verità che l’uomo ritiene sommamente etico rivelare, per il benessere e quindi il futuro della sua comunità. Ma i rappresentanti di quest’ultima e coloro i quali hanno il potere di influenzare l’opinione pubblica rifiutano e minimizzano la scoperta che minaccia il loro stesso esistere. E il popolo si schiera con chi perora questo suicidio di massa.

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Minatori (John Berger)

In occasione del 25 aprile pubblichiamo un testo di John Berger: si chiama Minatori ed è tratto da Presentarsi all’appuntamento. Narrare le immagini (Libri Scheiwiller, traduzione di Maria Nadotti). Buona lettura, e buon 25 aprile. * Quando la giusta causa è sconfitta, quando i coraggiosi sono umiliati, quando uomini collaudati sul fondo e all’imbocco delle […]

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“L’assassino timido”: intervista a Clara Usón

Leggendo il nuovo romanzo, L’assassino timido (Sellerio, 196 pagine, 15 euro, traduzione di Silvia Sichel), di Clara Usón è quasi inevitabile pensare all’opera, La figlia, forse più significativa e piena di luce sul male che sono state le guerre jugoslave irrisolte con la pace. Dopo tre anni di ricerca, l’autrice di Barcellona affrontò con la scrittura potente, coraggiosa e onesta che la contraddistingue la morte paradigmatica di Ana Mladić.

La primavera del 1994 era cominciata da pochi giorni, quando la figlia di Ratko Mladić, comandante militare serbo-bosniaco condannato per il genocidio di Srebrenica, non si concesse più la fantasia di immaginare l’avvenire.

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Storie dalla Semana Santa a Siviglia, tra passato e presente

Pubblichiamo un pezzo uscito su L’Espresso, che ringraziamo.

SIVIGLIA. Lo scorso gennaio, Vox, il partito sovranista di estrema destra, ha scatenato le proprie ire contro la titolare della politica sociale del neonato governo andaluso di centro-destra, rea di aver contestato in un vecchio articolo la Semana Santa sivigliana. Dopo il successo nelle elezioni andaluse, Santiago Abascal, leader di Vox, forte di un undici per cento di voti su cui in pochi avrebbero scommesso, ha alzato il tiro. La retorica identitaria, in Andalusia, si era già fatta largo fra gli appassionati di tauromachia – qui ancora numerosissimi. Abascal aveva lanciato la sua campagna elettorale chiamando a sé toreri di grido, ma dopo il successo delle elezioni andaluse ha allargato le sue mire su ogni tradizione spagnola, pur di farsi rappresentante di quell’hispanidad profonda che a molti appare sempre più in declino, quasi fosse un semplice scarto del Novecento.

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Ilvarum Yaga, Disegnatori contro la strega rossa

di Maurizio Cotrona

Fino al prossimo 28 aprile è possibile visitare a Carosino (Palazzo D’Ayala Valva), in provincia di Taranto,  “Ilvarum Yaga: 100 disegnatori contro la strega rossa”, mostra destinata a scavalcare presto i confini della Regione.

L’idea nasce da una delle tante, troppe, notizie che nefastano le pagine di cronaca che riguardano la provincia di Taranto: i bambini che vivono e crescono all’ombra dell’siderurgico (l’Ilva, oggi Arcelor Mittal), hanno un’elevata probabilità di subire una riduzione del quoziente intellettivo.

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Ho paura dell’uomo nero

di Francesca Faccini

Lavoro in un’azienda in Alto Adige e ogni volta che arrivo in ufficio devo lasciare le mie impronte digitali: la serratura della porta d’ingresso scatta solo dopo aver appoggiato il polpastrello su un dispositivo di lettura. Inizialmente pensavo che fosse un semplice traguardo inquietante della tecnologia, ma poi ho capito che l’arrivato futuro distopico è un passato che si continua a reiterare.

Per il primo mese di servizio non sono riuscita a far funzionare l’apertura.

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Storie dal 1929: “La versione della cameriera” di Daniel Woodrell

Siamo nel Missouri a West Table, un ragazzino va a passare l’estate con sua nonna. La nonna è Alma DeGeer Dunahew. L’estate che passano insieme è un periodo che concorre alla ricostruzione del rapporto tra Alma e uno dei suoi tre figli. Ti mando Alek, ti tengo io Alek, mettiamo a posto le cose.

Nel 1929 a West Table ci fu un’esplosione nella sala da ballo, molti morti, feriti, mutilati. Tra i morti Ruby, la bellissima sorella di Alma.

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Ancora a proposito di Letteratura pazzesca

di Stefano Felici

S’era parlato di Letteratura Pazzesca in Italia. Se n’è continuato a parlare. Si è continuato a scrivere, a mettere carne e raccontielli sul fuoco. S’è alzato del fumo nero. Poi grigio, poi bianco. È rimasto un filetto diafano. Ora tutti gli occhi sono puntati sulle fiamme ancora ardenti.

C’è qualcosa che brucia, in città. A Roma. Nel quartiere Centocelle. Per essere ancora più precisi, in un luogo che vive solo di notte, illuminato di giallo ocra e rosso tuorlo, con tanti, troppi libri alle pareti che quasi strabordano, alcol a poppa e microfoni e leggii a prua: La Pecora Elettrica, si chiama il posto. È una nave che va a fuoco, ma proprio questo è l’intento. Abbasso le fredde navi fantasma.

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Oltre la frontiera d’Australia: “La grande occasione di Martin Sparrow”

Photo by Joey Csunyo on Unsplash

di Tiziano Rugi

Parafrasando Henry James, lo storico vuole più documenti di quanti ne possa utilizzare, mentre il romanziere vuole più libertà di quanta se ne possa permettere. Perché allo storico non è richiesta fantasia, ma anzi la ricerca della verità, mentre per lo scrittore le priorità si ribaltano. Non è semplice per uno storico cimentarsi nella forma romanzo: lo storico è interessato a parlare con i fatti, a ricostruire precisamente gli eventi; il romanziere parla con i personaggi e con le storie.

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Sull’editoria di poesia contemporanea – #5: Guido Mazzoni

Quinta puntata dell’inchiesta a cura di Francesca Sante sulla poesia contemporanea in Italia. Qui le puntate precedenti: Benway Edizioni, Alessandro Burbank, Franco Arminio, Franco Buffoni. (fonte immagine)

In Libri, editori e pubblico nell’Europa moderna (1977), Armando Petruccis crive a proposito di Gabriele Giolito, editore del Cinquecento, all’interno dei cui cataloghi troviamo molti successi editoriali del tempo: “Giolito comprese il processo di ampliamento del campo sociale della scrittura, e in particolare comprese che tra pubblico della poesia e poeti non c’è più la separazione profonda di una volta, ma che i due campi finivano sempre più per sovrapporsi: la folla crescente (e che chiedeva spazio tipografico per realizzarsi) dei petrarchisti tendeva ad assumere il volto e le proporzioni della folla degli alfabeti”.