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Il giornalismo ha un nemico, le emozioni

Photo by rawpixel on Unsplash di Enrico Pitzianti Da tempo seguo con attenzione il lavoro di un buon portale informativo italiano, Valigia Blu. Di norma VB riporta notizie in modo approfondito, soprattutto lunghe ricostruzioni, facendo attenzione a fonti e verifiche. Su VB non ci sono i lanci né le cosiddette breaking news, gli articoli arrivano più tardi che […]

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Al cuore, Cuarón! Su Roma, con spoiler

Parte molto lento, Roma, soffermandosi a lungo sui fatterelli quotidiani di una famiglia borghese del quartiere Colonia Roma, Città del Messico, negli anni ’70. All’inizio seguiamo soprattutto le faccende di Adela e Cleo, domestiche indie della famiglia, e il rapporto tra le due: Adela è quella più esperta, Cleo invece sta ancora provando a farsi una vita fuori dal lavoro. Per il resto: attenta al cane Borras, lava a terra, cucina, occhio alle quattro pesti che gironzolano per casa, il tè per padron Antonio è pronto?, donna Sofia è rientrata?

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Come si sta al mondo: conversazione con Davide Martirani

Conosco Davide Martirani da molti anni. Dunque, conoscevo già il suo talento, la sua profonda cultura letteraria.

Avevo già letto alcune prove precedenti (dei brevi, calibratissimi racconti), avevamo addirittura insieme tentato (assieme ad Alessandro Caroni) esperimenti di scrittura collettiva.

Eppure devo dire che questo romanzo d’esordio mi ha comunque colpito. Nel risvolto dell’edizione Quodlibet è sfacciatamente dichiarato: che il libro è scritto in “maniera magistrale”. Sembra davvero un rilievo enfatico, inopportuno, neppure sulla quarta di copertina dell’ À la recherche du temps perdu si osa tanto: sembra, soprattutto, una sparata in contrasto con l’attitudine sobria e pacata dell’autore.

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Guardando ovunque. Gli straordinari racconti di Grace Paley

Amo Grace Paley al punto che una volta ho tentato di catturare (per poi usare) il suo sguardo e di chiuderlo dentro una  poesia. L’ho presa come se fosse ancora viva (e non lo è?) e l’ho portata a Napoli, in pieno centro, davanti alla chiesa dello Splendore di Montecalvario. Volevo vedere che effetto potesse avere la capacita di osservazione, di sintesi, di empatia, di lucidità, spostata da New York (teatro vivente di tutta la sua opera) a Napoli; la mia città d’origine, vitale e piena di gente e voci proprio come nel Bronx, ma voci di un coro molto diverso.

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La marea sono loro: Su “Piccola città. Una storia comune di eroina” di Vanessa Roghi

di Massimo Palma

«E il più delle volte diede fuori dagli argini e raggiunse con enormi masse d’acqua la mia città, dopo aver devastato la campagna circostante». È un frammento di Aprire il fuoco di Luciano Bianciardi ad aprire il sesto capitolo di Piccola città. Sono tanti gli eserghi del libro – a De Gregori, a Guccini che dà il titolo, a Nick Drake e Neil Young si affiancano Oreste del Buono, Natalia Ginzburg e infiniti altri. Si sa: gli eserghi sono spesso un testo nel testo, una rete di rimandi per il lettore, ma anche una rete di protezione per l’autore, perché gli offrono il gancio per sviluppare un tema nel capitolo che segue, o semplicemente l’allusione nascosta, il rimando, magari l’eco sonora generazionale.

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American dreamers, i sognatori di Imbolo Mbue

di Stefano Friani In esergo a Siamo noi i sognatori di Imbolo Mbue c’è un passo del Deuteronomio in cui si fa riferimento alla terra del latte, del miele e – uno si figura – della libertà, quegli Stati Uniti tanto idealizzati da chi vive a Limbe, sulla costa atlantica del Camerun. Come chiarisce già […]

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La zattera. Ovvero perché il 2018 è stato l’anno del godimento per la morte altrui

di Christian Raimo C’è una scena di Orizzonti di gloria che mi agghiaccia ogni volta. La disputa tra il colonnello Dax (Kirk Douglas), che vuole salvare i suoi uomini da un’ingiusta fucilazione per codardia – non si sono voluti sacrificare in un inutile massacro -, e il generale George Broulard (Adolphe Menjou) che invece pensa […]

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Al confine del southern gothic: Sparklehorse, tra rock e letteratura

Pubblichiamo, ringraziando editore e autore, un estratto dal libro di Liborio Conca Rock Lit, uscito per Jimenez.

Il mio regno per un cavallo

Un passo indietro, come si dice. E dunque è il pieno dell’estate 1995 quando nei negozi di dischi, ancora per qualche mese gli Unici Posti Dov’era Possibile Poterli Comprare, fa la sua comparsa un disco dalla copertina,  be’, piuttosto sinistra. Lo sfondo è un cielo azzurro sormontato da una grossa nuvola; in primo piano, invece, si staglia una maschera da clown appesa a un filo, con gli occhi accesi ma privi di pupille, il naso monco e una bocca deformata in quello che sembra il sorriso di un pazzoide. Non siamo dalle parti orrorifiche di Pennywise, il pagliaccio che dal 1986 tormenta gli incubi di chi ha letto It, il capolavoro di Stephen King. Se proprio vogliamo confrontarli, il clown sulla copertina di Vivadixiesubmarinetransmissionplot è un fratello minore, minimal, diversamente inquietante. Pennywise è l’Orrore, l’Incubo, la figura che compare sulla copertina del debutto degli Sparklehorse è la Sorpresa, il Grottesco. È il pagliaccio che scatta a molla dalla scatola, non quello che terrorizza i ragazzini di Derry lassù nel Maine, rappresentando l’incarnazione del male.

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Hanno senso concerti alle due di notte per bambini di nove anni?

di Christian Raimo Anche l’Italia ha la sua strage di ragazzini. Le immagini di Corinaldo richiamano in modo angosciante quelle dopo la strage di Andrei Breivik in Norvegia, o quelle dopo l’attentato terroristico al concerto di Ariana Grande a Manchester, o quelle dopo una qualunque delle sparatorie di massa nei licei statunitensi. Ma la strage […]

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“La dimensione oscura”: intervista a Nona Fernández

di Francesco Fava

Nona Fernández (Santiago de Chile, 1971) è una delle voci imprescindibili dell’attuale letteratura ispanoamericana. A partire dal folgorante romanzo d’esordio, Mapocho (del 2002, meritoriamente proposto in italiano dalla casa editrice gran vía nel 2017), tutta la sua opera tesse e ritesse i fili – nascosti, recisi o rimossi; pubblici e insieme privati – che dal Cile odierno si tendono retrospettivamente verso gli anni della dittatura. Fernández torna ora a coltivare la propria personale ossessione letteraria nella sua ultima opera, magistrale: La dimensione oscura, pubblicato sempre da gran vía nella traduzione di Carlo Alberto Montalto.