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Moro a teatro

di Ludovico Cantisani Martire. Eroe. Vittima. Devoto. Corpo. Cadavere. Voce. Servo dello Stato. Statista. A partire dal momento della sua violenta morte – se non da prima – la figura di Aldo Moro è stata scomposta e reinterpretata in molte e diverse declinazioni; la maggior parte di esse rispettava quel carico di compassione e indulgenza […]

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Diario critico di una scuola a distanza. Fase #2

(qui la prima parte del Diario)

di Luca Lòtano 

2 marzo 2020 – (prima del lockdown)
via Ostiense 152, Asinitas, scuola di italiano per stranieri, rifugiati e richiedenti asilo

Oggi durante la lezione abbiamo ascoltato un audio e quando le ultime parole sono finite sono rimasto in silenzio. Eravamo seduti intorno al tavolo con una ventina di studenti. Non so perché l’ho fatto. All’inizio, per lasciar risuonare la storia che avevamo appena  ascoltato. Poi quando ho sentito che con il passare dei secondi l’aria diventava più densa, ho capito che sarei rimasto così, in attesa.

Quando quel tempo senza parole ha cominciato a diventare “innaturale”, due studentesse nigeriane che avevano il collo piegato sul telefonino hanno alzato la testa, altre due hanno mosso gli occhi controllando dove fossero i compagni, come se qualcosa si fosse spostato. Qualcuno ha cercato di incrociare il mio sguardo, qualcun’altro ha iniziato a sorridere, una mezza risata ha provato a rompere la tensione che si stava creando. Poi il silenzio ci ha riportato, uno alla volta, anche i più distratti rimasti con la testa in luoghi lontani, nel presente. Cosa stavamo facendo insieme, in quella stanza? Dopo due minuti eravamo tutti lì, a sporgerci, a chiederci cosa stesse succedendo tra noi, quale relazione ci legasse ora che il flusso abituale della lezione si era interrotto e non c’erano più ruoli o nascondigli.

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La casa mangia le parole: una conversazione con Leonardo G. Luccone

Da tempo il nome di Leonardo G. Luccone è ben presente nel mondo editoriale, per la sua attività di talent scout, editor, critico, traduttore, fondatore dell’agenzia letteraria Oblique. Dopo il saggio Questione di virgole – Punteggiare rapido e accorto (Laterza), di cui avevamo parlato in questa intervista, ecco il debutto al romanzo con La casa mangia le parole, uscito da qualche mese con Ponte alle Grazie. A guardarla in prospettiva, è come se con Questione di virgole Luccone abbia predisposto la cassetta per gli attrezzi, per poi cimentarsi con il romanzo. E da un lettore così sofisticato e attento non ci si poteva attendere altro se non un romanzo ambizioso e ben scritto, stratificato, con più livelli di senso al suo interno.

La storia ruota intorno a un nucleo familiare, quello dei De Stefano, tenuto insieme artificialmente: sotto le apparenze, la crosta di questa famiglia medio borghese va sfaldandosi.

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Stati Uniti immaginari (ma non troppo): “Vanilla Ice Dream” di Roger Salloch

di Teresa Capello

Blow up, il momento il cui un obiettivo mette a fuoco un dettaglio, avvicinandolo allo sguardo, come a volte si fa, sbattendo le palpebre. Al racconto “Las babas del diablo”, Michelangelo Antonioni si ispirò, nel 1966, per realizzare il film Blow up; Cortázar vi raccontavala vicenda di Roberto Michel – traduttore e fotografo, che indagava su un dettaglio, presente in una fotografia. Qualcosa di affine, in un contesto molto diverso, si ritrova nel romanzo Vanilla Ice Dream di Roger Salloch, edito nella collana tamizdat, di Miraggi, 2020.

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Un elogio dell’assenza. “Ritmi di veglia” di Raffaella D’Elia

Non è l’azione artistica del poeta a rendere stupefacente il quotidiano, ma è l’esistenza ad apparire ai suoi occhi come leggenda manifestandosi nelle sembianze di un sogno, sosteneva Sandro Penna quando ne Il caldo, il freddo delle sale d’aspetto (Stranezze, 1976), scriveva che “Il mondo mi pareva un chiaro sogno/ la vita d’ogni giorno una leggenda”.
Un sogno nitido che in mutate sembianze prende forma tra le pagine

di una delle più originali voci poetiche della contemporaneità, Raffaella D’Elia, che con Ritmi di veglia (exorma, 2019, prefazione di Emanuele Trevi) sceglie di non servirsi della realtà come antitesi per la costruzione dell’immaginario, ma di osservarla per rielaborarne i contorni a partire da una esperienza sensibile.

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«Spero di piangere in modo carino».  Sono un neo papà, ho l’età di Chiara Ferragni e ho visto Unposted

di Nicola Pedrazzi

Qualche anno fa eravamo in macchina in giro per Torino, io, mia moglie e una sua collega venuta a trovarci dalla Francia. Incoraggiato dalla giornata di sole, a un certo punto proposi una deviazione panoramica per Superga, perché «da lì si vede la città dall’alto e il profilo delle Alpi innevate». Non ho scordato le parole con cui la nostra ospite declinò l’offerta: «un’altra volta, non sono truccata e non potremmo farci delle foto». La sua voce non era increspata da nessuna forma di autoironia, diceva sul serio: a quelle condizioni non valeva proprio la pena inerpicarsi fin lassù. Mi accartocciai sul volante e mi incupii dentro, ma per evitare discussioni tolsi la freccia.

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Ora a casa restateci voi

Ora A Casa Restateci Voi E’ nata dal mondo culturale, artistico e accademico una campagna che analizza gli errori della gestione dell’emergenza in Lombardia nella gestione del Covid-19. Secondo le promotrici le radici del problema affondano nella privatizzazione del sistema sanitario lombardo e nell’avere impoverito la medicina territoriale. In soli due mesi il mito dell’eccellenza […]

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Il pianeta rosso: utopia marziana e dintorni

Photo by Nicolas Lobos on Unsplash

Tutto ebbe inizio alla fine del XIX secolo, quando l’astronomo italiano Giovanni Schiaparelli scoprì la presunta esistenza su Marte di “canali” apparentemente scavati da forme di vita intelligenti, ovvero una serie di linee diagonali che sembravano intrecciarsi e tessere un reticolato regolare sulla superficie del pianeta.

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Stregati: “Febbre” di Jonathan Bazzi

Proponiamo da oggi le interviste realizzate da Barbara Belzini per il quotidiano Libertà agli autori dei libri entrati in dozzina al Premio Strega di quest’anno: ringraziamo la rivista e l’autrice.

Si fermano le persone, ma non la loro curiosità e voglia di scoprire qualcosa di nuovo: in attesa della proclamazione dei 5 finalisti il 9 giugno, Libertà propone un viaggio con i 12 semifinalisti del Premio Strega. Cominciamo con un’opera prima di cui si è parlato molto in rete, “Febbre” di Jonathan Bazzi, pubblicato da Fandango Libri: candidato da Teresa Ciabatti, il libro ha vinto il riconoscimento “Libro dell’anno di Fahrenheit-Radio Tre” e il “Premio Bagutta Opera Prima”.

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Ritratti da un mondo antico: “Piccoli addii” di Giovanni Mariotti

Tra le tante e variegate forme assunte dalla letteratura c’è ovviamente la più utilizzata, quella del romanzo, ma ce n’è anche una di tono minore, che si costruisce e si sostiene attraverso l’accostamento di piccoli bozzetti impressionistici, idilli, quadri minuti, talvolta dal sapore naturalistico (e in versi, come nel caso di alcune poesie del Pascoli di Myricae), altre volte invece incentrati su particolari d’ambiente, fissazioni o oggetti simboli di miseria e difficoltà.

Giovanni Mariotti, silenzioso scrittore di lungo corso, troppo poco citato quando si parla di grandi autori della letteratura italiana contemporanea, si è occupato di entrambi i versanti: ha scritto uno splendido romanzo di impianto, e in parte ambientazione, ottocentesca, Storia di Matilde (pubblicato prima da Anabasi e poi da Adelphi in due edizioni), e ha scritto per il Corriere della Sera una serie di piccoli quadri frammentari che, nel loro insieme, costruiscono un ritratto, ovviamente parziale, di una società in estinzione, piccoli tasselli di un mondo pian piano scomparso, il mondo provinciale della lucchesia e della Versilia.