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La stanza di Therese: un estratto

Pubblichiamo, ringraziando editore e autore, un estratto dall’ultimo libro di Francesco D’Isa, La stanza di Therese (tunué).

di Francesco D’Isa

Ho contemplato il panorama di questa stanza fino allo sfinimento e ho ripetutamente imposto posizioni, ruoli e confini agli oggetti che mi circondano. I libri, soprattutto. Ne ho acquistati a sufficienza da creare tre ziggurat sulla scrivania (li impilo dal più grande al più piccolo) e due sui comodini, mentre il rimanente dorme nei cassetti.

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Vita di nullo, un racconto eroicomico

Questo pezzo è uscito sul Venerdì, che ringraziamo.

In Canzone quasi d’amore Francesco Guccini descrive quell’esperienza diffusa e insieme individuale che è «il vivere in provincia» attraverso l’oscillazione tra due poli che sono «la grazia o il tedio a morte»; prima ancora, per il Federico Fellini di Amarcord e I vitelloni la provincia è il luogo della vitalità e delle brume, degli impulsi incoercibili proprio malgrado trattenuti, delle attese e delle procrastinazioni: la piattaforma immobile da cui lo sguardo si allunga malinconico fino a oltre l’orizzonte a cercare qualcosa che non trova mai.

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Ritorno a Portella della Ginestra

A Portella della Ginestra s’incontra la storia d’Italia, titolava un articolo de L’Unità. Era il trenta aprile del 1950. Nel giugno del 1983 Rocco Chinnici, un mese prima di essere ucciso dall’esplosione di un’autobomba, spiegò a Giuseppina Zacco, vedova di Pio La Torre, quanto fossero collegate le indagini su Portella della Ginestra e quelle sui delitti politici Reina, Mattarella e dello stesso La Torre.

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Un romanzo così non l’avevo mai letto

di Christian Raimo “Non scrivo tanto di fatti internazionali”, diceva in un’intervista questo scrittore americano che si chiama Tom Drury, “scrivo piuttosto di vite individuali”. Non mi era capitato di leggere un libro come La fine dei vandalismi, un libro scritto e concepito come La fine dei vandalismi. Scritto da Drury (sessantunenne autore dell’Iowa), uscito […]

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Scrivere di cinema: Elle

di Elena Magnani

Diceva Bertolucci che un regista è come un voyeur: che fare cinema è come spiare dal buco della serratura, quello della porta dei tuoi genitori. “E tu li spii, e sei disgustato… e ti senti in colpa… ma non puoi fare a meno di guardare”. A vedere Elle ci si sente così: un po’ perversi, un po’ a disagio, combattuti tra la voglia di seguire e quella di distogliere lo sguardo. Paul Verhoeven mette in scena un racconto amorale e conturbante, che costringe i suoi spettatori – e i suoi personaggi – a misurarsi con il cuore della propria ipocrisia: la vergogna.

1_Henri Cartier-Bresson-Magnum Photos, Domenica sulla riva della Senna (1938)

“Europa. What else?” Fotografia e identità europea a Rotterdam

La mostra Europa. What Else?, al Nederlands Fotomuseum di Rotterdam, attraverso un allestimento sobrio ma originale riflette su un tema di scottante attualità come l’identità culturale del continente, sottoposta oggi a enormi spinte centrifughe. Sotto il cappello di un titolo prelevato ironicamente da una famosa campagna pubblicitaria, infatti, le tre serie fotografiche presentate e messe in relazione reciproca (Les Européens di Henri Cartier-Bresson; NATION di Otto Snoek e Parliaments of the European Union di Nico Bick) suggeriscono un percorso mentale non banale lungo la difficile e traumatica storia collettiva del Novecento europeo, le sue celebrazioni civili e le architetture politiche (gli spazi dei singoli Parlamenti nazionali).

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“Un quaderno per l’inverno”, il nuovo spettacolo di Massimiliano Civica

Sembrano usciti da un film di Kaurismaki i due personaggi che Massimiliano Civica mette in scena in «Un quaderno per l’inverno», spettacolo dove si rinnova la collaborazione con il drammaturgo Armando Pirozzi, che in questo lavoro così minuto ma così potente sembra particolarmente ispirato. Un ladro e un professore. Surreali, a momenti leggeri e di colpo profondissimi – proprio come nelle pellicole del regista finlandese – i due uomini vivono mondi diversi: l’insegnamento e la solitudine contro una vita di espedienti e una famiglia da mandare avanti.

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“Fatti vivo”, la nuova raccolta di Chandra Livia Candiani

Il 18 aprile è uscito da Einaudi «Fatti vivo», tre anni dopo il grande successo de «La bambina pugile ovvero La precisione dell’amore», con cui Chandra Livia Candiani esordiva nella collana Bianca portando finalmente al grande pubblico un lavoro di poesia – tra i più significativi oggi in Italia – lungo anni, lungo una vita. Prima di allora, i suoi libri e le sue poesie hanno circolato grazie al passaparola e a un culto fedele e incantato, perlopiù legato a Milano, città dove lei – russa da parte di madre – è nata nel 1952 e vive tuttora, traducendo testi buddisti e per bambini, e conducendo seminari di poesia nelle scuole elementari (esperienza raccolta nel libro «Ma dove sono le parole?», Effigie 2015).

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L’uomo senza Qualità

Era un po’ di tempo che volevo scrivere un articolo su Lo zen e l’arte della manutenzione della motocicletta, ma poi, a causa di mille impegni divora vita, non sono riuscito a mettermi comodo e provare a buttare fuori due pagine di Qualità accettabile. E oggi, stamattina, leggo che Robert Pirsig non c’è più.

Lo Zen e l’arte… l’ho letto, riletto, straletto e quando mi si è presentata l’occasione di poterci lavorare assieme a degli studenti americani, l’ho colta al volo.

Appena saputo della sua morte mi sono chiesto quanti potranno essere i libri che una volta letti si piazzano in fondo a te stesso per non uscire più? Tre, quattro? Tanti quante, credo, le persone che si possono amare durante una vita.

Sciopero

L’arte a fumetti di Peter Kuper

Peter Kuper, classe 1958, vincitore con Ruins nel 2016 dell’Eisner Award per il miglior graphic novel dell’anno, diventato bestseller internazionale, racconta di aver preso abbastanza tardi coscienza del proprio potere creativo. «Ho cominciato all’età di 15 anni col mio primo album, ma solo due anni dopo mi sono accorto dell’ispirazione. Ho capito di avere abilità limitate per il mondo che mi circondava. In un evento totale come la guerra sarei stato un semplice ostaggio quanto un tifoso sportivo. Pensai che il fumetto e le arti figurative in generale rappresentassero la mia opportunità di dire qualcosa sul mondo, l’unico mestiere che mi avrebbe reso felice», spiega.