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Chi ha paura del socialismo? (Sulle elezioni recenti e future e tutto il resto)

dialogo tra Christian Raimo e Francesca Coin (Francesca Coin insegna Sociologia all’Università di Lancaster, in Gran Bretagna. Si occupa di lavoro, moneta e diseguaglianze. Coordina il progetto di ricerca “The nature of money and its social perception in times of crisis” finanziato dal Center for the Humanities and Social Change dell’Università Ca’ Foscari di Venezia. […]

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Scrivere di cinema: Cena con delitto/Knives Out

di Giovanni Chessari

È stato il colonnello Mustard, con il tubo di piombo, nella sala da pranzo! Quante volte è capitato di avanzare questa accusa, quando si pensava di poter rilanciare l’ipotesi vincente e definitiva sulla sanguinaria mappa domestica del Cluedo. Effettivamente l’obiettivo di “Cena con delitto” (impropria re-intitolazione italiana dell’originale e più efficace “Knives Out”) sembra di voler ricreare in sala il piacere sornione di quelle stesse partite d’intuizioni tradizionalmente imbandite nelle sere d’inverno, in compagnia degli amici migliori, subito dopo la pizza fredda a domicilio.

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Salvatore Scibona e il peso della storia

Pubblichiamo la versione integrale di un’intervista uscita sul Messaggero, che ringraziamo.

Lo scrittore americano, di origine italiana, Salvatore Scibona, classe 1975, era nato da meno di un mese, quando fu evacuata l’ambasciata statunitense a Saigon, evento che rappresentò simbolicamente la fine della guerra. Il Vietnam è stato per lui anche una questione di famiglia.

Il conflitto che, dopo la fine della Seconda guerra mondiale, ha lasciato il segno più forte nella nostra cultura è lo scenario da cui si sviluppa il secondo e potente romanzo, Il volontario (66thand2nd, 439 pagine, 20 euro, traduzione di Michele Martino), di Scibona è tra le voci più interessanti della letteratura nordamericana. La ricerca fondamentale, che il libro esplora, è come una persona possa diventare realmente sé stessa e comprendere il mondo, non cercando qualcosa ma perdendo tutto.

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“Nessuno è come qualcun altro”, epifanie e stupore nei racconti di Amy Hempel

“Questa era seduzione. Questa era la storia che raccontò, fra tutte le storie da ragazzo di campagna che poteva raccontare.”

C’è un racconto nella nuova raccolta di Amy Hempel (Sem, 2019, traduzione di Silvia Pareschi) – gioiello in una lunga serie di piccoli gioielli – che è anche un manuale di scrittura in miniatura. Si intitola L’agnello orfano ed è lungo soltanto mezza pagina. Tutto il talento della scrittrice statunitense esplode in poche righe e regala al lettore un condensato di perle narrative, vertici impossibili da raggiungere e non imitabili. Nel testo si tengono insieme due livelli di storia, apparentemente distanti. Nel primo una voce racconta dell’azione di qualcuno che scuoia un agnello, gesti rapidi, secchi, violenti; nelle frasi successive la pelle dell’agnello viene legata al corpo dell’orfano, in modo che la pecora in lutto avverta l’odore e lasci che l’orfano si avvicini per poppare. Stacco. La voce fuori campo cambia registro, tono, tempo e luogo, solo con una frase: O almeno così disse.

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Le molte gravi questioni lasciate irrisolte da Veltroni sindaco. La Roma di ieri e quella di domani.

di Christian Raimo Finalmente, dopo undici anni, Walter Veltroni dedica un libro a Roma, Roma. Storie per ritrovare la mia città, e alla sua esperienza di sindaco. È un libro lungo, articolato, scritto con l’aiuto di Claudio Novelli, suo storico collaboratore, e con addirittura tre prefazioni: Renzo Piano, Gigi Proietti e il cardinale Matteo Zuppi. […]

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Le false sciamane: intrighi e femminismo nel romanzo di Enchi Fumiko

di Giorgia Sallusti

«Quando un uomo è ossessionato da una donna, c’è sempre un momento in cui l’opinione del mondo e il proprio onore non sono più un problema»; Enchi Fumiko scrive queste righe in Namamiko. L’inganno delle sciamane (ora in Italia grazie a Safarà con la traduzione di Paola Scrolavezza), e racconta la vicenda tragica dell’amore tra l’Imperatore Ichijō (986 – 1011) e Teishi, la Prima Consorte, che sfiderà il potere politico della corte giapponese del X secolo.

Namamiko è anche la storia di una ikiryō, ovverosia una possessione, uno spirito che lascia il corpo di un vivente e va a perseguitare altre persone fino a consumarle e, a volte, ucciderle. Il tutto messo in scena nella capitale imperiale di un Giappone al suo massimo splendore, tra sete fruscianti, stanze in penombra piene di segreti bisbigliati e palazzi adorni di arte e poesia.

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L’isola vascello

di Tiziana Plebani

Alcuni anni fa avevo iniziato un racconto che si apriva sullo sguardo sbigottito di un bambino veneziano affacciato alla finestra della sua camera. Solo nella notte scura,osservava la lingua di terra che chiude il sestiere di Dorsoduro staccarsi e cominciare a navigare. E poiché in quella lingua di terra c’era anche la sua casa, lo stupore era misto al brivido e alla paura dell’avventura, sentimenti mitigati dal conforto di sapere che mamma e papà erano a letto nella stanza accanto alla sua, seppure del tutto ignari di quel che stava accadendo.

Era lui l’unico testimone di quello straordinario evento che non sapeva come giudicare, se fosse buono oppure cattivo, se dovesse avere più timore o lasciarsi invece andare alla meraviglia. Il mio racconto si metteva al fianco del bambino, unica anima insonne, e, come fosse un compagno, respirava con lui, e l’osservava sforzarsi di distinguere il confine tra il buio della notte e l’oscurità dell’acqua, increspata dal forte vento e domandarsi se il viaggio sarebbe mai terminato. Era forse capitato nel mezzo di una favola e in un tempo incantato?

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Pillola di saggezza – Una storia in stand-by da quarant’anni

Lo ammetto: ho finito di vedere la prima stagione The Handmaid’s Tale solo una settimana fa. Ho passato cinque giorni con gli occhi attaccati allo schermo, tentando di autoconvincermi dell’inverosimiglianza di una storia simile e di come l’idea di una politica che percepisce la donna come una macchina per fare figli fosse ormai superata. Non ci sono riuscita.

A dicembre 2017 ho iniziato a occuparmi di salute riproduttiva, in particolare contraccezione ormonale femminile in Italia: ho visitato ospedali di Roma e di Torino per confrontarmi con i medici, ho incontrato specialisti che credono nell’importanza del tema, ho seguito conferenze, ho parlato tanto con le donne per scoprire quale fosse l’idea che avevano della contraccezione e ho seguito da vicino le battaglie più recenti. Simboli di protesta nella lotta per i diritti riproduttivi mondiali, dall’Ohio all’Irlanda — passando per il Veneto — le ancelle hanno invaso le piazze. Forse proprio per questo non sono riuscita a sentire poi così lontana l’ideologia sociale dietro The Handmaid’s Tale, anche se avrei voluto; per questo, davanti all’originale della Atwood e al suo secondo, The Testaments, ancora esito. Esito soprattutto quando una cara amica, madre di due, decide in accordo col marito di abortire il terzo figlio e mi chiede sostegno, due giorni fa. Esito quando mi interrogo su cosa le accadrà, in una famiglia appena appena giudicante. Sui consigli non richiesti che riceverà. Sul supporto istituzionale che non riceverà.

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Adorno contro Paperino: filosofia e cartoni animati

Nella seconda metà del Novecento si scrivevano e si pubblicavano spesso libri intitolati rispettando il medesimo schema: al richiamo a una disciplina sistematica e ben codificata seguiva l’indicazione della sua applicazione a un campo di indagine tanto asistematico e inafferrabile da far risultare improbabile la sola idea di procedere davvero in una simile direzione. Allora […]

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Le relazioni preziose: fotografare lo scorrere del tempo con Barry Lyndon

Pubblichiamo un estratto dal libro di Chiara Tartagni Le relazioni preziose, uscito per Jimenez, ringraziando editore e autrice.

di Chiara Tartagni

“Non appena ebbi letto Barry Lyndon ne rimasi molto impressionato. Amavo la vicenda e i personaggi, e mi parve possibile fare la trasposizione dal romanzo al film senza distruggerlo. Ed esso offriva inoltre l’opportunità di fare una delle cose che il cinema può realizzare meglio di qualunque altra forma d’arte, presentare cioè una vicenda a sfondo storico” ha raccontato Kubrick.

Inoltre, il film è la trasposizione di un romanzo ambientato nel Settecento, scritto nell’Ottocento, con un dispositivo che ha trovato la propria fortuna nel Novecento. Questo trattamento della materia prima, che allontana il racconto dall’influenza del proprio autore, rende il film molto più vicino al diciottesimo secolo. Come abbiamo visto con Tom Jones, il romanzo moderno nacque proprio nella spavalda Inghilterra di Hogarth e del potere borghese.