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Autobiografia della nazione

Dal nostro archivio, un pezzo di Francesco Pacifico apparso su minima&moralia il 18 febbraio 2013.

Questo pezzo è uscito su Nuovi Argomenti.

1. Tinello.

“E più tardi, nell’interminabile pomeriggio, che cosa potranno fare, poveretti? Francesca dipingerà: mazzi di rose, tramonti, il ritratto della mamma. Forse suona anche il piano, o ricama, o prega. E Fulco catalogherà pietre, o insetti, o fossili? Si ricorrerà agli animali imbalsamati? Magari, folaghe? Si arriverà addirittura alle conchiglie? Comunque, una giornata lenta, pigra, meridionale, qualunque. (Quella ‘twilight zone’ lavanda e violetta fra il ‘conosci te stesso’, l’autoritratto, e le pippe.)”

Questo fanno le famiglie italiane da sempre: anche qui, nel 1899 caricaturale in cui si svolge (non si svolge, semmai sta fermo) Specchio delle mie brame, epopea di luoghi comuni di Arbasino ‘74. Ottanta anni dopo, nel tinello di mia nonna la domenica a Roma stesso problema di noia – però non si può di fronte ad Arbasino fare indigestioni di madeleines e dire che “90° minuto” risolveva tutto alle sei e dieci del pomeriggio: 1) sia perché lui è contro le riletture melense del passato e di Proust, che costringono ogni cosa a diventare madeleine; 2) sia perché non è vero: “90° minuto” non risolveva niente, la domenica italiana non me la risolveva nessuno, era un trionfo del capitonné e del senso di morte.

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Nella Sardegna magica in cerca di Sergio Atzeni

Dal nostro archivio, un reportage di Francesco Forlani apparso su minima&moralia il 25 maggio 2012.

Pubblichiamo un articolo di Francesco Forlani, uscito sulla rivista «il Reportage», su Sergio Atzeni.

di Francesco Forlani

Ci vogliono dieci ore di traversata in mare. Genova-Porto Torres. È il 25 dicembre, Natale. Per far passare il tempo mi sono portato una copia del “Viaggio al termine della notte”. Con Ernesto Ferrero, che l’aveva tradotto, abbiamo tenuto una conferenza alla Biblioteca civica di Torino. Lui su Céline, io su Cendrars. Ernesto Ferrero era molto amico di Sergio Atzeni. Quando gli chiedo di mandarmi un suo articolo del 25 aprile 1996, intitolato “Gli sciamani di Sardegna”, insiste su un particolare: “Sai, siamo stati suoi ospiti a Carloforte e ancora non ci sembra vero, a me e mia moglie, ancora oggi a tanti anni di distanza, che sia morto annegato. Aveva un fisico da nuotatore, insomma spalle larghe”. Il 6 settembre del 1995 Atzeni aveva trovato la morte nel mare dell’isola di San Pietro. Carloforte. Tra gli scogli della Conca. Ma l’aveva cercata?

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Roberto Bolaño, scrittore canaglia

Dal nostro archivio, un pezzo di Marco Montanaro su Roberto Bolaño apparso su minima&moralia il 28 aprile 2015.

Il 28 aprile 1953 nasceva a Santiago del Cile Roberto Bolaño. Pubblichiamo un approfondimento di Marco Montanaro e vi segnaliamo che oggi a Roma c’è una serata dedicata a Bolaño a cura di Terra Nullius: appuntamento al Parco dei Galli alle 21 (dettagli sulla loro pagina Facebook). (Fonte immagine)

Scrivendo e riscrivendo un articolo su Roberto Bolaño per il giorno del suo compleanno, ho finito per trovarmi nella stessa condizione di uno di quei suoi personaggi che attraversano la terra insieme vivi e morti, insieme patetici e incendiati; nella condizione di chi, cioè, mastica e rimastica un pensiero senza arrivare ad alcuna conclusione, infine sputandolo via insofferente, rassegnato, ben consapevole che quel masticare e rimasticare è tuttavia la pienezza stessa di ogni vita. Ironia della sorte (l’ironia incantata, quando si parla del cileno, è il grezzo e puro contrappunto del cinico sarcasmo di certa scrittura contemporanea), il mio pezzo voleva analizzare l’opera del cileno a partire proprio dall’epanortosi, ovvero da quella figura retorica per cui si ritorna su un concetto, una frase o un enunciato per riscriverlo fino a cambiarne il senso, fino a contraddirlo.

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W.G. Sebald. L’Europa tra bellezza e macerie

Dal nostro archivio, un approfondimento di Giancarlo Liviano D’Arcangelo su W.G. Sebald apparso su minima&moralia l’11 luglio 2012.

Esiste davvero un modo di sentire comune a tutti gli europei? Esiste davvero un sostrato emozionale, o culturale, che sia realmente diffuso in Europa come alfabeto collettivo e che sia valido erga omnes, come un diritto costituzionale? Forse.

Proclamarsi amletici, anzi intrepidi amletici, appare talvolta l’unico modo di avvicinarsi alla saggezza. È tuttavia ossessione irrinunciabile per molti intellettuali cimentarsi nell’angusta impresa di burocratizzare il caos. Ordinare, incanalare, architettare, dominare, collegare, coniugare, schedare, filtrare ogni fluido depurandolo delle impurità e infine imbottigliare, inventariare collezioni private spacciandole per miscellanee integrali, universali, definitive. E ancora.

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Alla conquista del Polo Sud

Dal nostro archivio, un pezzo di Matteo Nucci apparso su minima&moralia il 23 dicembre 2011.

Questo articolo di Matteo Nucci è uscito sul «Messaggero» e racconta la conquista del Polo Sud (avvenuta cent’anni fa) attraverso i libri usciti in questo periodo in occasione dell’anniversario, e in particolare attraverso uno, pubblicato da Cavallo di Ferro: «Race. Alla conquista del polo sud. I diari di Roald Amundsen e Robert F. Scott» di Roland Huntford.

“Così siamo arrivati e abbiamo innalzato la nostra bandiera al Polo Sud”. Le parole che Roald Amundsen incide sul suo piccolo bloc notes sono, al solito, prive di retorica. È il 14 dicembre di cento anni fa e la celebrazione è avvenuta semmai nei gesti. Poco prima, ha chiesto ai suoi quattro compagni di impugnare contemporaneamente l’asta della bandiera norvegese, perché l’impresa appartiene a tutti. Subito poi ha voluto festeggiare con “una piccola bistecca di foca a testa”.

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I ♥ polpettoni – Il fascino irresistibile dei polpettoni letterari

Dal nostro archivio, un pezzo di Francesco Longo apparso su minima&moralia il 14 febbraio 2013.

Questo pezzo è uscito su Orwell. (Immagine: una scena di Downton Abbey.)

«Prima che fosse finito il concerto, era sicuro che quella fosse la sola fanciulla che avrebbe sposato». Oppure: «Il vento primaverile, piovoso e lugubre, giungeva da luoghi paurosi e gridava intorno alla casa come un uomo che piange il suo amore». Ci si arrende, ciclicamente, al fascino irresistibile dei polpettoni letterari.

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Un paese di scrittori: un intervento di Anna Maria Ortese

Dal nostro archivio, un intervento di Anna Maria Ortese apparso su minima&moralia il 28 dicembre 2011.

di Anna Maria Ortese

Questo e altri vecchi interventi della Ortese si possono trovare oggi raccolti nel volume “Da Moby Dick all’Orsa Bianca”, edito da Adelphi.

Non c’è forse, dopo l’Italia, un altro Paese al mondo dove ciascun abitante abbia come massima ambizione lo scrivere, e ce n’è pochi altri dove quel che ciascuno scrive – pura smania di dilettante o regolarissima professione – scivoli, per così dire, sull’ attenzione dell’ altro, come la pioggia su un vetro. Ma scivola è un’ espressione indulgente: inquieta, offende, avvilisce, si vorrebbe dire.

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The end of bookishness: uno scrittore al confine tra due mondi

Dal nostro archivio, un approfondimento di Carlo Mazza Galanti su Rosso Floyd di Michele Mari apparso su minima&moralia il 23 aprile 2010.

«Perché se è vero che il mezzo è il messaggio e che l’avvento della multimedialità interattiva cambierà tutto (ma voglio prendermi il lusso di sperare il contrario fino all’ultimo, come un soldato giapponese in un atollo), è anche vero che una delle cose più vere e commoventi di ogni creazione artistica è sempre stata il conflitto con il proprio mezzo. Quindi prepariamoci alla lotta, con questi non-libri che ci aspettano, senza affrettarci a salutarli come trionfatori».

È questa la breve ma significativa reazione di Michele Mari (pubblicata sul Corriere della sera del 9 agosto del 2000) al lungo e interessante saggio di Gabriele Frasca che chiude la Storia generale della letteratura diretta da Nino Borsellino e Walter Pedullà.

Enrique Vila-Matas

Intervista a Vila-Matas: la mia ossessione? non la letteratura ma la vita

Dal nostro archivio, un’intervista di Ana Ciurans a Enrique Vila-Matas uscita su Blow Up e apparsa su minima&moralia il primo febbraio 2011.

di Ana Ciurans

La parte migliore della biografia di uno scrittore non è il catalogo delle sue avventure, ma la storia del suo stile. Non a caso, questa la frase di Vladimir Nabokov che campeggia sul sito di Vila-Matas alla voce biografia. Perché per lo scrittore, traduttore, giornalista, saggista e adoratore della poesia, Enrique Vila-Matas stile, vita e letteratura non sono scindibili. Nato a Barcellona il 31 marzo 1948 e con un curriculum letterario da brivido (in Spagna i premi Herralde e Rómulo Gallegos, in Italia Flaiano, Elsa Morante e Mondello) di lui colpiscono la semplicità e la disponibilità, anni luce da alcuni ombrosi autori di culto. Abbiamo parlato di Dublinesque e solo quando gli ho chiesto del prossimo romanzo ha messo le mani avanti: impossibile, raccontare qualcosa sarebbe come suicidarlo! E a un tratto mi da del lei: e non vuole che succeda, vero?

william faulkner

Gli amori carnali di Faulkner

Dal nostro archivio, l’introduzione di Marco Missiroli alle poesie di Faulkner apparsa su minima&moralia il 31 agosto 2012.

C’è un piccolo malinteso che rivela l’indole di William Falkner e che risale ai tempi di una sua prima pubblicazione, quando un editore distratto storpiò in copertina il nome del futuro Nobel in Faulkner, aggiungendo al cognome una «u» di troppo. Appena lo scrittore se ne accorse, non protestò. Tutt’altro: scelse di mantenere la vocale che l’avrebbe distinto da una famiglia ingombrante (il bisnonno era già un celebre uomo di lettere) e da un passato in subbuglio, soprattutto da un avvenire che fino allora si annunciava in bilico. Quella «u» inventata di sana pianta custodirà il tratto più forte del narratore americano: saper ricreare un’identità sentimentale.