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Roma attraverso i fulmini
di

Questo pezzo è uscito sul Venerdì, che ringraziamo. ROMA. “A Roma tutto quello che c’è di vero sta sottoterra”. La frase lapidaria arriva alla metà perfetta di un libro che sfugge a ogni definizione, esordio di un non romano alle prese con enigmi e incubi che a Roma valgono oggi come duemila anni fa. Romanzo esoterico, misterico, di formazione, per... (Continua a leggere)

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Lucertole per Berlusconi

Era il dicembre del 1994, Berlusconi era già sceso in campo, D’Alema era segretario del Partito Democratico della Sinistra e a scuola prendevano avvio le occupazioni, ancora sotto l’egida della pantera. Frequentavo un liceo scientifico formalmente buono, ma emotivamente frigido: una scuola democratica, ma di osservazione strettamente borghese e anche un poco parvenu.

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Hirst: la rifondazione del Mito tra aura sacrale, pop e gesta titaniche

Pubblichiamo la seconda puntata di una serie dedicata all’ultima mostra veneziana di Damien Hirst (Qui la prima).

di Chiara Babuin

Si cominci col dire che l’ultima spettacolare mostra di Damien Hirst, Treasure from the wreck of unbelieveble, rimarrà negli annali della Storia dell’Arte, al pari dell’orinatoio di Duchamp. Se per la prima volta, nel 1917, l’artista francese spostava il discorso dell’Arte da Estetico a Critico; l’artista contemporaneo inglese, esattamente un secolo dopo, estetizza la Critica, criticandola, evocando il Sacro del Mito e dell’Arte Antica e Moderna, declinandole nel pop contemporaneo: siamo di fronte a quella che Richard Wagner chiama Gesamtkunstwerk: opera d’arte totale (non a caso scaturita da una riflessione sul teatro greco).

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L’arte di farsi ‘gabbare’? Flaubert e Stendhal in una lotta all’ultima ossessione

«La risorsa migliore del lettore è l’autoinganno», parola di Alessandro Piperno che nel suo ultimo lavoro, Il manifesto del libero lettore, ricorda che se quest’ultimo non disponesse l’animo ad essere ‘gabbato’ dallo scrittore, oggi avremo ben poco di cui parlare quando discorriamo di letteratura. Ma più il lettore si fa ‘gabbare’, più diventa difficile ‘gabbarlo’, perché alla ricerca di nuovi stratagemmi, nuove iperboli semantiche e soprattutto nuovi punti di vista da cui osservare le storie che al fine son sempre le stesse. Da Omero al 2017 la famiglia, l’amicizia, l’amore e il suo fedele compagno odio, la ricerca di un senso nella vita e in se stessi, il viaggio fisico e mentale, si rincorrono come temi perpetui e interconnessi nelle storie che gli scrittori ci narrano  e a cui noi vogliamo credere.

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Emidio Clementi: in questi giorni inquieti torno sempre a te

(foto di Simona Pampallona)

Emidio Clementi, voce e basso dei Massimo Volume, ha da poco pubblicato il suo settimo romanzo, L’amante imperfetto (Fandango-Playground): un piccolo quasi insignificante tradimento della moglie riporta in superficie debolezze e fragilità sessuali che il protagonista pensava ormai sepolte negli anni difficili della sua infanzia-adolescenza. Una storia autobiografica, intima, coraggiosa ed eroticamente esplicita che in qualche modo fa i conti con il passato dell’autore e l’eredità paterna ricevuta.

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Un’interpretazione di Synecdoche, New York

di F. Fred Palakon; a cura di Mauro Maraschi

PREMESSA di M.M.

Quella che state per leggere non è una recensione di Synecdoche, New York, prima regia di Charlie Kaufman, già sceneggiatore di Essere John Malcovich, Il ladro di orchidee e Se mi lasci ti cancello, ma una delle possibili interpretazioni di un film “complesso”. L’autore si firma “F. Fred Palakon” (come un personaggio di Glamorama di B. E. Ellis), non è un critico né esprime un giudizio di valore: l’unico intento della sua analisi è quello di dimostrare una tesi attraverso una minuziosa ricerca di prove all’interno del testo cinematografico. Si tratta di una pratica tipica del fandom investigativo, quel comparto di fan che tende a creare “paratesti” non ufficiali quali video, fanfiction, pagine wiki dedicate e, appunto, lunghe analisi come quella che segue.

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Songs Of Leonard Cohen compie cinquant’anni

Sono davvero pochi coloro che nella propria arte hanno raggiunto l’eccellenza toccata da Leonard Cohen nella scrittura di testi poetici per canzoni. E se tra i tanti album mitologici che nel 2017 hanno compiuto cinquant’anni – Sgt. Pepper’s dei Beatles, Forever Changes dei Love, i debutti di Jimi Hendrix, Pink Floyd, Doors, Velvet Underground – scelgo di celebrare Songs Of Leonard Cohen è perché in quel primo album la scrittura era già così limpida e imperfettibile che,se anche la carriera di Cohen si fosse chiusa lì, gli avrebbe garantito un posto tra gli immortali della musica.

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Non fermate l’hate speech sulla poesia

«Parlo del vizio di leggere o di recitare ad altri i componimenti propri: il quale, essendo antichissimo, pure nei secoli addietro fu una miseria tollerabile, perché rara; ma oggi, che il comporre è di tutti, e la cosa più difficile è trovare uno che non sia autore, è divenuto un flagello, una calamità pubblica, e una nuova tribolazione della vita umana». Se non svelassi l’autore, la constatazione sembrerebbe scritta domani, e farebbe anche parecchio sorridere. Però una paresi mista a mestizia ci prende scoprendo che a scriverla fu Giacomo Leopardi, mentre studiava le lingue, le stelle e l’infinito.

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Lo stato del razzismo. Intervista a Margo Jefferson

Pubblichiamo un’intervista uscita sul Messaggero, che ringraziamo.

«Ci piace pensare che la storia sia un libro, e quindi di poter girare pagina, muovere il culo e andare avanti. Ma la storia non è la carta su cui viene stampata. È la memoria, e la memoria è tempo, emozioni, e canto. La storia sono le cose che ti rimangono dentro», ha scritto Paul Beatty ne Lo Schiavista, che gli è valso il Man Booker Prize.

In queste parole ritroviamo il lavoro di ricerca sulla memoria e sulla lingua che Margo Jefferson, classe 1947, ha concretizzato nel potente Negroland (66thand2nd, 270 pagine, 16 euro, traduzione di Sara Antonelli); un’opera che riesce a unire il saggio storico alla classica autobiografia.

San Girolamo Guercino

Bononi a Ferrara: un risarcimento necessario

di Licia Vignotto

Una mostra necessaria: a Ferrara è stata inaugurata sabato 13 ottobre la monografica dedicata a Carlo Bononi, pittore seicentesco di indiscusso talento ma sconosciuto ai più, schiacciato tra la fama di Ludovico Carracci e del Guercino, scivolato in fondo ai cataloghi di storia dell’arte come spesso succede a chi lavora a cavallo di epoche, stili e tradizioni diverse.

Una mano che merita di essere conosciuta e studiata perché interpreta in modo innovativo e supera le tradizioni: accoglie le anatomie muscolari veicolate da Michelangelo, le pesanti ombre di ascendenza caraveggesca e il cromatismo acceso di Dosso Dossi, inserisce il paesaggio dei veneti in scene fortemente drammatiche e teatrali, che anticipano il barocco. Una mano che esprime il proprio talento e la propria irriducibile identità soprattutto nell’empatia, nell’emozione vivida e non filtrata, quasi plateale, che permea le opere, davanti alle quali lo spettatore è invitato a fare un passo avanti, a inserirsi in prima persona tra i protagonisti della rappresentazione.

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La linea sottile tra molestia sessuale e abuso di potere

di Miriam Aly

Ultimamente abbiamo tutti sentito parlare di molestie sessuali o sexual harassment. Ne abbiamo sentito parlare nei telegiornali e nei programmi di gossip; lo abbiamo letto sulle più grandi testate giornalistiche nazionali e mondiali, sui blog e sui social network. Lo scandalo delle molestie sessuali ha toccato nomi imponenti all’interno dell’immaginario popolare come, ad esempio, Kevin Spacey, Fausto Brizzi, Matthew Weiner, Franco Moretti e, primo su tutti, Harvey Weinstein. Questi nomi, e molti altri ancora, sono analogamente stati accusati da parte di diverse donne di aver molestato e/o abusato sessualmente loro.