Pane, Islam e kalashnikov

Questo approfondimento sulla vita culturale in Afghanistan proviene dal numero doppio della rivista bimestrale di educazione e intervento sociale Gli Asini. di Giuliano Battiston Pane, tè, Islam e kalashnikov. Negli ultimi trent’anni, la maggior parte degli adolescenti afghani è cresciuta così, soffocata prima dall’eco degli appelli a difendere la patria dall’invasione degli infedeli sovietici, poi […]

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Le teste e le proteste

Il 15 ottobre una parte molto consistente del mondo politico e di quello giornalistico si è sbrigata a decretare la fine di un movimento plurale che nell’ultimo anno tra proteste studentesche, referendum, mobilitazioni sindacali, lotte dei precari, movimenti delle donne, battaglie per il bene comune, occupazioni, eccetera, è cresciuto incredibilmente (leggi: si è ingrandito, è maturato).

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California Dreaming

Questo articolo è uscito per Il Riformista.

Il sogno californiano si è trasformato in un incubo. Ma sempre un incubo mitico rimane. Da quando sono stati tracciati i confini degli Stati Uniti, lo sguardo degli scrittori si è rivolto verso l’Ovest. I primi hanno narrato la corsa all’oro celebrando il West e i suoi eroi. Ai tempi della Grande Depressione, hanno mitizzato la processione di auto scassate dei poveracci che si trascinavano verso la California. Il sogno californiano è esploso nei suoi caratteri più leggendari negli anni ’50 e ’60. La cultura surf, le favolose bionde in bikini, le perenni feste sulla spiaggia, i Beach Boys. Quel sogno ora è imbevuto di una tinta noir, ma non tramonta mai. Della California si racconta adesso il lato criminale: narcotraffico, sparatorie, il micidiale confine col Messico. L’anno scorso, Thomas Pynchon ha glorificato la California con una crime-story: droghe, omicidi, e indagini da vecchio noir. Si intitolava Vizio di forma (Einaudi) ed era un omaggio alla stagione hippy: «Qualche volta, tra le ombre, la veduta si rischiarava, di solito quando fumava erba, come se qualcuno avesse armeggiato con la manopola del contrasto del Creato così da conferire a ogni cosa un bagliore soffuso, un alone luminoso che preannunciava una serata in qualche modo epica».

Imperial Bedrooms

Questa tavola è una recensione disegnata di Meno di zero di Bret Easton Ellis, uscita per D-Repubblica. Cliccando sull’immagine è possibile ingrandirla.

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L’ultima corrida

BARCELLONA. “Libertad, libertad, libertad”. Il grido echeggia ancora mentre escono i toreri portati in trionfo. Piange il vecchio addetto all’arena. Piange un appassionato torturando tra le mani nodose il vecchio berretto. Piange una ragazza che ha dipinto di rosso le labbra per la serata d’altri tempi. E chissà quanti ancora piangono.

Una cartina di tornasole in mezzo all’oceano

È difficile, soprattutto in questo momento, riuscire a dire qualcosa dell’Islanda che non indulga al facile esotismo politico. Vale a dire che non semplifichi gli scenari presumendo che al grumo inerte del paese in cui viviamo risponda, come un’alternativa socioculturale perfetta, quest’isola apparentemente immobile e astratta (in realtà geometricamente concreta, persino febbrile) scollata di qualche centinaio di chilometri dalla Groenlandia.

We get the media we deserve

Questo articolo è uscito per D-Repubblica. di Tiziana Lo Porto The Influencing Machine è un libro a fumetti che andrebbe regalato a tutti quelli che a vent’anni hanno rinunciato in partenza a credere nei media, a chi a sessanta non ci ha mai creduto o ultimamente ha smesso di crederci, a quelli che vedono complotti […]

Lavitola e 15 ottobre – la versione di Busi

Riprendiamo dal sito internet Altriabusi.it

di Aldo Busi

Guardando con tristezza patria la foto dell’ufficialmente famigerato Valter Lavitola in compagnia del ministro degli esteri Frattini con il suo omologo albanese ministro Illir Meta e sovrapponendola alla sequenza filmata in cui lo stesso Lavitola scende con Berlusconi dalla scaletta dell’aereo che su volo di Stato li ha portati a Panama a un incontro ufficiale con esponenti politici del paese centroamericano, non ho potuto impedirmi una considerazione del rapporto tra violenza e costi economici della stessa

Punto di fuga: un’intervista ad Andrea Zanzotto

È morto ieri all’età di novant’anni il poeta trevigiano Andrea Zanzotto, una voce intensa che con sapiente raffinatezza linguistica, complessa e rarefatta al tempo stesso, si è fatta universale. Noi lo ricordiamo con una breve intervista contenuta in un vecchissimo (il primo) numero della collana Filigrana di minimum fax, dedicata non a caso alla scrittura.

Contro lo spontaneismo

di Christian Raimo

È difficile provare gli stessi sentimenti di qualcun altro. Lo sappiamo bene in una qualsiasi relazione a due, figuriamoci quando si è in trecentomila. Indire una manifestazione che avesse come collante un sentimento comune come l’indignazione porta in piazza per lo spazio di un pomeriggio persone che in realtà pensano (e provano) cose molto differenti: grillini e Acrobax, radicali e Teatro Valle, umanisti e Fiom.