Dalla parte sbagliata

Sembra che per almeno una settimana, anche nel discorso pubblico, si parli di politica, si faccia teoria, si discuta di idee… La manifestazione indetta dalle donne per domenica è passibile di mille critiche ma forse proprio per questo sta avendo il merito – all’interno di un’opinione mainstream quasi sempre risucchiata dall’indignazione a comando o dall’abitudine al cinismo – di dare la stura a un dibattito vivo, con contrapposizioni accese intorno ai corpi, ai desideri, ai modelli di vita, ai rapporti tra i generi e tra le generazioni, e anche alle questioni educative, a quelle morali, etc…

Las_Vegas

Imparare da Las Vegas

Se oggi un architetto proponesse di “imparare da Dubai” si solleverebbe un brusio, non sarebbe però uno scandalo. Nel 1972 invece, quando fu pubblicato il libro Learning from Las Vegas, il mondo degli architetti ne rimase sconvolto e la storia dell’architettura deviò il suo corso. Adesso che tutto ciò che c’era da apprendere da Las Vegas è patrimonio comune, viene proposto in Italia quel leggendario libro di Robert Venturi, Denise Scott Brown e Steven Izenour Imparare da Las Vegas, edito dalla casa editrice Quodlibet e curato da Manuel Orazi.

Hip Hop Rock against NOIA!

di Simone Caputo

“Buona parte del punk-rock è costituita dal Grande Ritornello Americano (o Inglese, a dir la verità) della Sublimazione Adolescenziale. Tutti quelli che hanno tra i dodici e i vent’anni vogliono fare sesso, anzi, non pensano ad altro tutto il giorno, ma la maggior parte delle loro riflessioni sono robaccia nevrotica che prosciuga le energie, col risultato cha abbiamo Due Principali Scuole di Punk Rock. Una compensa per eccesso la nevrosi adolescenziale con un’esibizione esagerata di arroganza da macho sottolineata da giri di basso vendicativi come un cazzo in tiro

Generazione Otaku

di Giorgio Falco

Il 6 agosto di ogni anno guardiamo le immagini televisive del fungo atomico nel cielo giapponese. Siamo ancora ipnotizzati dalla fissità di quella geometria mobile, che risucchia e racchiude ogni potenziale forma. Quale umanità poteva uscire dalla consapevolezza e dalla rimozione di quel trauma? Una possibile risposta la indica il saggio Generazione otaku, di Hiroki Azuma.

creolo

Ogni atto poetico è conoscenza del reale: Adieu Glissant

«Non si emettono parole nell’aria», ha ripetuto più volte nei suoi testi Édouard Glissant, poeta, romanziere, saggista nato nel 1928 a Bézaudin di Sainte-Marie, nell’isola di Martinica, e morto qualche giorno fa a Parigi all’età di ottantadue anni. Ogni immaginario poetico, infatti, proviene dal luogo «in cui viene articolata la parola», un luogo che ne condiziona non solo il modo, ma la sua stessa possibilità di espressione. Il luogo di Glissant era la «Neo-America».

Alabama Song

di Tiziana Lo Porto e Daniele Marotta Questa recensione è uscita su D-Repubblica.

salinger

The Ketchup in Rye

L’eremita J.D Salinger amava gli hamburger di Burger King, girava l’America in pullman e seguiva il tennis in televisione. Frequentava cene, teatri, gallerie d’arte, e chiese. La leggendaria figura dello scrittore isolato e misantropo costruita intorno alla sua reclusione va dunque rivista: la sua vita era molto meno protetta e schiva di come la si è sempre immaginata. A rivelarlo è il contenuto di cinquanta lettere e di quattro cartoline che Salinger scrisse ad un suo amico inglese, Donald Hartog, tra il 1986 e il 2002.
In queste lettere, Salinger racconta la sua vita privata, le sue abitudini e le sue piccole passioni. L’autore del Giovane Holden non viveva soltanto rinchiuso a Cornish, ma saliva beatamente sui pullman e scorrazzava per l’America. Amava particolarmente andare alle cascate del Niagara e al Grand Canyon, due luoghi metafisici, vertiginosi e tendenti al sublime, oppure andava sull’isola di Nantucke, a sud di Cape Cod. Altrettanto da intenditore, è la scelta degli hamburger di Burger King che confrontava, facendoli vincere, con le polpette proposte dalla altre catene di fast-food. Neanche il silenzio ovattato dalla neve del New Hampshire in cui lo immaginiamo, corrisponde alla realtà. J.D. Salinger aveva una passione per i “tre Tenori”, Placido Domingo, Josè Carreras e Luciano Pavarotti.

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Altri schiavi

Oggi nel mondo ci sono più schiavi di quanti ve ne fossero prima della Guerra di Secessione, più che in qualsiasi altra epoca del passato. Ci sono schiavi del lavoro forzato. Ci sono schiavi del sesso, o meglio “schiave del sesso” perché nella quasi totalità sono donne, e sono le ultime tra gli ultimi. Vi sono schiavi per debito, e schiavi bambini. Sono milioni. Da questo assunto inquietante muoveva un paio di anni fa il corposo reportage di E. Benjamin Skinner, Schiavi contemporanei. Un viaggio nella barbarie, tradotto in italiano da Einaudi.

Scrittori e vita nazionale

di Carola Susani

Lo scrittore è una voce, un testimonial o una merce? Esiste ancora una autorevolezza degli scrittori? E perché? Di fronte a chi? L’intervista di Christian Raimo uscita qualche settimana fa sul Sole 24 Ore e il dibattito che ne è seguito giravano intorno a queste domande; pochi mesi fa è nata Alfabeta 2 con l’obiettivo essenziale di rivendicare il ruolo dell’intellettuale, che è un ruolo civile, e la responsabilità degli scrittori. Sono temi attorno ai quali da anni giriamo in molti, forse è arrivato il tempo di affrontarli.

Neurolinguisti da sbarco

Questo articolo è uscito ieri per il Sole 24 Ore.

di Christian Raimo

Alle volte per capire lo spirito del tempo non vanno rincorsi dei segnali periferici, ma basta fermarsi un momento e ascoltare la nota dominante nella sua forma elementare. Insomma basta uscire di casa per accorgersi di come la maggior parte dei cartelloni stradali sei per tre sia colonizzata da pubblicità per l’apertura di nuovi “centri” per il poker e per le scommesse