Microfinzioni 1

Ecco il vincitore del concorso per microfinzioni. Tra i tanti racconti che ci sono arrivati – e di cui, ça va sans dire, ringraziamo tutti gli autori – è quello che ci è sembrato declinare meglio il tema proposto, lentius, profondius, suavius, l’idea di una decrescita demodernizzante, di un ritorno ad altri ritmi, ad altri modi di intendere la contemporaneità.

La roulette russa delle chat

di Daniele Manusia

È chiaro, bisogna passare oltre un certo numero di genitali esposti. Uomini in canottiera, la testa decapitata dall’inquadratura, che si pizzicano le mutande o peggio

Seminario sui luoghi comuni

di Francesco Pacifico

Un dottore fa visita a una giovane malata, figlia di una donna che gestisce una fabbrica: si scoprirà poi che la giovane più che malata è depressa per l’ambiente in cui vive, un ambiente chiuso dove si sfruttano gli operai, e che l’unica cura vera per la malattia – ma il dottore non avrà il coraggio di comunicarglielo – è andarsene di lì.

Lo storytelling in scatola

Quarto appuntamento con i dispositivi non narrativi piegati alla narrazione. L’opera del wunderkammerista milanese Von Balthasar AKA Edgar Vallora. Un’intervista.

Cabinets de curiosités. Wunderkammer, le camere o gli armadi dove nobili e uomini di scienza raccoglievano le stranezze del mondo. Antenati dei musei ma distanti dal rigore positivista di questi: piuttosto, scatole magiche che contengono visioni.

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Uguaglianza for dummies

di Christian Raimo

Mentre Berlusconi nella sua maschera di lifting e biacca che gli riduce gli occhi a due fessure e lo fa assomigliare sempre di più a una parodia di un imperatore del terzo secolo dopo Cristo, a un trimalcione sessuomane, a un fratello di Lele Mora, a Jabba the Hutt di Star Wars, va alle feste dei giovani e dice:

Intervista a Simone Caltabellota

Questo pezzo è uscito sul Mucchio

di Liborio Conca

Simone Caltabellota…Un passato da editor nella casa editrice Fazi – dove ha lanciato due figure tra le più chiacchierate della letteratura d’inizio anni zero: Melissa P e JT Leroy – e un presente molto impegnato: attualmente lavora a un progetto di sceneggiatura per la televisione, collabora con la casa editrice Elliot, soprattutto ha pubblicato il suo vero debutto come autore, un romanzo non scontato, lirico, dalle molteplici suggestioni.

Perché Franzen è Franzen

«L’unica famiglia media americana che conosco bene è quella in cui sono cresciuto, e posso testimoniare che mio padre, pur non essendo un lettore, aveva una certa familiarità con James Baldwin e John Cheveer, perché la rivista Time li aveva messi in copertina.

Seminario suoi luoghi comuni

La malattia che ci colpisce, che sia un virus intestinale destinato a farci perdere un appuntamento e sprecare la notte in ginocchio davanti al water, o una cosa brutta che ci farà morire, è una forza della natura. Per quasi la totalità del tempo la narrativa parla dell’io e degli uomini, e tutto intorno agli uomini mette la natura, il mondo, come oggetti d’indagine e fonti di problemi o soluzioni.

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Century Girl

Attenzione, lettore curioso. Proprio ora, dall’altra parte dell’oceano atlantico, mentre qui si spendono tempo ed energie in corrucciate sessioni di lamenti sul ruolo degli intellettuali, una giovane stella del firmamento culturale anglosassone sta apportando un contributo decisivo al processo di perfezionamento di una delle forme su cui umanisti, artisti, incisori, poeti, tipografi e visionari di tutti i generi si sono cimentati negli ultimi secoli: l’integrazione totale fra racconto per immagini e racconto di parole.

libri

L’Italia è un paese senza futuro

Alle volte, di questi tempi, in fila alle poste incantati dallo scorrere indolente dei numeri di led luminosi rossi sul display in alto sopra gli sportelli, o nella bolla condizionata di una macchina, nelle città che si rianimano a inizio settembre, si può provare una leggera euforia punk, da repubblica di Weimar, da quiete prima della tempesta. Con i rapporti dell’Ocse o degli altri paternalistici organismi internazionali