Propizio è avere ove recarsi

I luoghi di Emmanuel Carrère

Questo pezzo è uscito su Linus, che ringraziamo.

Il titolo suona meno strano quando si scopre che viene dall’I Ching, libro che Carrère ha spesso dichiarato di consultare con profitto e regolarità. E non a caso “Propizio è avere ove recarsi” si chiude con la storia di Luke Rhinehart, “L’uomo dei dadi”, autore e protagonista dell’omonimo libro–culto del 1971 che racconta la sua scelta di affidare ogni decisione della propria vita a un lancio di dadi: dove a ogni faccia corrispondevano opzioni sempre più distanti da quello che “avrebbe fatto” con il chiaro intento di spingere la personalità oltre i propri limiti fino, eventualmente, a disintegrarla.

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La Visione, ovvero: una recensione dopo sette pagine

di Maurizio Cotrona

La Visione (Vision) è un personaggio dei fumetti Marvel, creato da Roy Thomas (testi) e John Buscema (disegni) nel 1968. È un sintezoide, un umanoide dagli organi sintetici. Se parliamo di “androide”, usiamo una buona approssimazione e ci capiamo meglio.

Le sue avventure si svolgono su territori battuti molte volte nelle storie di androidi, da Pinocchio in poi. Visione sviluppa una capacita di pensiero autonomo, si ribella al suo creatore,  si innamora, soffre, piange, sbrocca. Per dirla in due parole, prova “sentimenti umani”, e il tema prevalente delle sue avventure è proprio la lotta per mantenere (o dimostrare) la propria umanità.

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“Il cuore è un cane senza nome” di Giuseppe Zucco: un estratto

È in libreria Il cuore è un cane senza nome, romanzo d’esordio di Giuseppe Zucco (minimum fax): pubblichiamo un estratto e vi segnaliamo che domani, mercoledì 7 giugno, alle 19.30 l’autore presenta il libro da Giufà a Roma con Antonio Pascale.

Lei lo aveva lasciato, e lui aveva continuato come nulla fosse. La mattina andava a lavorare, la sera tornando a casa comprava il pane, la notte dava due giri di chiave alla porta prima di spegnere le luci. Era tutto sotto controllo, diceva, e sgranava i denti davanti ai quattro amici che gli avevano dato appuntamento in centro, per una birra, cercando di capire come stava.

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Sul bisogno di autenticità: intervista alla cantautrice Nadia Reid

Questa intervista è uscita sul numero di marzo del Mucchio Selvaggio, che ringraziamo.

Dovendo scegliere una cantautrice su cui puntare per il futuro, sceglieremmo la giovane neozelandese Nadia Reid, che con Preservation conferma quanto di buono aveva lasciato intuire con l’album d’esordio. Abbiamo fatto una chiacchierata per capire come sono nate le nuove canzoni.

Look da antidiva, espressione perennemente imbronciata, Nadia Reid, twenty-something proveniente dal sud della Nuova Zelanda, sembra uno di quegli artisti destinati a realizzare sempre un heartbreak record. E’ proprio con quei toni gravi, con il cuore ridotto a brandelli, che è stato scritto e registrato anche il nuovo disco, Preservation. Ma Nadia è un’artista che, a dispetto della malinconia di cui sono infuse le sue ballate e del gusto per la rimembranza evidente in molti dei suoi testi, non ama guardarsi troppo indietro. Del suo debutto uscito poco più di un anno fa, Listen To Formation, Look For The Signs, dice “mi sembra un po’ datato”. Certo, quello era un album scritto nell’arco di sette anni, il classico primo album di una ventenne che vi racchiude il meglio di un canzoniere accumulato durante quel faticoso viaggio dentro e fuori se stessi che è l’adolescenza. Si trattava, comunque, di un esordio notevole, uno dei migliori dischi folk del 2015.

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Populismo penale. Una risposta a Massimo Gramellini

Massimo Gramellini, nel suo editoriale del 2 giugno sul Corriere della Sera, si scaglia contro il sistema giudiziario reo di non aver saputo, a suo dire, intuire la pericolosità sociale di Serif Seferovic. Il giovane, gravemente indiziato di essere il responsabile della morte delle tre ragazze rom morte carbonizzate il 10 maggio scorso a Roma, è anche l’autore del furto della borsa della studentessa cinese Zhang Yao, morta travolta da un treno mentre inseguiva lui e l’altro autore dello scippo.

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Get ready to meet God. Ricordando Muhammad Ali

Un anno fa ci lasciava Muhammad Ali. Lo ricordiamo riproponendo il filmato del discorso che tenne nel luglio del 1977 ospite di una televisione inglese, a Newcastle. All’epoca aveva 35 anni. Nel 1960 aveva vinto l’oro olimpico a Roma 1960, fu campione nei pesi massimi per tre volte.

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La voce delle pietre. L’ultimo romanzo di Claudio Morandini

Pubblichiamo un pezzo apparso su Robinson, che ringraziamo.

Sono bizzose, imprevedibili se non del tutto arbitrarie; sono emotive, a volte tragiche ma più che altro ironiche, permalosissime e vendicative, letteralmente erratiche: e ancora sono stupide eppure strategiche, testarde e indifferenti: sono funeste, sono fatali. Quelle che sembrano le qualità di personaggi in carne e ossa, magari di un contemporaneo manipolo di erinni impegnate a perseguitare secondo capriccio una stirpe sciagurata, sono invece gli attributi di un plotone di sassi e sassolini, ghiaia e macigni, selci e rocce: organismi solo in teoria inanimati (dominati in realtà da un moto febbrile) che nell’ultimo libro di Claudio Morandini, Le pietre (Exòrma Edizioni), coincidono con una moltitudine di demoni frantumati che all’improvviso stravolgono l’esistenza di una comunità montana – dislocata tra Sostigno, a valle, e Testagno, a monte – fin lì condannata a vivere in una specie di tradizionale innocenza; solo l’irruzione delle pietre muterà la percezione delle cose spingendo i singoli e la collettività intera a fare i conti con il male (sebbene sempre d’ordine tragicomico).

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Tutto ricominciò con un’estate romana. L’arte di Milo Manara

Pubblichiamo un testo tratto dal catalogo della mostra MACROMANARA – tutto ricominciò con un’estate romana, visitabile fino al 9 Luglio presso La Pelanda al MACRO di Testaccio a Roma. La mostra è stata organizzata nell’ambito del Festival del Fumetto romano ARF!.

Si può parlare della grandezza di Manara prescindendo dalle sue più celebri pubblicazioni a carattere erotico?

È possibile sfuggire alla seduzione immediata delle sue figure femminili, al fascino provocante delle sue protagoniste, alla costruzione sapientemente intrigante delle sue tavole, per cogliere gli aspetti più profondi e sottili della maestria?

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Foglie al vento: un’intervista a Richard Ford

Pubblichiamo un’intervista uscita sul Venerdì, che ringraziamo.

New York. Ogni giorno non passa un’ora senza che Richard Ford pensi qualcosa di suo padre, morto il 20 febbraio 1960. O di sua madre, che se n’è andata il 28 dicembre 1981. «Mi mancano. Anche oggi che ho 73 anni e che loro sarebbero ultracentenari. Mi manca il loro controllo su di me, non c’è più nessuno a controllarmi».

Nemmeno sua moglie Kristina, cui dedica ogni libro? Un lieve controllo affettuoso, solidale, non spionistico?

«Stiamo insieme da 54 anni e non ci siamo mai controllati. Ci amiamo. Io voglio fare tutto quel che fa lei e lei vuol fare tutto quel che faccio io. Non siamo gelosi dei successi reciproci. Insomma, siamo molto esigenti e fortunati».

Queste intimità Ford le racconta, anzi le urla, in un affollatissimo bistrot dell’Upper West Side. Tra avventori che celebrano il pomeriggio domenicale e primaverile alzando il volume – magari anche il gomito – e camerieri che arrotano la r di Sancerre e Chardonnay. In lontananza, un neonato radical chic esprime il suo disappunto per la caciara con strilli ancor più potenti. Una situazione abbastanza insensata, ma Ford è il cantore dell’insensatezza, quindi va bene così.

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Le nostre anime di notte secondo Kent Haruf

Scrivere una storia è un’operazione suicida. L’anima dell’autore è su una piccola imbarcazione, di notte, al centro del più burrascoso degli oceani (la trama), compresso fra compagni di viaggio che sembrano essere stati messi al mondo solo per creargli problemi (i personaggi). All’orizzonte una serie di iceberg giganti che sta all’autore decidere di circumnavigare o evitare, dando vita al ritmonarrativo. Il Titanic insegna quanto sia difficile da prevedere la presenza di un iceberg, le sue dimensioni, la sua pericolosità o mobilità. Eppure è questo che fa uno scrittore. Quando arriva sulla sponda del lettore apparirà riposato e sorridente, come se avesse appena fatto la cosa più naturale del mondo. La storia che ha narrato non poteva andare che a quel modo, il verosimile è diventato vero più perfetto perché privo di tutte le noiose pause del reale e arricchito da colpi di coraggio e di viltà che il lettore vorrebbe far subito suoi.