Maradona-Giordano-Careca

La vita sulle montagne russe di Bruno Giordano

Questo pezzo è uscito sul Venerdì, che ringraziamo.

Due cose s’imparavano per le strade di Roma negli anni Cinquanta e Sessanta mentre il boom economico preparava l’escalation della globalizzazione che tutto avrebbe portato via. La prima era il rispetto della parola data. C’era qualcosa di sacro nella parola, nella stretta di mano, nella promessa silenziosa. Qualcosa che se la rompevi erano guai, guai innanzitutto davanti a se stessi. La seconda erano i debiti da saldare. Debiti morali, in primo luogo. La fiducia accordata quando nessun altro credeva in noi. Il credito umano ricevuto accennando un grazie a mezza bocca, un grazie inutile perché quello che importa si vede poi con i fatti e puoi anche dimenticare, puoi fingere di non aver ricevuto nulla, e allora peggio per te, perché dentro di te c’è qualcuno che sa il debito che non stai ripagando.

la loi dessin

La mafia garganica non è solo un film

Questo pezzo è uscito sul Corriere del Mezzogiorno.

In quest’epoca di sovresposizione drammaturgica della malavita, tra Gomorre e Suburre fin troppo glamour, allignava da tempo, nella penombra garganica, una mafia quasi ignorata dai media. Il sangue innocente, versato all’improvviso, ha spianato i riflettori sull’efferatezza di questa congrega di ex allevatori, assurti a trafficanti internazionali. Arcaicamente dediti a smaltire i cadaveri dei nemici nei trogoli dei maiali, o sul fondo delle locali gole carsiche.

Blade Runner 2049

Blade Runner 2049: Casa ricordi

di Rosario Sparti

“We look at the world once in childhood.
The restismemory.”
Louise Glück

Piove. Io e mia madre ci stiamo tenendo per mano. Scendiamo una scalinata che porta verso il centro storico di una città dell’ex Jugoslavia; precipitosamente stiamo cercando di tornare al nostro albergo. Un’anziana signora ci osserva affacciata a un balcone, poi tutto di un tratto appare davanti a noi e offre il suo ombrello per ripararci dalla pioggia. Mia madre accetta di buon grado. Sta piovendo intensamente, una pioggia talmente fitta da rendere invisibile ciò che ci circonda. Eppure, scalino dopo scalino, continuiamo a scendere. La scalinata sembra infinita ma siamo contenti: ci guardiamo negli occhi e sorridiamo.

laissez

“Che i cadaveri si abbronzino”, il noir nichilista di Manchette e Bastid

Le Edizioni del Capricorno hanno creato una nuova collana noir, dal nome La metà oscura. Le prime due uscite sono Il tempo della strega di Arni Thorarinsson alla prima traduzione italiana, ma soprattutto Che i cadaveri si abbronzino, il folgorante esordio di Jean-Patrick Manchette e Jean-Pierre Bastid anch’esso finora inedito in Italia e tradotto per la prima volta da Roberto Marro, pubblicato originariamente nel 1971 nella ormai mitologica Série Noir dell’editore Gallimard. Una collana come questa delle Edizioni del Capricorno, che si impone di esplorare i confini del noir, non poteva fare scelta migliore partendo da questo fondamentale libro che costituisce la prima e già decisiva prova della scrittura di Manchette in particolare (oltre che scrittore, anche sceneggiatore, critico letterario, jazzista che riuscì talmente bene in questa prima prova da mettersi subito in proprio lasciando così Bastid), genio che rivoluzionò il genere nero innovandone la natura e le ricadute.

dunkirk

Scrivere di cinema: Dunkirk

minima&moralia è tra i partner del concorso Scrivere di cinema – Premio Alberto Farassino per giovani aspiranti critici cinematografici: ospitiamo la rubrica di cinema a cura dei vincitori dell’edizione 2016 e vi segnaliamo il bando dell’edizione 2017.

di Jacopo Barbero

Rumore di fogli che cadono dal cielo. Il fruscio delle pagine trasportate dall’aria produce quella che pare una soave melodia, ma che ha già in sé un che di mostruoso. È l’ombra della morte che si staglia sulle vite di un gruppo di soldati inglesi, che si aggirano per le deserte strade di Dunkerque, piccola cittadina francese ai confini con il Belgio. Poi una pioggia assordante di pallottole travolge la brigata.

RoseDeFreycinet

L’esplorazione è un pranzo di gala: una dama femminista intorno al globo

L’attivissimo editore nautico veronese “il Frangente”, tra un portolano cartografico e l’altro, in un catalogo che si rivolge prioritariamente agli appassionati di navigazione da diporto, continua a conservare una collana di narrativa, per fortuna: può capitare, così, d’imbattersi in un libro che è uno spasso e che può essere letto anche da chi non sia un esperto di materie nautiche, e il volume in questione è Rose de Freycinet. Una viaggiatrice clandestina a bordo dell’Uranie negli anni 1817-20, tradotto e curato con estrema perizia da Federico Motta, il quale correda il testo originale di centinaia di note e di altrettante pagine di approfondimenti.

automatic

Automatic for the people e la Superluna

Stasera c’è una Superluna ed è il momento migliore per rimettere sul piatto, o in riproduzione dove preferite, Automatic for the People. Dopodiché sì, Automatic for the People compie venticinque anni, proprio oggi.

Ecco quando compare la luna in Automatic for the People.

Dentro Man on the Moon, ovviamente, la canzone che Michael Stipe scrisse per il comico lunare Andy Kaufman.

Jonathan-Lethem

“Anatomia di un giocatore d’azzardo” di Jonathan Lethem

Questo pezzo è uscito sul Venerdì, che ringraziamo.

Il protagonista di Berlin Alexanderplatz, il romanzo di Alfred Döblin del 1929, è un uomo che perde i pezzi. Per raccontare la Repubblica di Weimar, Döblin congegna il suo capolavoro come un dispositivo di decostruzione, se non di demolizione, del corpo e delle ambizioni del suo personaggio principale. Analogamente, una novantina d’anni dopo, in Anatomia di un giocatore d’azzardo (La nave di Teseo, traduzione di Andrea Silvestri) Jonathan Lethem si accanisce, affettuoso e ironico, su Bruno Alexander, per professione e vocazione giocatore di backgammon. Da un lato sbriciolandone l’esistenza tra Asia, Stati Uniti ed Europa (e dunque disorientandolo in modo radicale), dall’altro mettendolo a confronto con un’anomalia ottica che si trasformerà da limite in occasione di conoscenza.

TUNISIA-POLITICS-REVOLUTION-ANNIVERSARY

I sogni della gioventù tunisina: intervista a Shukri al-Mabkhout

Correva l’anno 2015. Una settimana dopo aver saputo che il proprio romanzo era stato bandito dalle librerie degli Emirati Arabi Uniti, per riapparire successivamente, Shukri al-Mabkhout ha ricevuto nella capitale Abu Dhabi il più importante premio internazionale per la narrativa araba (International prize for arabic fiction) per il romanzo d’esordio L’Italiano (traduzione dall’arabo di Barbara Teresi, 365 pagine, 18.50 euro), uscito in Tunisia nel 2014 col titolo al Talyānī e recentemente pubblicato in Italia da e/o. Un paradosso evidente che tuttavia non sorprende, e coglie lo spirito dell’opera capace di disvelare ipocrisie e contraddizioni di società sospese tra la conservazione coatta e la rivoluzione.

don carpenter

Don Carpenter e i fantasmi di Hollywood

Funziona un po’ come un buco nero: tutto viene attratto al suo interno, nulla riesce a fuggire. A un certo punto della sua cavalcata verso un Ovest carico di promesse sempre più evanescenti, l’American Dream ha raggiunto quell’estrema propaggine della California del Sud in cui si trova Los Angeles, si è spinto ancora fino al quartiere periferico di Hollywood e lì si è esaurito, trasformandosi da aspirazione a mito. Un mito fatto di lustrini, riflettori, ville di lusso, macchine veloci, montagne di denaro, droga, sesso a volontà, tappeti rossi stesi a nascondere un sentiero dorato che non conduce a nessun salvifico Mago di Oz: semmai a un’isola di Calipso in cui, abbagliati dalla bellezza e dal lusso, condurre per sempre un’esistenza ripetitiva e vacua, infestata dai fantasmi traditi delle vocazioni passate.