brandi-redd-3vZ3V6JUDT0-unsplash

Il principe Myškin e altri idioti. Appunti per un’ipotesi anagrafica

Pubblichiamo un testo di Remo Rapino, in libreria con Vita, morte e miracoli di Bonfiglio Liborio, uscito per minimum fax.

di Remo Rapino

Sono Gimpel l’idiota. Non che io mi senta un idiota. Anzi.
Ma è così che mi chiama la gente.
Isaac Bashevis Singer, Gimpel l’idiota

Bonfiglio Liborio[1] è l’ultimo ad entrare nel cortile. Il cortile ha una forma circolare, ma non sempre il cerchio è rotondo. Liborio si mette in un angolo, ai margini di quell’insolito universo. Ermanno Cavazzoni lo definirebbe dotato di una idiozia esemplare[2]. Liborio guarda ma non sa – lo saprà mai? – che i suoi occhi stanno osservando il principe Myškin e altri idioti, con le loro vite più o meno brevi, miracoli compresi, matasse di parole non dette, pensieri d’aria.

Dal greco idiòtes (uomo privato, inesperto, incompetente, contrapposto all’uomo pubblico, in grado di rivestire cariche politiche, colto, capace, esperto) al latino idiota: così la parola idiota, nel XIV secolo, entra nella nostra lingua. Nell’età medievale il folle, l’idiota, pur incarnando devianze e trasgressioni, era in qualche modo ammesso all’interno della comunità.

psycho-1620x800

Psycho come non l’avete mai letto. “Una visita al Bates Motel” di Guido Vitiello

di Dario De Marco

Una delle cose che affascinano di più gli spettatori della prima stagione di Fleabag è il fatto che la protagonista nei momenti più intensi e improbabili – un vertiginoso dialogo, una scopata come si deve – si gira verso la camera, verso di noi, e ci spara una battuta micidiale, aggiungendo ulteriori layer di lettura e di ironia. Questo costante abbattimento della quarta parete è più divertente che dirompente, come negli a parte dei commedianti a teatro – e in effetti Phoebe Waller-Bridge dal teatro viene, dal teatro ha adattato la serie TV.

Una delle cose che affascinano di più gli spettatori della seconda stagione di Fleabag è che questo giochino continua ma il coprotagonista, il prete di cui la ragazza si innamora, sembra accorgersi di qualcosa. Non capisce appieno, non sente quello che lei dice, ma percepisce un’assenza, una distrazione (non dice cos’hai detto o con chi parlavi, chiede: dov’eri). Perché? Come cacchio fa?

1centoc

Roma sotto attacco. Cosa sta succedendo a Centocelle

Criminalità, spaccio, fascismo, racket, mafia: queste le parole che sono state usate maggiormente, tra le istituzioni e il dibattito pubblico, nel racconto di ciò che sta avvenendo nel quadrante est di Roma, in particolare nel quartiere di Centocelle.

La vicenda – che ormai ha assunto rilevanza nazionale – si è aperta lo scorso 25 aprile, quando alle ore tre e venti circa del mattino ignoti hanno incendiato con una bomba carta la libreria e caffetteria La pecora elettrica, in Via delle Palme, nel quinto municipio della città. La violenza di sei mesi fa era stata spesso e indisturbatamente ricondotta alla matrice politica, dato soprattutto il noto retaggio antifascista e il carattere di aggregazione culturale della libreria.

1fill

Dove nessun romanzo ha mai messo piede prima

Pubblichiamo la trascrizione dell’incontro Where No Novel Has Gone Before, tenutosi al FILL di Londra, con la partecipazione di Edoardo Albinati, Rachel Cusk e Claudia Durastanti. Il testo è a cura di Antonella Lettieri.

Il Coronet Theatre di Londra ha ospitato anche quest’anno il FILL (Festival of Italian Literature in London), ormai giusto alla sua terza edizione. Questo festival – che è nato nel 2016 come reazione allo shock della Brexit e nel tentativo di cominciare a comprendere e poi anche a sanare una frattura che ha colto di sorpresa la maggior parte degli italiani (e degli europei) qui nel Regno Unito – riunisce letterature e idee che provengono da percorsi diversi ma dimostrano assonanze che vanno oltre la superficie della nazionalità o della lingua. Proprio alla ricerca di queste assonanze, gli eventi propongono, spesso in abbinamenti nuovi e inattesi, scrittori e pensatori italiani in dialogo con le loro controparti da tutto il resto del mondo.

1gok

Il tempo interiore

di Federica De Paolis

“Chi rifiuta il sogno deve masturbarsi con la realtà.”
Ennio Flaiano

Il divano bianco di pelle sintetica inchiodato dai bottoni. Passo la mano sull’acrilico, la consistenza amorfa. Non bere, non fumare, non fare l’amore hanno cambiato la settimana: il corpo ha reagito mentre la mente è rimasta fedele all’impegno. Un’energia strana impastata dallo stupore i primi giorni; ho camminato ore. Dormito poco. Fino a ieri mattina che mi è crollato il mondo addosso: la testa di piombo, le gambe di calce. E un’apatia pestilenziale che mi ha levato anche la fame. Percepisco il globo biscottato, ovattato in un aroma che non conosco. L’emisfero dei puffi. Azzurro e vaniglia.

Sono stanco. Dev’essere l’emozione di ricominciare.

1tal

Tra fantastico e videogame: le avventure di Talib

di Marco Renzi

Siamo più o meno nel 5000 avanti Cristo. Talib è un lucidatore di pomelli alla corte di Babilonia ed è innamorato della principessa: siccome il Re darà in sposa la figlia a chi le regalerà un diamante grande quanto la testa di un toro, si mette subito in viaggio alla ricerca della pietra.

Ma la trama di Talib, o la curiosità (Tunué, 2019), scritto da Bruno Tosatti, non si esaurisce qui, giacché l’avventura picaresca del protagonista è un pretesto per immettere nella storia una serie di personaggi e di sotto-trame: Talib incontrerà Azad, in cerca del suo Golem; il burocrate Miralem, che vuol far pagare le tasse ai Peruani; la tribù dei Frugoli, Erza il raccoglitore di schiuma di nuvole; s’imbatterà poi in draghi, giganti e nelle creature più disparate.

parasite

Parasite: chi sono i parassiti di Bong Joon-ho?

Parasite di Bong Joon-ho, vincitore della Palma d’Oro all’ultimo festival di Cannes, più che un film sudcoreano sembra in principio una tipica commedia all’italiana: uno spaccato di società rappresentato attraverso la messa in scena dell’arte di arrangiarsi. I protagonisti usano la furbizia, lavorano d’ingegno, ai margini quando non ben oltre i limiti della legalità, per […]

1lf

Memorie di Lawrence Ferlinghetti

Pubblichiamo un pezzo uscito su Tuttolibri, che ringraziamo.

L’America finisce a San Francisco, tuffandosi nel Pacifico; eppure un’altra America inizia al 261 di Columbus Avenue, nella stessa città. Lì a quell’incrocio dal 1953 sorge City Lights, il laboratorio culturale di Lawrence Ferlinghetti, l’ultimo dei beat.

Ferlinghetti lo scrittore, il poeta, il pittore; Ferlinghetti che pubblicò da editore Urlo di Allen Ginsberg, finendo a processo per oscenità negli Stati Uniti di fine anni Cinquanta, Ferlinghetti l’autore di quella bellissima raccolta di poesie che è A Coney Island of the Mind. Ora, come in ogni altro campo artistico, anche in letteratura mode e tendenze richiedono la loro parte, e il pazzo mondo beat non è di questi tempi al massimo della popolarità. Non siamo negli anni Sessanta e neanche nei Novanta, quando intorno a Jack Kerouac e compagnia si registrò un revival piuttosto intenso.

1vicari

Daniele Vicari nella battaglia

“La lettura delle testimonianze mi costringe a una serie di domande impossibili da eludere. Che rapporto c’è tra quel che sto scrivendo e la realtà dei fatti? Tra la ricostruzione, la rappresentazione attraverso il racconto e l’esperienza concreta di chi era presente? E come posso io, narratore di tutto questo, incontrare davvero la vita vissuta?”.

Il narratore di tutto questo è Daniele Vicari, di professione regista, che per la prima volta imbraccia lo strumento della letteratura per provare a dare voce e senso ai fatti.

1kore

La parola io non esiste: conversazione con Hirozaku Kore-Eda

di Rosario Sparti

“Della quotidianità non frega nulla a nessuno”: questo è quanto si sente dire nel film Le verità di Kore-eda Hirokazu, presentato in concorso al Festival di Venezia e da poco uscito nelle sale italiane. Tuttavia, usando le parole della protagonista, verrebbe da precisare che della quotidianità non frega nulla a nessuno salvo che non la si racconti sotto forma poetica. Come cerca di fare da sempre il cineasta giapponese. Grazie a un passato come documentarista, Kore-eda difatti ama posare il suo occhio sulle piccole cose con sguardo apparentemente casuale ma puntuale nella naturalezza del ritratto, come se solo lui riuscisse a cogliere lo straordinario in gesti minimi e micro eventi apparentemente ordinari, raccontandole con una leggerezza e sobrietà che ricorda Èric Rohmer e, perché no, persino Richard Linklater (che la presenza di Ethan Hawke nell’ultimo film non sia casuale?).