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Le troiane
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di Valeria Parrella È la seconda volta in pochi giorni che il ministro dell’interno di uno Stato democratico si libera della responsabilità di governare degli esseri umani. Nella vicenda Aquarius si è delegittimato della responsabilità di salvare delle vite umane: di accoglierle per poter poi decidere del loro bene. Nel caso di Saviano si è delegittimato della responsabilità di difendere un... (Continua a leggere)

AllaaKhalik

Incroci di strade. I ritratti fotografici di Khalik Allah

Harlem, 125th Street con Lexington Avenue, esterno notte. L’ambientazione è sempre la stessa: il marciapiede buio illuminato dalla luce che arriva dalle vetrine e dalle insegne dei negozi, le automobili e gli autobus che passano, ogni tanto qualche sirena e lampeggiante di ambulanze o polizia. Anche le facce sono sempre quelle: tossici, senzatetto, uomini e donne ai margini di un quartiere di New York dove la gentrificazione ha esasperato in maniera esponenziale la distanza tra integrati e outsider.

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La solitudine è una città con le luci accese

È uscito in Italia, per Il Saggiatore, Città sola di Olivia Laing, nella traduzione di Francesca Mastruzzo. Pubblichiamo un pezzo apparso originariamente su The Towner, che ringraziamo.

C’è Arthur Rimbaud in mezzo al marciapiede della 7th Avenue: sullo sfondo si riescono ancora a leggere i titoli dei film usciti quell’anno al cinema; James Bond al New Amsterdam e Amytiville Horror all’Harris, sono Rated X quelli del Victoria. È il 1979, è New York e la foto è una delle tante scattate da David Wojnarowicz prima di morire di Aids, giovane, infelice. Il giorno del suo funerale, il 29 luglio del 1992, un mercoledì, centinaia di persone si radunano nell’East Village, bloccando il traffico; un cartellone annuncia: DAVID WOJNAROWICZ 1954-1992 DIED OF AIDS DUE TO GOVERNMENT NEGLECT.

Di tutte le storie che racconta, la sua è quella a cui continuo a tornare quando finisco Città sola; il saggio di Olivia Laing parla di solitudine, di città e di arte contemporanea e di come questi elementi si combinino; di cosa significa essere soli in una metropoli e di come sia difficile dire davvero qualcosa di questa condizione.

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Loro 1 e 2: la fascinazione ambigua di un Sorrentino innamorato

di Chiara BabuinAdriano Ercolani 

(fonte immagine)

Innanzitutto, il titolo: non “Silvio Berlusconi”, non “Il Cavaliere di Arcore”, ma “Loro”. Già da qui si percepisce l’ambizioso piano dell’opera: non limitarsi a raccontare il politico-impreditore più discusso d’Europa (del Mondo?), ma tutto il sistema che si è creato e ha gravitato attorno alla sua figura.

Berlusconi, nel suo essere incarnazione definitiva e vittoriosa dei difetti tradizionali del carattere italiano, è la summa di tutte le ossessioni di Paolo Sorrentino: la solitudine del Potere nella sua decadenza (Il Divo, The Young Pope), la vecchiezza dilaniata tra rassegnata saggezza e puro desiderio di nuova vita da parte di un uomo che ha tutto, unita alla fascinazione per vite scintillanti ma piene di vuoto (Youth, La Grande Bellezza), l’ossessione erotica mai risolta (Le conseguenze dell’amore), il recupero di un’identità immaginaria (This must be the place). “Abbiamo una gamma limitata di cose che che sappiamo fare, quindi facciamo sempre un unico film con delle variazioni sul tema”, afferma infatti lo stesso regista.

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Michael Glawogger, l’uomo con la macchina da presa

Nel racconto L’avventura di un fotografo, Calvino offre due possibilità a chi è stato contagiato dalla mania di fotografare tutto e teme che anche il più insignificante dei dettagli possa andare perduto: «O vivere in modo quanto più fotografabile possibile, oppure considerare fotografabile ogni momento della propria vita». La prima via, dice, porta alla stupidità, la seconda alla pazzia.

Benché la dicotomia calviniana si adatti alla perfezione ai nostritempi, con i selfie, Instagram e tutto il resto, esiste almeno una terza via che è possibile percorrere, anche se assai impervia.

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Pier Paolo Pasolini. Un’introduzione al poeta corsaro

Pubblichiamo l’introduzione al libro Pier Paolo Pasolini. Il poeta corsaro, uscita per La nuova frontiera junior.

di Rossano Astremo

Pasolini cammina tra le dune di Sabaudia, in una ventosa e gelida giornata invernale, poi si ferma e fissando la telecamera esprime dure e sincere parole sull’appiattimento culturale e sull’imbarbarimento civile dell’Italia dell’epoca, come conseguenza del trionfo della civiltà dei consumi: “E allora io posso dire senz’altro che il vero fascismo è proprio questo potere della civiltà dei consumi che sta distruggendo l’Italia. Questa cosa è avvenuta talmente rapidamente che, in fondo, non ce ne siamo resi conto; è avvenuto tutto negli ultimi cinque, sei, sette, dieci anni, è stato una specie di incubo in cui abbiamo visto l’Italia intorno a noi distruggersi e sparire e adesso, risvegliandoci, forse, da quest’incubo, e guardandoci intorno ci accorgiamo che non c’è più niente da fare”.

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La provincia, l’infanzia: il nuovo romanzo di Aldo Nove

Pubblichiamo un pezzo uscito sul Messaggero, che ringraziamo.

di Giorgio Biferali

C’è una serie spagnola su Netflix, La casa de papel, dove una banda di pregiudicati, guidati da uno che chiamano Elprofesor, tenta di fare una rapina alla Zecca di Madrid. E la serie somiglia, per certi versi, al nuovo romanzo di Aldo Nove, Il professore di Viggiù, appena pubblicato da Bompiani (pp. 192, 17 euro). Oltre al Professore, figura archetipica, quasi, intorno a cui gravitano i fatti e le vite dei personaggi del romanzo, la nuova “casa di carta” di Aldo Nove prende di mira le banche, le speculazioni, i debiti, i soldi in generale, che da quando sono comparsi nel mondo non hanno fatto altro che renderlo più povero, più corrotto, più sporco.

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Il comico con le scarpe a punta

di Vincenzo Libonati

L’iperuranio è un concetto, come le idee di cui è composto, come lo è il paradiso, l’inferno, l’amore e Dio stesso. Nulla di tutto ciò è tangibile. Le idee non lo sono fino a quando non si materializzano e poi diventano altro. La ruota prima di cambiare il mondo era un’idea, poi quando è diventata materia è mutata in realtà, storia, evoluzione.

elizondo

Più tenace della memoria. Farabeuf di Salvador Elizondo

«La vita era soggetta  a una confusione nella quale era impossibile distinguere il presente dal passato.»

Questa affermazione che leggiamo nelle prime pagine di Farabeuf ci dice già molto del gioco al quale Salvador Elizondo sta invitando il lettore a partecipare, solo che il lettore non lo sa, quando legge la frase non sa ancora nulla, ma è già confuso, è già irrimediabilmente catturato dall’istante che si dilaterà nell’arco della storia. Istante che si farà piccolo fino a sparire, che si espanderà fino a moltiplicarsi all’infinito, come in una rifrazione perpetua.

1simone

Simone Weil in due nuovi libri

La matematica costituì un campo di riflessione importante per Simone Weil. La filosofa è cresciuta con il fratello André, di tre anni più grande, che fin da ragazzo dimostrò una stupefacente familiarità con la matematica, tanto che diventò uno dei grandi di questa scienza (si veda il vertiginoso Teoria dei numeri o il più personale Ricordi di un apprendistato), e tale legame fraterno rimase intatto per tutta la vita perché, seppure ovviamente dissimili per personalità e impressioni sul mondo, i due restarono uniti sino alla tragica morte della sorella.

patti bolano

Quella foto di Patti Smith e Roberto Bolaño a teatro

Pubblichiamo un pezzo uscito sul Venerdì, che ringraziamo.

Quando qualche anno fa Patti Smith andò a casa dello scrittore cileno Roberto Bolaño a Blanes, nel Nord della Spagna, per fotografarne un oggetto, si guardò intorno e non trovò nessuna macchina da scrivere. Nel suo studio, in bella vista sulla scrivania, troneggiava un computer, oggetto assai poco evocativo e men che meno fotogenico. Smith decise così di fotografare una sedia, la sedia di Bolaño, immortalata dalla rockstar in una polaroid.