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E l’asina vide l’angelo, il romanzo southern gothic di Nick Cave

Pubblichiamo un pezzo uscito su Tuttolibri, l’inserto culturale della Stampa, che ringraziamo.

Era il 2001 e Billboard intervistò Nick Cave. Gli chiedevano di cosa parlassero le sue canzoni. «Non ci sono molti temi nel mondo. Ci sono l’amore e la morte, Dio, e alcune variazioni su queste cose», disse. Erano i tempi di No More Shall We Part, l’undicesimo disco con i Bad Seeds: una ventina d’anni prima era stato pubblicato il suo primo romanzo, E l’asina vide l’angelo; e quasi vent’anni dopo sarebbe uscito quello che ad oggi è il suo ultimo album, Ghosteen. Se lo interrogassimo a riguardo, ho la certezza che Cave darebbe la stessa risposta anche oggi. Amore, morte, Dio. E le variazioni, certo; a ben vedere, forse la differenza sta tutta in quest’ultimo elemento.

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Fantasie del limite: l’elogio di Davide Assael

Photo by Leif Christoph Gottwald on Unsplash

Oggi, primavera di reclusione forzata globale 2020, è davvero necessario pensare a come riempire di nuovi sensi il concetto di limite. Oggi che ogni norma nell’orbe terracqueo impone limiti invalicabili alla socialità, al contatto, ben venga un volumetto ben scritto e felicemente tempestivo che va addirittura a elogiarlo il limite, a indicarne la necessità, la fecondità, ma per differenziarlo da usi infecondi – come quelli che ci capita di esperire in queste settimane.

L'Uomo nel diluvio_Modificata

Lo spettacolo dal vivo, lo spettacolo sullo schermo. Riflessioni per un teatro a venire.

di Simone Amendola Mi scuso da subito, con il lettore, se per parlare di una necessitá che riguarda molti, e di un bene pubblico, partirò da fatti e riflessioni personali.  Esattamente sei anni fa, maggio 2014, alla fine di una delle prime repliche de L’uomo nel diluvio (era la finale di un premio di drammaturgia […]

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“Atene (venìndo zo dal Licabéto)”, mistero e fascino nella poesia di Andrea Longega

Questo articolo è uscito originariamente sulla rivista Letteratura e dialetti, che ringraziamo.

“[…] Atene che da in alto ti vedevi / bianca e sterminada / desso da novo se te mostra / grigia, e sui muri tuta scrita […]”

Si dice, sovente, quando si parla di un particolare dialetto che si tratti di una lingua; lo si dice pensando alle sue peculiarità, alla particolare efficacia, alla ricchezza del vocabolario, alla rarità della sintesi. alla capacità musicale che ogni singola parola ha e ai molti significati attribuibili allo stesso termine, che lo si accenti diversamente o che lo si ponga in un punto diverso della frase o che gli si cambi il soggetto o l’aggettivo.

Potremmo dire, perciò, che si definisce lingua un dialetto perché gli si sta facendo un complimento. A me piace definire lingua quel particolare dialetto che sia in grado di raccontare storie anche molto distanti da quelle avvenute sul pezzo di terra dove quel parlato risiede.

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Crisi di coppia: Il regno delle ultime possibilità di Steve Yarbrough

Pubblichiamo un pezzo uscito su Robinson, l’inserto culturale di Repubblica, che ringraziamo.

Solo nel momento di dover riassumere di cosa parla ci si accorge che, sotto un’apparenza domestica, calda e triste che oscilla tra Yates e Carver, tra impalcatura letteraria borghese e minimalismo, scorre l’epico fiume di Steinbeck. Lo si scopre tornando a leggere l’incipit: “Avevano entrambi cinquant’anni quando si trasferirono in Massachusetts… Come era successo a molti altri in tutto il paese, di recente non avevano avuto fortuna”.

È un’epica nascosta. Se la tempesta di sabbia della Depressione teneva i personaggi di Furore in un unico afflato, qui il trasloco da costa a costa di Kristin e Cal ha le parvenze della scelta: una coppia di mezza età investe le proprie risorse residue di tempo e volontà in un ultimo tentativo di ricominciare. “Il deficit di bilancio dello Stato era costato a lei il posto di vicedirettrice del personale accademico in un grande campus” californiano. La crisi dell’ateneo dipendeva dalla “crescita sproporzionata del settore amministrativo”, erano fioccati i congedi obbligatori.

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L’ultima volta che sono stato in quarantena – appunti sparsi di vita costretta e corporale

Chiuso in casa, vivendo solo, questa cosa nobile e un po’ immonda di fare a me stesso da padre, da madre, da nonna, da fratello, da fidanzata, da amico, da gatto, da pianta da innaffiare con moderazione.

Questa auscultazione intima di sé, della propria carne, del proprio corpo nelle sue inestricabili parti, soprattutto della gola, in cui il più infimo raschio è già suono di corno a cui faranno seguito le terribili mute del virus in assetto di caccia.

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Tropicario italiano, in viaggio con Fabrizio Patriarca

di Marco Renzi

Hanno ancora senso, oggi, i libri di viaggio? Questo è il quesito che Tropicario italiano, l’ultimo libro di Fabrizio Patriarca uscito per 66thand2nd, sembra porre al lettore. E la risposta potrebbe essere incerta: forse che sì, forse che no.

Se ci limitiamo al solo Novecento italiano, tornano alla mente, tra i tanti che hanno raccontato il proprio girovagare, autori quali Pasolini, Moravia, Manganelli, Parise, Soldati – alcuni di questi troveranno menzione all’interno del libro, quest’ultimo in particolare.

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Alle origini dell’odio: “Il colore viola” di Alice Walker

Era la fine degli anni Settanta quando Alice Walker iniziò a pensare al romanzo che pochi anni più tardi l’avrebbe consacrata nel panorama letterario internazionale. Avvertiva il bisogno di circondarsi dalla natura e staccarsi dalla vita newyorkese. Si sarebbe diretta in un insediamento chiamato Boonville per ritirarsi in solitudine in una casa con una sola stanza con di fronte un prato, l’ombra di un tiglio e un meleto nel giardino. Come rivela in un contributo del 2006, “In cerca di qualcosa che mi guidasse, trascorrevo i giorni in riva al fiume e in mezzo alle sequoie. Di notte guardavo le stelle. Questa fu l’esperienza del Paradiso nella Natura che tanto mi era mancata quando vivevo a New York, il Tutto magico sempre presente al quale aspiravano la mia anima e la mia creatività.”

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I due vuoti

di Christian Raimo Quando è cambiata la considerazione delle questioni collettive come temi a cui approcciarsi con strumenti della psicologia e non con quelli della politica? Un testo molto interessante che prova a periodizzare questa mutazione per la quale alle grandi questioni politiche immaginiamo di dare delle risposte individuali e psicologiche, come volessimo uscire dalla […]

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Imparare tutto da Occhiacci di legno

Questo pezzo è uscito su Tuttolibri di Christian Raimo Quale è il saggista italiano contemporaneo che più ha influenzato il metodo della ricerca e dello stile saggistico? A partire dal suo esordio, I benandanti, 1966, i libri di Carlo Ginzburg rivelano una forma classica, nonostante l’assoluta idiosincraticità dello stile. Sono modelli di scrittura, palinsesti eccezionali; […]