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La crisi come arte di governo: il saggio di Dario Gentili

Quando la vivi, o credi di viverla appena udito quel giudizio a tre sillabe “c’è crisi”, reca con sé un’aura lugubre d’angoscia, ma indeterminata. Non tanto per l’olezzo di stanze chiuse e infette, quanto per quella scena primaria che tutti abbiamo in mente: la pila di cartoni degli ex-broker che portano via le loro cose dalla sede di Lehman Brothers. Perché oggi la crisi, nell’immaginario mediatico condiviso, è quella scena – disoccupazione, crollo dei vertici che annuncia il cedere delle fondamenta. Poi è la folla di grafici di economia che scendono verso il fondo dell’ascissa cartesiana e lo violano. È sempre nera, sempre la peggiore, la crisi.

Di fronte all’ansia che ci prende di fronte a queste scene ricorrenti nell’inconscio mediatico, può sembrare strano sentirsi dire, e spiegare come fa Dario Gentili in Crisi come arte di governo, uscito per Quodlibet, un libro agile ma colmo di millenni di storie di crisi, come la crisi in realtà sia sempre stata la migliore alleata dell’ordine e che oggi lo è tanto più, nella forma paradossale che viviamo sulla nostra pelle mentre facciamo fatica a sbarcare il lunario.

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Perth: italiani in Australia

di Claudia Petrucci Incontro Matteo e Giada due settimane dopo il mio rientro dall’Italia. Domenica sera la città è un non-morto all’ultima impresa rituale del fine settimana: il venerdì competizioni di resistenza nei locali fully licensed; il sabato feste private in casa di amici; al terzo giorno manchiamo la resurrezione. La prima domanda che mi […]

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Ovidio a Roma: il trionfo del poeta sul Tempo

di Chiara Babuin

Sta per chiudere improrogabilmente i battenti (20 gennaio) la meravigliosa mostra Ovidio: amori, miti e altre storie, creata in occasione del bimillenario dalla scomparsa del grande poeta (17-18 a.C). È una rassegna maestosa in cui si susseguono 25 secoli di storia artistica (dall’arte greco-classica del V-IV a.C, fino ai giorni nostri), proprio per dar conto al fruitore dell’importanza nella Storia dell’Arte delle opere ovidiane, ma anche per far capire le origini intellettuali dello stesso poeta. Entusiasmante anche tutto l’impianto di incontri e rassegne collaterali sparsi per la Capitale, volti a far conoscere il mondo del poeta di Sulmona.

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“Registro di classe”: un estratto

Torna in libreria per minimum fax Registro di classe, in uscita il 17 gennaio. Pubblichiamo un estratto dal libro di Sandro Onofri, ringraziando l’editore.

di Sandro Onofri

21 settembre. Fuori dalla finestra un paio di aerei decollati dalla vicina base di Pratica di Mare fanno evoluzioni e sforbiciate sopra il giallo dei palazzoni popolari, passano sopra il serbatoio dell’acqua proprio davanti alla finestra della classe e tornano verso Torvaianica, verso il mare che sta laggiù, dietro un tratto di campagna ciancicata dalle ruspe, da una giostrina ambulante (solo autoscontro, o «macchine a ’ntuzzo», sedioline volanti, o «carcinculo») e, infine, dal mercato settimanale che ogni sabato pianta le sue bancarelle davanti al cancello della scuola per vendere abiti di acrilico e mozzarelle di bufala.

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Comunità immaginate

Per me le comunità immaginate, come da titolo del libro di Benedict Anderson, sono un inganno, o meglio un modo facile di porre un problema sensato, che poi è quello del rapporto fra ideologia e realtà, fra mito e paura della morte. Bisogna prenderne atto, a parte il tema fondante del ricompattarsi della comunità immaginata ora in negativo su simboli e nemici, ora in positivo su punizioni e premi, su tradizioni e bandiere -il suo definirsi ora attraverso quello che non si è ora attraverso visioni statiche di un monolitico noi privo di soggetti pensanti la diversità- il solo modo per svelare l`invenzione di “tradizioni”, “nazioni”, “modelli familiari”, o appunto comunità fittiziamente unite da formanti come la lingua, le feste religiose, abitudini e usi, o solo l`episodio storico inventato sulle origini della cittadina di Springfield, è far emergere il plastico a grandezza naturale del “da dove si viene al mondo”. Partire, anche in senso fisico, dalla consapevolezza che fra le invenzioni di valori comuni e le situazioni reali plasmate nel tempo da invenzioni, c´è spesso un margine di continuità, e che le cose reali possono subire l`effetto di queste invenzioni, le comunità reali divenire il prodotto di comunità immaginate, o viceversa, quando il cittadino sconosciuto, il parente e il datore di lavoro anonimi, affiancano la statua del milite ignoto. Così dall`ossario anonimo, che si ama o si odia in modo assoluto e facile perché privo di individualità, seriale, nazionale, immutato nel tempo, e appunto non reale, è facile il travaso in un elenco telefonico di un paesino chiamato Italia, trovare lì le sue emanazioni in carne e ossa, perfino il numero di casa dei morti. In questo senso, più che la parola comunità, è la parola tradizione che rinvia a qualcosa che ti è consegnato, a una forma conoscitiva e valutativa basata su un accumulo di sapere e esperienze che proviene dal passato, o solo dall`abitudine a pensarle e a viverle nello stesso modo di sempre, e plasma il cervello di una maggioranza o di una minoranza come una sorta di sostituto degli a priori. Le tradizioni pretendono che la realtà resti conforme ai loro contenuti,  che siano valutate come positive o negative, buone o cattive il principio non cambia come il manicheismo di fondo. Alcune difendono i diritti umani, altre criminalizzano il diverso e l`irriducibile come loro possibile distruttore, ma tutte si sentono minacciate da chi non crede alla loro oggettività, sovente hanno bisogno di immaginare una minaccia, che esista o meno, e rifiutano l`idea di poter sparire, la rimuovono con la violenza, in questo appianandosi oggi alla tendenza mediatica a costruire una scienza per le masse, che azzera i giudizi di valore nel nome della “competenza”, e dando per scontato a monte, che tutto questo sia appunto scientifico, religioso verrebbe da dire. Alcuni quando dicono tradizioni dicono anche “precomprensione” perché “pregiudizio” suona male. La differenza linguistica rinvia a una differenza di percezione: pregiudizio, se i contenuti di una tradizione sono valutati come inattuali, superati, rispetto al senso comune di un` epoca. Precomprensione, se i contenuti sono condivisi dall`epoca, e mirano a rinnovarsi e persistere nel futuro. I diversi convivono fianco a fianco agli  uguali, e sono pluralisti. Gli uguali pretendono di vivere fianco a fianco a loro stessi, e sono totalitari. Comunità immaginate e tradizioni, oggi come ai tempi dei totalitarismi, non sono affatto qualcosa che viene inventato dall`alto da un`élite, o almeno non solo questo, sono anche qualcosa che viene intercettato dalle classi politiche populiste, e appartiene al fondale della vita di tutti i giorni, è già esistente nella società.

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Il caso Cesare Battisti e quello che accade in Italia oggi

di Federico Sardo

Dopo l’arresto di Cesare Battisti si sono levate da tutte le parti parole di giubilo per la fine della latitanza di quello che, forse suo malgrado, era diventato ormai un simbolo vivente della stagione della lotta armata, pur senza averne davvero la caratura.

Battisti era infatti un membro (mai stato il capo) dei PAC, Proletari Armati per il Comunismo, una formazione tra le decine appartenenti alla lotta armata in Italia che non spiccava certo per le sue formulazioni politiche, più vicina alla delinquenza comune che ai proclami e alle teorizzazioni di altri gruppi, attiva soprattutto negli espropri proletari e nella lotta contro le istituzioni carcerarie, e diventata famosa principalmente per il numero di omicidi compiuti (cinque, un numero molto lontano dagli ottantasei delle Brigate Rosse, ma comunque sufficiente a renderla il terzo gruppo armato di quella stagione per numero di attentati).

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Salinger, “Hapworth” e il mistero del racconto mai pubblicato

Pubblichiamo un pezzo uscito su Repubblica, che ringraziamo.

di Leonardo G. Luccone

Hapworth 16, 1924 è l’ultima pubblicazione di Salinger. È un racconto controverso, oggetto di culto e derisione; l’hanno letto in pochi, meno di coloro che hanno chiesto di pubblicarlo in volume. Occupa quasi tutto il New Yorker del 19 giugno 1965. Insieme a Seymour. Introduzione è la sua unica opera a essere accettata senza riserve. Per ottanta pagine Seymour Glass, anni sette, nel purgatorio dell’infermeria di un campeggio, «specula su Dio», chiosa il Time, «sulla reincarnazione, su Proust, Balzac, sul baseball e sulle grazie della moglie del direttore del campeggio (“un commovente patrimonio di gambe e caviglie perfette, seni sfacciati, e un sedere grazioso e sodo”)». Seymour stesso lo definisce «una lunghissima e noiosa lettera, piena fino all’orlo di un mare di parole e pensieri artificiosi».

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Suspiria di Guadagnino: non un horror ma un saggio sul male

Confesso che, fin dall’inizio, avevo nutrito una forte perplessità sull’idea di Suspiria diretto da Luca Guadagnino.

Che senso poteva avere un’operazione (in un’epoca di reboot, remake, cover, ologrammi di cantanti morti, edizioni deluxe) rifare il film concettualmente più irripetibile di Dario Argento (per mera questione tecnica, visto la scelta magistrale del Technicolor di Luciano Tovoli), unicum estetico non solo nel cinema italiano o nel genere horror ma della storia cinematografica tout court?

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La “notte cosmica” dei ragazzi di Algeri. Su “1994” di Adlène Meddi

di Paola Caridi

In una “notte nazionale”, in una “notte-cosmo”, uomini e ragazzi si muovono circospetti, come ombre in cerca di salvezza, sicuri – però – di non poter sopravvivere a un destino tragico, fatto di colpi di pistola, esecuzioni, assassini. È la notte che l’Algeria ha vissuto per tutti gli anni Novanta, travolta da una guerra civile su cui la riflessione intellettuale si è spesso fermata a letture di parte o, addirittura, a una sorta di afasia post-traumatica. È in questa “notte cosmica” che Adlène Meddi fa muovere i suoi ragazzi, gli alter ego della sua generazione, protagonisti di 1994, l’ultimo poliziesco dello scrittore algerino. Un libro già incensato dalla critica francese, tanto da arrivare primo nei polizieschi 2018 di Paris Match e da essere inserito nella sua lista dei dieci migliori libri dell’anno.

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La letteratura pazzesca in italia

Ad un certo punto, sabato sera, durante Più libri più liberi 2018 (il cui racconto è qui), arrivo in un locale, zona Pigneto, e vedo il tronco di un albero senza rami che fuma dalla cima. Tipo una ciminiera bio lunga e storta. Sembrano segnali di fumo lanciati continuamente, e che continuamente si dissolvono nell’aria […]