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Milano di carta: un estratto

Pubblichiamo un estratto da Milano di carta, il reportage narrativo edito dal Palindromo e scritto da Michele Turazzi: il libro viene presentato oggi, sabato 24 marzo, a Book Pride (ore 18, BASE Milano) e arriva negli stessi giorni in libreria. Con l’autore dialoga Fabio Deotto. (Nella foto: Giorgio Scerbanenco)

di Michele Turazzi
Milano (nordest) calibro 9

Giorgio Scerbanenco

C’è qualcuno che non ha ancora capito che Milano è una grande città… […] Se uno dice Marsiglia, Chicago, Parigi, quelle sì che sono metropoli, con tanti delinquenti dentro, ma Milano no, a qualche stupido non dà la sensazione della grande città, cercano ancora quello che chiamano il colore locale, la brasera, la pesa, e magari il gamba de legn. Si dimenticano che una città vicina ai due milioni di abitanti ha un tono internazionale, non locale, in una città grande come Milano, arrivano sporcaccioni da tutte le parti del mondo, e pazzi, e alcolizzati, drogati, o semplicemente disperati in cerca di soldi che si fanno affittare una rivoltella, rubano una macchina e saltano sul bancone di una banca gridando: Stendetevi tutti per terra, come hanno sentito che si deve fare.

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Almanacco del giorno stesso: il 23 marzo

L’Almanacco del Giorno Stesso celebra la memorabilità di ciascuno dei giorni in cui si svolge BOOK PRIDE, la Fiera nazionale dell’editoria indipendente che si tiene a Milano da oggi fino al 25 marzo. Mescola fatti accaduti e fatti del tutto immaginati (dove l’accaduto può apparire inverosimile e l’immaginato del tutto verosimile), facendo del tempo ciò che in effetti è, vale a dire un’invenzione. Il tutto assume la forma di un reading con accompagnamento musicale. Il reading – con Enrico Gabrielli e Sabastiano De Gennaro – è previsto alle 18,00 di venerdì 23 marzo nello Spazio A di Base. Pubblichiamo un estratto del testo di Chiara Valerio.

di Chiara Valerio

Il 23 è un numero dispari, è un numero difettivo (è maggiore della la somma dei suoi divisori), è un numero primo ed è un numero primo fattoriale (la sua scomposizione è 4! -1).

tempo, memoria

Roberto Alajmo: abbandono, perdita e liberazione Nell’estate del 78

L’estate del 1978 è per Roberto Alajmo quella della maturità, quella delle giornate lunghe passate a Mondello a studiare con gli amici in preparazione degli esami, ma è anche il momento in cui sua madre decide di abbandonarlo, lasciando la casa di famiglia per poi andarsene definitivamente soltanto pochi mesi dopo. L’estate del ’78 (Sellerio) […]

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Giusto terrore. Conversazione con Alessandro Gazoia

Un flusso di sconcertante nitore scorre tra le pagine di Giusto terrore di Alessandro Gazoia, libro che di lettura in lettura (e di recensione in recensione) sembra cambiare forma e categoria libraria. A tal proposito, si dice – è un cliché – che il romanzo sia onnivoro: molto più probabilmente, in questo caso onnivoro è soprattutto l’autore. Anche in questa prova edita dal Saggiatore Gazoia si rivela infatti un curioso del pensiero umano come luogo e strumento, oltre che come mera materia di studio.
E nel pensiero siamo immersi, in Giusto terrore, che mette in scena un gioco di sponda continuo tra frammenti di notizie, video condivisi sui social, vecchi film e trasmissioni televisive in cui la sostanza principale è il terrorismo: quello jihadista, quello delle Brigate Rosse e dell’OLP – ma sono solo alcuni esempi: a Gazoia sembra interessare piuttosto il comune denominatore di tutti i terrori, per ravvivarlo e scardinarlo quasi dall’interno – in una sorta di hacking verbale – con giusto raziocinio.

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Il Fantasy in una foto di famiglia

di Sandro Ristori

Ricordate la vecchia metafora della foto di famiglia? Non è facile capire quale tratto accomuna tutti i fratelli; magari due cugini non si assomigliano affatto tra loro, e con ogni probabilità un nipote è molto, molto diverso da uno zio, o da un nonno. Eppure. Eppure c’è qualcosa di indefinibile che li unisce, fosse anche solo un’espressione, un lampo fugace degli occhi. Quella che si dice “l’aria di famiglia”.

Così è il fantasy. Una famiglia numerosa, vivace, chiassosa e irregolare. Le porte di casa sono sempre aperte, tutti possono entrare.

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Riscriviamo la storia della Resistenza: ovvero come la Resistenza ha fatto la storia

di Carlo Greppi «Viva i nostri morti: perché essi ci additano il cammino che ancora dobbiamo percorrere. Quando è venuta la vittoria a tutti è apparsa chiara la ragione della nostra lotta; allora si è appreso che l’immane sacrificio non era stato vano, che i caduti non erano morti invano, che non si era marcito […]

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In ricordo di Stefano Leogrande

Ieri, 20 marzo, è venuto a mancare Stefano Leogrande, padre dello scrittore e giornalista Alessandro. Stefano Leogrande è stato docente, direttore della Caritas Diocesana di Taranto e sempre in prima fila nell’accoglienza ai migranti. Una persona enorme, cui la città jonica deve tanto. Lo ricordiamo con due note di Salvatore Romeo e Antonio Itta, che ringraziamo.

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Fare politica, dopo il voto

Riprendiamo un intervento di Martina Testa apparso originariamente su Medium.

di Martina Testa

I miei amici di Facebook li conosco tutti; sono, quasi senza eccezioni, persone mediamente colte, e progressiste come me. E, senza eccezioni, gli voglio bene. Ma tutti i loro post che ho letto prima durante e dopo le elezioni, post di accuse, controaccuse, sconforto, indignazione e presa per il culo nei confronti, complessivamente, di ogni forza politica italiana, nessuna esclusa, mi hanno stomacata. Tutti salvo uno, quello della mia amica Sabrina, militante di un certo movimento politico fin dalla prima ora, che ha postato una sua foto sorridente con il badge di rappresentante di lista al collo. Era felice di prestare servizio quel giorno al seggio, ed è stata felice del risultato.

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Il filo nascosto tra amore e potere. Sul film di Paul Thomas Anderson

For the hungry boy, my name is Alma. Per il ragazzo affamato. Il mio nome è Alma.
Comincia così la loro storia. Lui ha fame e lei è Alma, il suo cibo. Per via del suo nome, Alma vuole dire nutrimento. Alma è la cameriera che il grande sarto, il genio della moda Reynolds Woodcock nota mentre inciampa portando un vassoio, una giovane donna che lui crede di poter rivestire della classe che non ha, o semplicemente di una nuova pelle, quella che lui vuole per lei, per come la vede lui, per come la vuole lui.

La prima cosa che fa quando la invita a cena è levarle il rossetto dalle labbra, per vedere, dice, con chi sta parlando. Una richiesta di verità, si direbbe, mentre così inaugura il suo primo atto di potere su di lei. Lei deve essere come la vede, la vuole, lui. Il secondo atto sarà prenderle le misure, dimensioni, centimetri di corpo, il seno che non ha e che rimpolperà come e se lo vorrà lui, quel po’ di pancia che menomale gli piace e quei difetti che solo lui sa come nascondere sotto i suoi vestiti. Lui è il demiurgo, quello che la sa esaltare, che la rende bella agli occhi suoi e del mondo, l’unico che le dà quel che le manca. Lei è la sua creatura, grata, e a suo agio, con la sua vanità, un po’ arrivista e provinciale, ma sincera. Lei sembra subire, sembra assecondarlo, sottomessa, dedicata, geisha dolcissima, pronta a svegliarsi all’alba e stare in piedi all’infinito per soddisfare la fame di lui che insieme ai tessuti le cuce addosso il ruolo di donna rispettosa del suo metro, delle regole di un gioco che conduce da sempre con l’aiuto e la maestria del suo alter ego, Cyril.

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Hayden White: il passato messo in scena

Il 5 marzo è morto Hayden White, filosofo della storia e storico della cultura, autore di testi che hanno profondamente influenzato il dibattito accademico sul rapporto tra i fatti storici e la loro rappresentazione. Lo ricordiamo con un’intervista uscita sul manifesto nel 2006. Proprio quando, negli anni ’70, la polizia di Los Angeles lo considerava […]