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Voci da Hong Kong

Pubblichiamo un pezzo uscito sul Manifesto, che ringraziamo.

«Sono nata e cresciuta a Hong Kong. Devo dire che gli abitanti di questa città mi hanno sorpreso ogni minuto da quando è iniziato questo movimento. Siamo uniti e connessi, anche nelle nostre differenze. E anche in strada ci siamo evoluti, siamo diventati davvero acqua. Non ho davvero idea di come finirà questa protesta, ma ho chiara una cosa: adesso o mai più. La Cina prenderà provvedimenti per limitare ulteriormente la nostra libertà? Se vogliono schierare l’Esercito di liberazione popolare facciano pure, noi siamo qui».

Li abbiamo visti scorrere per le strade di Hong Kong ricoperti di ombrelli sotto la pioggia o vestiti di nero con elmetto giallo per proteggersi dai lacrimogeni. Li abbiamo visti rendere invisibile lo scheletro urbano di Hong Kong, ricoperto dalle loro sagome e dalle loro voci e muoversi tanto in centro quanto in periferia.

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A proposito dell’asino

L’asino resiste. Carico di balle di fieno lungo un sentiero della campagna etiope, legato alla macina che polverizza peperoncini in un villaggio cinese, usato per trasportare i pali di legno utili per puntellare le miniere del Far West o come cavalcatura dei soldati australiani durante la Prima guerra mondiale, l’asino resiste; introdotto come prova in tribunale quando a Londra nel 1822 Richard Martin chiese e ottenne di rendere inequivocabili le ferite che erano state inflitte all’animale dal suo padrone (da qui il Martin’s Act, la prima legge a contrastare la crudeltà contro gli animali), trasportato in aereo dalla US Army durante la Seconda guerra e gettato giù col paracadute (dopo averlo drogato perché atterrando non irrigidisse le zampe), ridotto ad animale di compagnia («Gli asini miniatura hanno la natura affettuosa di un terranova, la docilità di una mucca», disse nel 1929 Robert Green, che per primo importò asini miniatura negli Stati Uniti), l’asino resiste; e ancora, seppure descritto come immagine di stupidità, di pigrizia, di potenza sessuale e di mitezza, al contempo sacro e osceno, esposto, esibito, spettacolarizzato o umiliato, l’asino non fa altro che resistere.Unico e molteplice, appartenente a un drappello di animali struggenti – con lui almeno il puffin islandese e il kiwi australiano –, l’asino ha attraversato i millenni sopportando l’insopportabile e opponendo all’ottusità del mondo una tenacia asciutta, senza epica e senza eroismi.

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Dentro il rap americano: intervista a Cesare Alemanni

Dagli anni Settanta fino ai giorni nostri, dove “giorni nostri” va inteso alla lettera, perché tutto può ancora succedere – e sta succedendo adesso, ancora – la storia dell’hip hop è un enorme calderone ribollente di creatività, riscatto sociale, arti che s’incontrano, personalità esplosive e anche di morte e tragedia. Una vicenda complessa e ritmata, dove i break e gli scratch, i flow e i colpi di pistola e il crack si sono incrociati lungo tutto il vasto ventre americano, generando una quantità di musica prima clandestina e poi via via sempre più planetaria, seducendo generazioni di ascoltatori e cambiando attitudini e stili di vita.

Rendere conto di tutta questa complessità, che contempla oltretutto anche una dose abbondante di controversie e deviazioni, è un affare che richiede idee chiare e grande competenza. Rap: Una storia, due Americhe, il libro di Cesare Alemanni uscito da poco per minimum fax, riesce nell’ impresa di trasmettere la densità di questa vicenda ancora in corso, toccando i temi alla base della nascita e dello sviluppo del rap, offrendo una storia completa che comprende individualità e sociologia urbana, fattori esterni e una sana dose di casualità.

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120 anni fa, Jorge Luis Borges

Questo pezzo è uscito sul Foglio, che ringraziamo.

“Sourtout, pas de zèle”. In occasioni come questa, in cui si celebra il centoventesimo anniversario della nascita di un mostro sacro come Jorge Luis Borges, l’ammonimento di Talleyrand andrebbe raccomandato con forza agli addetti alla manutenzione del mito, spesso inclini a esagerare con il fervore apologetico. Così, anche considerando che lo scrittore argentino non fu del tutto estraneo alla propria museificazione, in fondo quasi un inevitabile contrappasso per chi concepiva l’universo sotto forma di una biblioteca, ci piace iniziare la sua commemorazione  citando i suoi detrattori più illustri e pervicaci.

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Tra alberi e letteratura: intervista a Richard Powers

Pubblichiamo un pezzo uscito sul Messaggero, che ringraziamo.

È difficile riparare le cose e in alcuni casi sono perse per sempre, ricorda lo scrittore statunitense Richard Powers, insignito del Premio Pulitzer per la narrativa, raccontando nel romanzo Il sussurro del mondo (La nave di Teseo, 672 pagine, 22 euro, traduzione di Licia Vighi) le profonde connessioni tra le persone e gli alberi.

I personaggi del romanzo di Powers sono disposti a mettere in pericolo le proprie vite, per salvare il 2% delle foreste nordamericane vergini che ci rimangono. Essi hanno compreso le conseguenze del disboscamento di foreste antiche e della scomparsa di un’ecosistema complesso, denso e così interconnesso.

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La seduzione della voce

Si terrà dal 23 al 25 agosto in Valle D’Itria la X edizione del Festival dei Sensi. Ospiti di questo nuovo appuntamento dedicato al Fiabesco i nomi più interessanti del panorama culturale italiano, un sorridente girotondo di saperi scientifici e pop, accostati con naturalezza e rigore. Un festival diffuso, dove la cultura si intreccia in […]

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Una vile classe politica

di Christian Raimo L’impressione agghiacciante è che quello che si è visto ieri in senato è stato uno spettacolo che ha mostrato l’incredibile mediocrità della nostra classe politica, quella che abbiamo votato, quella che ci rappresenta. A un certo punto nemmeno il gusto del trash, dell’esibizione della rissa verbale da bar, è riuscita a essere […]

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Il governo come costruzione e rappresentazione del potere, ovvero: l’antitesi della dialettica pedagogica

di Miriam Aly

Lo scorso giovedì 8 Agosto il ministro dell’Interno Matteo Salvini, in colloquio a Palazzo Chigi con il premier Conte, ha esplicitato l’intenzione di tornare al voto il prima possibile, rimuovendo di fatto il sostegno della Lega al governo, a causa (a suo dire) dell’instabilità e dei continui contrasti politici all’interno della maggioranza.

In attesa della vera e propria mozione di sfiducia, il giorno stesso il presidente Conte ha sostenuto in conferenza stampa che Salvini “ha anticipato l’intenzione di interrompere questa esperienza di governo e di andare a votare per capitalizzare il consenso di cui il suo partito attualmente gode’’, mentre lo stesso Salvini si dirigeva a Pescara per un comizio durante il quale ha dichiarato l’intenzione di candidarsi come premier per le prossime elezioni politiche, mostrando la sua volontà di ergersi in assoluto come principale burattinaio dei tempi della crisi.

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Perché “Conversazione nella Catedral” è una bussola anche per il XXI secolo

Questo pezzo è uscito su “La Repubblica”, che ringraziamo. di Nicola Lagioia In che momento si era fottuta l’Italia? Nel 2019 compie cinquant’anni uno dei romanzi più importanti e attuali del secondo Novecento, Conversazione nella Catedral di Mario Vargas Llosa. Pubblicato per la prima volta in due volumi da Seix Barral, per imponenza, respiro, capacità […]

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Gli insegnanti sono rimasti gli ultimi

di Matteo Giancotti e Francesco Targhetta In un quadro generale in cui a tutti, ormai, è consentito dire o scrivere tutto, senza neppure che, in seguito alle dichiarazioni più irresponsabili o alle più brutali offese, sia necessario rettificare o (non sia mai) presentare delle scuse, spicca un dato: gli insegnanti che dicono o scrivono commenti […]