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Post-Trump America. Note personali e pubbliche

È uscito l’ultimo numero di Nuovi Argomenti, a tema “Il fantasma dell’opera”. Di seguito un testo di Silvia Giagnoni. Ringraziamo autore e editore per l’anteprima.

di Silvia Giagnoni

Eccomi, la sera dell’otto novembre, sono forse le 10 qui a Montgomery, in Alabama, le bimbe dormono, finalmente, e io e mio marito, come milioni di altri americani, siamo sintonizzati sulla CNN. Ma ho anche lo smartphone in mano: mi aggiorno in tempo reale, con altre fonti, usando Twitter. Sul tappeto, accanto al nostro cane sonnolento, c’è il portatile, così posso controllare altri siti ancora. Perché ci deve essere un errore. Rido, sebbene non sia affatto felice, né provi alcuna soddisfazione né adesso né nei giorni a venire nel vedersi realizzare quella che però mi sembra una terribile profezia.

I giornalisti della CNN stanno proiettando i risultati delle elezioni e non nascondono la propria preoccupazione: Donald Trump sta diventando Presidente degli Stati Uniti. I giorni che seguono sono strani, mi si alternano dentro rabbia, indignazione, tristezza, depressione, soprattutto un senso di straniamento da cui non riesco a riemergere.

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Il treno dell’ultimo “veneto”: Nico Naldini

Pubblichiamo un pezzo uscito su Succede Oggi.

Sarebbe il direttissimo Vienna-Roma, Il treno del buon appetito di Nico Naldini: un lussuoso convoglio con tanto di wagon-restaurant sul quale egli, bambino davanti al passaggio a livello, avvistava i signori, immaginando altre vite. Riferito all’interezza del libro, però, il titolo potrebbe anche alludere all’inesauribile appetito sessuale dell’autore… Ma partiamo dall’inizio. Nella raffinata veste cui ci ha già abituati, la giovane e vicentina Ronzani Editore manda in stampa questa seconda uscita della collana “VentoVeneto”, curata dallo scrittore Francesco Maino: prodotto di altissima qualità, in tiratura di mille copie, con cinque disegni di Pier Paolo Pasolini, dei quali uno replicato in sovraccoperta, e introduzione dell’artista, filologo e saggista Franco Zabagli, direttore editoriale della stessa Ronzani.

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Nel mondo antico di Donatella Di Pietrantonio

Questo pezzo è uscito su Robinson. (Fonte immagine)

C’è una scrittrice unica in Italia. Ha cinquantacinque anni, ogni giorno lavora nel suo studio dentistico a Penne, in Abruzzo, e per scrivere si alza molto presto al mattino e fra le cinque e le sette procede “per lampi”, come dice lei. Attraverso questi lampi, Donatella Di Pietrantonio ha scritto romanzi e racconti di grande potenza e l’ultimo suo libro è una perla. S’intitola L’Arminuta (Einaudi, pp. 168, euro 17,50) che nel dialetto delle sue parti significa “la ritornata”.

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Breaking News di mezzanotte sul nuovo libro di Haruki Murakami

(fonte immagine)

Tokyo, 24 febbraio 2017, breaking news in un notiziario. Un uomo vestito con un abito azzurro e un sorriso smagliante, come il fazzoletto che ha nel taschino, fissa la telecamera come se si fosse appena accorto che qualcuno, per un oscuro motivo, lo sta filmando. Accanto a lui una donna con un vestito rosa confetto dello stesso colore della sua pelle, anche lei fissa la telecamera che ha di fronte con uno sguardo perso. Sembra non poter credere all’immagine che la retina restituisce al cervello. Eppure entrambi continuano a parlare con tono pacato.

Io che sono dall’altra parte dello schermo, posso tentare di interpretare il loro messaggio solo dal linguaggio del corpo, il mio giapponese è davvero pessimo,e per questo rimango ancor più spiazzato. In mente ho l’ansia vorace di Chicco Mentana, che fa pensare a una tanica di bagnoschiuma concentrato lanciato sotto il getto di una cascata, non basterebbe un televisore da 60 pollici a contenere la sua felicità per una breaking news. I nostri due cronisti invece restano impassibili, mi portano alla mente le sabbie di Laugharne (amena località del Galles, famosa per le sue strane maree e per essere il luogo eletto da Dylan Thomas per rifocillare la propria immaginazione).

Amelie Nothomb

Il rifiuto e il senso dell’altro: intervista a Amelie Nothomb

Musicale, a tratti lirica come una tragedia greca e al tempo stesso leggera come una piuma. Diretta e tagliente come una freccia. Rapida come un ladro. Amélie Nothomb ha fatto dei colpi di scena un’arte, raccontandoli con la sua tipica discrezione chirurgica.

Il filone letterario in cui si colloca si potrebbe definire semplicemente Nothomb. La scrittrice non esercita toni saggistici da romanzo storico, non si fa voce di ideologie politiche, non è entrata in competizione con la saga di Twilight, non ha intrapreso percorsi d’indottrinamento del lettore.

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Una visita serale: i racconti di Emmanuel Bove

Emmanuel Bove è uno scrittore che dall’anno della sua scomparsa, il 1945 (era nato nel 1898) è sempre rimasto al margine della percezione, sull’orlo dell’oblio, ininterrottamente in bilico tra la penombra e un lampo di luce (comunque improvviso e sporadico, senza durata) che risvegli l’attenzione nei confronti delle sue opere; eppure è l’autore di almeno un capolavoro – I miei amici, del 1924 – e di una serie di altri testi (Una fuga, Un padre e una figlia, Il presentimento) che lo rendono unico e indispensabile per comprendere cosa è accaduto al maschile nel passaggio dall’800 al ’900.

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Un signore vomita davanti alla donna che ama. Su “Centuria” di Manganelli

Da qualche tempo sul blog Altri Animali ricorre una rubrica, Racconti dalla cripta, in cui si parla di raccolte di racconti ingiustamente trascurate. Ripubblichiamo qui la puntata dedicata a Centuria di Giorgio Manganelli.

La prima volta che ho avuto per le mani Centuria, sapevo di andare incontro a racconti fuori dal comune, il nome di Manganelli in copertina era una garanzia. Non potevo immaginare, però, di trovare già in terza pagina uno dei miei racconti della vita.

Eppure, il numero due – in Centuria i racconti, lunghi invariabilmente una pagina e mezza, sono contraddistinti da un numero che va da uno a cento – ha preso subito posto tra quella schiera di brevi narrazioni che seguitano a pulsarmi dentro, come un cuore aggiuntivo, anche molti anni dopo la loro lettura.

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Pugni neri: “Trentacinque secondi ancora” di Lorenzo Iervolino

Quei due pugni chiusi erano una preghiera di solidarietà, una preghiera di speranza per un paese separato che presumeva di essere un’entità univoca. Tommie Smith e John Carlos non sono nati solo per correre più veloci degli altri, avevano qualcosa da dire al mondo immersi in una lotta permanente, che a quasi cinquant’anni dalle Olimpiadi di Città del Messico 1968 non è finita. «Grazie allo studio, – scrive Lorenzo Iervolino in Trentacinque secondi ancora (66thand2nd, 288 pagine, 23 euro) – Tommie si era accorto di essere solo un puntino nel disegno più vasto della lotta che i neri stavano portando avanti».

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L’horror letterario di Enrico Macioci

Lettera d’amore allo yeti di Enrico Macioci (Mondadori 2017) è un romanzo anomalo nel panorama italiano: un horror letterario. E quel che è più affascinante: un horror con protagonisti un padre e un figlio.

In moltissimi capolavori di ogni tempo: dall’Odissea all’Eneide, da Padri e figli di Turgenev a La strada di McCarthy (per citarne solo un numero ridicolo a titolo dimostrativo) questa relazione ancestrale ha segnato pagine meravigliose. Nella prima parte il padre Riccardo, professore d’italiano, e il figlio Nicola di quasi sei anni villeggiano in una località balneare.

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“Il padre d’Italia” di Fabio Mollo: la recensione

Da oggi è al cinema Il padre d’Italia di Fabio Mollo, con Isabella Ragonese e Luca Marinelli. Pubblichiamo la recensione di Giordano Meacci.

Il padre d’Italia di Fabio Mollo ci riguarda. Così come ci riguardano tutte le opere d’arte nel momento in cui si raccontano parlandoci di noi e del presente che stiamo vivendo.