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La mitologia dell’assenza: Ted Hughes e le Birthday Letters

Martedì prossimo uscirà il nuovo numero di Nuovi Argomenti. Di seguito pubblichiamo in anteprima un estratto dal saggio “La mitologia dell’assenza: Ted Hughes e le Birthday Letters”, scritto da Vito di Battista: ringraziamo autore e rivista.

di Vito di Battista

Gennaio 1998. Pochi mesi prima di morire, Ted Hughes consegna al mondo un’opera della quale nessuno aveva predetto l’esistenza: una raccolta di 88 componimenti il cui unico tema altri non è che Sylvia Plath.

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Emma Glass e “La carne”, uno dei romanzi più interessanti di quest’anno

«Peach. Non scappare più. Ti amo Lincoln.»

Il male e la paura, non possiamo evitare di averci a che fare, di incontrarli, di sopportarli, di viverli. Scopriremo il male sotto la sua peggior manifestazione, saremo preda delle paure più profonde. Tenteremo di schivare, di proteggere noi e chi ci sta accanto, ma spesso falliremo. Arriverà quel male che ci seguirà passo passo, che si impossesserà di ogni centimetro di pelle, che prenderà casa nella nostra stessa carne. La paura poi ci toglierà il respiro, ci farà sentire in bilico, ci costringerà a guardarci le spalle, a tenere le luci accese, a cercare conforto e, allo stesso tempo, tacere.

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La libertà di cercare l’orrore secondo Pietro Grossi

Photo by Brigitte Tohm on Unsplash

Riprendiamo un’intervista uscita su Sul Romanzo, che ringraziamo.

«L’orrore non sta nella consapevolezza della sua esistenza, ma nella sua capacità mimetica». In questa frase è racchiuso il gorgo in cui Pietro Grossi risucchierà i lettori con il suo nuovo romanzo (Orrore, edito da Feltrinelli). Lo farà utilizzando la sua maestria nel bilanciare ritmo e indagine psicologica, forgiando una storia difficile da catalogare, sospesa fra il thriller psicologico e il romanzo di formazione (anzi di evoluzione).

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Cavalcare il rinoceronte. Licia Lanera porta in scena «Roberto Zucco» di Koltes

@photo Andrea Macchia

Ha avuto un bel coraggio, Licia Lanera, chiamata a dirigere i ragazzi neodiplomati della scuola del Teatro Stabile di Torino, a scegliere Bernard-Marie Koltes. A scegliere cioè un testo ricchissimo, complesso, grondante di umanità e di morte come «Roberto Zucco».

Lo spettacolo è andato in scena al Gobetti, nell’ambito del Festival delle Colline Torinesi che ha sostenuto la produzione dello Stabile, ed è giusto che sia stato inserito in cartellone con gli spettacoli di Castellucci, Sinisi, Ferracchiati e con nomi internazionali come Agrupación Señor Serrano, perché non si è trattato di un semplice saggio di fine accademia, ma di uno spettacolo di grande livello e fattura.

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Famiglie contro Legge 180: una bufala che compie 40 anni

«La mia mente è come fatta di cristallo, non sono resistente e quindi basta forse poco per farmi perdere il senso della verità, quel bianco e nero che parlavo prima. In questa crisi sono stata assistita in pieno proprio dal CIM di San Sepolcro. Sono stata assistita, ricoverata in ospedale, nell’ospedale civile di San Sepolcro. Ci sono stata meno di un mese e sono stata assistita dalle infermiere distaccate dell’ospedale psichiatrico e alcune del CIM 24 ore su 24. A seguito… Siccome le mie crisi sono crisi che vado in eccitazione, quindi mi devono dare molte medicine che esca da questo stato e quasi tutte le volte vado in depressione. È successo che ero sola in casa e mi è cominciata una crisi di depressione; io la prima cosa che ho fatto mi sono attaccata al telefono e ho chiamato il CIM, non ho chiamato mio marito per non impressionarlo. Ho chiamato il CIM e ho trovato due infermiere che erano in quel momento lì che prestavano servizio. Mi hanno ascoltata e mi hanno detto «veniamo subito». Io come ho sentito queste parole – “veniamo subito” – mi sono sentita sollevare perché le idee che mi erano venute erano brutte, bruttissime. Io devo dire che non c’è raffronto. Io ho vissuto nel marzo un’esperienza di malattia, ma che non mi ha lasciato nessun trauma, mentre invece del ’67 e del ’73 io uscivo dall’ospedale con il trauma, con la paura. La paura, la sera, di andare a letto e dire «ma io morirò in un manicomio», vedendo quello che c’era. Se fossi abbandonata, se rimanessi sola… La mia fine è in un ghetto, quelli sono ghetti, gli ospedali psichiatrici. Io non ritengo assolutamente che si debba pensare a un ospedale psichiatrico migliore: non può esistere migliore, che senso ha?”

Lei si chiama Maria Luisa, spero che sia ancora viva e stia bene.

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Scrivere di cinema: “A quiet passion”

di Lorenzo Ciofani

A pensarci bene, il grande problema dei biopic sui poeti risiede proprio nella professione dei protagonisti. Convinti della teoria secondo cui il genio sia 1% ispirazione e 99% traspirazione, la questione sta tutta nel come mettere in scena il processo creativo. Perché, insomma, questa cosa dell’ispirazione dall’alto val bene per il manuale didascalico, magari un’agiografia d’altri tempi. Più prosaicamente – ma anche con una maggiore onestà – qui del poeta vogliamo vedere il sudore e il mestiere, la riflessione e l’esecuzione.

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Genesi di una strega: Simon Hanselmann e le avventure di Megg

Questo articolo è la trascrizione di un incontro tra il fumettista Simon Hanselmann, che in Italia ha pubblicato i graphic novel Special K e Megahex, entrambi per Coconino Press, ed Elena Orlandi, editor, collaboratrice di BilBOlbul Festival Internazionale di Fumetto e mangiatrice di storie. L’incontro è stato organizzato da BilBOlbul il 10 aprile 2018 al Cassero LGBT Center di Bologna, in collaborazione con il festival Gender Bender.

Elena Orlandi: Chi è qui all’incontro conoscerà i tuoi libri. Raccontano la storia di una strega, Megg, del suo fidanzato gatto, Mogg, e di una serie di amici, primi tra tutti Gufo e Lupo Mannaro Jones, che passano il tempo a fumare, mangiare cose improbabili, stare sul divano a giocare ai videogiochi e fare sesso.

Leggendo le tue storie ho sentito forte la sensazione di essere immersa in un contesto preciso: riferimenti (che non sono esattamente citazioni) a un’atmosfera già percepita… Megg e Mogg è chiaramente un fumetto pop, anzi post-pop. In un’intervista sul Comics Journal ne parli come di un teen drama e dici che hai sempre voluto tenerti a metà strada tra arte e puro intrattenimento. Eppure hai dedotto i personaggi da una serie per bambini molto famosa in Australia, che si chiamava appunto Meg e Mog. Vorrei chiederti di raccontare come nascono questi personaggi e quali influssi hanno subito dal mondo circostante, dalla tua biografia, dagli stimoli culturali che hai ricevuto.

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Perché il bar San Calisto è una scuola e in quanto tale non dovrebbe chiudere mai

Venerdì scorso alle sette di sera sono sceso a Trastevere e ho passato un’ora a Piazza San Cosimato festeggiando il Bar San Calisto. Di una festa di strada, una festa improvvisata, si trattava. Non per il mezzo secolo del bar (che compirà esattamente fra un anno) ma per la bellezza e l’assoluta straordinarietà di un luogo che non è un semplice bar e che venerdì è stato chiuso su ordine del Questore per le seguenti motivazioni: malfrequentato (da “pregiudicati”) e causa di schiamazzi notturni (in particolare per via di una festa organizzata in piazza nella notte del 3 giugno da ragazzi che secondo le forze dell’ordine frequentano il bar). Il Decreto Regio del 18 giugno 1931, n. 773 è dietro all’articolo 100 del testo unico per la pubblica sicurezza (Tulps) che autorizza il questore a «sospendere la licenza di un esercizio» nel caso in cui sia «abituale ritrovo di persone pregiudicate» e «un pericolo per l’ordine pubblico, per la moralità pubblica e il buon costume».

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Forbici (Dopo il Crash)

Questa poesia segue il filo narrativo della precedente, “Un uomo guarda il suo computer”. Il titolo è tratto da una canzone di Rowland Howard, Shivers.

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Diego Maradona: un romanzo mondiale

Pubblichiamo un pezzo uscito sul Mattino, che ringraziamo. Marco Ciriello è l’autore di Maradona è amico mio, in libreria per 66thand2nd. (fonte immagine)

di Marco Ciriello

Ama, prega, festeggia, svieni, risorgi. Le montagne russe maradoniane. Tra spiritualità e ribellione, ascensione e cadute, in palio la salute, quella di El Diego, portata ancora una volta al limite, per passione. Suonala ancora e ancora e ancora. Il re dello sperpero: del genio e del sé. Argentina contro Nigeria, ma c’è più spettacolo sugli spalti che in campo. Sotto: una brutta Selecciòn, dove Lionel Messi diventa finalmente adulto, facendo la formazione e segnando; sopra – e dove sennò? – lo spettacolo di arte varia maradoniana.