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Focus Baudelaire – I fiori del male al Teatro Argentina

di Chiara Babuin e Adriano Ercolani

Il 9 Aprile 1821 nasceva a Parigi Charles Baudelaire, padre della poesia moderna, genio dell’intuizione filosofica paradossale, profetico critico d’arte, maestro tormentato di gnosi e vittima gloriosa della metafisica, supremo virtuoso della parola ridotto all’afasia, cantore dell’elevazione spirituale morto strozzato dalle bestemmie.

Un acrobata ebbro e sprezzante, teso verso l’infinito sull’abisso dell’inferno interiore, devoto così fedele del Bello da cercarlo in fondo al baratro dell’orrore, fascinosa e straziante incarnazione delle contraddizioni umane sublimate nel miracolo artistico di versi (e mirabili prose poetiche) di sovrana eleganza formale, proprio nella testimonianza spietata dell’epifania del Male.

1_Gian Maria Volonté-il Presidente in Todo modo (Elio Petri 1976)

Moro

MOlto doloROso. MOlto doloROso. MOlto doloROso.

Il fantasma di Moro infesta ossessiona paralizza l’Italia da quarant’anni esatti – dice il figlio Giovanni Moro (oggi sessantenne, quasi coetaneo del padre quando fu ucciso).

Un paese fermo, un paese senza – senza baricentro, senza sviluppo, senza evoluzione. Inghiottito da una (finta? vera?) guerra civile. Il sollievo degli anni Ottanta è effimero – fantasmatico anch’esso.

finalfantasy

Distopia finale: le storie che fanno di Final Fantasy VI il più grande videogioco di sempre

di Elia Pasini

Space Invaders (1978), Pac-Man (1980), Tetris (1984) e Super Mario Bros (1985) traghettano i videogiochi nell’età aurea. Da origini quasi mitologiche – progetti universitari secretati, simulatori delle dimensioni di un appartamento, Guerra Fredda come tema-ombrello – l’arte dei videogame acquisisce concretezza. Leggi: diventa industria, a colpi di produzione in serie e distribuzione globale.

Il mix di investimenti, congiuntura – gli anni ’80 alla costante ricerca di nuove forme d’intrattenimento – e comparsa di geniali pionieri sulla scena, porta il business a farsi pure trend culturale.

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“La notte dei ragni d’oleandro”, distopia al Bataclan

Ognuno di noi ricorderà dove si trovava la sera del 13 novembre 2015. Era un venerdì e qualcuno era a casa, per cena, o fuori, magari a un concerto, o al cinema. Non è una serata fredda. Poco dopo le dieci le televisioni lampeggiano dalle finestre, gli occhi si posano compulsivi sugli schermi degli smartphone.

Scorrono le immagini della partita amichevole tra Francia e Germania, che si stava disputando allo Stade de France, a Saint-Denis; un boato, e poi un secondo, fortissimo. Al momento del secondo botto la palla ce l’ha il terzino francese Evra, nei suoi occhi si legge un lampo di stupore, di sorpresa, un istante. Sugli spalti ci sono il presidente Hollande e il ministro degli esteri tedesco, Steinmeier. I tifosi non usciranno prima di mezzanotte.

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“Il vizio di smettere”, i racconti di Michele Orti Manara

Circa trent’anni fa, sul New York Times comparve un pezzo a firma di Don David Guttenplan dal titolo The Boom in Short Stories in cui si proponevano le risposte di editor e scrittori alla domanda «Perché il racconto è tornato di moda?». Se si esclude Carver, che spostava l’attenzione dal perché su un chi e un quando – chi: Gordon Lish; quando: la ripubblicazione dei racconti di John Cheever, nel 1978, sull’onda del successo di Falconer – il commento migliore riportato dall’articolo era, forse, quello di Bobbie Ann Mason, che diceva di non poter scrivere che storie brevi: per lei, i suoi personaggi e i loro problemi erano troppo noiosi per non risultare intollerabili oltre il confine di una manciata di pagine.

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Cassino 3010 (dalla raccolta inedita “I vivi e i morti”, 2010)

Un racconto di Marco Mantello tratto dalla raccolta inedita del 2010 “I vivi e i morti”. Storie di paese, questa su Cassino fa da contraltare a un secondo racconto inedito ambientato in un paesino del Sud Italia, dal titolo “I giorni che non finiscono”, che l`autore ha preferito non pubblicare in rete perché troppo metafisico

livullmann

Che i baci non lascino tracce

Un racconto di Simone Consorti.

oltrelanotte

Scrivere di cinema: “Oltre la notte”

di Bianca Delpiano

Un’esplosione, due vittime, una donna che in quel momento era lontana dal luogo della detonazione; donna che è madre di uno dei cadaveri, che “di umano ormai non hanno nulla” (come le dice la polizia) e moglie dell’altro; donna che si lascia trascinare giù per le vie dell’oblio allucinogeno e affronta inizialmente il lutto con una resa disarmata, incredula, stremata; che poi però afferma con certezza di sapere chi sono gli attentatori, e con la stessa certezza predice che non rimarranno impuniti.

macerata

TARGA EJ25xxxxx Roma. Una storia di violenza quotidiana

di Chiara Nano

Porta Maggiore, sabato 3 febbraio 2018, ore 14:30, primissimo pomeriggio.

“Negro di merda! Torna a casa tua! Che cazzo ci fai qua! La prossima volta porto una tannica di benzina e ti do fuoco!”. Giubbotto nero e occhiali da sole, i segni di una mascolinità ostile, l’uomo esce di fretta dal posto guida di una BMW bianca lucida. Aggredisce un ventenne, chiaramente non africano. L’automobile, portiera aperta e freno a mano azionato, resta inchiodata al semaforo rosso mentre il ragazzo, spatola lavavetri in una mano, boccetta di acqua saponata nell’altra, si lascia scuotere come un flessibile: “La mia macchina non la tocchi con le tue mani di merda!”, continua. Se questo razzista vede un ‘negro’, potrebbe aver ugualmente visto quel ‘negro’ toccare una donna ‘bianca’ di sua proprietà.

i vivi e i morti

I vivi e i morti: la ripetizione e il frammento

I vivi e i morti ossia né i vivi né i morti, meglio ancora né la fiaba e nemmeno l’epica. Nega subito il nuovo poderoso romanzo di Andrea Gentile, I vivi e i morti (Minimum Fax) e lo fa partendo dalle fondamenta, prendendo subito le distanze da una fisicità e da una carnosità linguistica che […]