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Solidarietà alla “Pecora elettrica”

“La pecora elettrica – caffetteria libreria” sorge (sorgeva; è stata distrutta una prima volta, stava risorgendo, adesso è stata devastata di nuovo) tra via delle Palme e via dei Ginepri, nel quartiere di Centocelle. Ieri notte è stata nuovamente incendiata, a distanza di pochi mesi dal primo rogo. Hanno sollevato la saracinesca e dato fuoco a tutto. Sul marciapiede di fronte si intravede il segno nero dell’incendio, che ha lambito anche il balcone del palazzo adiacente. C’è un segno nero anche lì.

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“E i figli dopo di loro”, il romanzo europeo e nostalgico di Nicolas Mathieu

“Steph lasciava un vuoto fisico. Lo sentiva nel petto e nella pancia. La vita sarebbe continuata. Era questo l’aspetto più duro. La vita sarebbe continuata.”

Ci troviamo a Heillange in Lorena, all’inizio degli anni novanta, è estate e non potrebbe essere una diversa stagione, la prima delle quattro estati, una ogni due, nelle quali si sviluppa il romanzo. Sono gli anni dei Nirvana, gli anni in cui le vite dei tre protagonisti di E i figli dopo di loro di Nicolas Mathieu (Marsilio, 2019, traduzione di Margherita Botto) scoppiano come i fiori quando fioriscono, tra l’adolescenza e il futuro, tra il poco che c’è intorno e l’ignoto a venire, in mezzo c’è quel che c’è.

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Lipsia tra le due Germanie, trent’anni dopo la riunificazione

Pubblichiamo un pezzo uscito sul Messaggero, qui in una versione più estesa. (fonte immagine)

A Lipsia le “Montagsdemonstrationen”, le proteste non violente del lunedì, tracciarono non solo simbolicamente la strada che condusse alla caduta del Muro di Berlino il 9 novembre 1989.

All’alba di quell’anno, l’aria a Lipsia, epicentro della Ddr e sede del colosso industriale VEB TAKRAF che raggruppava ventisei imprese, era irrespirabile. I confini della città erano pieni di crateri di lignite e le fabbriche a carbone l’annerivano. Nelle chiese, luoghi relativamente sottratti al controllo poliziesco statuale, la protesta degli ambientalisti, che rappresentarono il primo nucleo della rivolta pacifica, si saldò con quella di chi mirava ad abbattere la frontiera tra le due Germanie per riconquistare piena libertà di movimento e d’espressione. Coltivando ancora l’idea di riformabilità dall’interno del sistema, contestavano allo Stato socialista di aver tradito il socialismo e non sognavano il capitalismo.

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Il colibrì di Veronesi vola alto

di Valentina Berengo

Sandro Veronesi è tornato. È tornato al romanzo con quella capacità d’incantare che gli è propria e lo ha incoronato narratore ai vertici quando gli è riuscito di incollare i lettori alla pagina per seguire i pensieri e i gesti di Pietro Paladini di Caos calmo (Bompiani, 2005; Premio Strega 2006)che smette di andare al lavoro per trascorrere la giornata chiuso nella sua macchina, davanti alla scuola della figlia.

Con Il colibrì (La Nave di Teseo, 2019) succede di nuovo. Succede che uno comincia a leggere e non riesce a smettere più, nonostante i salti temporali – si apre nel 1999, indietreggia al ’98, torna al ’99, quindi indietro fino al 1981 e poi ancora, fino agli anni sessanta, per saltare poi nei pieni anni duemila, e avanti così, a singhiozzo, arrivando a toccare anche il futuro (2030) – ; nonostante cambi spesso voce, mescoli lettere, cartoline, pezzi di saggi, poesie, dialoghi, in un patchwork che, incredibilmente, non spiazza mai; nonostante, nel fluire di un racconto che si compone francobollo per francobollo, non si riesca a intuire mai bene dove l’autore voglia andare a parare. O forse proprio per tutte queste ragioni insieme.

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Incarnare il Joker

“I’ve been a puppet, a pauper, a pirate, a poet, a pawn and a king…” Frank Sinatra, That’s life   L’immagine del Joker interpretato da Joaquin Phoenix ha iniziato a ossessionarmi sin dal camera test apparso a settembre 2018. Quello in cui l’attore e il personaggio si sovrapponevano per pochi secondi fino a coincidere e […]

Foto Vincenzo Livieri - LaPresse 
30-10-2019 - Roma
Politica
Senato. Discussione sull'istituzione di una Commissione straordinaria per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all'odio e alla violenza. Nella foto Liliana Segre
Photo Vincenzo Livieri - LaPresse 
30-10-2019 Rome
Politics
Senate. Discussion on the establishment of an extraordinary commission to combat intolerance and racism. In the picture Liliana Segre

A proposito della commissione Segre. Un ragionamento sul bisogno di strumenti legislativi efficaci e sulla militanza.

di Christian Raimo Abbiamo un problema, che l’idea di istituire una commissione come la commissione Segre non risolve ma amplifica. Il problema è lo sdoganamento di massa del linguaggio razzista, fascista e sessista, e dell’indulgenza diffusa rispetto a comportamenti fascisti, razzisti e sessisti. Questo non ha a che fare con l’odio. L’odio è un sentimento […]

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In mortem di PPP. Un articolo ritrovato di Elvio Fachinelli

di Dario Borso Fachinelli dialogò con Pasolini in pubblico (cfr. Id., Al cuore delle cose. Scritti politici 1967-89, a cura mia, DeriveApprodi 2016) e in privato. Non meraviglia quindi che all’indomani dell’assassinio egli si sia impegnato a fondo in un tentativo di analisi psicopolitica che occupò per una decina di giorni pagine intere del suo […]

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Appunti sulla natura, di Carol Swain

di Simone Tribuzio Una bambina di nome Helen si è appena trasferita dalla città in una campagna gallese. Nella location bucolica può prendere appunti osservando la natura, e quindi col tempo potrà liberamente coltivare la passione per il birdwatching. Dal vicino Bill, soprannominato come “l’uomo delle uova”, apprende della morte di un raro esemplare di […]

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Le storie silenziose che non conosciamo

In un casolare della campagna toscana un gruppo di trentenni promuove un progetto di accoglienza basato sul teatro. Si tratta delle Officine Cavane, un processo progettuale che vede coinvolti la compagnia teatrale Tra i Binari APS e la Cooperativa Sociale La Pietra d’angolo a San Miniato, in provincia di Pisa. A Maggio 2018 apre il […]

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Il cimitero slovacco

«In questa stagione», gli disse Irina con uno sguardo trasognato, pensando alla sua terra con trasporto e con un pizzico di molle nostalgia, «in Russia abbiamo l’usanza di visitare i cimiteri. Portiamo dei panini, della frutta, un po’ di vodka, e stiamo insieme ai nostri cari. Mettiamo una candela davanti alla tomba e mangiamo con loro, parliamo con loro, gli uomini bevono la vodka. Poi, se avanza qualcosa, lo raccogliamo da una parte e lo lasciamo lì.

I poveri e i vagabondi lo sanno, e nel tardo pomeriggio passano a mangiare alla luce fioca delle candele, e trascorrono un’ora di spensieratezza e di pace nella quiete surreale del cimitero».