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Alle origini dell’odio: “Il colore viola” di Alice Walker

Era la fine degli anni Settanta quando Alice Walker iniziò a pensare al romanzo che pochi anni più tardi l’avrebbe consacrata nel panorama letterario internazionale. Avvertiva il bisogno di circondarsi dalla natura e staccarsi dalla vita newyorkese. Si sarebbe diretta in un insediamento chiamato Boonville per ritirarsi in solitudine in una casa con una sola stanza con di fronte un prato, l’ombra di un tiglio e un meleto nel giardino. Come rivela in un contributo del 2006, “In cerca di qualcosa che mi guidasse, trascorrevo i giorni in riva al fiume e in mezzo alle sequoie. Di notte guardavo le stelle. Questa fu l’esperienza del Paradiso nella Natura che tanto mi era mancata quando vivevo a New York, il Tutto magico sempre presente al quale aspiravano la mia anima e la mia creatività.”

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I due vuoti

di Christian Raimo Quando è cambiata la considerazione delle questioni collettive come temi a cui approcciarsi con strumenti della psicologia e non con quelli della politica? Un testo molto interessante che prova a periodizzare questa mutazione per la quale alle grandi questioni politiche immaginiamo di dare delle risposte individuali e psicologiche, come volessimo uscire dalla […]

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Imparare tutto da Occhiacci di legno

Questo pezzo è uscito su Tuttolibri di Christian Raimo Quale è il saggista italiano contemporaneo che più ha influenzato il metodo della ricerca e dello stile saggistico? A partire dal suo esordio, I benandanti, 1966, i libri di Carlo Ginzburg rivelano una forma classica, nonostante l’assoluta idiosincraticità dello stile. Sono modelli di scrittura, palinsesti eccezionali; […]

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Salvarci. Servono idee per il mondo culturale, e presto.

Questo pezzo è stato pubblicato originariamente su Medium. Ringraziamo l’autrice di averci permesso di ripubblicarlo. di Martina Testa Sul Corriere della Sera di ieri c’è un articolo in cui Riccardo Cavallero, titolare della casa editrice milanese SEM, chiede allo stato misure immediate di salvataggio per la piccola editoria. «È indispensabile che vengano adottate rapidamente delle […]

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Morti, memoria, epidemia

di Davide Grasso In questi giorni in cui la gente muore sola, e sola viene sepolta, mi sono chiesto se non potessi ricadere in quel tipo umano che alcuni hanno descritto come freddo, incapace di attenzione per chi non c’è più, indifferente verso i morti. Me lo chiedo tanto più in occasione del 25 aprile, […]

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L’importanza dell’antifascismo. Una conversazione con Davide La Rosa

“E come ogni anno, prima del 25 aprile, il fascistume residuo di cui purtroppo il nostro paese non è ancora riuscito a liberarsi, tira fuori la testa e cerca un po’ di visibilità sulla pelle di chi è morto per liberare il nostro paese. È tipo una tassa, ormai.”.

Così, con consueta lucidità, Emiliano Rubbi ha ben sintetizzato la situazione, in un suo post pubblicato sul suo profilo Facebook.

Ci troviamo, ancora, una volta a dover lottare per ribadire l’ovvio: l’opposto di fascismo non è comunismo ma democrazia, dunque l’antifascismo non è una fissazione della sinistra ma la base stessa della nostra Repubblica. Tutto il resto è, se in malafede, propaganda fuori tempo massimo, se in buonafede, una grossolana incomprensione del concetto stesso di democrazia.

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Lettera Aperta alla ministra Azzolina

Photo by moren hsu on Unsplash

Gentile Ministra Azzolina,

è stato detto, forse negli ultimi tempi in maniera più impellente, quanto i bambini siano stati ignorati dal Governo. Attraverso ciò che non dicevano i decreti sui bambini, ciò che non è stato precisato riguardo loro, ciò che è stato vietato e basta, senza porre al centro le conseguenze disastrose e pericolose di questi divieti, è emersa una miopia accidiosa, se non una irresponsabile cecità, che ha reso l’infanzia il luogo di questo Paese di cui più vergognarsi. L’infanzia e la vecchiaia – vicini per fisiologia, per fragilità, per dinamiche umane – sono gli aspetti della nostra esistenza di cui avere più cura, invece risultano il fallimento più eclatante e grave delle nostre attuali azioni. Perché, come diceva Marguerite Yourcenar, l’infanzia e la vecchiaia non solo si ricongiungono, ma sono i due stati più profondi che ci è dato vivere.

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Una controstoria della contemporaneità. Su Genere e capitale di Silvia Federici.

Questa recensione è uscita su Tuttolibri, inserto culturale della Stampa. di Christian Raimo Di fatto nel 2020 non può esistere Marx senza femminismo, e Silvia Federici lo spiega bene. Per questa ragione, fra le altre, non si può non conoscere il suo lavoro, e Genere e Capitale, il volume che DeriveApprodi manda in libreria è […]

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Cosa non funziona in “The English Game”

di Luca Todarello

Nel 1905 Alexander Bassano, fotografo dell’alta società inglese del XIX secolo (suo è anche lo scatto utilizzato da Alfred Leete per Lord Kitchener Wants You, manifesto britannico per il reclutamento di anime per la Grande guerra), immortala in uno scatto Lord Arthur Fitzgerald Kinnaird, ultimo discendente di una ricca famiglia di banchieri anglosassoni.

Si tratta probabilmente di uno dei primi lavori che un artista dedica alla celebrazione di un calciatore: Lord Kinnaird è stato infatti una stella del calcio dei pionieri e sarà anche presidente della FA, la Football Association inglese, per ben trentatré anni.

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Il colore delle cose la mattina presto, ovvero perché lo stile di Ernest Hemingway è così indimenticabile

(fonte immagine)

C’è qualcosa nello stile di Ernest Hemingway che lo rende indimenticabile. Non è solamente quel suo modo celebre di narrare,così asciutto, snello, in cui ogni singola frase, ogni singola parola esprime esattamente quel che ha da dire, senza neanche un orpello, senza aggiungere nulla di più e nulla di meno a ciò che intende comunicare. Non è neanche il suo umorismo, sempre vivo, pungente, irresistibile, profondamente intelligente. Non sono i dialoghi, così essenziali, realistici e acuti. Non è la qualità del mondo rappresentato, tanto nitida e pervia, che consente al lettore di guardarci attraverso per contemplare l’essenza stessa delle cose. Si tratta piuttosto di un insieme di tutti questi fattori, un tratto unico del suo modo di scrivere che rende i suoi romanzi e i suoi racconti indimenticabili e immediatamente riconoscibili.