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La scuola e il significato della distanza

Pubblichiamo un intervento andato in onda domenica 13 su Radio 3 al programma La lingua batte, a proposito della scuola, sul presente e sul futuro della Didattica a Distanza.

di Simone Nebbia

La storia non avverte prima di diventare tale. E gli uomini, che la interpretano, possono leggerla soltanto a posteriori. Io sono un insegnante di lettere e opero all’interno di una scuola media. Fin da quando siamo stati raggiunti dal provvedimento sulla DAD (Didattica a Distanza) ci siamo interrogati, con gli altri docenti, sul significato della parola “distanza”.

Immediatamente abbiamo fatto i conti con una duplicità: a una distanza didattica, di trasmissione del sapere, si aggiungeva una distanza di carattere fisico, emotivo.

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Quello che può una statua. L’agire politico tra spazio pubblico e significati storici

La notte tra il 12 e 13 giugno a Milano la statua dedicata ad Indro Montanelli è stata cosparsa di vernice rossa, mentre sulla base della scultura in bronzo è stata lasciata la scritta ‘’razzista stupratore’’. La statua, inaugurata nel 2006 durante la giunta dell’ex sindaco Gabriele Albertini (al tempo Forza Italia), è tutt’oggi situata in una zona centrale di Milano, Porta Venezia, all’interno dei giardini pubblici che dal 2002 sono intitolati al giornalista e fondatore de Il Giornale, quotidiano che ha avuto la prima sede proprio nei pressi dei giardini, nel Palazzo dell’informazione di piazza Cavour.

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Ritorno a Holt. “La strada di casa” di Kent Haruf

“A metà pomeriggio dell’ultimo giorno di dicembre del 1976, Jack Burdette scomparve. E non tornò a Holt per molto tempo, quando ormai il danno era fatto, e si trattava di un danno molto grave.”

Molti di noi sono stati a Holt, in Colorado, ci siamo stati alcune volte negli ultimi anni. Nulla di strano, il Colorado è uno dei territori più affascinanti di tutti gli Stati Uniti. Nulla di strano, a parte il fatto che Holt non è esiste. Holt è la città inventata dallo scrittore Kent Haruf, somigliante idealmente a Yuma, verosimile perciò più vera di un posto vero. Holt esiste ed è il teatro in cui il bravissimo Haruf ha costruito la maggior parte delle sue storie, di certo le più belle e riuscite.

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La voce della critica, i tempi della televisione

Pubblichiamo la prefazione al libro di Emily Nussbaum Mi piace guardare. Critiche e riflessioni sulla tv americana, uscito per minimum fax: ringraziamo editore e autori.

di Fabio Guarnaccia e Luca Barra

Mi piace guardare: il titolo di questo libro è una confessione, persino spudorata. Che a un critico televisivo piaccia guardare la tv non è scontato: il più delle volte si ha l’impressione di una tortura autoinflitta, per ragioni professionali o per una non meglio identificata difesa culturale e civica della società contro la barbarie televisiva. Essere disposti ad accogliere la confessione di un critico che ammette candidamente di provare piacere dalla visione della tv, e non solo delle sue parti più evolute ma anche di quelle ferine e voyeuristiche, è allora il miglior viatico per apprezzare la voce polifonica di Emily Nussbaum.

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Fine della settimana

Pubblichiamo un racconto tratto da “Darsi del tu”, la nuova raccolta di racconti di Edina Szvoren, in uscita per Mimesis Edizioni il 18 giugno (traduzione dall’ungherese a cura di Claudia Tatasciore). (Foto) * di Edina Szvoren Mio fratello arrivò in perfetto silenzio. Non fece rumore con il portachiavi e, anche la zip della giacca, fu […]

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Il caso Valarioti: un estratto

Pubblichiamo, ringraziando editore e autori, un estratto dal libro Il caso Valarioti, scritto da Danilo Chirico e Alessio Magro e uscito per Round Robin.

di Danilo Chirico e Alessio Magro

Due colpi. Le immagini dell’agguato

Sembra un gigante nero nell’ombra riflessa sulla terra, con la testa enorme e gli inconfondibili occhiali sul naso. Peppe cammina con le spalle al ristorante, lo stridore dei ciottoli lo accompagna, le luci lo illuminano da dietro. Quando svolta l’angolo e prosegue verso il fondo del viale, gli altri sono già attorno alle auto. Solo Peppino e Vincenzo gli sono dietro di qualche metro. Si sono fermati e Peppino cerca di convincere l’amico ad andare con loro in macchina. Adesso è buio, Peppe è di fronte alla sua 126 verde, infila le chiavi e le gira nella toppa con un gesto automatico. La sua mano appoggiata alla maniglia dello sportello perde la presa. Da sopra il canneto alla sua sinistra arriva un bagliore improvviso. È girato di fianco e lo percepisce appena, ma gli ferisce gli occhi come uno schiaffo.

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L’epoca dei malesseri

Questo intervento è una rielaborazione dell’introduzione a “Disagiotopia”, di cui Florencia Andreola è curatrice. Il libro è in uscita il 18 maggio per D Editore. L’epoca dei malesseri di Florencia Andreola La chimera dell’imprenditorialità nutre l’illusione che chiunque possa essere un Alan Sugar o un Bill Gates, senza considerare che dagli anni Settanta è molto più […]

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La proprietà eversiva delle storie brevi in Georgi Gospodinov

Ognuno di noi porta segretamente con sé una casa abbandonata, rivela il protagonista di una delle storie superbrevi di Tutti i nostri corpi (traduzione di Giuseppe Dell’Agata, Voland). In quella dimora deserta sono custoditi i pesi di cui l’essere umano è incapace di sbarazzarsi, dominato da una inguaribile nostalgia. Georgi Gospodinov si insinua tra le pieghe del ricordo per ridefinirlo nella consapevolezza che l’esperienza che lo produce sia da rintracciare in egual misura in ciò che è stato vissuto e letto. Prende forma così un insieme composito che usa la brevità per tracciare l’effimero nel solco di storie surreali, fantastiche, dalle atmosfere oniriche o grottesche.

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Stregati: “Tutto chiede salvezza” di Daniele Mencarelli

Questa intervista è uscita sul quotidiano Libertà, che ringraziamo.

Ci sono anche due poeti nei 12 romanzieri candidati al Premio Strega, che stiamo intervistando grazie alla collaborazione della libreria Fahrenheit 451 di Sonia Galli: uno è Daniele Mencarelli, che, dopo il pluripremiato la “La casa degli sguardi” del 2018, è tornato con “Tutto chiede salvezza”, la storia, autobiografica e potente, della sua settimana passata in TSO, nel 1994.

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Le imperfette, il nuovo romanzo di Federica De Paolis

(fotografia di Alberto Bogo)

Che la verità non esista, che il caso possa a volte essere determinante così come, invero, lo possa essere con eguale forza la volontà, che ciascuno custodisca in sé frammenti d’angelico e d’infernale, ma soprattutto che non siamo mai totalmente consapevoli di ciò che facciamo e soprattutto di quel che proviamo sono solo alcune delle considerazioni che viene voglia di fare leggendo Le imperfette, l’ultimo romanzo della scrittrice romana Federica De Paolis (DeA Planeta, 304 pagine, vincitore dell’omonimo premio) da pochi giorni in libreria.

In questo suo nuovo lavoro, infatti, De Paolis riporta il lettore in quello stesso mondo interiore cui lo aveva condotto nel precedente Notturno salentino (Mondadori, 2018), fatto di interiorità e di trama, sapientemente mescolate, ma qui amplifica le risonanze emotive, i non detti, la percezione che le motivazioni possano sfuggire e la realtà complicarsi inesorabilmente.