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Matteo Marchesini e i saggi con personaggi
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(fonte immagine) Non è per niente facile allontanarsi dal nuovo libro di Matteo Marchesini e provare a formulare dei giudizi sull’opera narrativa di una delle figure più presenti e incisive del panorama intellettuale italiano, grazie alle sue collaborazioni con  “Il Foglio”, “Radio Radicale”, la “Domenica del Sole 24 Ore” e “doppiozero”: poeta, narratore, saggista, critico letterario e culturale che... (Continua a leggere)

librerie indipendenti

Di librerie e patatine fritte fredde

Pubblichiamo un intervento di Giulia Marsilio apparso sul suo blog. (Fonte immagine)

di Giulia Marsilio

Io sono una libraia. Una libraia disoccupata, al momento. Ho fatto la libraia per anni, ho iniziato a 21 anni, ho continuato per due anni e mezzo, ho fatto la libraia ovunque, dalla libreria di casa mia, a una libreria indipendente di più di 150mq, in una libreria di catena in un ipermercato, in una piccola libreria indipendente di 70mq, ho un’esperienza in totale (basata sulle mie buste paga e su un calcolo degli anni, troppi, in cui una busta paga non l’ho avuta) di 6 anni e mezzo, non tanti, non pochi, non troppi, non abbastanza.

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Come svanire completamente: l’amore secondo Baronciani

Questo pezzo è uscito su Robinson – la Repubblica. Vi segnaliamo che mercoledì 15 febbraio alle 21 Nadia Terranova e Alessandro Baronciani presentano Come Svanire Completamente al Circolo dei Lettori di Torino nell’incontro Pezzi d’amore, nell’ambito del festival In nome dell’amore ideato e diretto da Antonio Pascale

Serena ha lunghi capelli castani e un viso da bambina triste, vive su una penisola che una volta era staccata dalla terraferma, indossa autoreggenti a righe e canottiere, scrive annunci sui giornali e non sa separarsi dagli oggetti che le ricordano qualcosa: se ne tocca uno, dice, può rievocare il micro-sentimento inscatolato al suo interno.

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Nel nome del coniglio

Pubblichiamo, ringraziando l’editore, un racconto di Stephen Graham Jones contenuto nella raccolta Albero di carne, uscita per Racconti edizioni.

di Stephen Graham Jones

Al terzo giorno mangiavano la neve. Anni dopo sarebbe ritornato in mente al ragazzo, di colpo, durante un colloquio di lavoro: il padre che si sputava in mano pezzetti di semi o aghi di pino. O quello che c’era nella neve. Il ragazzo aveva guardato i rimasugli marroni sul palmo della mano del padre, che alla fine annuì, se li rimise in bocca e girò la faccia dall’altra parte per mandarli giù.

Invece di dormire, si schiaffeggiavano la faccia per restare svegli. Il posto che avevano trovato sotto l’albero non era riparato dal vento, ma era asciutto. Non avevano idea di dove fosse l’accampamento, o di come trovare da lì l’autocarro o, in seguito, la superstrada. Non avevano nemmeno un fucile, solo il coltello che il padre del ragazzo teneva assicurato con delle cinghie al fianco destro.

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Undici impressioni parigine (Reisebilder)

di Massimiliano Malavasi (foto nel testo di Massimiliano Malavasi e Sarah Fogagnoli)

1) Apprendistato di giovani dèi

La BibliothéqueNationale de France, nel sito di Tolbiac “François Mitterand”, è una sorta di gigantesca piramide a gradoni ricoperti di tavole di legno nelle cui profondità vengono inabissati gli studiosi tra i loro libri polverosi. In cima invece, sulla spianata della mastaba moderna, si innalzano le quattro gigantesche torri di vetro dove sono accumulati i volumi.

Ore otto di sera, sull’alta spianata dello ziqqurat di legno. Due bambine mulatte sui sette-otto anni, sulla testa tanti codini ricciuti, un vestito estivo, i sandaletti. Stanno tutte protese, sulla punta dei piedi, la schiena arcuata nello sforzo. Si allungano verso un ragazzino mulatto, un po’ più grande d’età e quindici centimetri più alto di loro. Sono tutti e tre di una bellezza esemplare. Per una sorta di innata ed elegante solennità incarnata a dispetto dell’età tenerissima, si sono disposti in simmetrica armonia, come un trittico di pala d’altare: una per lato, con la mano con le piccole dita tutte tese a copriredi lato la bocca, parlano ciascuna a un orecchio del ragazzino, che tiene la testa piegata all’ingiù per farsi vicino. Si direbbe l’amatissimo, o comunque ammiratissimo cugino, o forse un fratello più grande. Lui ascolta compito, responsabile e serioso. Chissà quali segretissime confidenze di diari e cuori e bacini stanno consegnando alle sue fidatissime orecchie.

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Di cinema, luce e fotografia. Intervista a Luca Bigazzi

Rosario Sparti intervista Luca Bigazzi, direttore della fotografia di Paolo Sorrentino e di alcuni dei film più celebri del cinema italiano. Questa intervista è uscita, in forma ridotta, sul Mucchio.

di Rosario Sparti

Sette David di Donatello e 6 Nastri d’Argento vinti in carriera, alter ego fotografico prima di Silvio Soldini, poi di Gianni Amelio e oggi di Paolo Sorrentino, Luca Bigazzi non ha bisogno di presentazioni: è semplicemente il direttore della fotografia più rilevante del cinema italiano contemporaneo.

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Lo sviluppo di un paese passa per l’educazione linguistica: contro la lettera dei 600 e la nostalgia di una scuola classista

di Simone Giusti e Christian Raimo Puntuale come una festa patronale è arrivato qualche giorno fa l’intervento polemico sul declino scolastico dei ragazzi di oggi. Il Gruppo di Firenze, un piccolo novero eterogeneo e informale che si dichiara “per la scuola del merito e della responsabilità”, ha chiamato a raccolta seicento professori universitari, tra cui […]

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Generations of love, diciotto anni dopo. Intervista a Matteo B. Bianchi

di Marco Mancassola

“I mutamenti del pianeta sono più veloci della mia capacità di registrarli”, scrive il narratore di Generations of love –  una frase che riecheggia a lungo dopo aver riletto, a diciott’anni dalla prima edizione, il romanzo d’esordio di Matteo B. Bianchi (uscito nel 1999 e ora ripubblicato da Fandango, in una edizione arricchita di “contenuti speciali”). Se quella frase era già attuale ai tempi della prima uscita del libro, oggi riassume un sentimento conclamato e generalizzato. Lo stato di accelerazione in cui viviamo sembra rendere il nostro tempo un oggetto sfuggente per le coscienze, figurarsi per i romanzi – i cui ritmi di scrittura (e anche di lettura) sembrerebbero incommensurabili a quelli del ribollire del mondo.

Eppure, c’è qualcosa di speciale nel rapporto fra un romanzo di formazione d’esordio e il tempo in cui è stato scritto e letto; c’è qualcosa di speciale anche in un romanzo che viene ripubblicato dopo alcuni anni, tornando ad abitare un mondo sottilmente, radicalmente cambiato.

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La frontiera di Dave Eggers

Questo pezzo è uscito sul Venerdì, che ringraziamo (fonte immagine).

Per il suo nuovo romanzo Dave Eggers ha scelto l’Alaska come frontiera praticabile per esplorare limiti e possibilità delle relazioni nell’età contemporanea. Il libro si chiama Heroes of the Frontier (è appena uscito in America per Alfred Knopf, pagg. 385, $ 28,95, e sarà pubblicato in Italia nel 2017 per Mondadori) e ha per protagonista una donna di trentotto anni con due bambini.

La donna si chiama Josie, ha appena perso il lavoro e il compagno nonché padre dei suoi figli, che non è morto ma ha sposato un’altra donna. A inizio storia Josie decide di partire dall’Ohio per l’Alaska insieme ai figli, senza progetti a lungo termine al di là di un camper preso in affitto sul posto per attraversare in semi-autonomia il futuro immediato. Più che in cerca della felicità, Josie è alla ricerca di un’infanzia felice per i suoi figli. Tutto quello che desidera è che i suoi bambini costruiscano adesso e insieme a lei ricordi felici.

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Mostar 1992-2017

Questa intervista fa parte di un reportage uscito lunedì sul Messaggero.

Dzenana Dedić è nata a Mostar cinquantuno anni fa. Durante la guerra le hanno bruciato la casa, che era situata a pochi passi dall’ufficio in cui lavora, ed è stata espulsa nella parte est della città, ma non l’ha mai lasciata. Ricorda la fila delle macchine che nel 1992 abbandonarono in fretta e furia Mostar all’arrivo dei carri armati dell’Armata popolare jugoslava. E poi l’inferno che ha distrutto la città, la cosiddetta seconda guerra di Mostar, nel 1993 quando è deflagrato lo scontro tra bosgnacchi e croati. «Non mi abituerò mai alla spartizione su base etnica di un luogo che rappresentava ante litteram il multiculturalismo, la conversazione tra diversi – dice Dedić –. Eravamo una storia cosmopolita plurisecolare culturalmente rilevante, stiamo riscrivendo tante piccole storie insignificanti».

Nel biennio 1994-’96, fondamentale per la ricostruzione, Dedić è stata una figura di raccordo nei dipartimenti dell’European Administration for Mostar e ora guida la Local Agency for Democracy. Proprio nel 1996 si tennero le prime elezioni. A ventidue anni dalla fine della guerra Mostar vive uno stato di democrazia formale, una democratura l’avrebbe definita Predrag Matvejević.

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Le ragazze rapite

Pubblichiamo, ringraziando l’editore, un estratto dal libro di Wolfgang Bauer Le ragazze rapite (La Nuova Frontiera) (fonte immagine).

di Wolfgang Bauer

Talatu Il mio nome è Jummai, ma mi chiamano tutti Talatu, perché sono la primogenita. Prima che mi rapissero e mi portassero nella foresta, frequentavo la nona classe alla Secondary School di Duhu. La mia materia preferita è la matematica. Mi piace perché è logica. Una volta che hai capito la logica di una regola matematica, puoi risolvere facilmente e in fretta qualsiasi esercizio.

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Nascosto tra le paludi della foresta di Sambisa c’è il quartier generale di un gruppo di terroristi di una crudeltà quasi senza pari. Un gruppo di ispirazione tanto moderna quanto arcaica. Il mondo lo chiama Boko Haram (“L’educazione occidentale è peccato”). Loro si sono dati il nome Jam a’at Ahl as-Sunnah lid-Da’wah wa’l-Jihad, “Unione sunnita per l’espansione dell’Islam e della jihad”. Combattono per fondare un califfato in Nigeria e collaborano con Al Qaida in Mali e in Algeria. Nel frattempo hanno giurato fedeltà allo Stato Islamico. In pochi mesi, nell’estate del 2014, hanno occupato un quinto del territorio nigeriano.