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Dove non esiste spazio né tempo

di Ilaria Palomba Non posso pensare di aver sofferto per delle stronzate: l’università, il lavoro, i soldi, i libri, quando poi invece adesso nulla ha più senso. La telefonata è arrivata domenica pomeriggio da un amico comune, mi ha detto: «È successa una brutta cosa a Gabriele», e io ho pensato simultaneamente: «È morto! No, […]

spaesata

Il tempo visibile dei Balcani

di Paolo Morelli Di sicuro è stato detto meglio da qualcuno, ma per un sedentario come me (fin da giovane mi sono fissato che tutto mondo è come qui e l’età non poteva che rafforzarmi nella convinzione) i buoni libri di viaggio non sono altro che libri sul tempo che si è passato a vagolare, […]

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Fermarsi all’orizzonte degli eventi: i critici in 2666

di Leonardo Merlini

La cosa sta assumendo i contorni dell’ossessione, ed è giusto così. Probabilmente deve semplicemente essere così. L’ossessione dello scrittore, quella dei suoi personaggi per ritrovare un altro scrittore, l’aura di leggenda che circonda sia l’autore reale (ma cosa siala realtà continua a essere tema di sacrosanto dibattito) sia quello immaginato, il gorgo d’orrore di un luogo che è una specie di catastrofe dell’umanità. Rileggendo per l’ennesima volta 2666 di Roberto Bolaño – libro da cui sono partito e a cui periodicamente ritorno, con la stessa sensazione di non conoscenza illuminante che ha accompagnato la prima lettura – e in particolare La parte dei critici, personaggi con i quali una dichiarata vena di protagonismo mi fa sentire una certa vicinanza, finisco con avere delle epifanie sorde, minori, ma costanti e sempre diverse.

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Alle Termopili

Pubblichiamo uno dei tre reportage di Matteo Nucci dalla Grecia (gli altri sono di prossima pubblicazione) usciti sul Venerdì, ringraziando autore e testata. L’autore sarà ospite oggi e domani al Festival della Mente di Sarzana, dove racconterà i luoghi narrati in questa serie.

TERMOPILI. Tutto ebbe inizio con un sogno che assomigliava al delirio, quel delirio che invade i cuori degli umani quando immaginano di poter superare i limiti della propria umanità. Sogno e delirio avevano preso Serse fin dal momento in cui era salito sul trono di suo padre Dario.

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La cecità dello spettacolo

“Al Policlinico milanese i reparti sono stati convertiti Covid e le persone fuori non intendono il dramma del fronte sanitario. Nessuno da fuori vede i corpi sulle barelle nelle corsie e il triage rivoluzionato, i polmoni smerigliati, il respiro da annegato, la terapia subintensiva che straborda. I morenti che stanno gorgogliando. I pazienti pronati e […]

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Brianna Carafa o della qualità narrativa

di Anna Toscano

Brianna Carafa è una autrice che negli anni Sessanta inizia a essere conosciuta dopo la pubblicazione delle sue poesie per l’editore Carucci e, subito dopo, per i suoi racconti usciti nella rivista Botteghe Oscure. La sua scrittura non passa inosservata nel gruppo di intellettuali che frequenta in quegli anni a Roma, tra i quali Angelo Maria Ripellino, e nemmeno a Italo Calvino che probabilmente in Einaudi caldeggia i suoi due romanzi che escono nel 1975, La vita involontaria, e postumo, nel 1978, Il ponte nel deserto.

Nei decenni Carafa viene dimenticata, destino comune a molte altre scrittrici di quegli anni, i suoi libri si trovano nelle bancherelle dell’usato a prezzi accessibilissimi, rarissimamente i suoi libri sono rintracciabili nelle biblioteche, come se il velo della polvere dell’oblio avesse reso inaccessibile al mondo la potenza straordinaria della sua scrittura.

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Note in margine a un testo esplicito, ovvero Come si preparano gli insegnanti italiani alla scuola che verrà?

di Giada Ceri La prolissità non è un eccesso di parole, annotò Nicolás Gómez Dávila fra i suoi Escolios a un texto implícito (1977), ma una carenza di idee. L’aforisma trova conferma nell’inesausto discorso sulla scuola italiana, riassunto – si fa per dire: son quattrocento pagine e passa – in uno dei tanti manuali per […]

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Gli animali e la morte

di Stella Levantesi

Per 17 giorni e 1600 chilometri ha portato con sé il suo cucciolo morto, nuotava e lo sospingeva nell’acqua con la testa. Era il 2018 quando J35, un’orca del nord-ovest del Pacifico, ha conquistato i titoli di giornale di tutto il mondo. Raramente, nel mondo animale, una madre resta così tanto tempo attaccata al cucciolo morto. La sigla J35, che i ricercatori usano per identificare gli esemplari di cetacei, in questo caso, non bastava. L’orca venne chiamata Tahlequah, come una cittadina dell’Oklahoma, una parola forse ripresa dalla lingua Cherokee nella quale “ta-li” and “ye-li-quu” significano, “solo due” o “due bastano”. Due, come Tahlequah e il suo cucciolo.

Serse Roma

Frustare il mare

di Simone di Biasio

Duemilacinquecento anni fa il re persiano Serse vuole vendicare la sconfitta del padre Dario a Maratona di dieci anni prima e riprova a portare guerra ai Greci. C’è un ostacolo fisico da superare, ed è lo stretto dei Dardanelli. Si sa: quando si dice stretto, si dice ponte. Ma non sempre dice bene. Serse osserva il mare, le due rive, l’Ellesponto: non vede il problema, guarda alla soluzione. Neanche il tempo di inaugurare che una violenta tempesta marina vanifica tutto il lavoro fatto, tutto cancellato, come un segno sulla sabbia.

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Stephen King dal libro allo schermo: “Carrie”

Pubblichiamo un estratto dal libro Stephen King – Dal libro allo schermo, a cura di Giacomo Calzoni, in uscita per minimum fax, che ringraziamo.

Brian De Palma: Carrie – Lo sguardo di Satana (1976)

«Dopo averne comprato i diritti mi chiesero: “Chi sceglieresti come regista se avessi la possibilità di chiamare qualcuno?” Io risposi: “C’è questo tizio che si chiama Brian De Palma, ha fatto un film intitolato Le due sorelle. Era enormemente spaventoso”».

All’epoca della prima trasposizione cinematografica di un suo testo, Carrie, King ha fiducia: è d’altronde agli inizi. Ma di De Palma sono già usciti nelle sale Il fantasma del palcoscenico e Complesso di colpa, e il suo stile, la determinazione formale, il piglio estetico, sono evidenti. «Nel romanzo, Carrie distrugge l’intera cittadina sulla via del ritorno. […] Ciò non accade nel film, principalmente perché il budget era troppo modesto. Mi sarebbe piaciuto che l’avessero fatto»: al primo film kinghiano, King è già moderatamente insoddisfatto.