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Elisa Sighicelli, la potenza di una tempesta mai accaduta

di Leonardo Merlini

“Tutto sarà com’è ora, solo un po’ diverso. Nulla era cambiato, ma man mano che l’occhio lo guardava da più vicino, quello che di norma sembrava l’unico mondo possibile diventava un mondo tra tanti, e il suo significato instabile, collocabile ovunque, anche se solo per un attimo”.

Non è, ovviamente, indispensabile amare Ben Lerner alla follia per avvicinarsi al lavoro di Elisa Sighicelli, però avere somatizzato alcuni passaggi del suo straordinario romanzo Nel mondo a venire, da cui è tratta la citazione, aiuta. Perché ci offre quel taglio nel velo apparente dell’unicità del reale – un taglio che somiglia a quello di Lucio Fontana, con la differenza che grazie a Lerner si può anche guardare al di là dello squarcio – che è forse il primo passo realmente necessario per lasciare che le fotografie di Sighicelli si prendano lo spazio che meritano.

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“Il romanzo dell’anno” di Giorgio Biferali: un estratto

Pubblichiamo un estratto dal libro di Giorgio Biferali Il romanzo dell’anno, uscito per La Nave di Teseo. L’autore sarà questa sera alle ore 21 presso la libreria Altroquando.

di Giorgio Biferali

Forse mi converrebbe chiudere gli occhi. Lo facevo anche da bambino, quando la notte non riuscivo a dormire per i rumori che venivano da fuori e perché le ombre dei rami sul soffitto mi sembravano delle mani giganti, scheletriche, di chissà chi, pronte a portarmi via. Se chiudo gli occhi siamo uguali, io e te, amore. Solo che se chiudo gli occhi non dormo, continuo a vedere tutto come se fossero ancora aperti, e anche di più. Faccio fatica a dormire, faccio fatica a dormire senza sognare, faccio fatica a dormire senza fare brutti sogni, che poi in fondo sono anche meglio della realtà. E tu, che cosa vedi adesso? La tua stanza è piena di riviste, tipo Abitare, Case, Quin, AdStyle, Domus, sono tutte ammucchiate sulla scrivania, piene di polvere, chissà se l’hai mai lette davvero o le compravi solo per non sentirti in colpa, perché non ti sembrava giusto non sapere come gli altri guardassero le case, i palazzi, le strade, i musei, come ci immaginassero dentro la vita delle persone.

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Sull’editoria di poesia contemporanea – #7: Dome Bulfaro

Nuova intervista per la serie curata da Francesca Sante sulla poesia contemporanea in Italia. Qui le puntate precedenti. (fonte immagine).

Dome Bulfaro (1971) è una figura abbastanza eclettica nel panorama poetico italiano, tra i più attivi nel campo della poesia performativa. Lavora come editore (MilleGru) pubblicando libri di poesia, e come scrittore di pièce teatrali, che si occupa poi di realizzare facendo sconfinare la figura del poeta in quella di attore e quindi performer.

Su invito dell’Istituto Italiano di Cultura ha rappresentato la poesia italiana in Scozia, Australia e Brasile, rispettivamente nelle manifestazioni “5PX2 – Five Italian Poets and Five Scottish Poets” (IIC di Edimburgo, 2009), “L’Italia e i territori, l’Italia del futuro – Italy and territories, Italy of the future” (IIC di Melbourne, 2012), “FLUPP – Festa Literária Internacional das Periferias” (IIC di Rio De Janeiro, 2014).

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“Il sussurro del mondo”, il nuovo romanzo di Richard Powers

Nel celebre Walden ovvero Vita nei boschi, Henry David Thoreau rintraccia nella natura una funzione fondamentale per l’uomo, quella di tramite per un’indagine del proprio io, una via da percorrere per giungere a una conoscenza di sé, ma non solo, anche del mondo, realmente completa ed esauriente.

Su posizioni simili, ma non completamente sovrapponibili, si situa anche la riflessione di Ralph Waldo Emerson, spesso in posizione ferocemente oppositiva rispetto alle barbarie umane nei confronti della natura, comportamento marchiato a suo dire dalla totale assenza di rispetto: ciò che secondo Emerson l’uomo non capisce è la necessità di un legame tra uomo e natura, un legame fatto di fratellanza e corrispondenza senza il quale non è possibile trovare il proprio posto nel mondo.

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La destituzione permanente. Un estratto da “La guerra di tutti”

Pubblichiamo, ringraziando editore e autore, un estratto dal libro di Raffaele Alberto Ventura La guerra di tutti, uscito per minimum fax. Ventura sarà ospite quest’oggi alle 16 da Fahrenheit su Radio 3 e presenterà il libro alle 20.30 presso la libreria Arcadia di Rovereto.

Da Anonymous al Movimento 5 Stelle, dalla maschera di Guy Fawkes ai gilet gialli, passando dagli indignados al popolo viola, dai forconi all’internazionale neonazionalista, il dibattito pubblico occidentale è stato occupato nell’ultimo decennio da forme di contestazione molto differenti che pure avevano qualcosa in comune: la vaghezza profonda delle loro rivendicazioni. Movimenti tenuti assieme dal rifiuto dello status quo e dal comune sconforto per un declassamento subito o anche soltanto temuto, ma composti da classi sociali differenti, culture politiche contrapposte e soprattutto interessi divergenti.

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Tempesta e quiete su Bangui la “graziosa”

Pubblichiamo un pezzo uscito sulla Domenica del Sole 24 Ore, che ringraziamo. L’illustrazione è di Didier Kassaï.

A Bangui, città situata sul quarto parallelo nord, il sole tramonta ogni giorno dell’anno verso le sei. Durante la stagione secca, è l’ora in cui l’oltre milione di abitanti può sperare un po’ di refrigerio dalla lunga notte tropicale, ma è anche quella in cui, per la carenza di elettricità che piomba interi quartieri nel buio, sorgono problemi nella vita domestica e pericoli fuori di casa.

Quando il sole torna ad ardere verso le sei del mattino, problemi e pericoli non scompaiono, cambiano soltanto segno: l’assenza di una vera e propria rete idrica e fognaria, causa di malattie come il colera e la dissenteria, la difficile viabilità delle strade, affollatissime e quasi tutte non asfaltate, la ricerca spesso picaresca dei mezzi di sussistenza per la giornata.

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Ricordando Nanni Balestrini, “artista totale”. La svolta degli anni Sessanta

di Rossella Farnese

« […] il pubblico della poesia è infinito vario inafferrabile/ come le onde dell’oceano profondo/ il pubblico della poesia è bello aitante avido temerario/ guarda davanti a se impavido e intransigente// mi vede qui che gli leggo questa roba/ e la prende per poesia/ perché questo è il nostro patto segreto/ e la cosa ci sta bene a tutti e due// […] il pubblico della poesia non ama mica me/ questo lo sanno tutti lui ama qualcun altro/ di cui io non sono che uno dei tanti valletti/ diciamo messaggeri se proprio vogliamo farci belli// il pubblico della poesia ama lei/ lei e/ solo lei e/ sempre lei// lei che è sempre così imprevedibile/ lei che è sempre così impraticabile/ lei che è sempre così imprendibile/ lei che è sempre così implacabile/ lei che attraversa sempre col rosso/ lei che è contro l’ordine delle cose/ lei che è sempre in ritardo/ lei che non prende mai niente sul serio/[…] lei che è la cosa più bella che ci sia// perché ama la poesia vi chiederete/ forse perché la poesia fa bene/ cambia il mondo/ diverte/ salva l’anima/ mette in forma/ illumina/ rilassa/ apre orizzonti […] il pubblico della poesia ama la poesia/ perché vuole essere amato vuole essere amato/ perché si ama profondamente e vuole essere rassicurato/ del suo profondo amore per se stesso […]»

da Le ballate della signorina Richmond (1977)

È morto ieri a Roma Nanni Balestrini, gravitante attorno all’antologia-manifesto della Neoavanguardia, I Novissimi, evento editoriale del 1961 che sfocerà qualche anno dopo nella fondazione del Gruppo ‘63. Nell’Introduzione all’antologia – che comprendeva testi anche di Elio Pagliarani, Alfredo Giuliani, Antonio Porta, Edoardo Sanguineti – Alfredo Giuliani ribadisce che rispetto alla «contemporaneità pura e semplice» dei Novissimi, il «moderno» dei lirici nuovi – alludendo all’antologia curata da Luciano Anceschi nel 1943 – cioè Ungaretti, Montale, Luzi, Sereni, Penna diventa passatismo e «preistoria».

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Battisti, il nostro caro Lucio

di Simone Bachechi

Metà  di giugno 1970. Giulio Rapetti (in arte Mogol) è riuscito a convincere il “suo” Lucio a intraprendere una cavalcata attraverso l’Italia, da Milano a Roma. Progetto poetico e affascinante del quale la stampa che già stringe nella morsa il duo più noto della canzone italiana darà conto. Lo stesso Lucio ne scriverà. Un progetto, quello della cavalcata, che lungi da essere uno strumento promozionale, il duo Battisti-Mogol aveva già scardinato le porte del successo, è anche una sorta di manifesto ecologista che per certi versi assomiglia ad altre imprese letterarie e artistiche. Anche se con diverse sfumature, viene in mente il Viaggio in Italia di Piovene o il reportage di Pasolini su è giù per la penisola che è Comizi d’amore.

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Donne che traducono

Tradurre è un atto politico

A ribadire con fermezza la politicità dell’atto del tradurre, è il libro Donne in traduzione (Bompiani, pp. 570, 25 euro), antologia di saggi curata da Elena Di Giovanni e Serenella Zanotti, entrambe ricercatrici e docenti di lingua e traduzione inglese.

Sfilano dentro il volume saggi dedicati alla traduzione femminista, sviluppatasi come teoria e come pratica a partire dagli anni ottanta e utile oggi a capire l’importanza del mestiere di traduttore. “La traduzione è uno degli ambiti professionali tradizionalmente riconosciuti come femminili”, scrivono le due curatrici in prefazione al libro, evidenziando come la relazione tra traduttrice donna e scrittore uomo rientri spesso in quella logica binaria “che induce a definire donne le infermiere e uomini i medici, donne gli insegnanti e uomini i professori, donne le segretarie e uomini i dirigenti d’azienda”.

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“FINCHÉ LA STORIA NON SI RIMETTA IN MOTO”: SU FRATELLO MINORE DI STEFANO ZANGRANDO

“Non era un capolavoro, ma l’immaginazione che vi albergava aveva qualcosa di irresistibile: era una forza innocente, libera e divertita, che mi riempiva di euforia e rafforzò la sensazione di aver trovato un consimile, un compagno di strada – un fratello?”