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Un altro giorno di morte in America: intervista a Gary Younge

«Il razzismo è un virus insidioso che muta per adattarsi al corpo politico nel quale si annida. La discrepanza di reddito tra i bianchi e i neri è più importante oggi di quanto non lo fosse nel 1963, all’epoca della marcia su Washington, mentre le scuole del Sud sono più segregate ora di quanto non lo siano state negli ultimi quarant’anni», scrive Gary Younge, britannico classe 1969, nel libro pluripremiato Un altro giorno di morte in America (add editore, 350 pagine, 18 euro, traduzione di Silvia Manzio).

Younge, per oltre un decennio corrispondente di punta negli Stati Uniti del quotidiano The Guardian, di cui ora è editorialista insieme ad altre testate come The Nation e The New York Review of Books, ha una cattedra di sociologia all’Università di Manchester ed è attualmente visiting professor presso la London South Bank University.

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Guccini, la persistenza di un mito

di Salvatore Romeo Avevo tredici anni (o giù di lì) quando mi sono imbattuto per la prima volta in Francesco Guccini. Era la fine degli anni 90 e avvenne in maniera del tutto casuale: mi trovai davanti il cofanetto (doppia musicassetta) di “Guccini live collection” e non so bene perché lo comprai. Fatto sta che […]

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“Hark”, il nuovo romanzo di Sam Lipsyte

Pubblichiamo un pezzo uscito su Tuttolibri, l’inserto culturale de La Stampa, che ringraziamo.

Normalmente nei romanzi il racconto procede in prima o terza persona; altre forme meno usuali sono da gestire con i guanti. Seconda persona singolare, o prima plurale, tutte posture da maneggiare con cura. Tra gli esempi migliori di punti di vista narrativi più sperimentali mi vengono in mente certe storie brevi di Donald Barthelme o George Saunders, maestri del racconto.

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Quale futuro per l’università?

di Silvia Grasso

Che fine hanno fatto gli studenti nel dibattito sull’università nell’era della pandemia?

Sono molte le riflessioni collettive che si stanno sviluppando in queste settimane di inizio fase due relative al prossimo futuro, ma quelle che riguardano il futuro dell’Università sono timide e tutte interne all’accademia come se l’argomento non investisse direttamente l’intero tessuto sociale.

E anche laddove si verifica il dibattito, sembrano inascoltate le voci di quella categoria apparentemente inesistente che, insieme al corpo docente, costituisce il cuore, l’anima e il corpo della Università: ovvero la comunità studentesca.

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“Un uomo felice”, le poesie di Hai Zi

«Io e il passato  dividiamo una terra nera / io e il futuro dividiamo un’aria senza suono».

Il 26 marzo del 1989, un uomo di 25 anni esce di casa e si dirige alla stazione ferroviaria  di Shanhaiguan, ha con sé una borsa con quattro libri: la Bibbia, i racconti di Conrad, Walden di Thoureau e Kon-Tiki di Thor Heyerdahl, lascia un biglietto «La mia morte non ha a che vedere con nessuno». Si stende lungo i binari e aspetta che il treno lo travolga. Da lì a qualche mese avverrà il massacro di piazza Tian’an Men. Si chiama Hai Zi ed è uno dei maggiori poeti cinesi contemporanei.

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“Il sapiente furore”: il Giordano Bruno di Michele Ciliberto

Per avere una minima misura dell’incidenza della vita e delle opere di Giordano Bruno, certo in maniera forse semplicistica ma non per questo meno indicativa, basta considerare la storia del monumento che oggi campeggia a Roma, in Campo de’ Fiori, nello stesso luogo in cui avvenne il rogo del filosofo il 17 febbraio del 1600, inaugurato nel 1889. Le vicende di questa statua che rappresenta il Nolano in atteggiamento grave e pensieroso, sono state ricostruite con dovizia di particolari e assoluta precisione storica da Massimo Bucciantini nel suo libro Campo dei fiori. Storia di un monumento maledetto (Einaudi, 2015): nelle complesse vicende legate alla statua si assiste, documenti alla mano, a una vera e propria battaglia tra detrattori e sostenitori non solo delle idee del frate, ma anche di una visione del mondo più libera e senza compromessi con il potere, una lotta che a Bruno costò la perdita della vita.

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Memorie di Italia ’90

di Raffaele Nencini

Trent’anni fa, dall’8 giugno all’8 luglio 1990, il nostro paese ospitava il campionato mondiale di calcio. Le attenzioni dell’opinione pubblica globale convergevano: lo sport in assoluto più popolare, atleti, spettatori e commentatori da tutti i continenti, l’Italia paese ospitante, la sua nazionale valida pretendente al titolo. Chi è vecchio abbastanza per ricordare quell’estate rammenterà sicuramente l’euforia del momento. Chi non lo è, e ha vissuto la manifestazione solo nella dimensione sociale della memoria, sa comunque molto bene di cosa parliamo.

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Tra cultura pop e nuova oralità: una riflessione sui meme

di Armando Vertorano

Fino a qualche anno fa i meme della rete erano appannaggio quasi esclusivo delle ultime e più digitalmente alfabetizzate generazioni. Di recente però quel confine è stato in buona parte valicato e anche le persone un po’ più in là con gli anni che di fronte alla parola meme strizzano gli occhi hanno almeno un gruppo whatsapp su cui si scambiano quelle che spesso liquidano come “cazzate divertenti”.

La caduta di questa barriera generazionale ha fatto fare ai meme un balzo significativo verso lo status di prodotto culturale di massa, e pur essendo talvolta considerata una forma d’intrattenimento poco significativa,porta a delle riflessioni interessanti sulle nuove forme di comunicazione dell’era digitale e sul loro rapporto con alcuni elementi della tradizione orale che sembrano ormai aver inesorabilmente imboccato il viale del tramonto.

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“(Dis)amore”, il disco letterario dei Perturbazione

Se la numerologia mal si abbina ad una recensione musicale, nel caso del nuovo album dei Perturbazione sottolinearne le dimensioni con alcune cifre – 23 canzoni, 70 minuti di durata – è necessario per inquadrarlo per il disco nient’affatto in linea con i tempi che è, fuori misura e fuori mercato proprio in virtù del suo essere un lungo concept. In un’epoca caratterizzata da un sempre più grave deficit d’attenzione, nella quale ciò che l’ascoltatore medio riesce a concedere raramente supera la durata di un singolo brano e il formato album ha ormai tristemente abdicato a vantaggio di qualsivoglia playlist, i Perturbazione rischiano di apparire anacronistici. Concept-album è un’etichetta caduta in disuso che nelle nuove generazioni può scatenare al massimo una reazione di spavento.

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Leonardo Zanier, sindacalista e poeta

Pubblichiamo, ringraziando editore e autore, la prefazione di Michele Colucci al libro Una vita migrante. Leonardo Zanier, sindacalista e poeta di Paolo Barcella e Valerio Furneri, uscito per Carocci.

di Michele Colucci

La Carnia è una terra che si muove, dove i rischi sismici sono conosciuti e temuti. Non solo si muove, di continuo e incessantemente, ma è incastonata in un reticolo di confini e di frontiere che – anche loro – si sono spostati di frequente, generando molteplici conseguenze sui suoi abitanti. Chissà se anche la tendenza geologica alla mobilità e la prossimità ai confini hanno influito sulla straordinaria propensione degli abitanti della Carnia alle migrazioni. Quello che è certo è che l’impatto dell’emigrazione sulla regione, nelle tante stagioni in cui il fenomeno si è manifestato, è stato fortissimo, fino a plasmare in modo decisivo le culture, le vite, la terra, i rapporti politici e sociali.