angela carter

Le mille e una Angela Carter

Questo pezzo è uscito su la Repubblica. (Fonte immagine)

A uno scrittore non basta morire per essere canonizzato, soprattutto se per gran parte della sua vita è stato eretico.

Eppure quando Angela Carter è scomparsa venticinque anni fa– lei che per tutta la carriera ha scritto di magia e ragazze dalla sessualità ferale e violenta recuperando generi negletti come la favola e il gotico in un periodo storico dominato dalle preoccupazioni austere dei vari Martin Amis o J.G. Ballard – l’Inghilterra si è inginocchiata subito per celebrare questa sorta di Dickens sotto psichedelici o di Salvador Dalí delle lettere, che una volta ebbe l’idea di proporre una tesi di dottorato con il titolo «De Sade: culmine dell’Illuminismo». Non esattamente una figura conciliante.

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Il trauma nelle parole: Intervista a Max Porter

di Elvira Grassi (fonte immagine) In un appartamento di Londra abita una famiglia felice, padre, madre e due bambini. Un giorno la madre muore e tutto si tinge di dolore. Il padre è disperato, affronta inerte la gentilezza dei conoscenti, i «condoglianti in orbita», mentre i bambini si chiedono: «Dove sono i pompieri? Dov’è il […]

noah hawley prima di cadere

Serie tv e letteratura

Questo pezzo è apparso sul Venerdì di Repubblica. (Immagine: una scena della serie tv Fargo)

Per chi, trovandosi a Los Angeles, decida di lanciarsi in un tour di Hollywood e dei luoghi più iconici della mecca del cinema, è pressoché obbligatoria una sosta al Musso & Frank Grill. Fondato nel 1919, questo ristorante al numero 6667 di Hollywood Boulevard si trasformò, nel giro di pochi anni, in un vero e proprio ritrovo per la categoria più disastrata e a più alto tasso alcolico dell’intera industria cinematografica: gli sceneggiatori e più in particolare gli scrittori, spesso di successo, attratti dalle grandi case produttrici e indotti a “vendere” la propria arte in cambio di benessere e sicurezza economica.

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Nei miei mondi imperfetti scrivo romanzi. In ricordo di Paula Fox

Il primo marzo è morta Paula Fox, scrittrice americana che abbiamo letto e amato. Tra i suoi libri ricordiamo Il silenzio di Laura e Quello che rimane: i suoi libri sono pubblicati in Italia da Fazi. Ripubblichiamo un’intervista apparsa sul nostro blog qualche tempo fa (foto di Samantha Casolari).

Nessuna donna felice ha mai scritto un libro, ha detto una volta una scrittrice americana oggi fortunatamente dimenticata. Prima di incontrare Paula Fox nella sua casa di Brooklyn, dove vive con il terzo marito, pensavo fosse vero. Poi ho visto questa ottantacinquenne bella e spartana muoversi nel suo giardino, nella sua cucina piena di foto-ricordo. E pensare che quando scrive la Fox sembra possedere un bisturi affilato, maestra di quello stile “chirurgico” tanto amato dagli scrittori delle nuove generazioni, in primis Jonathan Franzen. Unsentimental, dicono i suoi connazionali. Nonostante l’infanzia “mostruosa”, come confessa senza eufemismi, gli abbandoni, i matrimoni sbagliati, oggi Paula sembra contenta della sua vita. A sedici anni ha fatto l’operaia e la cameriera, a venti la reporter nell’Europa del dopoguerra, poi la modella per Harper’s Bazar, la lettrice di soggetti a Hollywood (“mi pagavano 8 $ dollari a sceneggiatura”), la comparsa. “Tesoro morale e letterario degli Stati Uniti d’America”, è stata definita di recente, proprio lei che non è mai stata troppo delicata nel criticare il suo paese, complice forse il sangue materno cubano e spagnolo.

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“La più amata” di Teresa Ciabatti: un estratto

È in libreria La più amata, il nuovo romanzo di Teresa Ciabatti (Mondadori): ne pubblichiamo un estratto ringraziando l’autrice e l’editore. (Foto: Giulia Bertelli)

Io sono la regina, mi rimiro nello specchio.
Mi chiamo Teresa Ciabatti, ho quarantaquattro anni, e a ventisei dalla sua morte decido di scoprire chi fosse davvero mio padre. Diventa la mia ossessione. Non ci dormo la notte, allontano amici e parenti, mi occupo solo di questo: indagare, ricordare, collegare. A quarantaquattro anni do la colpa a mio padre per quello che sono. Anaffettiva, discontinua, egoista, diffidente, ossessionata dal passato. Litio ed Efexor prima, Prozac e Rivotril poi, colpa tua, solo colpa tua, papà.

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In treno con Gregor Samsa

(Fonte immagine) “Come Gregor Samsa si svegliò una mattina da sogni inquieti, si trovò nel suo letto trasformato in un mostruoso insettaccio.” Sente la schiena dura come una corazza, il ventre curvo, segnato da rughe profonde, le gambe sottili, tremolanti. Che cosa mi è capitato, pensa. Si guarda intorno: la camera è quella di sempre, […]

lion

Scrivere di cinema: Lion

minima&moralia è tra i partner del concorso Scrivere di cinema – Premio Alberto Farassino per giovani aspiranti critici cinematografici: ospitiamo la rubrica di cinema a cura dei vincitori dell’edizione 2016 e vi segnaliamo il bando dell’edizione 2017 (fonte immagine). 

di Mariangela Carbone

 Con il suo esordio cinematografico Lion, il regista australiano Garth Davis decide di puntare in alto, cimentandosi nel racconto di una vicenda travagliata, ai limiti del (moderno) poema epico, tratta dall’autobiografia di Saroo Brierley, per ricordarci quanto le radici e la memoria siano importanti per formare la propria identità, perché – citando il nostro Pavese – nella terra in cui nasci c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti.

Nel 1986 Saroo (Sunny Pawar) ha cinque anni e vive in un villaggio ai margini della società indiana con la madre, la sorellina ed il fratello Guddu, che adora e segue come un’ombra. Addormentatosi per sbaglio su un treno, viene catapultato a 1600 km da casa ed inghiottito dalla folla di Calcutta, dove nessuno parla la sua lingua.

Il corpo che vuoi Alexandra Kleeman

Il corpo che vuoi di Alexandra Kleeman: un estratto

Festeggiamo l’arrivo in libreria di Black Coffee, un nuovo editore indipendente, con un estratto dal primo libro pubblicato, in uscita in questi giorni: Il corpo che vuoi, romanzo d’esordio di Alexandra Kleeman. Vi segnaliamo i primi appuntamenti per conoscere questo nuovo marchio: il 23 marzo Black Coffee Night Show alla libreria Gogol & Company di Milano, dal 24 al 26 marzo a Book Pride a Milano e dal 18 al 22 maggio al Salone Internazionale del Libro di Torino.

di Alexandra Kleeman

traduzione di Sara Reggiani

È vero che dentro siamo più o meno tutti uguali? Non psicologicamente, intendo. Parlo degli organi vitali, lo stomaco, il cuore, i polmoni, il fegato, della loro posizione e del loro funzionamento, del fatto che un chirurgo mentre effettua un’incisione non pensa al mio corpo in particolare, ma a un corpo generico, riprodotto in sezione su una pagina qualunque di un testo scolastico. Il cuore potrebbe essere tolto dal mio corpo e messo nel tuo, e quella parte di me che avevo incubato fino ad allora continuerebbe a vivere, pompando sangue estraneo in canali estranei. Posto nel contenitore giusto potrebbe non avvertire mai la differenza.

è giusto obbedire alla notte matteo nucci

“È giusto obbedire alla notte” di Matteo Nucci: un estratto

Esce oggi È giusto obbedire alla notte, il nuovo romanzo di Matteo Nucci. Ne pubblichiamo un estratto ringraziando l’editore Ponte alle Grazie e vi segnaliamo due appuntamenti con l’autore: oggi, giovedì 2 marzo, alle 19 all’ESC di Roma con Gabriele Pedullà e Emanuele Trevi, letture di Valentina Carnelutti; il 18 marzo alle 18 all’interno di Libri Come all’Auditoium Parco della Musica di Roma con Stefano Gallerani e Antonella Lattanzi.
(La foto è di Lorenzo Pesce, che ringraziamo)

29 novembre 2015

«Meglio cagna che apertura. Meglio cagna che apertura. Meglio cagna che apertura». Il vecchio lo ripeteva sottovoce, come un ritornello. Teneva il remo sotto il braccio. Il lieve angusto ronzio della fabbrica ormai lontana era un rumore di sottofondo dimenticato. Rimase immobile a guardare di fronte a sé in silenzio. Poi, le mani chiuse tra le ginocchia si liberarono come ali mentre si alzava in piedi, afferrava il pezzo di legno e sputava.

goro

La nuova cittadinanza

Questo pezzo è uscito sull’ultimo numero de Lo Straniero.

Sull’ultimo numero di “Tempo presente”, la rivista diretta di Ignazio Silone e Nicola Chiaromonte tra il 1956 e la fine del 1968, Silone scrisse un editoriale di commiato, sotto forma di racconto, intitolato Temi per un decennio.

Il decennio a cui Silone si riferiva era quello futuro, non quello passato, che pure era stato cruciale, in Italia e nel mondo. Nel decennio successivo, quello in cui “Tempo presente” non ci sarebbe più stato, uno dei temi centrali su cui riflettere per Silone sarebbe stato l’acuirsi delle contraddizioni interne al mondo comunista.