1caravaggio

Il pezzo che avrei voluto scrivere sulla casa di Caravaggio

E pensare che non avevo mai amato le soglie, con la loro insopportabile diacronia, di qua/di là, dentro/fuori, prima/dopo, e ora invece mi sembra di non fare altro, di non voler vedere altro, come se custodissero un arcano segreto o fossero il simbolo di un’esperienza assoluta, qualcosa di organicamente isolato ed estrinseco al corso normale di una vita e che tuttavia ne costituisce il nucleo più intimo. Fu Gerard Genette a rivelarmi che le soglie del testo erano il cuore delle mie ossessioni letterarie, fin da quando alle medie andai in gita scolastica a Recanati per la casa di Leopardi, o più tardi, al liceo, quando visitai il pomposo Vittoriale di D’Annunzio a Gardone.

1klost (1)

Morire per sopravvivere, il viaggio tra musica e amore di Chuck Klosterman

Pubblichiamo un pezzo uscito sul Venerdì di Repubblica, che ringraziamo.

Ritorna in libreria lo scrittore e saggista americano Chuck Klosterman con un impeccabile e struggente reportage scritto attraversando mezza America a bordo di una Ford Taurus Silver. Il libro si chiama Morire per sopravvivere. Una storia vera all’85% (minimum fax, traduzione di Maurizio Bartocci, pp. 300, 16 euro), è stato pubblicato inizialmente nel 2005 e dell’America racconta la strana, complicata relazione tra rock, amore e morte. Nel farlo Klosterman racconta anche di sé, e di noi lettori.

MichaelDHiggins

Michael D. Higgins: con la forza della visione

Sono in uscita per Aguaplano due libri che parlano irlandese: si tratta di “Donne e uomini d’Irlanda” del Presidente della Repubblica d’Irlanda Michael D. Higgins, e “Irlanda. Un romanzo incompiuto” di Enrico Terrinoni, professore presso l’Università per Stranieri di Perugia e “spericolato traduttore di Joyce” (tra gli altri). Si tratta di due opere in stretta relazione tra loro: su gentile concessione dell’editore, pubblichiamo di seguito l’introduzione di Enrico Terrinoni al libro di Higgins.

1thom

I Radiohead e il crepuscolo del rock

di Simone Bachechi

14 giugno 2017, Firenze, Visarno Arena, un ex ippodromo. Dopo otto ore sotto il sole cocente ho ritenuto di essermi meritato la quarta fila davanti al palco-astronave del A Moon shaped pool tour, per l’inizio del concerto del gruppo musicale che ho visto in quella serata per la seconda volta, ventitré anni di distanza dall’ultima, quando era il 1994 e si esibirono da semisconosciuta band “indie” all’Auditorium Flog davanti a duecento persone. Adesso invece saranno state almeno cinquantamila.

1lupo (1)

Storie nella storia. “Hamburg” di Marco Lupo

La letteratura contemporanea ci porta molto spesso nei paraggi della Seconda guerra mondiale. Negli ultimi anni mi è capitato di leggere molti romanzi che muovono le loro pagine dal 1930 al 1950, oppure fino al 1960, e ai giorni nostri, ma questi ultimi raccontati come conseguenza. Come se i giorni nostri e quindi noi stessi discendessimo, derivassimo da quel conflitto, e non è così? La nostra memoria è costruita sulle memorie dei nostri nonni, è fatta di racconti di altri. Il nostro istinto, prima ancora del ragionamento, tende a custodire ciò che ci viene tramandato. I nostri primi ricordi non esistono, in realtà, ci vengono in mente storie di noi che altri più vecchi ci hanno detto.

1marcu (1)

L’alfabeto di fuoco. Ben Marcus e l’immaginazione radioattiva

Pubblichiamo un pezzo uscito su Robinson, l’inserto culturale di Repubblica, che ringraziamo.

C’è un’epidemia di linguaggio tossico, l’umanità si sta ammalando di parole. Sembra una di quelle idee irresistibili per un prodotto commerciale: una serie young adult, un film dell’orrore. Portatori sani della malattia sono bambini e ragazzi; se loro parlano, gli adulti si ammalano e muoiono. La storia è raccontata dal punto di vista di un padre di famiglia: ascoltando la voce radioattiva della figlia adolescente (“con periodo di dimezzamento significativo”) “si provava un immediato senso di repulsione”. I sintomi di padre e madre sono: letargia, “quel formicolio a gambe e braccia che ci faceva trascinare i corpi come sacchi”, la “schiena ricoperta di chiazze rosse”. Prima o poi si moriva, e “le vittime erano prosciugate, prive di sali”.

1fiorent (1)

Tra adolescenza e maturità: “Che cosa fanno i cucù nelle mezz’ore” di Carla Fiorentino

di Anna Toscano

Nelle pause di lettura dell’opera prima di Carla Fiorentino – Che cosa fanno i cucù nelle mezz’ore, uscito per Fandango Libri – mi sono scoperta a canticchiare qualche volta la stessa canzone, vecchia e forse dimenticata da molti; mi sono domandata perché cantassi proprio quel motivo e la spiegazione è che le me lo avevano riportato alla memoria le pagine di questo libro. La canzone è “Eravamo quattro amici al bar” di Gino Paoli – uscita nel 1991, tratta dall’album Matto come un gatto – canzone in cui gli amici si ritrovano per parlare di futuro “tiravi fuori i tuoi perché e i proponevi i tuoi farò”, e poi un po’ alla volta tutti, tranne uno, trovano un lavoro o un amore o altro e si allontanano. In questo libro Clem vuole che nessuno se ne vada più e le prova tutte.

1sci (1)

Nuova fantascienza cinese: il realismo aumentato di Xia Jia

Pubblichiamo un pezzo uscito sul Manifesto, che ringraziamo.

di Simone Pieranni

Xia Jia, nome d’arte di Wang Yao, classe 1984, è una delle scrittrici della new wave fantascientifica cinese che più mischia generi e stile letterari. Le sue opere diventano così ibride, uscendo dal mondo della sci-fi classica per approdare a una vera e propria letteratura di difficile classificazione. Come scrive lei stessa in una «storia della fantascienza cinese» a margine della raccolta di racconti Invisible Planets, i cinesi conobbero la fantascienza, attraverso la sua produzione occidentale, figlia del capitalismo. Da allora il tentativo della Cina è stato quello di utilizzare il genere prima per celebrare il socialismo e i suoi successi, infine oggi, per descrivere in modo più complesso la società cinese contemporanea, uscendo dunque dalle maglie di un uso troppo «propagandistico» del genere.

Serena Schinaia 1

Alla fine ci sono tornato

di Marco Mantello   C`era scritto all`ingresso -Attendere prego- ma io sono entrato lo stesso C`erano vecchie dappertutto sulle panche, in mezzo al prato ogni posto era occupato erano vecchie dopo tutto Così alla fine mi sono detto sì, insomma, ho camminato E mentre pensavo che certo in Germania è diversa la vita una vecchia […]

1bulg

“Il revisore” di Gogol: un classico del grottesco all’Argentina

La rappresentazione de Il Revisore. Un versione di Gogol al Teatro Argentina (13 e 14 Settembre) è stata senza dubbio tra le più interessanti andate in scena a Roma nell’anno corrente. Considerata una delle vette teatrali del grande autore de Le anime morte, la commedia è legata a doppio filo all’Italia: riveduta e corretta a Roma (dove Gogol visse dal 1837 e il 1842 e dove compose la sua già citata opera più celebre), l’opera da un lato è ispirata al modello della Commedia dell’Arte nostrana, dall’altro ha a sua volta ispirato due film della commedia all’italiana, classica e moderna, ovvero Anni ruggenti di Luigi Zampa con Nino Manfredi e, più velatamente e recentemente, Baci e Abbracci di Virzì.