asino, Marco Rocchi

Memorie di una letteratura futura. Conversazione tra Matteo Meschiari e Giulia Caminito

(Illustrazione: Marco Rocchi) Certe presentazioni di libri non si esauriscono nell’incontro coi lettori, proseguono anche dopo, in forma privata, così che può capitare di continuare a sviscerare gli argomenti affrontati e le tematiche emerse fuori dalla libreria, intanto che incombe l’ora della cena e si decide di proseguire la discussione a tavola. È stato così […]

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Dentro il mondo di Emma Reyes

“Nelle ore di ricreazione tutte giocavano a molti giochi diversi; noi non sapevamo giocare a niente.”

I bambini non sanno giocare se non l’hanno mai fatto, se nessuno glielo ha insegnato, se non hanno incrociato altri bambini. I bambini che non sanno giocare vivono un’infanzia che non lo è, è una terribile vita da adulti in miniatura, un anticipo sui disastri che verranno.

Cosa avremmo fatto se, all’età di cinque o sei anni, ci si fosse avvicinata una bambina che non conosceva nessuno dei nostri giochi? Che non conosceva il significato della parola gioco? La avremmo isolata, con ogni probabilità, non avremmo capito. Avremmo lasciato Emma e poi Helena, le protagoniste di questo memoir, in un angolo del cortile, magari le avremmo prese in giro, magari chissà.

Le perifrasi di Leo Spitzer

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Nel settembre del 1915, il giovane Leo Spitzer, viennese di una facoltosa famiglia ebraica, viene assegnato all’Ufficio centrale della censura postale dell’esercito imperalregio. Il suo compito è quello, all’interno di un clima di crescente preoccupazione per l’Impero che deve difendersi dalle numerose accuse di violazione delle convenzioni internazionali, di leggere le lettere dei prigionieri e bloccare quelle informazioni scomode che l’Austria non voleva uscissero dai campi di lavoro.

Spitzer è ovviamente sollevato dal non dover recarsi sul fronte, ma lo è ancora di più perché attraverso questa attività può esercitarsi nelle sue competenze linguistiche: per questo si attarda in ufficio dove, mentre vaglia migliaia di lettere, annota e ricopia alcuni passi delle corrispondenze, mantenendo la grafia originaria che molto spesso si distacca dalle consuete norme ortografiche.

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di Cinzia Colazzo   Davanti al banco ortaggi dietro ai pani reggendomi a un carrello della Lidl il pianto è scivolato sulle mani Non c’è più onesto luogo per sostare con il dolore in mezzo ad altri umani     ***     Dopo anni anch’io mischio gli idiomi dico Zwerge anziché gnomi Aufräumen! per […]

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L’amor circense di Antonio Veneziani

di Ilaria Palomba L’editore Fusibilia pubblica un piccolo gioiello letterario in cui due spiriti tormentati s’incontrano raggiungendo un risultato dal forte impatto emotivo. Antonio Veneziani, poeta della scuola romana, ultimo dei beat, piacentino di nascita ma romano di adozione, che vanta tra le sue opere il celeberrimo Brown Sugar, recentemente ripubblicato da Hacca; e Agostino […]

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L’iguana era a pezzi: un estratto

Pubblichiamo un estratto dal libro di Giulio Pedani L’iguana era a pezzi – tre vite lungo la Francigena, uscito per effequ: ringraziamo editore e autore.

di Giulio Pedani

Acquapendente – Bolsena

Oggi è domenica e restano quattro giorni di marcia. Non so immaginare come mi accoglierà Bush. Non so immaginare gli odori asettici dell’ospedale, né il suo popolo, ammalati e curatori, tutti custodi di un regno diverso. Non so immaginare il volto addormentato di Igor, né quanto sia dimagrito in un mese, né quanto sia cambiato dall’ultima volta che l’ho visto, più di due anni fa; se i suoi capelli biondo cenere siano lunghi, o rasati, o incorniciati da una calotta mod; non so immaginare se abbia o meno la forza di resistere, se sia in procinto di diventare un vegetale, se stia per svegliarsi, se sia tutto uno scherzo.

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“Poca è la terra che ricopre il mio furore”. “Prigione” di Emmy Hennings

di Alice Pisu

(fonte immagine)

“Poca è la terra che ricopre il mio furore. In me cova un urlo, e se non sto attenta, eromperà”. La voce di Emmy Hennings risuona tra le pagine di Gefängnis, del 1919, pubblicato per la prima volta in italiano da L’orma (trad. Marco Federici Solari) a un secolo di distanza dalla sua prima uscita. Poetessa, scrittrice, attrice, cantante, Emmy Hennings diventerà una figura tra le più originali nella scena dadaista e sarà fondamentale nel fondare e animare, con il marito Hugo Ball, il Cabaret Voltaire, luogo di aggregazione di giovani artisti in fuga dagli orrori della Prima Guerra Mondiale.

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“La straniera” di Claudia Durastanti

Questo pezzo è uscito su “La Stampa”, che ringraziamo. di Nicola Lagioia Si può scrivere un memoir prima di avere compiuto quarant’anni? Certo, a patto di avere stile, sfrontatezza, capacità di maneggiare dolori mai risolti, tutte doti necessarie per saltare nel cerchio infuocato che il genere comporta. C’è riuscita Claudia Durastanti (classe ’84), che con […]

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Origine e identità nel nuovo libro di Melissa Panarello

di Chiara Babuin

Gli Oceani è il nome della collana editoriale de La Nave di Teseo, che ospita tra i suoi titoli anche il nuovo romanzo di Melissa Panarello. Niente sembra più opportuno del nome di questa collezione editoriale per introdurre il mondo amniotico, lunare, materno de Il primo dolore, il nono libro della scrittrice catanese, il primo firmato con il suo nome per intero.

Per “primo dolore” s’intende il lungo processo di sofferenza fisica, ma anche psichica, che porta una donna a dare alla luce una nuova vita: dalla prima contrazione al parto. E infatti è proprio in questo momento che il romanzo inizia, biforcandosi parallelamente in due linee narrative: la storia di Rosa, una donna di 42 anni, che racconta in prima persona ciò che sta provando e l’ardente desiderio di maternità che l’ha portata fino a quel punto, mentre la sua mente, adesso che sta per partorire, ripesca e s’interroga sulla figura di sua madre: donna terribile, priva d’amore, bella e traumatizzante; e la storia di Agata, narrata in terza persona, una ragazzina che si è appena affacciata al mondo adulto, piena di sogni pianti di nascosto, che si ritrova a dover portare un pancione di nove mesi, senza capire il reale motivo di questa sua condizione.

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Storia di un’illuminazione

“Non ricordo quando fu ma certo a Roma, alla galleria Barberini, stavo analizzando un Andrea del Sarto, quello che si dice analizzare, ed ecco che mi sono accorto. Non chiedermi che te lo spieghi. Me ne sono accorto, ho visto chiaramente (e non tutto il quadro, solo un piccolo particolare, una figurina lungo un sentiero). Mi sono venute le lacrime agli occhi, ecco tutto”.

A pag. 499 dell’edizione tascabile di Rayuela (Einaudi) c’è questo passo di Julio Cortázar che parla dell’illuminazione. L’argentino racconta, per bocca del personaggio Etienne, uno degli amici del Club del Serpente, un episodio della sua vita che culminò con una folgorazione istantanea, qualcosa che non è spiegabile né trasmissibile a parole, ma che all’improvviso ti fa vedere le cose chiaramente, arrivando addirittura a commuoverti, perché una vera illuminazione può sfociare solo nel silenzio o nel pianto.