1she

Il mito di Shahrazad, le poesie di Mohja Kahf e lo scontro di civiltà

di Sergio Mancuso

Figlia di immigrati persiani in America, la poetessa Mohja Kahf – dopo aver faticosamente lottato per la propria integrazione ed essere divenuta docente di Letteratura Comparata – è autrice della raccolta di poesie E-mails from Sheherazad, edita in Italia dalla casa editrice Aguaplano. Sempre a cavallo tra due culture, ma diversa per entrambe, ha proposto più volte e in diversi modi nella sua carriera, tenendolo ben in mente, quanto la narrazione sia la chiave della conoscenza, e come anche fece Toni Morrison, ha cercato di esprimere un’istantanea sentimentale di quelle che sono le istanze di coloro che sono messi ai margini, in questo caso i figli di immigrati cresciuti in terra straniera: una condizione quanto mai attuale oggi e che lei esprime in poesie come il passaggio lì o Mia nonna si lava i piedi nel lavandino del bagno di Sears.

image1

Fastfood social club

Questo articolo è uscito sul Venerdì di Repubblica, che ringraziamo per la disponibilità. di Claudio Morici La foresta pluviale occupa circa nove milioni di chilometri quadrati ed è il luogo del Pianeta dove si concentra la maggior quantità di specie animali e vegetali. Si calcolano 900 mila specie differenti, di cui solo il 15-35 per […]

Leoluca Orlando e Palermo, se l’incanto diventa destino

Pubblichiamo un pezzo uscito su Repubblica – Palermo, che ringraziamo.

Incantare è un’arte. Incantare è una strategia. Incantare è anche una trappola. Se l’«incanto» – evocare il magico tramite ponderate cantilene – è tra i pilastri del discorso istituzionale, ogni amministratore ha una sua peculiare tecnica fascinatoria. Leggendo il discorso pubblico del sindaco di Palermo da questa prospettiva, la sensazione è che per Leoluca Orlando l’incanto sia non solo una tecnica ma un destino.

Prima condizione dell’incanto orlandiano è partire da un’evidenza incontestabile: «Oggi Palermo è migliore di com’era negli scorsi decenni».

1futu

All’orizzonte delle nostre città isolate c’è “Futureland” di Lola Arias

di Francesca Lombardi

Una città, organizzata e tecnologicamente funzionante, galleggia isolata sul mare. Nulla sembra possa scalfirla nella sua lucente funzionalità.

È Futureland, la Berlino del futuro.

Nell’ultimo lavoro di Lola Arias, una parete video ad animazione 3D accoglie gli spettatori nel container del Maxim Gorki Theatre, introducendoli allo spettacolo: “Welcome to Futureland”, recita la scritta in sovraimpressione.

Lo spettatore, ancor prima dell’inizio, viene invitato a confrontare la propria idea di città con quella proiettata. Chi non vorrebbe vivere, isolato ma felice, in un luogo che offre qualsiasi possibilità ai suoi abitanti?

La risposta è tutti. Eppure, sembra non riusciamo ad accorgerci che Futureland non sta parlando a noi, che già l’abitiamo, ma ai protagonisti che hanno dovuto combattere per potervi accedere. Otto adolescenti provenienti da Guinea, Afghanistan, Siria, Somalia e Bangladesh che hanno affrontato l’inferno delle leggi sull’immigrazione minorile tedesche.

cdn-3.expansion

Il giorno in cui Roberto Bolaño non incontrò Bernardo Bertolucci

Questo articolo è uscito su La Repubblica, che ringraziamo. di Nicola Lagioia Bernardo Bertolucci amava molto Roberto Bolaño. Ricordo, durante l’ultimo anno di vita del regista, delle lunghe chiacchierate sullo scrittore cileno. Bertolucci considerava giustamente I detective selvaggi tra le più grandi opere letterarie dell’ultimo quarto di secolo, e trovava formidabili i racconti di Chiamate […]

pino_daniele_

Le vie dei canti a Napoli

La casa della famiglia di origine di Pino Daniele a Napoli in via san Giovanni Maggiore Pignatelli andrà all’asta a fine gennaio. Questa è la denuncia partita da un gruppo facebook che si batte contro la turistificazione del centro storico partenopeo, aggredito da speculazioni edilizie che ne calpestano la storia e ne snaturano la fisionomia […]

gaspari_lezioni di felicità

Le lezioni di felicità di Ilaria Gaspari

Se entrate in libreria Lezioni di felicità (Einaudi) di Ilaria Gaspari, lo troverete nel settore di Filosofia, però potrebbe star bene anche nella narrativa italiana. Proverò quindi a parlarne come se fosse un romanzo, e dunque mi viene naturale accennare alla “trama”. La protagonista è stata appena mollata dal fidanzato, soffre per l’improvvisa mancanza e […]

1sch (1)

Per un pugno di cioccolata e altri specchi rotti. La letteratura testimoniale di Helga Schneider

Immagina una bicicletta rossa, Hannelore, quando, al compimento dei 13 anni, suo padre le annuncia che è arrivato il momento di mostrarsi una fedele cittadina del Reich e contribuire a scovare gli ebrei per denunciarli, promettendole un regalo in cambio. Per la festa nazionale non ci si può esimere dall’esporre la bandiera germanica ma c’è chi, come Herr Kollner, decide di ignorare l’ordinanza nonostante le minacce del responsabile del caseggiato.

Solo davanti a Hannelore, che gli ricorderà i suoi doveri di cittadino, l’uomo, amareggiato e rabbioso per il modo in cui quell’adesione a una dittatura criminale si era innestata persino nelle menti dei bambini, le sferra uno schiaffo rivelandole di essere un ebreo, sperando così di risvegliarla da quel torpore. Il giorno dopo, al ritorno dalla scuola, Hannelore trova la sua bicicletta rossa ad attenderla, con cui prende a girare davanti al palazzo per suscitare le invidie dei suoi coetanei.

1pet

A ciascuno la sua croce. Dio è donna e si chiama Petrunya, il film manifesto di Teona Strugar Mitevska

Comincia così, con un piatto e un sandwich che la mano di una madre infila sotto le coperte. Avvolta dentro un bozzolo letto c’è la figlia trentaduenne che è ora che si svegli. Ha studiato, è laureata, non ha un lavoro, lo cerca, ma la città non sembra accorgersi di lei. È una donna, non è più giovanissima. È grassa.

Il film di Teona Strugar Mitevska non lascia scampo, non cede a retoriche vittimistiche, non denuncia, non impreca. Racconta il risveglio di una donna che agisce come un animale. È quello che dice lei, ripensandosi, un animale. Niente coraggio, niente consapevolezza, niente politica. Il suo gesto è istintivo. Mentre si celebra una cerimonia religiosa un prete getta nel fiume una piccola croce. La caccia alla croce è riservata agli uomini.

I promessi sposini, Fulvio Abbate

L’amour fou dei promessi sposini

Esiste un mondo parallelo popolato da personaggi improbabili, pappagalli e coleotteri, rinoceronti volanti e dagli imperdibili amici della bella gente, un mondo privo di realtà ma che della realtà prende forma mostrandone l’assurdità e l’ultimo angolo di luce possibile. I promessi sposini (La Nave di Teseo) è quello che si potrebbe definire un racconto morale, […]