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Tra mito e leggenda. Il racconto della guerra di Troia

Pubblichiamo un pezzo uscito sul Venerdì, che ringraziamo.

Tutto ebbe inizio con il celebre “pomo della discordia”. Una mela che rotolò fra le gambe degli dèi riuniti a banchettare il giorno delle nozze di Teti e Peleo. Una mela d’oro dedicata alla più bella fra le dee.

Ma chi? Forse Era, moglie di Zeus, signora indiscussa dell’Olimpo? Forse Atena, figlia di Zeus e Metis (Intelligenza Astuta), dea dotata di acutezza intellettuale invincibile? O forse Afrodite, la dea del desiderio e dell’amore sensuale? Chi fra di loro? Eris, la divinità della Discordia, fu geniale. Non invitata al banchetto, fece ruzzolare la sua mela fra gli invitati e seminò quel che voleva seminare. La contesa per assicurarsi il premio ebbe effetti devastanti. Da lì in avanti nulla sarebbe più stato lo stesso.

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Julian Barnes, amore e claustrofobia

Una versione più breve di questa recensione de L’unica storia (Einaudi; pagine 248; euro 19,00;  Traduzione di Susanna Basso) è stata pubblicata sul numero di novembre di Blow Up, che ringraziamo.

“La narrativa”, sosteneva Julian Barnes, “ha l’ambizione di raccontare tutte le storie con tutte le loro contraddizioni, i loro misteri e gli elementi irrisolti”. Nel nuovo romanzo, lo scrittore inglese ridimensiona l’antica ambizione (o la ingigantisce – è una questione di punti di vista) raccontando una storia, l’unica, la sola che abbia importanza nella vita di ognuno di noi. La storia che ha senso raccontare più di ogni altra è una storia d’amore, non per forza del primo amore, anche se spesso proprio del primo si tratta.

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Questione di virgole: viaggio attraverso la punteggiatura

“Questo libro tenta di fare chiarezza”, scrive Leonardo Luccone al principio di Questione di virgole. Punteggiare rapido e accorto, il suo ultimo saggio uscito per Laterza; e cosa c’è di meglio della chiarezza, in termini di lingua, uso della sintassi, della punteggiatura? Probabilmente: niente. La bellezza di una frase o il suo contrario viaggia spesso su un crinale esile, fragile come un vassoio di vetro da condurre in una stanza affollata: ecco, il libro di Luccone racconta come muoversi attraverso la suddetta stanza, suggerendo come passarvi indenni. Con attenzione, tenendo fermi i punti e discutendo delle virgole e del loro incontro, nel segno d’interpunzione più bistrattato; rimandando all’uso della punteggiatura nella letteratura italiana; e mantenendo uno sguardo allo stesso tempo leggero e intrigante.

La tua ricognizione nel mondo della punteggiatura, in particolare in quello delle virgole, comincia da un esempio che va dritto al punto (giuro che non è un gioco di parole). Tiri in ballo il verso Stavvi Minòs orribilmente, e ringhia, direttamente dal quinto canto dell’Inferno. Perché hai scelto quest’episodio, per partire?

Ho scelto quel canto e, in particolare quel verso, perché mi ha folgorato; avevo tredici o quattordici anni, nessuna cognizione di sintassi o punteggiatura ma sufficiente intuito per comprendere che grazie a quella virgola stava succedendo qualcosa di bello. Il fatto è che il mio compagno di classe, sul suo libro, aveva lo stesso verso scritto così: Stavvi Minòs, orribilmente, e ringhia, e altri compagni addirittura senza virgole. Insomma il mio primo vagito interpuntorio è stato una domanda: Ma Dante le virgole come le ha messe? Insomma: ho scritto un libro per rispondere a questo interrogativo. E, come è ovvio, non ci sono riuscito.

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Il fumetto in prima persona

Pubblichiamo, ringraziando editore e autore, la prefazione di Emanuele Trevi al volume Annalisa e il diavolo, raccolta di racconti a fumetti di Guido Buzzelli uscita per Coconino Press – Fandango.

di Emanuele Trevi

Non credo che esista in tutta la storia del fumetto d’autore un uso poetico e narrativo della propria identità paragonabile, considerate la ricchezza e l’efficacia delle soluzioni, a quello di Guido Buzzelli, artista capace di attraversare lo Specchio di Alice con la stessa facilità con cui noi esseri normali varchiamo le porte a vetri del supermercatoo della banca. Eccolo lì, piantato nel bel mezzo delle sue visioni, con la barba ben curata, i lineamenti affilati, il corpo agile e snello, la dimessa eleganza dei vestiti. Ricordo che, ai bei tempi delle riviste, la prima cosa che facevo quando mi imbattevo in una storia di Buzzelli, era proprio accertarmi della sua presenza.

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33 tesi su The Game di Alessandro Baricco

33 tesi su The Game, ultimo libro di Alessandro Baricco pubblicato a ottobre 2018 per Einaudi. “Quando ho letto The Game avevo trentasei anni. Il libro era appena uscito. All’epoca giocavo la mia partita per la sopravvivenza in un sistema capitalistico ancora piuttosto acerbo da una regione marginale del sud Europa. Mi occupavo di scritture digitali, fumavo molto, e come tutti stavo con un piede di là, nella realtà, e un altro di qua, in quello che Baricco nel libro chiamava oltremondo. Io l’avevo sempre chiamato altrove, e questo mio altrove erano il web, i pensieri, le paranoie, i libri, i videogiochi, i film.”

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Il cinema è una magia collettiva: Corto Dorico in scena ad Ancona

di Valerio Cuccaroni

Ogni anno organizzare Corto Dorico, a dispetto del nome, è una impresa lunga e difficile, che ci impegna per mesi, oltre i nostri orari d’ufficio, durante le ferie, di sera e di notte. Nessuno di noi ci lavora a tempo pieno, perché per lo più siamo volontari e attivisti dell’associazione organizzatrice, Nie Wiem: questo ci affatica molto, ci spreme fino allo stremo, imponendoci uno sforzo che ci costringe ad  andare aldilà di noi stessi, oltre i nostri limiti caratteriali e in alcuni casi anche fisici, obbligandoci a cooperare, dividerci il lavoro, mettendoci in discussione, come individui e come organizzazione, per ritrovarci uniti nell’impresa comune.

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Scriviamo all’Imperatore

Ringraziando editore e autore, pubblichiamo un estratto dal romanzo Una bambina da non frequentare, della scrittrice tedesca Irmgard Keun, uscito per L’Orma.

di Irmgard Keun

Vorrei che l’imperatore portasse la pace. Allora gli scrivo che un imperatore può fare qualsiasi cosa, per questo è imperatore. La signorina Knoll ha detto che è come un dio in Terra e il signor Kleinerz ha detto che è anche pieno di soldi. Hans Lachs ha detto che bisogna immaginarselo così: dio buono, imperatore con la corona e per giunta con una barca di soldi. E l’ermellino? Che cos’è? Be’, lui ha anche quello. Dovrebbe far sì che su tutti gli alberi cresca pane bianco, che il Reno sia un fiume di marmellata, che in un battibaleno le persone abbiano quattro braccia, nel caso in cui un colpo di fucile gliene faccia saltare uno, e che tutti i soldati morti tornino in vita. Abbiamo letto qualcosa circa il nobile gioco della guerra e spesso ci abbiamo giocato anche noi con i fratelli Schweinwald, buttandoci per terra stecchiti. Però poi ci siamo sempre rialzati sulle nostre gambe, e quando una volta giocando mi è uscito il sangue dalla testa mio padre ha detto che non dovevamo esagerare.

Basta demiurghi. Una nuova idea di teatro stabile

Questo pezzo è uscito, in forma ridotta, sulle pagine romane di Repubblica, sabato 24 novembre, come contributo al dibattito che si è creato attorno alla direzione del Teatro di Roma dopo le dimissioni di Antonio Calbi.

E se avessimo bisogno di una nuova idea di teatro stabile? Trovo poco appassionante il totonomine che si scatena ogni volta che una poltrona resta vacante, come succede in questi giorni al Teatro di Roma. Al di là dei nomi, più o meno competenti, è assai più interessante chiedersi che teatro vorremmo per la nostra città. Perché il teatro è in grado di pensarla la città, di interpretarne i desideri e persino di cambiarla.

Pensate a quando Mario Martone, direttore dello stabile allora appena quarantenne, ha aperto il Teatro India. È stato in segno così forte che ancora si riverbera sul presente e quel teatro, per chi pratica la scena contemporanea, è diventato una specie di tempio mai davvero consacrato alla sua vocazione. Per cui la domanda è: lo stabile, così com’è, riesce ancora a mobilitare quei desideri?

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“Resoconto”, la via di Rachel Cusk oltre il romanzo

Questo pezzo è uscito su Rolling Stone, che ringraziamo. di Natalia La Terza «Tutto è iniziato con l’asma». Appena comincio a parlare con Rachel Cusk, autrice di Resoconto, primo romanzo di una trilogia in corso di pubblicazione in Italia per Einaudi, sospetto che la nostra intervista avrà la stessa struttura del suo libro: nessuna. «Ho iniziato […]

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Il lungo viaggio di Frank Miller, da Devil a Superman

di Simone Tribuzio

Quando mi è stato chiesto cosa volessi fare come prossimo progetto, ho risposto: Superman. Credo che tutti siano rimasti un po’ sorpresi, perché a causa della saga del Cavaliere Oscuro, la gente crede che io odi Superman. Ma quella era la prospettiva di Batman. Superman è stato il mio primo super eroe. Ancor prima di iniziare a leggere fumetti, grazie alla serie animata di Max Fleischer. Io e John Romita Jr. ci stiamo lavorando, e ci stiamo divertendo come non mai. Così Frank Miller, ha annunciato il suo ritorno ai testi, affiancato da John Romita Jr; lo stesso disegnatore con cui aveva già lavorato a Devil: l’uomo senza paura e Il ritorno del Cavaliere Oscuro: l’ultima crociata.

Annunciato inizialmente per l’agosto scorso, Superman: Year One – una miniserie in tre parti sulle origini dell’ultimo figlio di Krypton, collocata nella nuova collana Black Label dell’etichetta Dark Horse – comincia a farsi attendere.