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La pioggia a Cracovia

Questo è l’incipit dell’ultimo romanzo di Simone Consorti, in uscita per Ensemble edizioni. “La pioggia a Cracovia” è un libro fortemente mitteleuropeo, che richiama nello stile i romanzi brevi di Robert Walser e Joseph Roth.

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Un senso del vero

Pubblichiamo un pezzo di Chiara Marchelli, tornata in libreria il 24 gennaio scorso con “La memoria della cenere” (NN Editore). di Chiara Marchelli Scrivere è una questione di concentrazione e scarto. Quando lavoro a un romanzo, la realtà perde presa, si sfoca, soffia contro persiane chiuse. Io mi sfilo, mi riduco, mi spoglio, mi libero. […]

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La prefazione di Primo Levi a “Se questo è un uomo”

In occasione del Giorno della Memoria, pubblichiamo la prefazione di Primo Levi a “Se questo è un uomo” (Einaudi). *** Per mia fortuna, sono stato deportato ad Auschwitz solo nel 1944, e cioè dopo che i governo tedesco, data la crescente scarsità di manodopera, aveva stabilito di allungare la vita media dei prigionieri da eliminarsi, concedendo […]

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Memoria e disincanto: su “Ricrescite” di Sergio Nelli

di Gabriele Merlini

Trattare la quotidianità con acume, ironia e amore per le piccolezze diventa un gesto piuttosto eroico e da salutare con gioia, in questi tempi di supposti ritorni di massa allo weird e al fantastico.
Ricrescite è stato scritto da Sergio Nelli all’inizio del millennio, editorialmente un’era geologica fa, poi pubblicato da Bollati Boringhieri nel 2004. Tunué adesso (con prefazione di Antonio Moresco) sceglie di farlo riapparire nelle librerie all’interno di un progetto di riscoperta di meritevoli opere finite fuori catalogo, così servirà collocarlo nell’attualità del panorama narrativo nazionale: piacevole constatare quanto risulti ancora una salutare boccata d’ossigeno sotto moltissimi aspetti.

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Catania e il dissesto. Un reportage

di Giuseppe Lorenti (foto dell’autore: Piazza Carlo Alberto, mercato di Catania).

Una mattina fredda a Catania, in gennaio, è il sole che riesce a scaldarti, nel cielo terso, colorato di un azzurro pulito e con un vento leggero che è una lama di rasoio che ti ferisce, dolcemente, sul volto. La mattina del 7 gennaio, 2019, è una di queste. Io viaggio in metropolitana, la cosa più rivoluzionaria accaduta nella mia città negli ultimi 20 anni, perché ho un appuntamento in banca, in quella che negli anni sessanta era la City catanese. Viaggio in metropolitana con le cuffie collegate al telefono. Cuffie grandi e bianche perché, buffamente, cerco di esorcizzare i miei 54 anni seguendo mode più da teenager che da uomo adulto.

Nelle orecchie risuona una canzone di Carmen Consoli, “In bianco e nero”, e mentre mi fermo al capolinea riecheggia un passaggio del testo: “nitido scorcio degli anni sessanta di una raggiante Catania”.

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Cyrano de Bergerac: l’importanza del parlar d’Amore

di Chiara Babuin

(fonte immagine)

“L’amore-passione fa parte di una certa cultura, della cultura popolare, in forma di film, di romanzi, di canzoni”, afferma in un’intervista Roland Barthes, ma “è fuori moda negli ambienti intellettuali”. Pasolini, nel suo Comizi d’amore, rende esplicito il fatto che, sebbene il tema dell’amore sia spesso presente nelle espressioni artistiche popolari, il popolo non ne parla, non lo tratta, non lo riconosce: “Al vostro amore si aggiunga la coscienza del vostro amore”, augura infatti il poeta corsaro con voce fuori campo.

Ma perché questi grandi intellettuali considerano così importante parlare d’Amore? Perché, esattamente come nel Simposio platonico, socraticamente il discorso fa emergere la coscienza del sentimento. Sentimento percepito come qualcosa di altro dall’individuo, ma che l’individuo stesso genera e da cui ne è, in qualche modo, governato.

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Bambini nel tempo – cosa sapevano Victor Hugo e Dostoevskij dell’infanzia

Durante le vacanze leggo solo i classici. Anche se, senza altri impegni, abbandonando telefono e computer al loro triste destino di filamenti di silicio che nonostante il potere che ora esercitano su di me non parteciperanno un giorno alla redenzione dei corpi, e sprofondando per ore tra le loro pagine, mi rendo conto che non si tratta più di lettura. È una questione di ipnosi.

Come si esce dalla lettura dei classici? Con i polmoni larghi e gli occhi nuovi. Si respira meglio. Si accoglie più vita dentro. E il mondo, lì dove tutto si confonde e si infittisce l’ombra, a tratti diventa più comprensibile.

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La storia della Russia secondo Gustave Doré

Ricorre oggi l’anniversario della morte del leggendario pittore e incisore francese Gustave Doré. Eris Edizioni ha pubblicato di recente la sua Storia della santa Russia.

di Daniele Ferriero

Imparammo l’estensione del segno di Gustave Doré tutti insieme, alla stessa maniera. Lungo gli stessi anni, l’uguale trafila ormonale. Non tra le pagine colorate dei manuali di storia dell’arte, bensì sulle bigie e fitte di caratteri che recitavano le lettere del mondo: l’italianistica, le letterature straniere e le lingue che si voleva forzatamente ricordare come “morte”, benché cariche di significati tutt’altro che spenti o smarriti.

Fu lì, tra un Don Chisciotte della Mancia, un Paradiso perduto e una Divina Commedia, che le incisioni – l’incisività – superbe di Doré scelsero di scalciare con cupa allegria nelle nostre menti. Durarono il tempo di un sospiro, non avendo noialtri le energie per sostenere l’attenzione troppo a lungo. La grazia forzata di quelle immagini e il prodigio tecnico delle mani che l’avevano prodotta probabilmente ci sfuggivano. D’altronde, si era negli anni giovani dell’immaturità da superare, e la bellezza ostentata dei suoi disegni non riusciva a scalfire la preoccupazione, o il disinteresse, per lo studio.

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Il tocco leggero di Rivka ne Il Tunnel di Abraham Yehoshua

(fonte immagine)

Zvi Luria è un ingegnere. Ha lavorato per tutta la vita in una società che costruisce strade in Israele, e ora è a riposo da qualche anno. Al momento del suo pensionamento, Davon, il suo vice, invece di approfittare dell’occasione per subentrare al suo posto, accetta un’offerta allettante da una società keniota, e, prima di partire, chiede a Luria di consegnargli dei progetti che potrebbero essergli utili nel nuovo lavoro. Luria decide di portarglieli a casa personalmente, ma giunto all’abitazione del suo ex collega, la trova completamente a soqquadro, nel bel mezzo del trasloco che l’uomo sta compiendo per trasferirsi in Africa. Dentro casa c’è soltanto la moglie di Davon, che si trova ancora addormentata in camera da letto.

Luria, suo malgrado, si vede costretto a entrare in quel disordine, profanare quell’intimità, fino ad approssimarsi al letto della donna e a percepire il tepore del suo riposo.

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Gli effetti collaterali

di Marco Mantello “After my last nocturnal flight -Ryan Air– while the devils from the mountain of the cross are escaping the earth’s crust and all the sons of Jesus Christ hunt the Adversary along the sky begging him to be fair and bring back to the ground only the necessary and sufficient evil to […]