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Cantami, o rima, come va a finire

Domenica 30 settembre Tiziano Scarpa sarà a BookPride, a Genova, per raccontare “Una libellula come città” (minimum fax) con Andrea Liberovici e Andrea Plebe. L’appuntamento è a Palazzo Ducale alle 19. Nel pezzo che segue, Scarpa descrive il processo creativo dietro questo suo ultimo libro e in generale lo scrivere storie in rima. L’articolo è apparso su Tuttolibri, che ringraziamo.

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Alla voce Ulisse

di Massimo Palma

La terra dentro Roma pullula d’invisibili. Creature notturne di un’umanità inafferrabile, in molti non parlano la nostra lingua e ufficialmente sono non persone, dette tali semplicemente perché sono sconosciute al diritto. Dormono sotto i ponti e i cavalcavia, in tende, loculi e capanne di cartone. Sono in centinaia dal calar del sole a gravitare attorno alle nostre stazioni. Per loro ritrovarsi la notte vuol dire suggerirsi a vicenda, prima dell’alba, che qualcosa si è, che qualcuno di simile a te ti riconosce. Certo, al sorgere del sole di quel riconoscimento resta solo la traccia di un sogno. Bisogna sparire, perché di giorno il mostro là fuori – l’umanità civile – ti disconosce.

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La presenza dei bambini. Su “Repubblica luminosa” di Andrés Barba

Questo pezzo è uscito su Robinson, l’inserto culturale di Repubblica, che ringraziamo.

Apparire, scomparire. Sono i nodi fondamentali della fiaba, il momento improvviso in cui il mistero si concentra e lo stupore esplode, il fenomeno che dà luogo alla rivelazione e all’incanto. Perché se ciò che non c’era si manifesta, o se ciò che c’era di colpo si dilegua, a imporsi è il trauma, meraviglia e sgomento insieme. Un troppo vuoto o un incredibilmente pieno che farà da motore di un’intera storia. È il presupposto di narrazioni letterarie e cinematografiche che vanno da L’avventura di Antonioni a Il dolce domani di Russell Banks, passando per Il villaggio dei dannati di WolfRilla (e poi di John Carpenter) e Picnic a Hanging Rock (tanto il film di Peter Weir del 1975 quanto la recentissima miniserie televisiva, sempre a partire dal romanzo di Joan Lindsay), ed è il presupposto di Repubblica luminosa, il nuovo romanzo dello scrittore madrileno Andrés Barba (La nave di Teseo, traduzione di Pino Cacucci).

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Dove credi di andare

di Violetta Bellocchio

Il dettaglio che illumina il quadro è la sua mano chiusa sulla mia spalla sinistra che mi tira all’indietro, la sua voce bassa che mi dice, dove credi di andare. Mi fermo seduta sul letto. Sto pensando, sì. Il mio ragazzo non capisce. Troppo?, mi chiede. No. Lui mi piace un sacco, mi tratta bene, per ora, e soprattutto non ha alcun potere su di me, vero o finto. Il gusto della sottomissione non ce l’ho mai avuto, ma questo è diverso, è un gioco: giochiamo.
Lo stesso, una piccola linea voglio tirarla. Allora gli chiedo se ha una parola di sicurezza. No, dice lui, gli occhi a terra. Forse ci è rimasto male. Mi viene in mente l’immagine tatuata sul braccio di un amico che non vedo da tempo. Melograno?, suggerisco. Il mio ragazzo non vuole. Mi guardo intorno, faccio un secondo tentativo – valanga – troviamo l’accordo e la situazione si raffredda, il momento è passato.

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Read Dead Redemption 2. Cronache da un’anteprima

Un’anteprima del videogioco “Red Dead Redemption 2” a cura di Lorenzo Fantoni. Un articolo apparso su N3rdcore, che ringraziamo.

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Sulla mia pelle. La morte di Stefano Cucchi

di Federica De Paolis

È la storia nota – ma di cui molti forse non conoscono i dettagli – dell’inquietante morte di Stefano Cucchi. L’arco narrativo è quello di una settimana. Dal giorno dell’arresto al giorno del decesso. Sette giorni, in cui il ragazzo viene portato in carcere con venti grammi di Hashish e due di cocaina: è un ex tossicodipendente uscito dalla comunità di San Patrignano.

Alla caserma dei carabinieri Cucchi, non è preoccupato mentre il maresciallo lo interroga, reagisce solo quando gli dicono che andranno a casa, per una perquisizione.

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La letteratura americana dopo David Foster Wallace

Pubblichiamo un pezzo uscito su Robinson, l’inserto culturale di Repubblica, che ringraziamo.

Negli anni Duemila per un paio di generazioni di lettori Wallace rappresentò un ideale: mente onnivora, cultura alta e bassa a braccetto, virtuosismi formali e lessicali e una morale solida ai limiti della pedagogia. DFW è ancora molto letto, ma dopo la sua scomparsa dove è andata la letteratura dei suoi coetanei e della generazione successiva?

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Ego Fuffaro: una conversazione

Alessio Spataro non è certo uno che le manda a dire.
Nella sua ormai più che ventennale attività satirica ha collezionato una serie di medaglie per oltraggio, vilipendio e offesa alle istituzioni da farlo apparire come il Roger Federer dell’insulto politico. Lo scriviamo con una certa ammirazione. Dalla storica serie di fine anni ‘90 della Ministronza, che rappresentava Giorgia Meloni intenta in pratiche scato-masochistiche, alla tristemente profetica denuncia sulle fascinazioni neofasciste all’interno del movimento grillino di Heil Beppe !1! (con Carlo Gubitosa), Spataro ha sostanzialmente violato ogni tabù del politicamente corretto, rimanendo però sempre graniticamente fedele alla sua identità ideologica di estrema sinistra.
Non è da tutti, di questi tempi.

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Sfacciatamente famoso. Un documentario su Jean-Michel Basquiat

Pubblichiamo un pezzo uscito sul Venerdì, che ringraziamo.

Dentro un appartamento di downtown a New York si legge la scritta “Boom for Real”, in nero su una parete grigia, riconoscibile dai caratteri come uno dei famosi pezzi a firma SAMO con cui dal 1978 al 198o gli artisti Jean-Michel Basquiat e Al Diaz ridisegnarono pareti e mura di downtown a New York (SAMO stava per same old shit). Basquiat è in piedi davanti alla scritta, sorride. “‘Boom for real’ significa diventare sfacciatamente famosi”, spiega al telefono la regista Sara Driver, che ha scelto Boom for Real: The Late Teenage Years of Jean-Michel Basquiat come titolo del documentario con cui racconta gli anni adolescenti dello sfacciatamente famoso artista americano.

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Jonathan Franzen, l’universo puro e incontaminato delle storie

Quando per la prima volta iniziai a leggere Purity era il settembre del 2015. Io mi ero appena trasferito a Stoccarda e il libro era uscito in inglese proprio in quei giorni. Lo scaricai sul Kobo per una cifra che a me sembrò folle e cominciai a leggerlo sulla U-Bahn, nel tragitto di quarantacinque minuti da casa verso il lavoro e dall’ufficio verso casa.

Avevo divorato avidamente Le correzioni e Libertà, e mi aspettavo grandi cose da questo nuovo romanzo di Jonathan Franzen.