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La prima emergenza sanitaria nell’epoca dell’Intelligenza artificiale

Pubblichiamo un pezzo uscito sul Manifesto, che ringraziamo.

di Simone Pieranni

La principale preoccupazione di molti cinesi nell’epoca dell’esplosione del coronavirus è causata dalla necessità di sapere se nel corso dei giorni precedenti allo scoppio dell’epidemia è capitato di stare a contatto o vicino a qualcuno contagiato dal virus.

Saperlo – nella Cina di oggi – è diventato semplicissimo: le compagnie telefoniche cinesi e alcune applicazioni (ad esempio quelle delle ferrovie statali) hanno approntato dei sistemi attraverso i quali le persone hanno potuto controllare se nel corso dei propri spostamenti in treno o aereo, erano vicini o a contatto con qualcuno che è finito poi contagiato o peggio ancora ammalato e ricoverato in qualche ospedale.

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Paninari – una storia italiana

di Lorenzo Orlandini

[questo articolo è apparso originariamente sulla fu Slipperypond; esso prendeva le mosse dal ritrovamento di una copia del giornalino “Paninaro”, i cui scan sono purtroppo andati perduti, ma Alessandro Apreda ne ha raccolti e pubblicati altri due sul suo blog e si può fare riferimento a quelli: 1. 2.]

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paninaro1Per un certo periodo della mia vita c’è stato qualcosa di irrisolto tra me e i Paninari, da quando ancora moccioso assistevo stupito al dissanguamento economico delle famiglie dei miei compagni di classe, affannati nella rincorsa di un sogno anni ’80 incarnato dalle felpe Best Company.

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Nessuno è come qualcun altro: quindici nuove ragioni per vivere nell’ultima antologia di Amy Hempel

«Amo i racconti perché credo rappresentino il modo in cui viviamo», scriveva Andre Dubus nel 1978. E se non proprio il modo esatto in cui viviamo, il racconto traccia e illustra lo spazio intimo che abitiamo – quello dell’esistenza frantumata – in cui si svolgono i nostri piccoli dispiaceri quotidiani.

È ciò che succede anche in Nessuno è come qualcun altro di Amy Hempel, che segue un lungo silenzio editoriale (non italiano, poiché all’inizio del 2019 SEM aveva già pubblicato Ragioni per vivere, un’antologia che raccoglieva tutte le sue opere precedenti) dopo le ultime uscite straniere del 2008 e del 2010 con Quercus e Algonquin.

La forma racconto, mai come in America, genera da sempre visioni e rappresenta il luogo d’elezione in cui convergono e si fondono fiction e vita reale, dando vita al realismo magico del nostro ultra-danneggiato presente. Amy Hempel – allieva di Gordon Lish, l’editor che contribuì al successo, tra gli altri, di Raymond Carver, Richard Ford e Grace Paley –, scrittrice minimalista e minimale nella prosa ma sovrabbondante nell’intenzione emotiva, ha fatto della short story molto più di uno stile: ne ha introiettato la forma per restituirci un’impressione complessa ed emotiva della realtà, filtrata da un’empatia sempre tesa a rappresentare i più reconditi movimenti del cuore.

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«Io sono la bestia», il romanzo seriale di Andrea Donaera

di Alessio Paiano E in questi momenti di nudità, sotto lo sguardo dell’animale, tutto può succedermi, sono come un bambino pronto per l’apocalisse, sono l’apocalisse stessa, cioè l’ultimo e il primo evento della fine, la rivelazione e il verdetto (Derrida, L’animale che dunque sono) Il romanzo d’esordio di Andrea Donaera, Io sono la bestia (NN […]

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Un racconto sulla “storia della colonna infame”: terza parte

Pubblichiamo la terza e ultima parte della serie a cura di Virginia Fattori dedicata al classico di Alessandro Manzoni. Qui la prima puntata, qui la seconda.

di Virginia Fattori

A seguito delle parti I e II sulla Storia della Colonna infame,  è emerso come Alessandro Manzoni aprì “un processo contro un processo”. L’ autore milanese arricchì la sua dissertazione con un’importante critica nei confronti della tortura. Questa pratica violenta si rivelò una risorsa incisiva all’interno dei meccanismi cospirativi, da un lato per la dimensione corporea dell’uomo torturato che acquistava uno strabordante valore simbolico; dall’altro per il dolore e la gogna pubblica. Per il Manzoni questo fu il punto più basso dell’ingiuria poiché gli uomini spostarono i limiti che la Legge avrebbe dovuto porre. Così cadde la natura e si entrò nel baratro infernale della crudeltà e dell’impunità, due certezze nella storia del Piazza e del Mora.

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Alprazolam nel sottosuolo

Photo by Kendal on Unsplash

di Marco Renzi

Ginevra è l’unica persona di cui mi posso fidare. È anche l’unico medico che conosco oltre al mio, il dottor Brentani, che al telefono non risponde mai alla prima. Stavolta non faccio neppure il secondo tentativo, tanto già m’immagino il suo consiglio: Va’ al pronto soccorso. Oppure: Mettiti un dito in gola e vomita.

Dio bono, ci provo ma non esce nulla, e non posso telefonare a mia madre, a mio padre o a mia sorella: andrebbero nel panico, non sarebbero d’aiuto. Non posso dir loro d’aver ingoiato dodici pastiglie di alprazolam senza farmi dare della testa di cazzo, e ora di certo non ho bisogno di rimproveri; non  servono mai quando senti di poter crepare.

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Howard di Uncut Gems: un ritratto

I diamanti grezzi del titolo, certo, ma anche i soldi, il basket, le scommesse e dunque di nuovo i soldi, gli impicci, i raggiri, le piccole truffe, gli oggetti dati in prestito oppure in pegno, quindi ancora una volta i soldi. Quella di Howard Ratner, il protagonista di Uncut Gems, è una vita vissuta al […]

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Scrivere di cinema: “Alla mia piccola Sama”

di Elisa Teneggi

“Anche la lotta verso la cima basta a riempire il cuore di un uomo. Bisogna immaginare Sisifo felice.” Queste le parole che, nel 1942, il filosofo francese Albert Camus, premio Nobel per la Letteratura nel 1957, poneva a sigillo del suo saggio Il mito di Sisifo. Lo scritto, testo fondante dell’Esistenzialismo d’Oltralpe, analizza la condizione umana attraverso il paragone con l’eterno castigo del greco Sisifo, condannato dagli dèi a spingere per l’eternità un pesante masso verso la cima di una montagna. E invano: appena raggiunta la sommità, la pietra sarebbe rotolata indietro, rendendo vane le fatiche del dannato.

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“Cuoro” e dintorni: la neolingua di Gioia Salvatori

Questa sera Gioia Salvatori sarà in scena a Carrozzerie n.o.t.

Qualcuno si è abituato a vederla in quei video surreali, piccoli sfoghi contro lo stress quotidiano e le mode imposte, che spesso posta sui social. Qualcun altro la conosce per gli sketch che porta a Sgombro, una serata oramai diventata appuntamento irrinunciabile dell’underground romano, dove si è costruita stagione dopo stagione una comunità di drammaturghi-performer che utilizzano l’ironia per raccontare le storture del presente, il peso della precarietà, l’angoscia del doversi conformare a una società sempre più omologata – ma senza piagnistei, solo facendo deflagrare l’assurdità della nostra contemporaneità in una fragorosa, liberatoria risata.

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Cime tempestose tradotto da Monica Pareschi: la nuova vita di un classico

Da poco più di un mese è possibile rileggere Cime tempestose di Emily Brontë nella nuova traduzione che Einaudi ha affidato a Monica Pareschi (che peraltro scrive, oltre a tradurre), sulla scia, forse, dell’idea sottesa alla loro stessa collana “Scrittori tradotti da scrittori”, chiusa nel 2000, in cui a cimentarsi erano Pavese, Natalia Ginzburg, Eco, Palazzeschi e tanti altri notissimi.

Ce lo ripetiamo di continuo: quello che rende un classico tale è il fatto di essere immortale, di parlare a lettori di epoche diverse, e a uno stesso lettore nel corso della vita, permettendogli di cogliere ogni volta punti di vista, se non quasi fatti veri e propri, nuovi. È come se il libro fosse in grado di adattarsi, o contenesse, inespressi, germi di futuro.