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Lungo «Lo stradone», l’ultimo romanzo di Francesco Pecoraro

di Marco Renzi

È vero: la scrittura oggi è alla portata di tutti, ma fare letteratura resta ancora un lavoro per pochi. Il compito del critico e del lettore più attento è dunque quello di individuare questi pochi scrittori, segnalarli e restituire loro lo spazio che meritano.

Francesco Pecoraro, tuttavia, non necessita di molte presentazioni, essendo uno degli autori più interessanti apparsi nel panorama editoriale italiano negli ultimi quindici-vent’anni. Già La vita in tempo di pace (2013) aveva messo in luce una scrittura notevole e una capacità davvero rara di leggere sia la contemporaneità sia i settant’anni del dopoguerra, il più lungo periodo di pace ininterrotta che la Storia ricordi. Tali peculiarità restano inalterate nello Stradone, dove di nuovo riemergono nodi cruciali del nostro tempo, pur con una struttura abbastanza diversa, sicuramente più prossima al saggio.

Pecoraro si affida qui a un narratore senza nome: un uomo sopra la sessantina, un abitante della Città di Dio, più precisamente della Sacca (Valle Aurelia), un tempo popolata da fornaciai e ora luogo assai rappresentativo dell’odierno «ristagno».

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Il buio a luci accese, le piccole favole di David Hayden

I racconti di David Hayden sono una delle scoperte più piacevoli di questa prima della metà dell’anno. Il buio a luci accese (Safarà editore, 2019, traduzione di Riccardo Duranti) è uscito intorno alla metà di aprile, da allora ho letto i racconti almeno un paio di volte, alcuni anche quattro volte, uno – quello che apre la raccolta – credo sei volte.

L’azione di rileggere un testo a così poca distanza da una lettura precedente è collegata quasi sempre allo stupore e, successivamente, alla voglia di approfondimento; nel caso di Hayden è stato lo stupore a prendere possesso del mio animo da lettore e a non lasciarmi scappare da quelle pagine. La voglia di ritornare è simile a quella che ti prende davanti alle belle poesie, la meraviglia che ti porta a riconsiderare un verso, il suono, il suo grado d incomprensibilità o di attribuirgli, a ogni rilettura, un nuovo significato.

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Padre e figliolo (ispirato alle tavole di Vater und Sohn, di E. O. Plauen)

di Marco Mantello Questa è la storia di padre e figliolo e ovviamente finisce finisce che loro ‘cari amici arrivederci’ e volarono in cielo da padre e figliolo *** Casi disperati Padre e figliolo braccia tese, appollaiati su una bella staccionata se ne stavano a un metro dal suolo come due uccelli imbranati: – Divertente. […]

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Vocabolario minimo delle parole inventate: Hibrisifico

Pubblichiamo un racconto di Pierluca D’Antuono tratto da Vocabolario minimo delle parole inventate, antologia curata da Luca Marinelli e uscita per Wojtek edizioni.

di Pierluca D’Antuono

Sentimmo parlare per la prima volta di Luigi Maria Gaggiollo nell’ottobre del 2004, nell’aula 10 della Facoltà di Lettere e Filosofia di Roma Tre dove allora, ogni venerdì pomeriggio, il Gruppo Cassavetes riuniva i cinque membri effettivi che potevano vantare un conto aperto con le due più piccole tipografie del quartiere San Paolo.

Sembrava un randagio a tre zampe malato e impazzito: le spalle incassate, un alone di sfiducia non risolta e irriducibile, indossava senza disinvoltura una macchia gialla di tessuto sintetico infilata da una riga di bottoni con il secondo, il terzo e il quinto sbrecciati, una giacca grigio topo di due taglie abbondanti foderata all’interno di rosa, la lingua di una cravatta nera pencolante dalla tasca rivoltata dei Champion bianchi incassati nelle Dottor Martens slacciate ai piedi.

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Dentro “Gli indifferenti” di Moravia

di Virginia Fattori

A Bressanone Alberto Pincherle, poi Moravia, inizia a scrivere la storia della famiglia Ardengo, una realtà a lui contemporanea osservata attraverso le lenti della malattia che lo affligge e dell’impotenza che gli garantisce una prematura consapevolezza delle situazioni che gli orbitano attorno. Un romanzo che verrà pubblicato dalla casa editrice Alpes di Milano nel 1929. Nello stesso anno a Strasburgo vengono fondati gli Annales da Febvre e Bloch, negli Stati Uniti viene scoperta una legge, quella di Hubble, che riguarda l’espansione dell’universo; nel frattempo in Italia nove città giocavano per la prima volta la moderna serie A.

Contemporaneamente Gli Indifferenti si inserisce in un contesto politico e sociale rilevante per la storia della letteratura: Debenedetti valuterà questa opera (e la scoperta di Svevo) come il “primo romanzo contemporaneo”. Ines Scaramucci dirà «l’inizio del neorealismo», un romanzo esistenzialista che pone il protagonista nella situazione emblematica di vuoto davanti allo spazio indefinito di libertà assoluta. Un passato inconciliabile con il presente, un futuro indefinibile: così Moravia si fa portavoce della sua generazione e trasversalmente anche alla nostra.

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Leo Perutz: weird mitteleuropeo

di Angelo Murtas

Leo Perutz evoca un’Europa che è stata, il doloroso rimpianto di un tempo perduto. I suoi romanzi sono oggetti mai completamente definiti, narrazioni geometriche che oltrepassano la specificità dei generi per ribaltare il reale. Qualsiasi tentativo di associare le sue opere a un canone definito è destinato, se non a fallire, a risultare parziale, difettoso. Molti dei suoi libri cominciano con un interrogativo e procedono nello sforzo di rispondervi, seguono i modelli di risoluzione del caso tipici del giallo, ma la presenza costante di elementi irrazionali, di tracce oscure e oniriche, finisce per trasbordare i confini del genere.

Imbattendoci nei suoi romanzi ci ritroviamo nella Praga capitale dell’Impero, nell’Europa di inizio Settecento, nella Spagna delle guerre napoleoniche, nella Francia dominata dalla complessa personalità di Richelieu; eppure la Storia, che tenta di imporsi come genere, è solo uno spazio di manovra, un divertissement alla maniera del Contro-passato prossimo di Morselli, all’interno del quale i personaggi minori, incapaci di governare gli eventi, ne finiscono travolti, e a dominarli sono di nuovo forze misteriose e demoniache.

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Storie di corpi e sabbia: “Lingua nera” di Rita Bullwinkel

Pubblichiamo un pezzo uscito su Tuttolibri, l’inserto culturale della Stampa, che ringraziamo.

Secondo Julio Cortázar, laddove il romanzo possiede una struttura poliedrica, il racconto richiamerebbe la forma di una sfera; più precisamente, secondo lo scrittore argentino, «il sentimento della sfera deve preesistere in qualche modo all’atto di scrivere il racconto, come se il narratore, soggiogato dalla forma che assume, si muovesse implicitamente in essa e la portasse alla sua estrema tensione, cosa che fa, appunto, la perfezione della forma sferica».

Leggendo le storie brevi che compongono Lingua nera, la raccolta d’esordio di Rita Bullwinkel – uscita in Italia per Black Coffee, nella traduzione di Leonardo Taiuti – non sembra di avere sempre a che fare con una sfera; qua e là la scrittura di Bullwinkel insegue altre traiettorie, componendo piccoli o piccolissimi mondi frastagliati.

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Dogperson

Pubblichiamo un racconto di Dario De Marco. Buona lettura (fonte foto). * Dice che quando vedi un cane che ti viene incontro, la cosa che non devi proprio fare anche se hai paura, anche se l’animale ti sembra aggressivo – soprattutto se tieni paura, soprattutto se l’animale è aggressivo – l’ultima cosa che devi fare […]

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La frontiera US-Messico in quattro libri

Pubblichiamo un pezzo uscito su Linus, che ringraziamo.

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C’è un punto della frontiera tra Stati Uniti e Messico in cui se provi a chiedere in che Stato ti trovi, nessuno sa dirtelo con certezza. Potrebbe essere Texas, o Nuovo Messico, potrebbe anche essere Messico. Sono poche centinaia di metri tra El Paso e Ciudad Juárez, in assenza di muro e separate solo dai binari della ferrovia che collega le due città e dal rapido passaggio di qualche treno. Tra un treno e l’altro messicani in cerca di un futuro migliore provano ad attraversare clandestinamente e rapidamente i binari, rifugiandosi nelle cucine di un ristorante italiano che è affacciato sul Messico ma è già in territorio americano.

Prima e dopo ci sono solo chilometri di muro, evocativo di viaggi interrotti, famiglie divise, violenza diffusa.

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Storia agrodolce di un piccolo migrante nel nuovo romanzo di Daniel Di Schüler

Leggere 240 battiti al minuto (Albe Edizioni) è facile come bere un bicchiere d’acqua, ma sarebbe riduttivo relegarlo alla narrativa per ragazzi. Francamente è molto di più. Anche se ci troviamo immersi per buona parte del libro in una storia spassosa, divertente, a tratti commovente, sullo sfondo permane lo scenario drammatico degli sbarchi dei nordafricani sulle coste europee e le relative conseguenze. Un tema incandescente e quanto mai attuale. Persone che hanno perso tutto e sfidano la sorte pur di raggiungere il vecchio continente per avere una possibilità di vita.