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“I cento pozzi di Salaga”: intervista a Ayesha Harruna Attah

Pubblichiamo un pezzo uscito sul Messaggero, che ringraziamo.

La giovane scrittrice Ayesha Harruna Attah è un talento emergente nel panorama della letteratura africana. In Italia, la casa editrice Marcos y Marcos ha tradotto e pubblicato recentemente il suo terzo romanzo, I cento pozzi di Salaga (traduzione di Monica Pareschi, 18 euro, 300 pagine), città ghanese già epicentro del mercato degli schiavi.

Due donne alla ricerca della propria libertà animano la narrazione, che ha lo spirito e il respiro del romanzo storico. Aminah è una quindicenne sognatrice, creativa, figlia di un commerciante che viaggiava dal mercato di Timbuctù a quello di Salaga. La scomparsa del padre forza i tempi della sua crescita, segnata poi dal rapimento e dallo schiavismo che la sottrae a una vita ancora piena di promesse. Il destino s’incrocia con quello della guerriera ribelle Wurche, nata in una famiglia potente, nella quale prova a mettere in discussione le gerarchie e le scelte predefinite, aspirando al governo.

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13 marzo 2019

di Samir Galal Mohamed Indurito, il corpo sociale si presenta una matassa impenetrabile, arrugginita da decenni di fondale. Arenaria, alghe, calcare. Un relitto che attende d’essere recuperato, perfino dal mozzo. Un funerale, a Ornans, dove il marrone è il colore della morte e la prospettiva si piega all’altezza della croce. Luiz e Guilherme, venticinque e […]

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Una lista di lettura: quattro saggi stimolanti su argomenti molto diversi

Come cambiare la tua mente, Michael Pollan, Adelphi (traduzione di Isabella C. Blum)

Un libro, soprattutto su un tema complesso e scivoloso come questo, può ovviamente essere letto in più modi e molteplici sono anche le interpretazione che ne escono. Eppure, e sicuramente proprio a causa della delicatezza dell’argomento, in brevissimo le applicazione scientifiche degli psichedelici e il loro rapporto con la mente, un certo puritanesimo finisce per emergere con forza (si veda la recensione su Repubblica di Stefano Massini).

Si tratta però di letture fuori fuoco, che scambiano questo libro di Pollan, critico gastronomico, autore di deliziosi libri tra il saggio e la forma narrativa come Cotto o Il dilemma dell’onnivoro, per ciò che non è, ovvero un’istigazione all’uso di psichedelici («Per cui, non me ne voglia Pollan, ma alla sua domanda “Come cambiare la tua mente”, risponderei “con un sano bagno di realtà”.

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Dal Giappone all’Argentina: “Gaijin”, un estratto

Pubblichiamo un estratto dal romanzo Gaijin, di Maximiliano Matayoshi, uscito per Edizioni Funambolo, che ringraziamo.

La professoressa Hiroko ci diede una matita, poi ci disse di andare, che i quaderni non erano ancora arrivati ma che, era sicura, li avremmo ricevuti la settimana successiva. Ci alzammo dai banchi – una fila di lastre di metallo – e uscimmo dalla tenda. Mentre seguivo le tracce di cinque cingolati, Tatsuo mi raggiunse per chiedermi se volessi andare alla piazza. Mi mostrò quattro granate e sorrise.

Quei proiettili per noi erano un vero tesoro. Capitava raramente di trovarne di nuovi e quando succedeva ci riunivamo nella piazza per il grande rituale: una volta seppelliti, posizionavamo dei chiodi sui bossoli per poi farci rotolare sopra una pietra dall’alto dello scivolo. Quando la pietra colpiva i chiodi, l’esplosione lasciava enormi buche e noi restavamo sordi per ore. Quel giorno però non ero interessato alle esplosioni.

Pino Pascali, Pulcinella (1965)

Trappole dell’acting

Questo testo è stato pubblicato su “Artribune” come parte di una serie di articoli dedicata al tema della likeability intesa come l’atteggiamento, ormai universalmente diffuso, in base al quale non dico semplicemente ciò che penso ma lo sottopongo a un vaglio preventivo, e quindi dico e faccio piuttosto ciò che immagino gli altri si aspettino […]

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Arte contemporanea, se questo è un canone. Un tentativo di fare ordine: ma serve davvero?

di Leonardo Merlini

Secondo la Treccani il canone è un “elenco di opere o autori proposti come norma, come modello”. Un’operazione, quella della definizione di tale canone, che ha probabilmente a che fare con il desiderio filosofico di dare un ordine al mondo oppure con l’esigenza primordiale (e religiosa) di assegnare un nome alle cose. Al tempo stesso, questo bisogno di definire concorre inevitabilmente anche a restringere il campo, qualcuno potrebbe dire, senza troppo scandalo, a ridurre la libertà; serve a offrire un’interpretazione pubblica a questioni che potrebbero altrimenti essere pericolose, dirompenti per il potere o il pensiero dominante. Norma e modello, per l’appunto.

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A raccontare il piano padano

Pubblichiamo un pezzo uscito su Linus, che ringraziamo.

di Giulia Cavaliere

Mentre attraverso la pianura padana su un treno regionale veloce che affetta piuttosto lentamente i campi di grano e le secche dei torrenti tra Milano e Reggio Emilia, ripenso a tutte le volte in cui, su questa stessa tratta, ho fatto partire i CCCP nei miei auricolari. Nel tempo, un numero non conteggiato di viaggi in questo lembo di terra che è casa e che scotta e non lascia respiro a fine luglio mentre piange di brina nei mesi invernali, mi ha costretta intimamente a farmi accompagnare da quella che per me è l’unica colonna sonora possibile passando per queste vie: di volta in volta su una cassettina con scritto “Affinità / Divergenze”, poi su un cd, infine in un’ampia manciata di mp3.

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La maledizione dei catari

di Davide Gatto I catari, i puri. Esala da qualche piega nascosta dell’essere il veleno sottile della perfezione, è una sostanza inodore e incolore che scivola dentro i pori della pelle e raggiunge le reti neuronali e come un’artrite le irrigidisce, non un’artrite de-formante ma per-formante, persino le sinapsi si attivano in tempi e luoghi […]

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Luigi Cinque, una ricerca senza fine

Luigi Cinque è una figura straordinariamente poliedrica: musicista, regista, compositore, operatore culturale, protagonista della straordinaria fase degli anni ’70, dalla lotta politica alla ricerca musicale (da Luciano Berio al Canzoniere del Lazio, dal jazz al progressive alla musica contemporanea alla classica indiana), per poi proseguire in maniera matura e consapevole il suo percorso artistico coerentemente fino a oggi, sempre al di fuori degli schemi, sempre attraversando barriere, mescolando generi, esplorando mondi e linguaggi sempre diversi.

Nanni Balestrini, Umberto Eco, Pina Bausch, Pier Paolo Pasolini, gli Area, Paco Taibo II, Vidiadhar S. Naipaul, Edoardo Sanguineti, Valerio Magrelli, Mauro Pagani, Banco del Mutuo Soccorso, Jannis Kounellis… ecco solo alcuni dei nomi con cui Cinque si è incontrato in una carriera ritmata da straordinarie collaborazioni.

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L’idioma di Casilda Moreira, o la lingua dell’amore perduto

“Erano trascorse due settimane da quando il professor Giuseppe Montefiori, un uomo basso e mite, con una barba appuntita sempre ben curata, si era chiuso in casa, senza avere nessun sintomo di malattia.” Comincia così il nuovo romanzo di Adrian Bravi, L’idioma di Casilda Moreira (Exorma). Un attacco formidabile, capace di suscitare nel lettore grande […]