Papa Francesco

Via della Conciliazione

Lo dico subito: sono anticlericale e continuerò ad esserlo, come molti italiani di mezza età costretti a subìre sin dall’infanzia scolastica le angherie della madre superiora, che per punizione ti costringeva ogni mattina a far recitare la preghiera al resto della classe perché già allora al Cristo di Zeffirelli preferivi quello di Jesus Christ Superstar, e lo scrivevi nei temi, divenendo per la maestra la prova provata di come il maligno si insinui nei giovani cuori indifesi. Poi leggi la storia e il diciannovesimo canto dell’Inferno dantesco; leggi di Giordano Bruno, di Galileo, e delle persecuzioni contro gli eretici. Infine tanta Dc, la banda Marcinkus e vari preti pedofili hanno completato il cerchio.

Immaginate quindi quale sorpresa nel ritrovarmi martedì mattina, appena tornato da un viaggio in Africa, a far suonare la sveglia di buon’ora per vestirmi e uscire in fretta verso via della Conciliazione. Camminavo e pensavo se fossi diventato matto, se si trattasse di una crisi di coscienza, se la vecchiaia avanzasse implacabile, e la paura della morte cominciasse minacciosa a bussare alla porta; se anche il mio destino fosse quello di nascere incendiario e morire pompiere. Poi sono arrivato a destinazione, e ho capito che non era niente di tutto questo.

A portarmi davanti la basilica di San Pietro era stata una insostenibile curiosità bi-direzionale: vedere chi c’era, e vedere il nuovo Papa da vicino. Mi sono così ritrovato insieme a centinaia di migliaia di persone con le quali sino a poco tempo fa pensavo non avrei mai avuto niente da condividere, e che invece ora sentivo prossime, quasi complici, senza più provare quell’imbarazzo che mi aveva accompagnato sin lì. Guadagnate poco a poco le transenne, il mio stato d’animo si faceva sempre più chiaro, ed era uno stato d’animo sereno, pacato, pacifico.

Erano state le prime parole e i primi gesti di papa Francesco, nei giorni precedenti la grande kermesse dell’intronizzazione, ad aver fatto scattare in me la scintilla, quella curiosità attiva per certi versi simile al credo di Tommaso, il santo che voleva toccare con mano. Ecco, la chiave di volta era stata questa: voler rendermi conto di persona se quel papa fosse veramente ciò che lasciava intendere: un papa diverso, un papa vero. Un papa normale.

Non sono rimasto deluso. Non tanto e non solo perché il Pontefice fermava la sua macchina senza vetri a ogni metro, distribuendo carezze e sorrisi a tutti; ma soprattutto perché i volti e gli occhi dei fedeli sembravano avere una luce nuova e antica allo stesso tempo, la luce della speranza e del desiderio di ritrovare un punto di riferimento, una guida spirituale. Un uomo di cui potersi fidare.

Quanto poco è bastato a questo papa per conquistare tutti. Pochi gesti che richiamano i valori fondamentali della Chiesa cattolica, e poche parole per ricordare, ad esempio, che il guardare al nostro prossimo come a un fratello e il rivolgersi verso l’altro con cortesia e rispetto sono azioni che dovrebbero rientrare nella banale quotidianità di ciascuna esistenza.

Sia chiaro che siamo agli inizi, e molto cammino c’è fare. Lo aspettiamo al varco dei diritti civili, delle unioni civili, o della insoluta quaestio sul testamento biologico. Su questi temi noi rimaniamo l’Italia, Stato laico, loro lo Stato Vaticano: niente ingerenze, please. A ciascuno il suo.

Però intanto qualcosa si muove e non era così scontato, neanche dopo la clamorosa rinuncia di Ratzinger, manifestazione esplicita di tutto il marcio che vegeta dentro le mura vaticane: la sostituzione del presidente dello Ior appena ventiquattr’ore dopo le sue dimissioni, sta lì a dimostrare inequivocabilmente l’essenza del peggior secolarismo accumulato nel tempo dalla curia di Roma.

E adesso? Adesso aspettiamo. Aspettiamo decisioni ben più importanti del rifiutare la scorta, le scarpette rosse o un anello d’oro. Ma la strada, finalmente, torna ad essere quella della retta via. Il primo servitore di Cristo deve dare l’esempio, e gli altri, a partire da quel clero indegno, colpevole di intrighi, ricatti e giochi di potere, si devono adeguare.

Papa Francesco, proveniente dal Sud del mondo, e che di quel Sud sembra aver ereditato e conservato semplicità e umiltà, è apparso all’improvviso come l’uomo giusto al posto giusto, arrivato giusto in tempo per tornare a infondere energie vitali a chi le aveva perdute.

Speriamo non ci deluda.

Speriamo non gli facciano fare la fine di Papa Luciani.

Amen.             

Emiliano Sbaraglia (Frascati, 1971) è responsabile delle trasmissioni culturali di RadioArticolo1 e di UndeRadio, l’emittente-web di Save the Children Italia dedicata al mondo della scuola. Tra i suoi scritti Cento domande a Piero Gobetti (2003), Incontrando Berlinguer (2004), I sogni e gli spari. Il ’77 di chi non c’era(2007), La scuola siamo noi (2009), Il bambino della spiaggia (2010). Collabora con l’Unità e Italiani quotidiano. Partecipa al progetto e associazione “Piccoli maestri”.
Commenti
3 Commenti a “Via della Conciliazione”
  1. Enrico Marsili scrive:

    Gli atei devoti sono ormai dappertutto, pure su questo blogghe. C`e` ancora qualcuno di fare a meno della Chiesa e delle sue liturgie? Non parlo delle colpe della chiesa, ben note. Parlo della sua totale, completa inutilita`.
    Eppure nessuno o quasi osa negare l`8 per mille e tutti giu` a disquisire della dottrina sociale, del cristo e della madonna. Madonna damigiana con tutti i santi per tappo, ecco.

  2. Giorgio scrive:

    Forse in un vuoto di ideologie si fa prepotente questo sentimento di nostalgia, più che di vero credo, per una religiosità e una visione del “buon cristiano” che per molti risale all’educazione cattolica. Anch’io concordo sull’inutilità della Chiesa ma non sempre è facile farne a meno, gli “atei devoti” magari aspirano a ricredersi per mettersi “l’anima in pace”.

  3. Enrico Marsili scrive:

    Non e` facile fare a meno della chiesa? La liberta` di scopare con chi ci piace, quando ci piace, e come ci piace mi sembra un motivo sufficiente per mandare a quel paese tutta la chiesa. Chiesa e liberta` sono da sempre incompatibili.

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