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Parlare del Premio Strega leggendo i libri del Premio Strega. Quinta puntata: “Le colpe dei padri” di Alessandro Perissinotto

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FL 

Dei cinque libri che abbiamo letto, la mia pagina preferita in assoluto è la 155 dell’ultimo: Le colpe dei padri di Alessandro Perissinotto. Da quando ho trovato il camioncino Iveco di Walter Siti ho aspettato che in uno di questi libri si aprisse uno squarcio verso un mondo parallelo, impossibile, instabile, perché quel camioncino Iveco mi ricordava troppo la realtà. Perissinotto forse non sarà un grande scrittore ma è l’unico dei cinque autori che a un certo punto mi ha condotto sulla soglia della realtà e lì mi ha fatto affacciare in quel mondo simile al nostro ma governato da regole diverse: il mondo della letteratura, buona o mediocre che sia.

Un minimo di trama per spiegare come si arriva a quel momento di vertigine. Il protagonista si chiama Guido Marchisio. Dirigente di una multinazionale, ha lasciato la moglie per Carlotta, un’ex stagista della Moosbrugger (la sua multinazionale). Guido è impregnato di calvinismo, scrive con la Montblanc e ogni tanto gioca a tennis. Insomma, ha un suo equilibrio. A un certo punto accade una cosa minuscola e di nessun peso: viene scambiato per un’altra persona. Pensano che sia Ernesto Bolle invece lui è Guido. È esattamene da questo evento insignificante che si scatena l’inferno. Reazioni a catena, incontrollate, e tutto viene travolto. Sarà per «la sua fobia per le coincidenze», ma l’ipotesi che esista una persona che gli sia simile inietta in Guido una inquieta curiosità di sapere chi sia questo “sosia”, e con lui, in misura più sana, la curiosità contagia il lettore.

Tante volte ho visto questa struttura leggendo i romanzi. Si sposta un granello e nel giro di poche pagine ti ritrovi la valanga. Guido Marchisio inizia un’indagine totalmente gratuita, insensata, controproducente, fatta di dubbi e ricerche: «Fu quella la prima volta in cui concepì l’ipotesi di avere un fratello. Di più, un gemello». Ho visto tante volte i personaggi dei romanzi perdersi dietro a ossessioni che li rovinavano, che si tratti di un amore non corrisposto, della ricerca di un luogo della memoria o di un oggetto caro, li ho visti far saltare per aria la loro vita per il tarlo di una vendetta o per un progetto di nessun interesse.

La storia di Le colpe dei padri è un pretesto per raccontare per l’ennesima volta il tema del doppio, la volubilità dell’identità. Temi che la letteratura ha raccontato all’infinito e che non si consumano mai. Anzi, più vengono raccontati più ogni scrittore sembra fare luce su un aspetto che ancora non si era visto bene. Non so tu, Christian, ma io ci sono cascato. Mi sono incuriosito. Sono stato appresso alla ricerca di questo Ernesto, tra vecchi registri scolastici e interrogatori che finivano tutti così: «Mi dispiace, tutto quello che sapevo te l’ho detto».

C’è un mistero in questo libro. E non sappiamo neanche di preciso quale sia. È per questo che io non lo chiamerei “un giallo”, come invece avevo sentito dire. Ecco il giallo: «Forse la morte di Ernesto era legata a un mistero che lui doveva svelare?». E lo chiami giallo? Il libro è un crescendo di ansia («Un’inspiegabile angoscia si impadronì di lui») e di paranoia («gli parve che persino il Presidente della Repubblica, incorniciato sul muro alle spalle del questurino, lo guardasse con riprovazione»). E si procede tra minacce e sonniferi.

La storia passa da pagina 155, è lì che le certezze iniziano a crollare. È qui che Perissinotto mi ha convinto. Ho riconosciuto quel modo in cui la letteratura mette in crisi le nostre verità, pone degli interrogativi assurdi alla realtà, ne scuote le certezze e la fa traballare. Non è un libro senza difetti. Scorre ma è stile piatto. L’immaginario è troppo cinematografico («rimase a lungo, sotto una cascata bollente, proprio lui che, normalmente, la doccia la faceva quasi fredda»). Ma è un libro con una sua consapevolezza (implicitamente ed esplicitamente cita Conrad, Dostoevskij, Borges) e mentre monta dallo sfondo il terrorismo, l’autore non dimentica di mettere «una gelata in anticipo sulla stagione». A dirla tutta, c’è anche qui un Iveco. Ma è un Iveco Turbostar, un’autobotte della Shell. Ho detto quasi tutto.

CR

Francesco, siamo arrivati alla fine. Per fortuna con Perissinotto ritrovo una possibilità di confronto più facile che con altri libri, probabilmente perché è molto chiaro il progetto di libro che ha cercato di costruire, e come hai mostrato tu, quali sono le cose riuscite e quali invece i limiti. Insomma, Perissinotto fa un patto molto onesto con il lettore. Forse anche per questo, sono riuscito a trovare in rete qualche buona analisi: prendi questa per esempio sul sito dell’Enciclopedia Treccani. Questa onestà probabilmente è dovuta al mestiere di Perissinotto: insegnare Teorie e Tecniche della scrittura gli avrà fatto acquisire una capacità di maneggiare la costruzione romanzesca in un modo forse in parte derivativo – come tu fai notare (il così letterario tema del doppio, riesplorato) – ma tanto consapevole da non poter essere apprezzato.

Ma il riconoscimento maggiore che do a Perissinotto è quello di aver dato vita a un personaggio interessante. Guido Marchisio – questo tagliatore di teste che a un certo punto impazzisce perché pensa che esista una specie di suo doppio, una sorta di coscienza congelata della sua infanzia che come in Dorian Gray lo accusa di tutto che avrebbe potuto diventare e non è diventato – è un personaggio riuscito, evidentemente emblematico di una crisi italiana, di un tradimento di alcune speranze di un intero Paese. È il personaggio che mi ha più affascinato insieme a Tommaso Aricò di Resistere non serve a niente. E te lo cito perché è difficile non metterli accanto. Il bankster e l’headhunter. Il broker senza scrupoli e il tagliatore di teste. Due facce della stessa economia diabolica. Anche Guido Marchisio, come Tommaso, sembra aver fatto un patto faustiano. Anche per lui il male del cinismo aziendale si trasforma in un male teologico.

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Commenti
8 Commenti a “Parlare del Premio Strega leggendo i libri del Premio Strega. Quinta puntata: “Le colpe dei padri” di Alessandro Perissinotto”
  1. Stavrogin scrive:

    Quindi se ho ben capito per voialtri critici “sinceri” il libro di Perissinotto è migliore di quello di Siti.

    Ma bravi. Ora cacateve in mano e dateve ‘na pizza.

  2. SoloUnaTraccia scrive:

    ‘Mmazza che stalker.

    Non è mica Wimbledon, qua.

  3. christian raimo scrive:

    per me il miglior libro è Siti. comunque è bello che dopo tuti i tentativi di essere articolati quello che ancora si vuole è un giudizio liquidatorio meglio se sprezzante

  4. Stavrogin scrive:

    Quello che sempre si vuole è un giudizio sensato, meglio se attendibile. E i vostri giudizi – come del resto le vostre argomentazioni – non lo sono.
    Vi informo comunque che il sottotitolo del vostro pezzo su Perissinotto su Linkiesta recita: “Le colpe dei padri è il miglior finalista”. Siete talmente articolati (e paraculi) che non sapete neanche più cosa avete scritto.

  5. Christian Raimo scrive:

    @Stavrogin: il titolo su Linkiesta non l’abbiamo messo noi. Io appunto non sarei stato così sintetico. Ma va bene così. Anche i tuoi giudizi sono molto argomentati. Imparerò.

  6. Stavrogin scrive:

    La sintesi, ovviamente, non c’entra nulla; qui c’è un problema di paraculaggine grave. Sai perché chi ha scelto quel titolo si è fatto l’idea che il migliore per voi fosse Perissinotto? Perché in mezzo a tanti pensieri in libertà – Longo è ancora li’ che cerca le “belle frasi” – vi è mancato quel minimo di onestà intellettuale per scrivere, magari in grassetto: “Guardate, quest’anno tra il libro di Siti e gli altri quattro c’è un abisso – di stile, di intelligenza, di visione del mondo – e per non accorgersene bisogna essere o analfabeti o del tutto in malafede; detto questo, proviamo a fare qualche considerazione sulla cinquina (sperando di non sparare troppe cazzate)”.

    Quanto a me, no, i miei giudizi non sono argomentati. In compenso sono sensati e attendibili. Impara.

  7. gianni scrive:

    che risate, che risate stavrogin! bel personaggio, il tuo, un po’ superato, ma bello. ci vuole impegno, tempo, tanto tempo da perdere. bello come il libro di siti. ai pastori l’ardua settanza

  8. SoloUnaTraccia scrive:

    Leggo ora che ha vinto Siti. Tutti contenti, come direbbe Paolo di Stefano (uno bravo, fra l’altro). Così magari Stavrogin la pianta di scuotere i cespugli gratis e spunta un contrattino come consulente editoriale. Per la Ferrero.

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