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Parola di Gustave Flaubert

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Il 12 dicembre 1821 nasceva Gustave Flaubert. Pubblichiamo due lettere di Flaubert a Maupassant tratte da Troppe puttane! Troppo canottaggio! Da Balzac a Proust, consigli ai giovani scrittori dai maestri della letteratura francese, antologia curata e tradotta da Filippo D’Angelo.

A Guy de Maupassant 

Croisset, 15 agosto 1878

[…]

Ora parliamo di voi.

Vi lamentate che il culo delle donne è «monotono». C’è un rimedio molto semplice: non servirsene. «Gli avvenimenti non variano». Questo è un lamento realista, e d’altronde, che ne sapete? Bisogna guardarli più da vicino. Avete mai creduto all’esistenza delle cose? Tutto non è forse illusione? Di vero non ci sono che i «rapporti», vale a dire il modo in cui percepiamo gli oggetti. «I vizi sono meschini»: ma tutto è meschino! «Non ci sono abbastanza costruzioni diverse di frasi». Cercate e troverete.

Insomma, mio caro amico, mi sembrate piuttosto amareggiato, e il vostro sconforto mi rattrista, perché potreste impiegare più gradevolmente il vostro tempo. Dovete, capite, giovanotto, dovete lavorare di più. Comincio a sospettarvi di essere un po’ fannullone. Troppe puttane! Troppo canottaggio! Troppo esercizio! Sissignore! L’uomo civilizzato non ha tanto bisogno di locomozione quanto lo pretendono lor signori i medici. Siete nato per fare dei versi, fatene! «Tutto il resto è vano», a cominciare dai vostri piaceri e dalla vostra salute; ficcatevelo nella capoccia. D’altronde alla vostra salute farà bene seguire la vostra vocazione. Questa osservazione è frutto di una filosofia, o meglio, di un’igiene, profonda.

Vivete in un inferno di merda, lo so, e vi compatisco dal profondo del cuore. Ma dalle cinque della sera alle dieci del mattino tutto il vostro tempo può essere consacrato alla musa, che è anche la miglior zoccola. Suvvia, mio caro giovanotto, rialzate il capo! A cosa serve rimuginare la propria tristezza? Bisogna porsi faccia a faccia con se stessi da uomini forti; è il mezzo per diventarlo. Un po’ di orgoglio, diamine! Il «ragazzo» aveva più fegato. Ciò che vi manca sono i «principi». Si ha un bel dire, ce ne vogliono. Resta da sapere quali. Per un artista ce n’è uno solo: sacrificare tutto all’Arte. La vita deve essere considerata da lui come un mezzo, niente di più, e la prima persona di cui deve fregarsene è se stesso.

Che cosa succede alla Venere rustica? E il romanzo il cui progetto mi aveva conquistato?

Se volete distrarvi, leggete il Diomede del mio amico Gustave Claudin e non leggete ciò che ho letto proprio oggi: la Politica tratta dalla Sacra Scrittura di Bossuet. L’aquila di Meaux mi sembra una vera oca.

Riassumo, mio caro Guy: state in guardia dalla tristezza. È un vizio, si trae piacere dall’essere sconfortati, e quando lo sconforto è passato restiamo inebetiti, perché abbiamo consumato forze preziose. Allora abbiamo dei rimpianti, ma è troppo tardi. Credete nell’esperienza di uno sceicco al quale nessuna stravaganza è estranea.

Vi abbraccio teneramente,

Il vostro vecchio

 

A Guy de Maupassant

Croisset, [1° febbraio 1880]

Parliamo prima della Prova, poi discuteremo di Palla di sego. Ebbene, la Prova è molto, molto carina. Il ruolo di René potrebbe fare la reputazione di un attore, ed è pieno di buoni versi, come l’ultimo della pagina 53. Avendo troppa fretta, non vi segnalo gli altri. Il voltafaccia dell’amante e l’arrivo del marito sono drammatici. L’insieme è divertente, fine, di buon intrattenimento, delizioso.

Mandate una copia del volume alla principessa Mathilde, con il vostro biglietto da visita attaccato alla pagina del frontespizio. Mi piacerebbe vedere questa pièce recitata in casa sua!

Ma ho fretta di dirvi che considero Palla di sego come un capolavoro! Sì, giovanotto! Né più, né meno, questa è l’opera di un maestro. È molto originale nella concezione, interamente ben ideata e di uno stile eccellente. Il paesaggio e i personaggi sono ben visibili e la psicologia è forte. In breve, sono rapito; due o tre volte ho riso ad alta voce (sic).

La reazione scandalizzata di Madame Brainne mi dà le vertigini! Da non crederci…

Vi ho scritto su un piccolo pezzo di carta le mie osservazioni da pedante. Tenetene conto, mi sembrano buone.

Questo piccolo racconto resterà, siatene certo! Che bei grugni quelli dei vostri borghesi! Non uno che sia malriuscito. Cornudet è immenso, e vero. La suora sfigurata dal vaiolo, perfetta, e il conte «mia cara bambina», e la fine! La povera ragazza che piange mentre l’altro canta La Marsigliese, sublime. Ho voglia di sbaciucchiarvi per un quarto d’ora! Sì, davvero, sono così contento! Divertito e ammirato!

Ebbene, proprio perché è un racconto duro e fastidioso per i borghesi, toglierei due cose che non sono per nulla male, ma che possono far gridare gli imbecilli, perché hanno l’aria di dire: «Io me ne frego». 1° In quali fosse eccetera: questo giovane getta del fango sul nostro esercito; 2° la parola capezzoli. Dopodiché anche i gusti più pudibondi non avranno niente da rimproverarvi.

È deliziosa, la vostra ragazza. Se all’inizio poteste smagrirla un poco, mi fareste un piacere.

Scusatemi con Hennique. Sono davvero sovraccarico di letture, e i miei poveri occhi non ne possono più. Ho ancora una dozzina di opere da leggere prima di cominciare il mio ultimo capitolo. In questo momento sono immerso nella frenologia e nel diritto amministrativo, senza contare il De Officiis di Cicerone, e il coito dei pavoni.

Voi che siete (o meglio siete stato) un villico, avete per caso visto queste bestie abbandonarsi all’amore?

Temo che certe parti del mio capitolo difetteranno di castità. C’è un bamboccio dai costumi sconvenienti, e uno dei miei brav’uomini fa una petizione per avere un bordello in paese.

Vi abbraccio più forte che mai.

p.s. Ho alcune idee sul modo per far conoscere Palla di sego, ma spero di vedervi presto. Ne voglio due copie; ancora bravo, per Dio!

© minimum fax 2014 – Tutti i diritti riservati – Traduzione di Filippo D’Angelo

Commenti
Un commento a “Parola di Gustave Flaubert”
  1. linnio scrive:

    c’è una similitudine zoomorfa che ritorna, ossessivamente nell’immenso ( sia qualitativamente che quantitativamente) epistolario flaubertiano: “come un orso”. Epistolario che meriterebbe senz’altro una traduzione integrale in italiano ( e non estemporanee scelte antologiche).

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