magritte les amants

Innamoratevi di chiunque che l’anima gemella non esiste

magritte les amantsQuesto articolo di Valeria Parrella è uscito su La Repubblica. Ringraziamo la testata e l’autrice. (Nell’immagine, Les Amants di René Magritte)

di Valeria Parrella

Poniamo che una coppia occidentale tra i quaranta e i cinquanta, felicemente motivata alla vita, si imbatta per caso nel test del prof. Arthur Aron, psicologo, cattedratico alla State University of New York at Stony Brook. Poniamo che la Lei in questione trovi notizia di questo test in un pezzo di costume del mese scorso sul New York Times. Il pezzo è a firma di Mandy Len Catron, brillante editorialista che si era ritrovata a mezzanotte su un ponte a guardare negli occhi un semisconosciuto per 4 minuti. E’ uno dei task, quello finale, previsto dallo studio del dott. Aron, che l’aveva sperimentato sui suoi studenti, accoppiandoli casualmente senza che si fossero mai parlati in precedenza, e lasciandoli a svolgere il compito chiusi in laboratorio. Lo studio voleva dimostrare che, a parità di “metodo”, ci si può innamorare di chiunque. Quindi non esistono romantiche affinità elettive, bensì un sistema applicabile in laboratorio, che accelera quell’abbattimento delle difese necessario a creare prossimità tra due persone. Creata questa intimità, ci si innamora.  Muoia Goethe con tutti gli amanti e si aspetti che l’Emile cresca per farlo innamorare a tavolino.  Lo studio del dott. Aron era confortato, oltre che da dati statistici- altrimenti gli avrebbero tolto la cattedra, no?- anche da un bel pò di partecipazioni alle nozze che giungevano in dipartimento, negli anni successivi, da parte delle coppie a cui era stato somministrato il test. Studenti che non si erano mai visti prima, accoppiati a caso, unico prerequisito: che i soggetti avessero gusti sessuali compatibili: etero con etero e omo con omo. Il minimo, che diamine. Ma poi gli anni passano, le teorie psicologiche evolvono, Skinner diventa il preside della scuola di Lisa Simpson e il comportamentismo viene superato da Frammenti di un discorso amoroso di Roland Barth: libro su cui non sono mai state create statistiche, ma c’è da sospettare che, tra chi l’ha tendenziosamente regalato e chi l’ha avidamente letto, si siano create più coppie di quelle che ha fatto il prof. Aron. All’editorialista del New York Times resta l’upgrade della domanda: poniamo che ci si possa innamorare di chiunque: come sceglieresti questo chiunque? E se ne va sul ponte a fissare la sua cavia negli occhi per quattro minuti…

E quella coppia occidentale tra i quaranta e i cinquanta felicemente motivata alla vita? Immaginiamo Lei che intrappola Lui: “visto che non andiamo più a vedere Emma Dante a teatro ci facciamo il test del New York Times”. Poiché qui si parla in astratto dobbiamo connotarli con qualche vago stereotipo di genere: per esempio l’unico contatto che Lui ha avuto e vuol avere nella vita con la psicologia è una puntata de The Sopranos, e quindi si oppone fieramente alla proposta di Lei, rimpiangendo Emma Dante. (Litigio numero 1.) E’ un uomo che  sa con quali mattoni erigere il suo muro oppositivo: “è un test pensato per gli studenti” / “è un test pensato per chi non si conosce, noi siamo sposati” / “non lo possiamo fare a letto, su, si deve fare in un ambiente neutro”. Ma anche Lei è lievemente stereotipata, e quindi mette su un “piccio”( intanto, certa del risultato, stampa le sessanta domande del test). Eccoli dunque nel laboratorio per eccellenza del matrimonio: il letto nuziale. (Litigio numero 2.) Non condividono l’interpretazione degli items di Aron: “non mi hai fatto bene la domanda”/ “non ho capito”/ “ma non tradurre, dimmela direttamente in inglese”/ “dimmi come sta scritto”, rimandando  le riposte. Ma non scadranno per questo in una farsa da Casa Vianello, perché esiste il Dictionary Tesaurus ed. Oxford. (Litigio numero 3.) I due procedono, come previsto dalle istruzioni, ponendosi alternativamente le domande: “quando hai cantato l’ultima volta per te stesso? E quando per qualcun altro?”, la prima è facile: sotto la doccia. Ma la seconda? Lui annaspa. Lei gli suggerisce la risposta: “ieri la ninna nanna al bambino, no? “, e poiché lui è salvo dice sì, sì giusto, al bambino senza confutare che non si possono suggerire le risposte. Il test è lì, continua: “qual è il tuo ricordo peggiore?” a Lei ne sorgono alla mente tre, prende tempo, non sa decidere, e lui comprensivo aspetta: ché crede di saperlo, e che a Lei costi ricordare. Allora Lei risponde quello che Lui si aspetta, e Lui è contento (ma Lei per i giorni a seguire continuerà a chiedersi quale fosse la risposta vera, e a meravigliarsi di averne ben tre). “Come è fatto per te un giorno perfetto?” e quello che sorge è un giorno quotidiano, quasi banale, in cui c’è Lei e c’è Lui, che pure di fantasia ne hanno da vendere (non gli sembrava così vera, quella canzone di Lou Reed, in fondo?).  Ma nonostante perfino Lei si renda conto della trappola in cui stanno precipitando, oramai il prof. Aron incombe sul loro talamo, come in altre epoche avrebbe fatto una madonna con bambino o un crocefisso, – e invece nella nostra prototipica casa fa una locandina originale di “Vaghe stelle dell’orsa” di Luchino Visconti.  “Quale gusto di gelato inventeresti che non è stato ancora inventato?” ,“Al Lagavulin” fa Lei leccandosi le labbra, ma Lui è astemio. Lei scopre che Lui ha avuto un cagnolino da piccolo, come è possibile che non lo sapeva? E mentre un solco si allarga a metà del letto, per fortuna arrivano un po’ di domande sulla morte che, come si sa, mette ordine e silenzio: “se venissi a sapere che morirai entro l’anno, cosa correggeresti del tuo carattere?” ,“il rigore, sono troppo pesante”, ammette Lui già sollevato, quando possiamo  sentire Lei chiosare acida “tesoro, muori entro l’anno”.

Ma il tempo è galantuomo, e anche le domande finiscono, e si arriva all’ultimo test: guardarsi per quattro minuti negli occhi senza parlare.  E allora finalmente i nostri soggetti sono immensamente grati alla sorte di non essere più studenti, di non dover dar conto a nessuno, e di trovarsi già in un letto.

Avvertenze: evitare di digitare in un qualunque motore di ricerca “Aron’s study”: il test è la prima occorrenza che salta fuori…

Commenti
8 Commenti a “Innamoratevi di chiunque che l’anima gemella non esiste”
  1. M.P. scrive:

    “Roland Barth” è il meno. Abbiamo anche un “pò”.

  2. RobySan scrive:

    Il saggio non vuole conoscere tutta la verità (antico proverbio indiano).

  3. SoloUnaTraccia scrive:

    Pensare che sono stati consumati degli ampere come necessità di produrre ‘sta roba è un pensiero disturbante.
    Sorry, eh.

  4. emma scrive:

    L’autrice ha citato (e storpiatura il nome di) Barthes solo per farci sapere che l’ha letto.

  5. karenina scrive:

    ché l’anima gemella non esiste o poiché ma per favore no a quell’orrore del titolo, non in questo sito.

  6. per emma scrive:

    L’autrice del pezzo è una scrittrice di prim’ordine. L’hai letta?

  7. karenina scrive:

    Non credo che il titolo l’abbia scritto lei, a maggior ragione andrebbe corretto.

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