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Se partecipare al Premio Strega significa far pubblicità alla Toyota

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“Ma come, Matteo, non lo sai che ci sono regole d’ingaggio?” mi ha domandato uno degli altri quattro finalisti di questa edizione del Premio Strega, pochi giorni fa a Salerno, durante la prima delle presentazioni previste prima della serata finale. “Certo che lo so” gli ho risposto “ma fare pubblicità alla Toyota non era fra le regole d’ingaggio”.

Chi partecipa al Premio Strega è bene che sappia una serie di cose. Si tratta del premio letterario più importante e complesso del nostro Paese e dunque conviene informarsi. Sono parecchie le questioni ma certo gli impegni da prendere nel caso in cui si entri fra i cinque  finalisti non vanno sottovalutati. Nessuno chiede a chi partecipa di firmare e promettere ufficialmente alcunché ma esiste un accordo implicito che del resto conviene a tutti quanti. Nelle settimane fra l’elezione della cinquina e la serata finale il Premio organizza una serie di incontri in tutta Italia. La cinquina viene presentata al pubblico e si parla dei rispettivi libri. Chi mai vorrebbe astenersi? Lo si può fare. È lecito ma certo sconveniente. Nei confronti di chi organizza il Premio, certo. Ma soprattutto nei confronti del proprio editore, del proprio libro e di se stessi. Perché se si partecipa a una gara lo si fa per vincere e per confrontarsi e per portare in giro il proprio libro.

Ma che c’entra la pubblicità? Francamente sono rimasto allibito quando l’ufficio stampa di Ponte alle Grazie, all’indomani della cinquina, mi ha inoltrato una mail della Fondazione Bellonci, in cui venivano illustrate le richieste di Toyota Motor per i cinque finalisti. Si tratta di un testo molto interessante, tipico esempio di marketing dei nostri tempi. In sostanza, si chiede ai cinque finalisti di scrivere un racconto fra le sei e le otto cartelle da consegnare entro il 30 giugno. La narrazione deve essere “partecipata, ibrida, dinamica” per raccontare “una storia in movimento” ossia quel che di buono porta il movimento: conoscere persone, esplorare muovi luoghi, arricchire il proprio punto di vista eccetera. Questi racconti saranno scaricabili online dai siti Toyota e Premio Strega, nonché pubblicati in un cartaceo stampato da Toyota per un “pubblico d’eccezione”. Non è finita qui. I cinque scrittori dovranno anche rendersi disponibili per uno shooting di circa quattro ore da cui verrà tratto un “video-pillola” di 90 secondi, “una sorta di diario di bordo dei singoli scrittori in tour a bordo di una Toyota Prius”.

Ho letto e riletto questa straordinaria mail. Nulla contro la lingua dei pubblicitari, ma che c’entra col Premio Strega? E perché io avrei dovuto partecipare a questo genere di operazione pubblicitaria? Se mi avessero chiesto, prima di iniziare la competizione letteraria, che questa sarebbe stata una delle “prove da superare”, avrei potuto pensarci, considerare le possibilità, magari avrei anche accettato, chissà, la storia non si fa con i se e con i ma. Fatto sta che non ne sapevo nulla, non avevo firmato nulla e certo non mi pareva in alcun modo edificante partecipare all’iniziativa. Così ho risposto immediatamente negando il mio consenso alla Fondazione. Subito ho ricevuto la mai della responsabile comunicazione di Toyota Motor in cui mi veniva spiegato sostanzialmente che: “Insieme stiamo lavorando ad un progetto di comunicazione, ad un racconto sull’essere umano come protagonista del movimento e del miglioramento continuo, temi in cui noi crediamo da sempre e che guidano ogni nostra attività. Non si tratta quindi di una campagna pubblicitaria ma di un racconto che sarei felice di descriverle nel dettaglio; vorrei anche condividere con lei la nostra visione e altri progetti…” Ho quindi risposto che la si poteva chiamare visione, progetto di comunicazione o pubblicità, per me cambiava poco nella sostanza, perché comunque non avrei aderito.

E qui è venuto il bello. Toyota ha diffuso ugualmente un comunicato in cui io comparivo tra i partecipanti. Il comunicato, tuttora in rete, è stato ripreso da molte testate e, benché io non abbia granché da difendere della mia immagine, mi sono veramente indignato. Ho scritto un post su facebook per smentire la mia partecipazione. Il post è stato ripreso da Il Libraio. Ero a Salerno a parlare del libro, appunto. E tutto sembrava a posto.

Evidentemente non mi riguarda e non deve riguardarmi quel  che scelgono di fare gli altri finalisti. Dopo aver spiegato all’unico che mi interpellava che una cosa è far pubblicità a un marchio quale che sia e un’altra è andare in giro per l’Italia a presentare il libro, dopo aver aggiunto che le presentazioni erano in programma fin dal principio e la pubblicità no, me ne sono tornato a Roma. Qui ho scoperto, ieri, da un comunicato d’agenzia che “Il progetto ‘Libro in movimento’ voluto dal premio Strega e Toyota andrà avanti malgrado la defezione di uno dei finalisti, Matteo Nucci, autore di ‘È giusto obbedire alla notte’ (Ponte alle Grazie). Ad affermarlo è stessa casa automobilistica giapponese che sottolinea: “Andremo comunque avanti. Si tratta – spiega all’AdnKronos Patrizia Brunetti, responsabile comunicazione Corporate – di un progetto di comunicazione e non di una campagna pubblicitaria. Agli scrittori non abbiamo chiesto di essere dei testimonial, ma soltanto di raccontare la loro idea del movimento”. Ma se questo mi era già ben chiaro, non avevo previsto il geniale e sottile cambiamento di prospettiva. Prosegue l’agenzia: “C’è chi parlerà del movimento in termini spirituali o letterari – ipotizza Brunetti – chi descriverà il movimento come ‘viaggio’ per realizzare il proprio libro. In ogni caso non c’è alcun vincolo da parte degli scrittori”. Quanto infine all’uso di una Toyota Prius, auto pioniera della tecnologia ibrida, Brunetti precisa che potrebbe essere “un facilitatore del racconto. In realtà, non c’è alcun obbligo di usarla”.

Questa la storia. Sottolineo che usare “defezione” per il mio rifiuto di aderire è di per sé un errore piuttosto grossolano che dimostra l’arroganza di chi parla, certo che uno abbia già aderito poiché cooptato. Defezione si dà quando si abbandona un gruppo o si diserta o si viene meno alla parola data. Io, in questo caso, non sono mai stato dentro alcun gruppo se non alla cinquina del Premio Strega. Leggo ora su Libero  addirittura che la mia defezione sarebbe “polemica”. Perché se in Italia si dice di no si è polemici. Se si mette in discussione una richiesta grottesca si è rompiscatole. Ma tanto per fare dell’esterofilia, così in voga da noi: ve lo immaginate il premio nazionale di qualsiasi altro Paese che all’indomani della definizione della sua shortlist dia per scontata la presenza dei finalisti in un progetto di questo genere? Un progetto di cui gli scrittori non erano stati messi a parte? Vi immaginate scrittori stranieri con cui non ho alcuna intenzione di paragonarmi a bordo di una macchina mentre scrivono il loro diario? Ve li immaginate mentre in una manciata di giorni si affannano per mettere insieme una decina di cartelle da consegnare gratis a uno sponsor, a una casa automobilistica? Ve lo immaginate? No. Impossibile.

Dicono che ce l’ho con Toyota o con la pubblicità o con le macchine. Non so nulla della filosofia Toyota, non possiedo automobili e certo preferirei che si usassero di meno ma quando posso le uso volentieri. Non mi frega nulla della pubblicità perché non possiedo un televisore dal 1994, ma se in un bar c’è un video con la pubblicità dei pannolini io resto incollato allo schermo come un idiota. Nulla contro nulla in assoluto. Ma posso, oggi, accettare di partecipare a una simile iniziativa?

Scrivo i miei libri per chi voglia leggerli e non per un pubblico d’eccezione e se devo scegliere un pubblico d’eccezione voglio essere io a sceglierlo. Partecipo a premi letterari per vincerli, per far leggere i miei libri, per conquistarmi la posta in gioco. Ma cosa c’entra la visione del movimento targata Toyota o qualsiasi altra casa automobilistica? Cosa significa la distinzione fra comunicazione e pubblicità? E perché dovrei comunicare e condividere la visione del mondo di un marchio di cui ignoro tutto e la cui storia non ho intenzione di studiare? E per concludere, visto che ho sempre amato il Premio Strega, il più importante vitale emozionante premio letterario italiano: cosa si pensa di uno scrittore, pronto a scrivere in dodici giorni quello che chiede uno sponsor, su un tema che sta a cuore allo sponsor? È questa la nuova idea di letteratura a cui dobbiamo uniformarci?

Matteo Nucci è nato a Roma nel 1970. Ha studiato il pensiero antico, ha pubblicato saggi su Empedocle, Socrate e Platone e una nuova edizione del Simposio platonico. Nel 2009 è uscito il suo primo romanzo, Sono comuni le cose degli amici (Ponte alle Grazie), finalista al Premio Strega, seguito nel 2011 da Il toro non sbaglia mai (Ponte alle Grazie), un romanzo-saggio sul mondo della moderna tauromachia: la corrida. Nel 2013 ha pubblicato il saggio narrativo Le lacrime degli eroi (Einaudi), un viaggio nel pianto che versano a viso aperto gli eroi omerici prima della condanna platonica. Nel 2017 è uscito il romanzo È giusto obbedire alla notte (Ponte alle Grazie). I suoi racconti sono apparsi in antologie e riviste (soprattutto Il Caffè Illustrato e Nuovi Argomenti) mentre gli articoli e i reportage di viaggi escono regolarmente su Il Venerdì di Repubblica.
Commenti
44 Commenti a “Se partecipare al Premio Strega significa far pubblicità alla Toyota”
  1. Andrea scrive:

    Grande Matteo Nucci, tutto il sostegno di questo mondo!

  2. Valerio Salvetti scrive:

    Complimenti per le ottime domande che genera la sua presa di posizione. Ma la si taccerà di cercare astutamente una più ampia ribalta per la sua opera.

  3. Maria Pia scrive:

    Sacrosanto, ed espresso benissimo.

  4. Stefania scrive:

    I miei complimenti, tanto per la scelta quanto per le motivazioni che hai esposto.
    Tanto peggio per chi si ostina a far passare certe “storture” come qualcosa di ormai connaturato al mondo letterario.
    Per fortuna ogni tanto l’ingranaggio si spezza e si possono vedere i rottami.
    Saluti

    ps. A chi suggerisce che ti si potrebbe tacciare di un’astuta manovra pubblicitaria, per quella sarebbe stato meglio rifiutare la cinquina dello Strega, quello sì che sarebbe stato un bel colpo di pubblicità.

  5. Paolo Sanna scrive:

    Coercizione.

    La conferma che, in questo sgretolato Paese, non è possibile esprime dissenso o, quanto meno, un briciolo di senso critico.

  6. Raul Schenardi scrive:

    Standing ovation per Matteo!

  7. Licia Giglio scrive:

    “90 minuti di applausi” (cit.)

  8. Pipamatarazzo scrive:

    Bravissimo. Coraggioso. E coerente. Come sempre, del resto.
    Se fossero tutti come te, le cose andrebbero meglio.
    Abbracci

  9. Daniela scrive:

    L’integrità, prima di tutto. Non si può essere trattati come “oggetti” delle comunicazioni/pubblicità di altri. Tutta la mia stima.

  10. giuseppe scrive:

    sarebbe interessante conoscere l’opinione degli altri finalisti…….nel frattempo, chapeau per Matteo Nucci!

  11. Elena scrive:

    Grandissimo Matteo Nucci!
    Non potrà vincere il Premio Strega, ma è giá un vincitore in partenza per avere detto no..
    Un abbraccio e la mia più profonda stima.

  12. Elena scrive:

    Standing ovation! CI sarebbe molto da dire, ma per intanto shame on Premio Strega, per quel che mi riguarda…

  13. Elena scrive:

    Ah, dimenticavo: il comunicato è stato modificato…. Win Win

  14. daniele scrive:

    a me la cosa strabiliante è che chiedano di far da testimonial senza essere pagati.

  15. Mi ricordi mia zia Lina, tua bisnonna. Auguri per libro bellissimo.

  16. luigi r. carrino scrive:

    non fa una piega.

  17. Pierluigi scrive:

    Non leggo molta narrativa, soprattutto se italiana. Dei libri che compongono la cinquina che concorre allo Strega ne ho letto uno quando ancora non sapevo che avrebbe concorso al premio. Altrimenti ne sarei stato debitamente alla larga: i premi letterari non sono il diavolo ma ognuno ha le sue idiosincrasie. Pertanto, quasi certamente, non avrei letto il libro di Matteo Nucci, di cui confesso di non aver letto mai nulla. Ora so che è un autore che leggerò di certo, e non solo le opere narrative. Il marketing è onnipervasivo e la sua potenza enorme: in pochi osano opporre resistenza. Ringrazio Matteo Nucci con grande stima e ammirazione.

  18. Donatella scrive:

    Ho già preso – anche recentemente – delle terribili sòle dal Premio Strega. Quindi quest’anno escludevo, a meno di recensioni strabilianti di gente di cui mi fido, di avvicinarmi a chiunque dei finalisti. Farò invece, a questo punto e felicissimamente, un’eccezione. Che il libro di Nucci mi piaccia o no sarà un servizio alla libertà che è uno dei pilastri della buona letteratura. E non mi prenderò mai una Toyota, nemmeno usata. Curioso come le campagne di comunicazione possano ritorcersi strepitosamente anche CONTRO, coloro che si credono così furbi da gabbarcele per quel che non sono.

  19. pino josi scrive:

    non ho un’auto, non ho la tv… bla bla bla,

  20. Francesca scrive:

    Grazie di aver preso posizione in maniera inequivocabile. E buona fortuna!

  21. Alberto Capece scrive:

    Mi chiedo su quale strano pianeta vivano gli scrittori e dunque anche di cosa cavolo scrivano; non sanno che oggi tutto è sponsorizzato e che chi li pubblica non può fare a meno di questo, anzi ne partecipa pienamente? Devo dire che queste gare tra scarsi poetini che si occupano del loro ombelico hanno ormai un che di patetico, la letteratura non è più in queste arcadie di enfant gaté da un bel pezzo e la presa di posizione indignata contro pubblicità che pervade le nostre vite si rivolge a chi partecipa alla stessa recita di ipocriti in cerca di autore.

  22. franzecke scrive:

    Quante storie.. invece di approfittarne per scrivere un bel racconto nel quale un terrorista sceglie indovinate-quale-marca-di-auto per fare un attentato, oppure uno su indovinate-quale-marca-di-auto che ti molla per strada mentre stai portando tua moglie a partorire in ospedale etc.

  23. asd scrive:

    qualcuno spieghi a Nucci che il Premio Strega non si chiama così in omaggio a una che vola su una scopa

  24. Gabrielw scrive:

    Mah, partecipare a un premio letterario da sempre finanziato da privati per farsi pubblicità, negare la propria partecipazione all’iniziativa di uno degli sponsor per poi dirlo in giro per sentirsi dire quanto si è bravi. Ricorda un po’ Nanni Moretti: “ma mi si nota di più se vengo e sto in disparte?”.
    Mi pare che l’autore, che non conosco, purtroppo, si stia “involontariamente” facendo pubblicità dichiarando la sua opposizione alla pubblicità….

  25. Fiammetta scrive:

    Chapeau!

  26. Massimo scrive:

    Si faccia un premio “Toyota”. Si prendano i finalisti, li si obblighi ad “una sorta di diario di bordo dei singoli scrittori in tour mentre si scolano una cassa di Strega”. Zero defezioni.

  27. Lapo scrive:

    Toyota ha provato a farsi pubblicità tramite gli autori. Nucci attraverso questo rifiuto plateale.

  28. Max scrive:

    Non avrei probabilmente mai letto il racconto “dedicato” alla Toyota, però ho visto questo articolo e in qualche modo la casa automobilistica si è fatta comunque pubblicità…. Quindi il marketing vince sempre :)

  29. Livio scrive:

    Grazie per quanto ha fatto in relazione a questa vicenda e per come ci ha spiegato la cosa.
    C’è coerenza e coraggio in quello che scrive, oltre che nessuna traccia di rancore.
    Comprerò i suoi libri.

  30. Alessandra scrive:

    Bravissimo Matteo,
    per me hai già vinto tu!

  31. Alessandra Casella scrive:

    È ormai così raro lottare per la propria libertà di scelta che si pensa persino a un secondo fine. Matteo Nucci ha ragione da vendere. E ha il coraggio di prendere una posizione scomoda senza se e senza ma. Cosa sempre più rara in questi tempi viscosi, in cui ormai si giustificano le peggiori furbate. Tanto di cappello, Nucci, per aver ricordato senza paura che coerenza e dignità vanno difese anche e soprattutto quando non ci è comodo farlo. Tutta la mia stima.

  32. daniele scrive:

    Beh, al netto delle cose giuste che dici e condivido, la Toyota ha avuto più pubblicità da questo tuo intervento, di quanta ne avrà dal suo progetto letterario…

  33. Massimo de Cristofaro scrive:

    Grullissimi alla Toyota!
    era sufficiente avvisare all’inizio, e appunto, non vendere prima di avere acquisito !
    Un colossale buco nellac atena delle responsabilità

  34. Empedocle scrive:

    Davvero Matteo non sai come viene assegnato il Premio Strega? Davvero davvero? Fattelo raccontare da qualcuno che lavora in case editrici maggiori, come funziona. Magari capirai che la questione Toyota è la meno.

  35. bonagiunta scrive:

    un radical chic, diranno molti “non ho la macchina, non ho la TV”
    un naif che pensa che i premi letterari, per libri che nessuno più legge, possano star su con i soldi di liquori che nessuno beve
    Un “vecchio dentro” che si illude ancora che le cose si possano fare all’antica (a regola d’arte e con calma) e non secondo i canoni infami moderni (dignitosamente bene, fammi oggi una cosa che mi serviva ieri)
    Eppure i toni e i modi usati dalla Toyota mi hanno dato davvero fastidio e non posso non provare un po’ di solidarietà.
    Apprezzo sempre la trasparenza e matteo ne ha fatta, bravo bischero

  36. Sabrina scrive:

    È risaputo ormai da alcuni anni che il Premio Strega (che,purtuttavia,mi piace molto),briga su case editrici e sponsor per tenersi in vita. Non sempre vince il libro più bello ma la casa editrice che “spinge di più”. E allora caro Nucci ora che fa “cado dalle nubi”?
    Io comunque a questo punto non aspetto il 6 x celebrare la vittoria delle otto montagne, ma il suo libro me lo compro prima!!!!
    In bocca al lupo!

  37. Sabrina scrive:

    Vittoria scontata quella delle Otto montagne.
    Victoria morale quella di E’giusto obbedire alla notte!!!!

  38. Jegherella scrive:

    ….non sei cambiato di una virgola dai tempi del Liceo.
    Bella sorpresa vedere che in un mondo dove tutto muta e si “aggiusta” in virtù della convenienza, c’è chi resta fedele alle proprie idee e al proprio modo di essere…chapeau!

  39. Elena C. scrive:

    Matteo concordo in pieno con te, avrei reagito allo stesso modo. Non ho mai letto i tuoi libri, ma di sicuro lo farò adesso.

  40. Isabella scrive:

    Con ritardo, ho appreso dell’ intempestiva richiesta di un racconto, sul tema della mobilita, da scrivere a titolo gratuito per poi leggerlo successivamente su un’auto Toyota in movimento, fatto dopo l’ingresso in ” cinquina”. Mi meraviglia che solo Matteo Nucci abbia avuto il coraggio di rifiutare, salvaguardando la sua dignità di scrittore e non di pennivendolo.
    Il mio plauso a Matteo Nucci e i miei auguri per un successo di vendite del suo libro.

  41. Fede scrive:

    Grande Matteo Nucci
    Vado a leggere tutti i suoi libri
    Federica Roma

  42. Raffaele De Vivo scrive:

    Finalmente qualcuno che inserisce una zeppa nella”ruota” di questa (ormai solo( kermesse del premio Strega!
    non si piange addosso come Teresa Ciabatti.
    Fermo restando che il libro del vincitore è davvero molto bello.
    comprerò i libri di matteo Nucci: se lo merita!

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