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“Pechino pieghevole”: intervista alla scrittrice sci-fi Hao Jingfang

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Pubblichiamo un’intervista uscita sul Manifesto, che ringraziamo.

Hao Jingfang è la scrittrice cinese di fantascienza che ha vinto il premio Hugo (per i racconti) con Pechino Pieghevole, pubblicato in Italia da Add Editore. Nei suoi libri indaga le metropoli cinesi, gli spazi e il tempo, concepiti come dispositivi di diseguaglianza che si possono osservare nella Cina contemporanea e non solo. Con lei abbiamo parlato del suo libro, delle metropoli cinesi e delle sue future pubblicazioni.

Mi pare che i veri protagonisti di Pechino pieghevole siano lo spazio e il tempo: in che modo la loro compressione o espansione costituisce uno dei grandi temi delle nostre società?

Nel libro sono più preoccupata per la disuguaglianza, e lo sarò ancora dato che mi sembra essere un fenomeno eterno. Non importa quanto sia avanzata la scienza e la tecnologia umana, la disuguaglianza esisterà ancora. Pertanto, in Pechino pieghevole, il concetto di “divisione di tempo e spazio” riflette la disuguaglianza. Il  tempo e lo spazio costituiscono gli ambiti di vita basilare degli esseri umani: se vengono “tagliati”, significherà che la disuguaglianza ha invaso ogni angolo della nostra esistenza. Il tempo, in particolare: abbiamo tutti lo stesso tempo, è la nostra risorsa più equa. Ma se il tempo diventa un’idea segmentata, significa disegnare una realtà totalmente diseguale. Pertanto, lo spazio-tempo in Pechino Pieghevole non è interamente un concetto di cosmologia e relatività generale, ma una discussione sulla società stessa e sull’identità umana.

Per quanto riguarda la compressione e l’espansione del concetto di tempo e spazio, non mi pare che il concetto abbia scatenato abbastanza discussioni nella società contemporanea. Forse l’unica cosa che si è fatta è stata un’osservazione sociale. In effetti nella vita urbana moderna alcune persone vivono negli angoli del tempo e dello spazio di altre persone. Non possono uscire e muoversi a piacimento durante il giorno, né possono vivere nella zona in cui soggiornano altre persone. Questo fenomeno è già esistito nelle nostre città, soprattutto se penso al settore delle pulizie o dell’edilizia. Questo dà l’idea di come persone possano già vivere in tempi e spazi diversi, evidenziando la frammentazione delle sezioni sociali della folla.

Le metropoli sono diventate simboli contemporanei della Cina, un Paese tradizionalmente rurale e ancora immaginato così da gran parte dell’Occidente: in che modo il tema della città aiuta a parlare della Cina oggi?

La modernizzazione della Cina è un processo di urbanizzazione; solo che non è stata ancora completata. In altre parole, la nostra urbanizzazione ha creato molta forza lavoro, ma non cittadinanza. L’edilizia, la costruzione urbana e quella industriale del nostro paese si basano sull’ingresso di molte persone “rurali” nella città, fornendo così una ricca forza lavoro e una comunità ad alta densità. Ma in questo caso, solo un numero esiguo di persone può essere ospitato dal sistema di servizio pubblico della città.

Le infrastrutture, gli alloggi, le risorse pubbliche, l’istruzione, le cure mediche, le strutture culturali e così via, in una città possono ospitare solo un certo numero di persone. Molte delle persone forniscono solo lavoro, ma non possono essere ospitate dalle strutture pubbliche della città e non potevano ottenere lo status di cittadini. In Cina, i lavoratori migranti (la “popolazione fluttuante”), infatti, non sono stati realmente in grado di stabilirsi in città. Quindi, dalla discussione sull’urbanizzazione per la Cina ora, possiamo osservare il divario tra l’ambiente fisico della città e l’identità della popolazione.

Quali temi cerchi nella letteratura e quali autori e autori leggi?

Cambio di volta in volta. C’è stato un tempo in cui leggevo letteratura più moderna e contemporanea. Quelli che preferisco leggere sono alcuni romanzi che hanno una descrizione approfondita delle condizioni di vita delle persone. Ad esempio, sono ancora ossessionata dai libri di Faulkner, come Luce d’agostoMentre morivo e Palme selvagge. Letture che mi hanno impressionato. Recentemente ho letto alcuni nuovi romanzi di fantascienza, ma non ho molto tempo per leggere volumi enormi. Di recente, ho ripreso alcuni dei primi lavori di Philip Dick, così come Central Station dello scrittore israeliano Lavie Tidhar (scrittore che oscilla tra fantascienza e fantasy, Central Station è il titolo di una serie di romanzi, ndr).

Ho letto che scriverai un romanzo di fantascienza sull’antica Cina: quale periodo storico cinese ti sembra più denso e significativo per i tempi in cui viviamo?

Il mio nuovo romanzo è ambientato nel prossimo futuro. È un romanzo sull’universo. Ma in questo romanzo ci saranno conoscenze archeologiche e scoperte archeologiche. Penso che due periodi storici abbiano un’influenza significativa sulla Cina moderna. Uno è l’età del bronzo, ovvero la nascita della civiltà cinese. Poi le tre dinastie, il periodo Xia, Shang, Zhou. Prima di allora, c’erano molte civiltà sparse nella Cina continentale, civiltà della ceramica molto antiche. Tuttavia, le dinastie Xia, Shang e Zhou hanno prodotto una civiltà che insisteva su un territorio vasto e di altissimo livello, in grado di unificare gran parte delle pianure centrali e un’innovazione unica nella scienza e nella tecnologia, ovvero la Cina nell’età del bronzo.

Un altro periodo importante è quello che va dal periodo delle Primavere e degli Autunni e degli stati belligeranti alla dinastia Qin, che rappresenta la formazione dell’ideologia, della cultura e di un impero unificato cinese. Durante questo periodo ci fu anche un rapido sviluppo. Pertanto, la mia curiosità e il mio interesse per l’antica Cina si concentrano principalmente nelle dinastie Xia, Shang, Zhou e Qin. Nel mio libro mi occupo di questi periodi.

La memoria mi pare un altro ingrediente centrale nella tua letteratura: i cambiamenti a cui stiamo assistendo pongono un problema di identità per la Cina?

Di questo tema mi sono occupata in Born in 1984 e in Vagabonds. Come i giovani concepiscono la propria identità, come guardare alla Cina contemporanea, come guardare alla Cina e al mondo, sono al centro delle preoccupazioni dei miei due romanzi. Vi presto attenzione perché, nel processo di crescita, la Cina è effettivamente entrata in un’altra nuova era, che è un po’ come passare da una Cina a un’altra Cina. Questo tipo di cambiamento su larga scala è accaduto negli ultimi decenni. Negli anni ’80 la Cina, paese rurale, è entrata in una società moderna ad economia di mercato notevolmente sviluppata dopo il 2000. Pertanto, sono molto preoccupata per i cambiamenti delle persone, di me stessa, dell’intera società, delle idee e dell’identità in questo processo. Ho provato a condensare tutto questo in Born in 1984. I cambiamenti a cui stiamo assistendo certamente hanno contribuito ai problemi di identità della Cina. Credo che ci saranno ancora molti cambiamenti e nuovi concetti in futuro perché la Cina è ancora in un periodo di rapida crescita.

Come può la fantascienza aiutare, anche evidenziando traiettorie rischiose per il futuro, a ridisegnare l’identità di una popolazione in tempi così mutevoli?

Penso che la fantascienza sia la migliore incarnazione della parola “alienazione”. Crea una situazione per abbattere tutto ciò che conosci nella tua vita quotidiana e riesaminare ciò a cui sei abituato. La fantascienza però non può aiutare le persone in modo sostanziale, ma può fornire alcuni riferimenti, materiali o cose simili a specchi in modo che le persone possano pensare a molte cose. Alla fine, le persone possono così definirsi da sole.

Simone Pieranni, genovese, dal 2006 al 2014 ha vissuto in Cina, dove torna appena possibile. A Pechino ha fondato l’agenzia di stampa China Files. Attualmente lavora a Roma al quotidiano “il manifesto”. Tra le sue pubblicazioni: “Cina Globale” (Manifestolibri 2017); “Genova Macaia” (Laterza, 2017), “Red Mirror, il nostro futuro si scrive in Cina” (Laterza, 2020, in uscita anche in Francia e Argentina).
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