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Perché Franceschini sbaglia sempre e tutto sulla politica della lettura

E così il ministro Franceschini, sempre con la complicità del Centro per il libro e la lettura, ha avuto un’altra idea sciocca. Ieri, a margine della premiazione del concorso di scrittura per le scuole Scriviamoci. Passami i tuoi pensieri e le tue emozioni in 30 righe (sic, il titolo non è una parodia), ha dichiarato su twitter:

“Faremo la Biblioteca Nazionale dell’Inedito. Un luogo dove raccogliere e conservare per sempre romanzi e racconti di italiani mai pubblicati”

Non si sa bene da dove partire per criticare la scempiaggine di una dichiarazione del genere. Perché oltre le ovvie reazioni beffarde dei social – “il museo della noia, bella idea”, “mi tenga due ripiani liberi, gentilmente”, “io aggiungerei una sezione dedicata alle scritte sulle porte dei cessi”… – questo modo di affrontare le politiche del libro non denuncia solo il velleitarsmo e l’ingenuità del ministro, ma ancora un’idea tutta pubblicitaria della letteratura e della cultura in generale.

È ancora più indicativo e più grave che questo genere di dichiarazioni vengano fatte davanti a una platea di studenti. Franceschini aveva appena finito di parlare:

“Molti non osano scrivere perché temono di confrontarsi ma scrivere è una terapia straordinaria, è un atto di grande creatività e libertà che tutti dovrebbero fare al di là del talento o dell’essere o meno portati. […] Mi piacerebbe che quando si fa il tema ogni tanto si dicesse ora scrivete quello che vi pare perché le storie piu’ straordinarie sono quelle intorno a noi, lì c’è la letteratura più fantastica”.

Ora, diamo il beneficio dell’inventario alla buona fede del ministro, ma qualche interrogativo non possiamo non porglielo.
Non c’è mai stata una civiltà come la nostra dove si fa narrazione di se stessi in continuazione, dove ci si autorappresenta sempre, dove le emozioni non smettono mai di essere comunicate: e davvero la scuola o un ministro della cultura devono avallare quest’equazione, tra espressione di sé e letteratura? Davvero avrebbe un senso formativo dare un tema e dire: scrivi quello che ti pare? Davvero pensiamo che sia un’iniziativa lodevole immaginare una biblioteca dell’inedito dove stipare qualunque cosa capiti di scrivere?

Del resto il concorso Scriviamoci era stato immaginato con lo stesso dissennato criterio: i 900 ragazzi partecipanti hanno raccontato la prima cosa che gli è venuta in mente in 30 righe. Che idea di concorso è? In nome di quest’idolo anti-formativo – la facilità, l’emozione, la spontaneità… – si sono coinvolti migliaia di studenti e docenti a fare che cosa? A mettere una specie di like su un evento del Centro per il libro?
E cosa vincono i tre primi posti? Un corso di tre giorni alla scuola Holden, un viaggio pagato al Festival della Letteratura di Mantova, un viaggio pagato a Expo (!). Non borse di studio, turismo.

Non si poteva realizzare un concorso letterario serio, chiedendo lunghi elaborati e non scritti emozionali di 30 righe? Non si poteva pretendere un impegno sul testo? E offrire il lavoro editoriale di professionisti come premio?

Scriviamoci fa il paio con Libriamoci e #ioleggoperché, altre iniziative promosse dal Cepell – in collaborazione con i ministeri dell’istruzione e della cultura, sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica e con il patrocinio della Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO (insomma tutte le istituzioni) ed è davvero il segno della deriva istituzionale di un pensiero dannoso su cosa vuol dire oggi educare alla lettura.

Si tratta sempre di eventi che richiedono molti soldi per l’organizzazione, che si esauriscono nell’ambito di poche ore, di cui non si valuta l’impatto, e che soprattutto non educano, ma al massimo promuovono.
Il ministro Franceschini insieme a Romano Montroni, libraio di esperienza ma inadeguatissimo presidente del Cepell, continuano a perseverare in due errori da matita blu: pensare che questo sia il ruolo dell’istituzione, rendere indistinta la differenza tra cultura e comunicazione, tra formazione e pubblicità; e quello di compiere uno sforzo promozionale – inefficace – per compensare le carenze strutturali che abbiamo in Italia sulla lettura e sulla scrittura. Insomma non sono bravi né nel ruolo educativo (che sarebbe richiesto) né in quello commerciale (che non gli ha richiesto nessuno).

È così difficile cambiare prospettiva? No. Se ministero e Cepell volessero, potrebbero cominciare almeno a sfogliarsi un libretto uscito da poco per Einaudi, s’intitola Lettori si cresce e l’ha scritto Giusi Marchetta. Immagina una politica della lettura agli antipodi di quella di Libriamoci e Scriviamoci. Del resto, leggere a questo serve: a cambiare idea.

Commenti
15 Commenti a “Perché Franceschini sbaglia sempre e tutto sulla politica della lettura”
  1. RobySan scrive:

    “Il presentatore, rimasto solo, è costretto a trovare un finale adatto per il film. Telefona a un mostruoso essere chiamato Franceschini perché lo cerchi in archivio, ma tutti quelli che fa passare sono uno peggiore dell’altro…”
    [da Wikipedia]

  2. Aldo scrive:

    Anche il vostro redattore è incorso in una bufala metropolitana. Non è vero.

  3. Cristò scrive:

    Parole sante!

  4. Indiana Giòns scrive:

    Ci vuole – è necessaria – anche la “Fonoteca dell’Inaudito”. Offro, senza contropartita alcuna, la mia raccolta di “Canti dei chirotteri” e la mia registrazione amatoriale del bramito dell’Ursus Spelaeus delle grotte di Bossea.

  5. spago scrive:

    potevi cavartela con un tweet: Franceschi è il solito cogli1..

    ti avremmo capito tutti e dato pienamente ragione comunque.. Ma complimenti per aver fatto un intero articolo.

  6. spago scrive:

    @spago Franceschini

  7. Daniela bonanzinga scrive:

    L’Italia è un paese che, in generale, continua a non premiare il merito . Ho una libreria indipendente a Messina, territorio con pessimi consumi culturali. Da venti anni ho messo a punto un raffinato fprogetto di incentivazione alla lettura nelle scuole di ogni ordine e grado riconosciuto in tutto il paese ( premio Mauri 2010) che ha cambiato i modi di fruire la lettura nel mondo della scuola messinese. Non credo che in Italia esista esperienza più rigorosa e originale .Nessuno mi ha mai consultata per esportare l’esperienza in ambito nazionale . Ho coniugato una serie di competenze che avrebbero permesso, dieci anni fa di dare un importante contributo al mondo della scuola italiana per quanto riguarda il rapporto con la lettura.Nessuno del Cepell mi ha mai chiesto una consulenza. Forse perché sono donna e vivo a Messina? Ancora me lo chiedo
    Daniela bonanzinga

  8. Michele Pinin scrive:

    Articolo ineccepibile, sopratutto pensando alla scuola, speriamo che quel disgraziato (nel senso letterale del termine, non come insulto) del Ministro Franceschini abbia occasione di leggerlo e di farne tesoro.

  9. Luigi scrive:

    Qualcuno ieri in un articolo simile ha citato il sito http://www.librimaiscritti.it che si spinge ancora oltre raccogliendo libri che nemmeno esistono. Almeno quelli però occupano meno spazio e soprattutto non lo occupano a spese dei contribuenti.

  10. Eulero scrive:

    Leggete qui: http://www.illibraio.it/franceschini-biblioteca-inedito-polemica-montroni-centro-libro-230635/
    Non sanno ancora bene cosa che vorrebbero fare, ma lo annunciano, però sanno per certo che non avranno i soldi per farlo. C’è poco dà commentare.

  11. SoloUnaTraccia scrive:

    Non ho capito: Franceschini sbaglia sempre tutto perchè è un coglione e non capisce una mazza, essendo ingenuo e/o ignorante?

    E la notizia dove sarebbe? Intendo: la novità, il punto d’interesse, il motivo del pezzo…

  12. Luigi scrive:

    Soltanto due settimane addietro al direttore della Biblioteca Nazionale di Roma che andava a sollecitare risorse aggiuntive per l’Istituzione che non ce la fa più a raccogliere e conservare tutto l’EDITO degli italiani il ministro Franceschini ha risposto che non se ne parlava nemmeno in quanto non c’è un euro in più per le Biblioteche vere.
    Alla Nazionale è esaurito lo spazio nei magazzini; il personale, ridotto ai minimi termini e ormai in fase di esaurimento (anche nervoso) non riesce più a catalogare quanto arriva per deposito legale; con i soldi che vengono assegnati non si pagano nemmeno le utenze e tanto meno si fanno le manutenzioni; gli edifici sono circondati dall’erba alta e ormai secca che, oltre a non essere un bel vedere, costituisce un potenziale continuo rischio di incendio.
    La biblioteca dell’inedito costerà un sacco di soldi, arriverà all’inaugurazione (con il ministro naturalmente), darà luogo a una mostra… e finirà lì!!! Dimenticata, senza soldi, senza personale e senza magazzini per conservare questi benedetti inediti.
    E’ disperante continuare a constatare come in questo Paese veramente nulla mai cambi!!!
    Luigi

  13. Giuseppe scrive:

    E pensare che sarebbe così facile…
    Basterebbe copiare dai Francesi, vedi http://gallica.bnf.fr
    Ma no, è una cosa troppo seria, richiederebbe anni di sforzo, serietà, etc…

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  1. […] E siccome il web è pieno di opinioni (spesso troppe e troppo sparse) non ne aggiungo ma vi ripropongo lo scritto di Christian Raimo qui. […]



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