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Perché leggere Anna Édes è leggere di tutti noi

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di Anna Toscano

Un salto nel tempo e nello spazio per guardare dentro il cuore dell’uomo, un cuore che un secolo fa e in Ungheria sembra non molto distante dall’oggi. Il salto lo si fa grazie alla rilettura di un classico ungherese, il romanzo di Dezsó Kosztolányi dal titolo Anna Édes uscito in Ungheria nel 1926. Dezsó Kosztolányi è uno dei grandi classici della letteratura del primo Novecento ungherese, noto al grande pubblico italiano per alcuni titoli usciti per diversi editori italiani, tra i più letti Nerone con prefazione di Thomas Mann per Castelvecchi, Allodola per Sellerio e Il medico incapace per Rubbettino. È la prima edizione integrale di Anna Édes nel 2014 per Anfora Edizioni, e la seconda edizione nel 2018, che fanno finalmente conoscere ai lettori italiani questa grande opera.

È una fotografia di vita borghese nel primo dopoguerra ungherese, siamo nel ’19; nel subbuglio tra rivoluzionari e controrivoluzionari è messa a fuoco la vita di una famiglia benestante alto borghese con alti e bassi nelle posizioni sociali e nel benessere a seconda delle fasi rivoluzionarie del paese e della città. La storia è quella dei coniugi Vizy, lui impegnato in politica e lei stritolata nelle sue depressioni visionarie. La passione della signora Vizy, così come di tutte le sue amiche altolocate, è la ricerca della “serva” perfetta e in questo la lotta con le “serve” ladre, che mangiano troppo, che non tornano a dormire, che brontolano. La signora Vizy si impunta nel voler portar via la “serva” perfetta a un’altra famiglia e così arriva in casa Anna Édes, una ragazza che non dimostra particolare interesse a nulla che non sia lavorare sempre notte e giorno, e la signora Vizy di certo la accontenta. Anna è remissiva e diligente e il suo carattere ben si accosta alla significato del suo cognome “la dolce”. Attorno a queste tre figure ruotano il portinaio, il dottor Moviszter, alcune collaboratrici domestiche e altri. La trama è lineare fino al delitto, una trama rumorosa con un chiacchiericcio di molte voci e molti personaggi fino al silenzio grande della notte in cui Anna uccide.

Ciò che rende così contemporaneo questo romanzo nel tratteggiare l’umano è la scrittura di Kosztolányi, uno scrittore che è anche giornalista, traduttore e poeta, un autore che è abituato a farsi largo tra parole sue e degli altri, e a prendere su di sé molti punti di vista. Kosztolányi mette in scena la bellezza di un personaggio luminoso in mezzo a molti altri personaggi pieni di ombre, fa risaltare la sottomissione e la gentilezza per poi calarla dentro una sontuosa tragedia: rivela il mostro dentro la dolcezza per ribilanciarlo, per comprenderlo.

In tutti i suoi romanzi si interroga sull’esistenza, una esistenza dove l’uomo è corale, sta in mezzo agli altri uomini e da loro si fa abbruttire; come in Nerone dove il personaggio principale è un mostro sì ma prigioniero della sua corte corrotta e schiavo della sua fragilità emotiva. Anna Édes è speculare a Nerone, è perfetta ma viene annientata nella sua fragilità emotiva dalle persone che le stanno attorno. Nessuno nella famiglia si chiede chi sia, da dove venga, quali traumi porti con sé e quali desideri, Anna è solo una schiava. Nessuno si accorge che il nipote dei Vizy approfitterà sessualmente di lei, che con la facilità di un ricco e bello rampollo della buona società si infila nella sua lurida branda giusto per poi costringerla ad abortire e non rivolgerle più la parola. Non vi è nessuna pietà, nessuna umanità per Anna e per altre che lavorano come lei negli altri piani, ma lei non regge questo. “Questo non è un mondo per teneri”, come scrive Antonella Cilento alla postfazione della seconda edizione.

La focalizzazione di questo romanzo è sull’individuo, uno alla volta i suoi personaggi vengono messi sotto la lente di ingrandimento per metterne a nudo con grande spietatezza la loro vita misera; e lo scrittore lo fa con una lingua asciutta che non cede all’aggettivo o alla compartecipazione emotiva, tanto meno all’abbellimento: ne emerge una angoscia esistenziale potente. Gábor Halász, uno dei suoi più grandi studiosi, scrive che “Il suo sguardo è spietato, ma il cuore gli batte forte”.

Il processo ad Anna è la rappresentazione corale popolare del concetto di male, ognuno pur di comparire dà il suo ricordo del mostro: rimanda molto il processo ne Lo straniero di Camus, di una ventina di anni dopo, in cui l’imputato non è in grado di far nulla se non di subire e guardare. Anna Édes entra in carcere con il suo unico paio di scarpe e il suo unico abito, così come era giunta in casa Vizy qualche mese prima, nella sua totale povertà.

Anna, come Nerone e Meursault, rivive nei dialoghi degli altri, le loro azioni e parole, veritiere o meno, escono da altre bocche, loro assistono alla spietatezza che la loro spietatezza ha causato. La luce che mette in campo Kosztolányi è crudele sempre, non dà scampo a nessuno, inchioda ogni personaggio alla propria pochezza umana. In tanta ferocia nel guardare all’umano spunta un unico personaggio, il dottor Moviszter, che tutte le voci danno da tempo con un piede nella fossa o addirittura morto, che testimonia con una parola buona “Ho l’impressione, – ripeté ostinato – ho l’impressione che non sia stata trattata con umanità. Non l’hanno trattata come un essere umano, ma come una macchina. L’hanno resa una macchina – sbottò mettendosi quasi a urlare. – L’hanno trattata in maniera disumana. L’hanno trattata ignobilmente.” Quella che potrebbe sembrare una rivincita del bene sul male viene subito riposizionata sotto la luce spietata e il medico viene congedato dal pubblico come un uomo “mentalmente limitato”: la pietà, nell’unico momento in cui fa capolino, viene subito smaltita come una limitazione, una malattia.

Al Festival del cinema di Cannes del 1959 venne presentato il film Édes Anna (il titolo inglese è Sweet Anna), diretto da Zoltán Fábri, con una magnifica Signora Vizy interpretata da Mária Mezei, una delle più note attrici del cinema ungherese, e Anna interpretata da Mari Törőcsik, vincitrice di numerosi premi durante la sua lunga carriera. È una sensibile riduzione del romanzo in versione cinematografica, manca al film quella coralità che è un punto di grande forza del romanzo. A parte ciò la resa delle ambientazioni e dei personaggi su cui ruota la storia è di grande presa, sia gli interni che gli esterni hanno una efficacia narrativa straordinaria in cui vanno a muoversi attori di grande impatto espressivo.

Anna Édes è un personaggio di ieri e di oggi, il mostro sbattuto sotto gli occhi di tutti quando è troppo tardi, la creatura creduta perfetta e maltrattata, la persona che non ha passato e non ha desiderio solo perché non la si fa parlare. La disumanità di sempre sotto una luce talmente abbacinante da far sbiancare la poca pietà.

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