Philip Hoare by Jo Hay

It’s a Whale World!

Philip Hoare by Jo Hay

Questo articolo è uscito in una versione più breve sul numero di Vogue di settembre 2013. (Immagine: Philip Hoare ritratto da Jo Hay)

“Oggi gli scienziati hanno capito una cosa: che i capodogli non sono soltanto dotati di facoltà organizzative e comunicative, ma sono anche in grado di elaborare un pensiero astratto e religioso. Buffo: abbiamo trascorso secoli a scrivere il nostro mito della balena, mentre le balene nel frattempo stavano inventando il loro”, dice così Philip Hoare, scrittore e documentarista, autore del magnifico “Leviatano” (Einaudi), libro-culto sul mito della balena.

Tanto simili a noi quanto abissalmente diversi, questi animali ci hanno da sempre affascinato: “Ricordiamo che le balene si sono adattate all’ambiente marino, ma un tempo erano animali terrestri, infatti assomigliano a dei pesci, eppure sono a tutti gli effetti mammiferi; salgono in superficie per respirare; partoriscono piccoli vivi e oggi sappiamo che molte specie hanno una vita sociale articolata. Questo connubio ha attratto da sempre l’uomo che allo stesso tempo ne era spaventato”. “La balena”, continua Hoare, “fa parte dei nostri più grandi miti e religioni, dalla Bibbia al Corano. Da Moby Dick a Pinocchio. Nessun altro animale selvaggio è stato così usato e abusato, perfino quando l’uomo non ne comprendeva la presenza. E, quando non capiva, distruggeva”.

Nell’800, il business della balena – e tutta la fascinazione letteraria che ne consegue – era al centro dell’economia mondiale. I prodotti ricavati dalla balena erano il petrolio dei nostri giorni. Dalla metà degli anni Ottanta, quando l’Unione Europea ha decretato illegale la caccia, è stato il whale watching a ridare alla balena un’importanza economica. L’avvistamento oggi è diffuso in tutto il mondo: “Siamo passati, nel giro di una generazione, dal considerare le balene una risorsa industriale a vederle come il barometro della minaccia naturale e simboli di una bellezza paradossalmente fragile”, continua Hoare. “Alle isole Azzorre, dove gli isolani usavano piccole imbarcazioni di legno per cacciare le balene e in tempi più moderni barche a motore, dopo il 1986 quando la caccia è diventata illegale in Europa, quelle vecchie imbarcazioni di legno venivano usate come barche turistiche. Oggi, quando le balene le sentono arrivare, svaniscono nel nulla: non ne hanno dimenticato il suono”.

Del resto è meglio conservarle bene le nostre balene, perché come dice Maddalena Jahoda, brillante cetologa italiana, autrice del libro “Le mie balene” (Mursia) “oggi se vengono ancora cacciate, soprattutto in Antartico, è solo per la carne. Adesso vale molto di più una balena viva: il whale watching frutta ben di più di una baleneria. Ed è l’arma più potente per contrastare la caccia”. Ma pochi sanno che per vedere le balene non è necessario andare in Pacifico. Basta andare tra il mar Ligure e mar di Corsica, una zona, oggi tutelata sotto il nome di “Santuario Pelagos” e voluta dall’istituto di ricerca Thethys.

“La balena rappresenta la salute del mare e la straordinarietà della vita sulla Terra”, dice Sabina Airoldi, biologa e direttore del Santuario. Thethys organizza spedizioni scientifiche da giugno a settembre, per studenti e volontari che vogliono vedere “il misterioso capodoglio, la maestosa balenottera comune, le mirabolanti stenelle”, continua Airoldi. Anche l’Acquario di Genova, in collaborazione con WWF e Whale Watch Genova, organizza spedizioni di avvistamento più turistiche, ma nel massimo rispetto dell’ambiente e sempre con a bordo un biologo marino (www.whalewatchgenova.it).

“I balenieri cacciavano le balene, ma le amavano”, conclude Hoare. “Noi che diciamo di amarle permettiamo che vivano in cattività dentro gli ocenarium, produciamo inquinamento acustico e chimico nel loro ambiente naturale, le facciamo scappare con le nostre imbarcazioni a motore. Cosa è peggio?”. A voi la scelta, amanti delle balene.

Valentina Pigmei, nata a Parma nel 1973, ha vissuto a lungo a Roma. Giornalista e consulente editoriale, ha lavorato per varie case editrici. Ha scritto per La Stampa, Panorama, Elle, Grazia, Rolling Stone, GQ, D-Repubblica delle Donne, Messaggero. Oggi vive in Umbria e collabora con Flair, Myself, Vogue e Pagina99.
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