Il pianeta rosso: utopia marziana e dintorni

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Photo by Nicolas Lobos on Unsplash

Tutto ebbe inizio alla fine del XIX secolo, quando l’astronomo italiano Giovanni Schiaparelli scoprì la presunta esistenza su Marte di “canali” apparentemente scavati da forme di vita intelligenti, ovvero una serie di linee diagonali che sembravano intrecciarsi e tessere un reticolato regolare sulla superficie del pianeta.

Gli scritti di Schiaparelli (1835-1910) furono «il punto di partenza della costruzione di una vera e propria mitologia marziana», scrive Daniele Porretta, storico dell’architettura e dell’urbanistica alla School of Design and Engineering dell’Università Pompeu Fabra di Barcellona. Lo scrive nell’introduzione al libricino La vita su Marte 1893-1909, di Giovanni Schiaparelli, uscito per i tipi di Luiss Press in tiratura limitata,ma anche estratto delsuo libro: L’altra Terra. L’utopia di Marte dall’età vittoriana alla New Space Economy (Luiss Press), dove Porretta mostra come l’idea della vita su Marte sia stata negli ultimi due secoli tante cose tra cui sogno, racconto di fantascienza e business, ma non sia mai davvero uscita dalla mente dell’uomo.

Mai come oggi, in un periodo di isolamento forzato e con la minaccia di un pianeta sempre più affollato e destinato a diventare inabitabile per via del cambiamento climatico e del progressivo esaurimento delle risorse terrestri, l’ipotesi di una possibile “altra” vita su Marte diventa allora quanto mai realistica. Per raccontare questa possibilità Porretta parte dalla cronaca; poi, attraverso letteratura, cinema, storia e critica culturale mostra come quella che per anni è stata solo un’idea, un racconto di fantascienza, forse un sogno, sia in realtà molto di più. Lo fa in un libro che mette insieme parte della grande narrazione fantascientifica con il tema dell’enorme progresso tecnologico innescato dalla rivoluzione digitale, fino alla corsa verso Marte dei multimiliardari americani, da Musk a Bezos, passando per Branson.

Ma facciamo un passo indietro: chi era Giovanni Schiaparelli? Schiaparelli fu astronomo e scienziato, studiò matematica e fece un dottorato in ingegneria idraulica e architettura. L’astronomia fu la sua passione, in un’epoca in cui i luoghi sconosciuti e inesplorati erano sempre meno:«La sua scoperta – scrive Porretta – era percepita come quella di una nuova America», anche perché i riferimenti bibliografici da cui attingeva non si limitavano a una solida formazione scientifica, ma poggiavano sul vasto pilastro umanista, con rimandi che andavano da Cicerone a Dante, passando per Allan Poe, Giordano Bruno, Verne e tanti altri.

Pensare a Marte come a un possibile luogo di colonizzazione umana, o come a un’altra Terra abitabile, è un qualcosa che da almeno un secolo vive e si tramanda di pensiero in pensiero, di mente in mente, anche grazie alla copiosa letteratura fantascientifica e al cinema. Da quando l’ipotesi che sul Pianeta Rosso fosse possibile la vita (aliena e, forse, anche umana) irruppe nella società occidentale, i dibattiti e le discussioni in merito portarono infatti molti autori a trarre ispirazione per costruire narrazioni di successo basate appunto sulla possibilità e sull’idea che Marte fosse effettivamente il prossimo luogo di colonizzazione umana abitabile. Marte infatti rappresenta ormai da tempo una proiezione di speranze e insieme una minaccia di invasione, in un alternarsi costante che oscilla tra desiderio e paura, sogno, speranza e terrore, in un’idea fissa impressa nella nostra mente.

Non è un caso che dietro a un’idea di questo genere ci sia anche un’inevitabile aura di poesia, una suggestione, come infatti dimostra l’incipit del primo capitolo del piccolo volume di Schiaparelli, estratto dai fascicoli della rivista “Natura ed Arte”, del febbraio 1893: «Nelle belle sere dell’autunno passato una grande stella rossa fu veduta per più mesi brillare sull’orizzonte meridionale del cielo; era il pianeta Marte». Due anni dopo, per la stessa rivista, Schiaparelli scrisse così: «Il singolar globo di Marte, che sotto più riguardi tanto rassomiglia al nostro, e nel quale sembrano celarsi così interessanti misteri, ogni giorno più chiama a sé l’attenzione pubblica, e sempre più è fatto oggetto di accurati studi e di ardite speculazioni», di indubbio spirito romantico.

Speculazioni che più di cento anni dopo continuano a essere oggetto di interesse, come dimostra l’approfondito volume di Porretta, attento a non riprendere solo Schiaparelli e Percival Lowell, fondatore e direttore dell’osservatorio di Flagstaff, in Arizona, per lo studio dei pianeti e in particolare di Marte, ma molta della grande letteratura sul tema, passando dalla celebre Guerra dei mondi di H.G. Wells, alla trilogia del Ciclo delle Fondazioni di Asimov. Oltre a questi, anche film d’animazione come Wall-E e autori come Dickens, Philip K. Dick, Salgari, Ballard e Jules Verne, che nei suoi romanzi mette insieme magia e ricerca di una plausibilità scientifica.

Non solo: tra gli altri cita anche Ray Bradbury, con il celeberrimo Cronache marziane del 1950 e Mark Fisher, fino a ciò che letteratura non è, ma ci affascina proprio per la sua futuribilità: ad esempio il progetto SpaceX, con il quale Elon Musk prevede di fondare entro pochi anni la prima colonia umana su Marte.

«Marte – scrive Porretta –, quindi, potrebbe essere il luogo dove trasferire l’umanità eccedente in uno scenario di sovrappopolazione terrestre (demodistopia), ma anche la possibile realizzazione di un nuovo mondo dove potrebbe rifugiarsi una ristretta élite di fortunati sopravvissuti alla fine della civiltà», diventando l’umanità – come disse Stephen Hawking – una specie interplanetaria, e Marte il capitale simbolico di una nuova frontiera, di una società alternativa e salvifica in una «futura utopia tecnologica».

Il lavoro di Porretta traccia allora una linea che ripercorre gli scenari che Marte ha rivestito nella storia della cultura umana, senza pretese di una ricostruzione esaustiva, ma anzi come motore per immaginare nuove connessioni a partire dall’attenzione contemporanea sempre più marcata per le esplorazioni spaziali, spesso anche declinate non solo come un salto in avanti da un punto di vista della ricerca scientifica e tecnologica, ma come la costruzione di una narrazione alternativa, uno storytelling per salvare l’umanità con una «prospettiva di gran lunga più attraente rispetto a quella proposta dal movimento ecologista: restrizione dei consumi e decrescita», scrive Porretta.

Il libro procede cronologicamente, passando da tappe importanti come il lancio dello Sputnik 1 nel 1957 e le sonde Mariner su Marte, che mostrarono «un’atmosfera quasi inesistente e l’assenza di un campo magnetico», rappresentando di fatto la fine del mito alimentato da Schiaparelli e Lowell. Il breve ma densissimo volume si chiude infine con una riflessione di ampio spettro non solo sul futuro e la tecnologia, ma su una sorta di visione insieme politica, scientifica, sociologica e psicologica della società: «Vista dall’ottica del capitalismo espansionista, Marte appare sempre di più la possibile utopia del futuro, o meglio, la distopia della comunità perfettamente vigilata e autosufficiente». Una nuova utopia, insomma, in un contesto contemporaneo in cui immaginare “altri” mondi possibili risulta sempre più complesso.

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