Immagine8-620x350

Il Nordest di Alessandro Rossetto

Immagine8-620x350

Questo pezzo è uscito sul Venerdì di Repubblica.

Presentato in Orizzonti all’ultima Biennale di Venezia, Piccola patria è un film di particolare bellezza che riesce a raccontare con esattezza e grazia questo nostro Nordest italiano. Primo lungometraggio di finzione del documentarista Alessandro Rossetto, ha come primo merito quello di usare la finzione soltanto come strumento di indagine e descrizione della realtà, non poi così distante come mezzo dal documentario.

Nel film non c’è nulla di artefatto, che sia solo funzionale alla trama o alla definizione dei personaggi, c’è più una sequenza di immagini, accadimenti e dialoghi in grado di esasperare la dimensione emozionale della realtà mostrata. Gli intenti del regista sono in quel suo dichiarare “fisico” l’approccio al film perché nato da improvvisazione, osservazione e ricerca. E fisici sono i corpi statuari e sentimentali, i paesaggi struggenti e rovinati, le inquadrature a piombo di strade e campi geometrici interrotti dalle fabbriche, l’uso del dialetto bellissimo, la musica (i cori alpini soprattutto), i suoni, i silenzi.

Tutto è fisico e si muove con grazia alla ricerca di un ritratto mobile, non definitivo ma presente, soprattutto autentico di una provincia italiana che anche se sulla carta è piena di difetti trova qui una sua dimensione lirica, sospesa, esente da giudizio. E soprattutto dice: è questo il paese che abbiamo, guardiamolo bene perché è con questo che dobbiamo confrontarci. Protagoniste della storia sono due ragazze, Renata e Luisa, ben interpretate dall’esordiente Roberta Da Soller e da Maria Roveran, in scena nei mesi scorsi a Milano e Roma nel bel musical diretto da Eleonora Pippo Cinque allegri ragazzi morti IL MUSICAL LO-FI e che rivedremo presto al fianco di Emir Kusturica nel film di Claudio Noce La foresta di ghiaccio.

Le due nel film fanno le cameriere in un grande albergo di un paesino del Nordest da cui vogliono comprensibilmente andarsene, per farlo hanno bisogno di soldi (i schèi nel bel veneto del film), usano il sesso per ottenerli, Renata usa Luisa, Luisa usa il fidanzato albanese Bilal, tutti quanti nella storia vorrebbero essere migliori di così (e agiscono anche per essere un giorno migliori di così) ma questo è il massimo che riescono a fare. Alle spalle hanno il mondo adolescente dove tutto era possibile, davanti hanno l’età adulta che comunque la vogliamo mettere resta l’unico futuro praticabile. Tra l’uno e l’altra c’è il presente, che è solo sguardo e campo interiore.

È nata a Bolzano e ha vissuto ad Algeri e Palermo. Abita tra Roma e New York, dove traduce e scrive di libri, cinema e fumetti per La Repubblica, Il venerdì e D. Ha tradotto, tra gli altri, Charles Bukowski, Tom Wolfe, Jacques Derrida, A.M. Homes, Douglas Coupland, James Franco, Lillian Roxon e Lena Dunham, e ha tradotto e curato la nuova edizione italiana di Jim entra nel campo di basket di Jim Carroll (minimum fax, 2012). Insieme a Daniele Marotta è autrice del graphic novel Superzelda. La vita disegnata di Zelda Fitzgerald (minimum fax, 2011), pubblicato anche in Spagna, Sudamerica, Stati Uniti, Canada e Francia.
Aggiungi un commento