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Bersani alla Corrida della gggente

Da ragazzo non riuscivo a guardare nemmeno dieci minuti della Corrida. Non sostenevo fisicamente la visione, dovevo a tutti i costi alzarmi e cambiare stanza o canale. Non sopportavo la gente che veniva umiliata, si faceva umiliare, si umiliava volontariamente. Mia mamma, equilibrata ed “empatica”, mi spiegava che per un anziano stonato andare lì a farsi fischiare era una bella cosa, perché sta finalmente in televisione e quando torna a casa tutti lo fermano e si fanno raccontare come sono gli studi di Canale 5, gli offrono un caffè, gli chiedono se Corrado è davvero alla mano. Perché, a conti fatti, “il simpatico vecchietto” è uscito dall’anonimato, per i suoi quindici minuti, e bisogna anche capire gli altri, giudicandoli non sulla base delle nostre impuntature e preferenze.

Mia mamma avrà avuto, al solito, ragione e molto probabilmente il mio magnanimo sdegno era (è) solo piccolo egoismo: se a uno piace andare in tv a dimostrare la propria incapacità e farsi sbeffeggiare, chi sono io per trovare qualcosa da ridire e non da ridere? Tutto giusto nel ragionamento ma appena partiva la Corrida dovevo comunque scappare via da quello spettacolo indegno (e ci sarà pure tanta dignità nell’umiliazione, ma non in quella, per me).

Ieri, durante l’incontro con Pier Luigi Bersani, Roberta Lombardi ha nominato la trasmissione sbagliata: Ballarò. Nel corso della giornata sono quindi usciti interventi di pregio sulla feticizzazione della trasparenza televisiva (Mantellini) e sui social network la fiorente industria del meme ha prodotto numerosi manufatti, giocati spesso sulla somiglianza con una sezione d’esame (ecco un altro spettacolo insostenibile: le rare umiliazioni pubbliche all’università, quando il professore prolungava l’agonia del candidato). In quelle vignette però era Vittorio Crimi, per pigro pregiudizio lombrosiano, a interpretare la parte della vittima. Nella realtà deformata della Corrida, nello streaming opacissimo dell’esame della gggente, nel processo Ceauşescu dei commissari grillini, invece l’unico umiliato è Pier Luigi Bersani.

Non ho alcuna simpatia per una struttura di partito che ha gettato il cuore oltre l’ostacolo pur di regalare a Grillo quanta più parte possibile dell’elettorato di sinistra e per un leader che da anni comunica in pessime forme, raggiungendo sempre nuove vette di ridicolo masochista (tutti ricordiamo classici contemporanei come la scenetta del giaguaro di pezza nello studio di Bruno Vespa). Ma, pur con tutta la buona volontà del bravo cittadino di sinistra e la cattiva volontà della Schadenfreude, per me è stato insostenibile vedere quest’uomo non più giovane e molto affaticato dare così bassa prova di sé e della non piccola parte d’Italia che comunque rappresenta.

Ho letto le varie cronache ma non sono riuscito a guardare più di trenta secondi della consultazione (alla sera ho cambiato canale durante il servizio di La7). Ho visto invece le dichiarazioni in solitario del presidente del consiglio incaricato, quando, ancora una volta, ha mostrato un poco efficace esprit d’escalier, un delirio interpretativo ormai piuttosto grave e un quasi completo scollamento dal reale: ha cioè, per l’ennesima volta, assolto sé stesso e redarguito aspramente gli altri (da “non si devono permettere” a “ognuno si deve prendere le sue responsabilità”, la lista di questi altri molto cattivi si fa lunghissima).

Ma in fondo è stato solo un’altra giornata in ufficio di Pier Luigi Bersani, umiliato dai commissari della gggente Crimi, Lombardi e Messora, umiliato dal Piccolo Padre del Webbe che lo chiama Padre Puttaniere e umiliato soprattutto da se stesso, dalla passione per la Corrida, dal ditino alzato di fronte a chi gli mostra il dito medio (accompagnando il segno con la prevedibile azione) e dalle razionalizzazioni del suo agire sempre più improbabili.

Alessandro Gazoia (Jumpinshark) scrive di giornalismo, media, informatica su minima&moralia e sul suo blog; ha pubblicato per minimum fax Il web e l’arte della manutenzione della notizia (2013), Come finisce il libro (2014) e Senza filtro (2016).
Commenti
6 Commenti a “Bersani alla Corrida della gggente”
  1. karen scrive:

    Non condivido questo pezzo, lo trovo ingenuo, e non perchè io ami Bersani. Ne riconosco i limiti comunicativi, la ripetitività e altro. ma non escluderei che il suo essere “contadino dalla testa dura” non comprenda anche una certa impermeabilità agli insulti per raggiungere cocciutamente, se non lo scopo , almeno l’averci provato. E’ un uomo che ha sempre fatto politica ed è meno ingenuo di quanto appare. E’ appunto ingenuo non considerare che , in un certo modo abbia voluto “dare un esempio” di inettitudine e volgarità in chi aveva davanti. Se c’è riuscito, ogni spettatore potrà giudicarlo.

  2. Carlo M scrive:

    bersani ha voluto apposta lo streaming, per mostrare al mondo quanto sono vuote le teste dei grillini. ma per chi è cresciuto in una famiglia dove si guardava “la corrida di corrado” non è semplice arrivarci.

  3. EnzoS scrive:

    E’ triste che si guardi al “modo” piuttosto che al “che cosa” si dice. Non che Bersani abbia molto da dire, ma almeno quello che dice lo si può ascoltare. Gli altri sono degli urlatori che non si riesce a sentire. Il Piccolo Padre (molto cafone) si sarà vendicato di non essere stato ammesso alle primarie a suo tempo. Bene, bravo, bella soddisfazione. Andiamo alle elezioni e vincerà l’Ottimo Comunicatore Nanu col suo Half/ano. Bene,
    bravo, 7+

  4. carmelo scrive:

    1) bersani ha fatto molti errori soprattutto in campagna elettorale. Nello sforzo di non spaventare i moderati ha finito con gettare molti “compagni cazzoni” nelle braccia di quetso Grillo qualunque, capace, come berlusconi, ti annebbioare le menti ed esaltare il basso ventre
    2) Bersani è una persona seria che a volto scoperto si preso montagne di insulti per tentare di fare iun governo.

    3) Le persone serie in questo paese non vanno di moda ne a destra ne a sinsitra ne tra gli intellettuali come questo nick un po scemo dietro il quale si nasconde l’autore di questo articolo che non condivido. Bisogna saper comunicare ovvero rincoglionire e convincere con il NULLA la gggente come dice lui. Non va di moda essere seri persino quando il paese naviga nella merda. Biogna stimolare il basso ventre e addormentare il cervello.

    4) siamo un paese del cazzo!

  5. jumpinshark scrive:

    @carmelo
    Il mio nome anagrafico (peraltro noto) è Alessandro Gazoia e non sono uso a nascondermi.
    @Carlo M
    Un abbraccio forte perché davvero, così a freddo, a uno che non conosci, sulla base di qualche riga di un testo che non apprezzi, gli insulti allargati alla famiglia… Stupore, meraviglia, delizia:)

  6. giuseppe scrive:

    L’inerzia politica di Bersani dimostra che della risoluzione dei problemi del Paese non gli importa assolutamente niente. L’importante è avere un posto in Parlamento ben retribuito.

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