Patrice

Pillole di saggezza dal Bronx

Pubblichiamo un articolo di Tiziana Lo Porto, uscito su «D – La Repubblica delle Donne» sul libro di Patrice Evans «Negropedia. The Assimilated Negro’s Crash Course on the Modern Black Experience».

Il suo alter ego si chiama “The Assimilated Negro” (il negro integrato) che è anche il nome di un blog attivo dal 2005 in cui prende in giro i nuovi neri d’America (rapper, sportivi, politici, o gente comune) senza risparmiare se stesso. Lui è Patrice Evans, nero, nato nel Bronx nel 1976, diplomatosi nel Connecticut al Trinity College, e da lì rientrato alla base. Da New York tiene il suo blog, lavora per la webzine di sport e cultura pop Grantland.com, collabora con la rivista McSweeney’s, scrive rime rap per soldi e per diletto. Soprattutto, abita nell’America di Barack Obama, e la racconta. Di recente ha scritto e pubblicato un manuale geniale già nel titolo: Negropedia. The Assimilated Negro’s Crash Course on the Modern Black Experience (Three Rivers Press 2011). Il libro è una raccolta enciclopedica autoironica e postmoderna di sapere acquisito sul campo, comicità da stand-up comedy e pratici consigli rivolti ai nuovi neri d’America. Letto per voi, eccolo in pillole.

I nove passi: un programmino facile facile per sentirsi integrati

Evans lo chiama anche NoNap, Nine-Step Nouveau Negro Assimilation Program (Nuovo Programma d’Integrazione Negro in Nove-passi) e lo trovate a inizio libro. Primo passo: “Le bianche, le negre integrate e le asiatiche”. Ovvero, inizia la tua vita da negro integrato e fatti la ragazza che hai sempre sognato. Ultimo passo: “Articola bene quello che stai cercando di dire”. Ovvero, “non sarebbe bello riuscire a dire quello che vuoi dire e non dover contare sulla capacità dei tuoi amici di interpretare quello che dici ogni volta che gli racconti qualcosa?” Eh già. Fossero solo problemi di razza.

Una star nera e gay è meglio di una star nera e basta

Dice Evans: “Com’è successo con Obama presidente nero, a volte non sappiamo di cosa abbiamo bisogno finché non ce l’abbiamo”. Perché è vero che abbiamo Omar di The Wire, che è gay, è nero, e ci piace moltissimo. Ma è finto, vive solo in una serie tv. Siamo con Evans quando dice: “Avremmo bisogno di un rapper gay. Di un giocatore di pallacanestro gay. E magari di una piccola star del cinema, nera e gay”.

L’America non è un’insalata mista

A proposito dell’integrazione: “L’America non è né un melting pot né un’insalata mista. È più come i condimenti della pizza sul bancone del pizzaiolo, ognuno nel suo bravo contenitore, formaggio bianco, formaggio giallo, fagioli neri, pomodori rossi e lattuga già tagliata da mettere in cima alla tua carne straniera d’importazione”. E l’America non è nemmeno un caso isolato.

Lettera di un nero al suo pene di dimensioni medie

Sono tre delle sei pagine più geniali del libro. Cominciano così: “Ugh. Di fatto non so come dirtelo. Ci abbiamo girato intorno a lungo. E apprezzo sul serio gli sforzi che hai fatto fino a oggi. Ma sono sicuro che col passare degli anni ti sarai accorto della mia crescente delusione. La verità è che arrivati a questo punto m’aspettavo fossi più grosso. Continuo a sperare che tu cresca, ma so che non succederà”. Beata sincerità.

Tecniche di rimorchio per neri dentro il ghetto

Sguardo diretto e aggressivo. Oppure, sguardo diretto e labbra pronte a mandare un bacio. Oppure, sguardo diretto e labbra che mandano un bacio. Oppure, sguardo diretto e labbra che alternano baci e fischi. E così via, che tanto il repertorio è sempre quello. Non c’è bisogno di essere neri per saperlo tutto a memoria.

Lettera di una nera al suo culo relativamente piatto

Ecco le altre tre pagine più geniali del libro. Cominciano così: “Oh, non fingere che sei sorpresa. Lo so che ti sei accorta del mio crescente disprezzo. La verità è che arrivati a questo punto m’aspettavo fossi più grosso. Ho continuato a sperare che ti riempissi o che ti arrotondassi, ma non è mai successo”. Poi, propositiva come solo noi donne sappiamo essere, parlando sempre col suo culo: “Dimmi qualcosa. Sei depresso? Magari potremmo fare qualcosa insieme per sconfiggere la tua piattezza”. E a questo punto, se fossimo il suo culo, risponderemmo: magari.

Sesso che fai, razzista che trovi

Evans, rispondendosi da sé in un capitolo che si chiama “Posso fare sesso con una razzista?”: “L’aspetto migliore del fare sesso con una razzista è che è una situazione in cui in termini di prestazione vinci comunque. Se viene, cambierai per sempre la sua vita. Se non viene, che ti frega, tanto è razzista”.

Nero lo sei, il rap lo fai

Alla musica nera è dedicato quasi mezzo libro. Illuminante la pagina in cui spiega com’è nato il rap: “Non ci facevano entrare allo Studio 54, e così ci siamo inventati una cosa che fosse tutta nostra”. E il resto è storia.

Susan Sontag era una rapper

Lo era perché ha scritto: “La razza bianca è il cancro della storia dell’umanità”. Era l’inverno del 1967, lo ha scritto in un articolo pubblicato sulla Partisan Review ed era con la guerra del Vietnam che ce l’aveva. Il ragionamento per intero era: “Mozart, Pascal, l’algebra booleana, Shakespeare, il governo parlamentare, le chiese barocche, Newton, l’emancipazione delle donne, Kant, i balletti di Balanchine e tutto il resto non bastano a redimere i peccati commessi da questa civiltà nei confronti del mondo. La razza bianca è il cancro della storia dell’umanità”. In seguito Sontag avrebbe rinnegato quanto scritto. Ma solo perché offensivo nei confronti di chi il cancro ce l’aveva veramente. Il ragionamento restava e resta tuttora intatto. E Chuck D non saprebbe dirlo meglio.

Qualche lista. Di culi, per esempio

Il libro abbonda anche di liste. Di nomi soprattutto. Abbastanza prevedibili quelli dei “quattro cavalieri dell’apocalisse post-razziale”: Oprah Winfrey, Will Smith, Tiger Woods e Barack Obama. Meno scontati quelli dei “cinque culi che hanno cambiato l’America”: Pam Grier, J.Lo (aka Jennifer Lopez, per Evans e non solo “forse il culo più famoso dell’età contemporanea”), Beyoncé, Serena Williams e Baby Got Back di Sir Mix-a-Lot. Sì, la canzone. Era il 1992, la prima strofa diceva: “Mi piacciono i culi grossi e non posso negarlo”. E il resto del testo parlava quasi esclusivamente di culi. Quell’estate finì prima in classifica e l’anno dopo si beccò un Grammy. E chi l’avrebbe detto.

Adotta un bambino bianco

Ovvero, da quando i bianchi adottano bambini di altre razze, per una vera parità anche i neri dovrebbero cominciare a adottare bambini bianchi. Oprah, Tyra e Beyoncé diventerebbero così le Angelina Jolie dell’America nera, rendendo pubblica e famosa l’inversione di tendenza. “Quanto sarebbe bello?”, dice Evans. “Beyoncé e Jay-Z che salvano una povera bambina bianca del Nebraska”.

In difesa dei jeans larghi e a vita bassa

Anche un paio di jeans sono un oggetto culturale. Quelli larghi e a vita bassa lo sono per ragioni pratiche, estetiche e simboliche. Pratiche: ci stai comodo; la nostra non è una società di gente magra; in caso di caduta hanno un effetto paracadute; per Halloween puoi riciclarli per un costume da clown o da rapper. Estetiche: le mutande ti sono costate anche più di jeans e sarebbe bello se anche gli altri se ne accorgessero; ci puoi fare dentro quello che vuoi senza che gli altri lo vedano; a volte è meglio affidare il proprio fisico all’altrui immaginazione. Simboliche: anche un paio di jeans possono essere una forma di ribellione; a modo loro i jeans larghi e a vita bassa fanno “guerrilla urbana”; più larghi sono, più tessuto possiedi. In pratica sono come avere un Suv.

Un blipster è un hipster nero

Ovvero black + hipster = blipster. I blipster li riconosci dall’abbigliamento (pantaloni stretti, sempre caduti ma stretti, e maglietta con una scritta intelligente stampata sopra) e dai capelli (preferibilmente un taglio fro-hawk, che sarebbe afro + hawk, che sarebbe un po’ afro e un po’ punk, che sarebbe una cresta molto riccia e voluminosa). A diventare blipster sono i neri nerd che stanchi di subire le angherie del maschio-alfa rapper si ribellano e diventano dei neri nerd che si sentono cool. Se li dai a una indie rock band diventano anche famosi. Vedi gli Animal Collective o i Grizzly Bear.

I neri amano McDonald’s

Ci piacerebbe fosse un cliché, ma è la verità. E li capiamo pure. Prendete i Chicken McNuggets, per esempio: siete a un primo appuntamento e non sapete come iniziare la conversazione? Provate a indovinare a turno con che parte del pollo li hanno fatti. Andrete avanti all’infinito, finché uno dei due non si accorgerà che quello che sta mangiando non è affatto pollo. Che cos’è? Vai a saperlo.

La schiavitù è finita da mo’

Da quattrocento anni, per l’esattezza. Eppure c’è gente che ancora tira fuori l’argomento. Evans, al meglio della sua genialità: “Ecco una domanda per tutti i negri e gli amanti dei negri: Avreste preferito non avere mai avuto la schiavitù sapendo che così vi sareste persi anche Martin Luther King jr.?” Ancora Evans: “Ah-ah, vi ho fregati!” Aggiungiamo noi: tutto questo vi sembra politicamente assai poco corretto? Provate a leggere il libro.

È nata a Bolzano e ha vissuto ad Algeri e Palermo. Abita tra Roma e New York, dove traduce e scrive di libri, cinema e fumetti per La Repubblica, Il venerdì e D. Ha tradotto, tra gli altri, Charles Bukowski, Tom Wolfe, Jacques Derrida, A.M. Homes, Douglas Coupland, James Franco, Lillian Roxon e Lena Dunham, e ha tradotto e curato la nuova edizione italiana di Jim entra nel campo di basket di Jim Carroll (minimum fax, 2012). Insieme a Daniele Marotta è autrice del graphic novel Superzelda. La vita disegnata di Zelda Fitzgerald (minimum fax, 2011), pubblicato anche in Spagna, Sudamerica, Stati Uniti, Canada e Francia.
Commenti
Un commento a “Pillole di saggezza dal Bronx”
  1. giuseppe gumina scrive:

    Sono un appasionato di Serena Williams, è Bravissima e Bellissima. Vorrei sapere diverse cose su di Lei. Non possiede solo Talento e Bellezza, ma anche un Grandissimo Carattere, perchè 2 anni fa, rischiò la vita perchè fu colpita da un’Embolia Polmonare. Lei è Unica!!!

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