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I ♥ polpettoni – Il fascino irresistibile dei polpettoni letterari

Dal nostro archivio, un pezzo di Francesco Longo apparso su minima&moralia il 14 febbraio 2013.

Questo pezzo è uscito su Orwell. (Immagine: una scena di Downton Abbey.)

«Prima che fosse finito il concerto, era sicuro che quella fosse la sola fanciulla che avrebbe sposato». Oppure: «Il vento primaverile, piovoso e lugubre, giungeva da luoghi paurosi e gridava intorno alla casa come un uomo che piange il suo amore». Ci si arrende, ciclicamente, al fascino irresistibile dei polpettoni letterari.

Basta un ricordo che sale alla mente, perché le ragazze avvampino di rossore. Mentre gli uomini si consumano nella passione: «Fuori, coi capelli bagnati di neve, Reddin la spiava dall’oscurità. La vide, col capo eretto e le bianche spalle nude, sorridersi nello specchio». Si tratta, per lo più, di romanzi che grondano di rugiada inglese, infestati da pallidi rami di castagni, con api che rombano come onde, e per raccontare ciò che avviene nell’animo dei personaggi, si affidano alle descrizioni della natura: «Nelle chiare radure incantate, tra i larici, le capinere cantavano piano, ma traboccanti di vita. Sui pendii assolati i giacinti innalzavano folti germogli tra le larghe foglie che li nascondevano, e fra poco avrebbero steso il loro azzurro cupo, come un tappeto da preghiera».

Saranno polpettoni, ma sanno cos’è la letteratura: «Una nube a forma di colonna, carica d’acqua, procedeva lentamente per la vallata, sfiorando la base delle colline. Era come una divinità grigia con le braccia incrociate e il capo lontano, nel cielo. Avrebbe potuto essere il destino, si avvicinava lentamente a quei due che stavano là come due amanti e non erano amanti, e li sferzava negli occhi».

Tornata alla terra è un romanzo della scrittrice inglese Mary Webb pubblicato nel 1917 e proposto ora in Italia dalla casa editrice Elliot (traduzione di Corrado Alvaro, pp. 320, euro 17,50). È un sublime polpettone, irresistibile proprio per la sua straordinaria capacità di mettere in scena un mondo tanto semplice quanto intenso. Elementi di quella letteratura inglese che ha influenzato la narrativa in tutto il mondo.

Mary Webb morì dimenticata, e subito dopo se ne parlò come di un “genio trascurato”. Cime Tempestose era stato pubblicato settant’anni prima e qualcosa della Catherine di Emily Brontë (un febbrile desiderio di indipendenza e l’inclinazione a confondersi col paesaggio) filtra nella protagonista femminile di Tornata alla terra, Hazel; così come la tenebrosa asprezza di Heathcliff palpita ancora negli occhi di Reddin, uno dei due protagonisti che si contendono la selvaggia e ritrosa Hazel.

Ma il vero big bang della letteratura, che ha fatto sì che il romanticismo possa non essere patetico ma innervato di intelligenza emotiva, profondità e ironia, è Jane Austen. È grazie a Jane Austen se ancora oggi si possono leggere alcuni polpettoni certi di fare un’esperienza letterariamente alta. Ne è  sicuro anche Harold Bloom che la omaggia nel suo Canone occidentale.

Tornata alla terra racconta la storia di Hazel, desiderata sia dal reverendo Edward («“Sono venuto per domandarvi se mi volete sposare, Hazel Woodus”»), che da Reddin («“Senti» le disse “poche chiacchiere: mi vuoi sposare?”»). Da come è evidente già in queste due dichiarazioni, uno è lo spirito, l’altro la carne, uno la vuole sfiorare, l’altro desidera possederla, uno è la sua salvezza, l’altro la sua condanna. Edward la invita a casa dalla madre a bere un tè, l’altro la porta direttamente nel bosco.

Dei tanti motivi per cui i polpettoni hanno un fascino irresistibile, ce n’è uno che riguarda l’attitudine a mettere in scena il bene e il male e di collocare in mezzo qualcuno che è lacerato da queste forze. Hazel è esattamente a metà strada tra due poli e lo strappo avviene nel suo cuore: «“Voglio andar via” si disse, forte, nel suo chiuso e remoto desiderio di libertà. “Voglio rimanere” si corresse, debole, indifesa e molto stanca». Altrove il conflitto interno è reso così: «Ma una voce perentoria le diceva che doveva andarci, e una volta ancora la sua anima divenne il passivo terreno di battaglia di emozioni che essa non aveva mai neppure immaginato » .

I polpettoni sono irresistibili anche per altri motivi: 1) la neve rende ovattato il suono degli zoccoli dei cavalli; 2) le ciliegie cadono nei frutteti come “gocce di sangue”; 3) qualche stranezza nelle case fa ipotizzare la presenza dei fantasmi; 4) gli stagni si ghiacciano; 5) il vento è impetuoso e contiene pipistrelli; 6) vale la pena leggerli anche per incontrare una frase sola, come: «La maestosa mattinata di maggio, bardata di diamanti e piena della solennità che accompagna la perfetta bellezza, era uscita dalla nebbia porporina e svergognava il tugurio in cui Hazel indossava la veste nuziale»; 7) su tutto, ciò che di più fa sentire la nostalgia dei polpettoni e il desiderio (ogni tanto) di leggerli, è la presenza di giuramenti e del Destino. In Tornata alla terra, Hazel fa un giuramento, il Destino fa il resto (gli incantesimi invece, com’è giusto che sia, fanno cilecca).

Sono pazzi gli scrittori che pensano di poter fare della grande letteratura senza giuramenti e Destino. Le scosse del grande terremoto che si chiama Jane Austen arrivano fino al Novecento. In libreria è uscito in settimana anche un altro libro in cui le vibrazioni della Austen sono ancora percepibili.

L’autrice si chiama Margaret Powell e il libro si intitola Ai piani bassi (Einaudi Stile Libero, pp. 192, euro 16,50). Qui il racconto è affidato ad una cuoca che narra la società inglese, dal basso della cucina. È raro leggere un libro in cui si beva tanto tè, da così tante tazze di porcellana. Margaret Powell è nata nel 1907 e questo libro ha ispirato la celebre serie tv Downton Abbey. Di Jane Austen ci sono qui tre elementi cruciali: l’ipocrisia, il pettegolezzo, lo sguardo sarcastico. «La società ha bisogno di gente che incede sinuosa nei salotti e si compiace di conversare argutamente, e se tutti sgobbano duro nessuno ha il tempo di farlo», scrive nelle sue memorie la cuoca.

Il mondo è diviso in due: sopra l’aristocrazia, che dice: «“Sai, se abitassi in qualche posticino in campagna farei volentieri a meno della servitù. Non danno che grattacapi: litigano tra loro, vogliono più soldi, non gli va di faticare, non fanno le cose come vorresti, eppure capisci, ho una posizione sociale da difendere, dunque ne ho bisogno”». Sotto, vociano le sguattere: «Ma se quelli di sopra avessero sentito come le cameriere ci riportavano i loro dialoghi, avrebbero capito che dietro le nostre facce impassibili e i nostri atteggiamenti rispettosi non c’erano che disprezzo e derisione».

Francesco Longo (Roma 1978), giornalista, è autore del libro Il mare di pietra. Eolie o i 7 luoghi dello spirito (Laterza 2009) e di Vita di Isaia Carter, avatar (Laterza 2008, con C.de Majo). Ha pubblicato la monografia Paul de Man (Aracne 2008). Collabora con La lettura del Corriere della Sera e con le pagine culturali del quotidiano Europa. Scrive su Nuovi Argomenti.
Commenti
3 Commenti a “I ♥ polpettoni – Il fascino irresistibile dei polpettoni letterari”
  1. fafner scrive:

    Io lascerei stare Jane Austen, se si fa della lingua la cifra del polpettone. Usa un sacco di parole per dire le cose, ma è sempre asciutta, preferisce le spiegazioni alle metafore, non è mai vaga.

  2. paola scrive:

    Nessun svenevole romanticismo in Jane Austen. Le avventure d’amore di cui si occupa, infatti, possono essere lette quali metafora delle più autentiche ed onnicomprensive strutture della società: le relazioni economiche.
    Nei suoi romanzi, in filigrana, sembra di leggere il resoconto dei conti correnti dei protagonisti.
    Il buon senso, la ragionevolezza di molte eroine austeniane consiste essenzialmente nel saper fare i conti, con la precisione delragioniere, di questi “pesi” economici e di conformarsi ad essi, conti economici che prendono l’aspetto e vengono sentiti come imperativi morali, giusti ed inevitabili, ai quali conformarsi per essere donne “sagge”, meritevoli di successo e di lieto fine letterario.
    Il Giusto o lo sbagliato in A. è determinato dalla convenienza economica. Ciò che vi si attiene è corretto, ciò che la contrasta è destinato alla rovina.
    La simpaticissima protagonista di Orgoglio e pregiudizio non fa eccezione a questa regola, infatti pur apparendo non convenzionale il suo modo di comportarsi e giudicare il mondo, alla fine, dopo che gran parte dei suoi pre-giudizi si svelano sbagliati, viene salvata, lei e la sua famiglia, appunto, dal “capitale” di Mr Darcy.
    Morale vittoriana al cento per cento: se il conto in banca lo consente è possibile qualsiasi soluzione sentimentale, se la collocazione economico-sociale è impari, il disastro è inevitabile.

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