alveare

Postludi dell’Ermanno

È nata da un mesetto una nuova collana di narrativa italiana, coordinata da Vanni Santoni. Con una decisione di quasi-incoscienza la Tunué, una piccola casa editrice di Latina, ha pubblicato i primi due libri, Stalin+Bianca di Iacopo Barison e Dettato di Sergio Peter. Questo che vi presentiamo è un estratto di Dettato.

di Sergio Peter

Si sa che i prodotti dell’alveare hanno delle proprietà benefiche nella loro assunzione, scrive l’Ermanno nella sua opera principale Le mie api nel tempo, mi sono sentito dire che non è detto, dice, prima di tutto non sono ciarlatanerie, ma in termini reali sono affermazioni da parte di studiosi in tutto il mondo, dice, in quanto le api sono ben duecento milioni di anni che esistono prima della comparsa dell’uomo sul pianeta Terra e nella natura ci sono continui mutamenti, è in evoluzione, scrive, e poi la pappa reale è prevenzione, agisce come vaccino, il che non è poco dato che non sai mai quello che ti può capitare, scrive l’Ermanno, e inoltre la propoli buca le cellule di tutti i tipi di tumore e li fora come un colabrodo tant’è che, altra cosa da valutare, così l’Ermanno, chi è protagonista come apicoltore della vita delle api, come lui, dice l’Ermanno e infatti così scrive nell’opera Le mie api nel tempo, raramente è attaccato da forme tumorali.

È risaputo, a proposito del comune di Grandola, in riguardo alle sorgenti dell’omonima Val Sanagra, che l’acqua che sgorga è più buona di quella della Val Cavargna, e questo è risaputo, scrive l’Ermanno all’inizio della sua Cronistoria idrica del comune di Grandola, per essermi stato tramandato dal mio defunto padre Pietro, ma c’è di più, egli scrive, si rileva pure che la montagna Crocione è povera di sorgenti e tra l’altro ai tempi che furono nel sito Bergesa, dov’è una valle, esisteva un mulino, come fu detto da mio padre, e c’è dei resti che bisognerebbe risalire nel capire cos’erano, quei ruderi, ma come posso dire, così l’Ermanno, mio padre era restio, io tutto quello che accennava lo serbo, in quanto lo sentivo più volte ascoltandolo in tutti gli attimi, per ora ho concluso, dice.

E per aver sentito dire da mio padre Guaita Pietro, in riguardo alla situazione idrica del comune di Grandola ed Uniti, il primo acquedotto fu fondato in località Muruseii. Invece ad Ulzeran viene captata la sorgente dalla quale, lungo le tubature sotto terra, hanno condotto l’acqua fino alla piazza; e poi nel mio insieme, può dire l’Ermanno per esperienza personale, vi è il tubo a vista di Venusc cam grant, che scende senza più farsi vedere a Scarea e da lì l’acqua arriva a Ciassina, annota l’Ermanno con sicurezza, per aver sentito dire da mio padre Guaita Pietro, scrive, così compila la sua terza e ultima opera, intitolata Nozioni tramandenziali della famiglia Guaita. Ma l’acqua è un bene di tutti, e non ci sono più eloquenze da citare, scrive l’Ermanno, così conclude senza nominare il Füntanin di öf, conosciuto nei territori limitrofi per l’odore di uova marce dell’acqua che da lì sgorga.

Io tutto questo lo so perché mi ha scritto delle lettere di sua mano l’Ermanno, contenenti tutta l’opera completa dell’Ermanno, e non so perché me le ha spedite proprio adesso, anche se per la verità un motivo ci sarebbe, quella cosa dei prati, delle storie che sorgono dai campi, che spuntano fuori come funghi, che mi è venuta in mente un giorno mentre ero lì al Prato Verde (Prato Aperto), sopra Bene Lario, ero lì e mentre guardavo per terra una conchiglia, non so da dove, ero in giro per censire le farfalle diurne, ho sentito quella cosa che si dice, che qui ci sono giù delle impronte che appartengono al diavolo, come delle zampette, guarda questa potrebbe essere la traccia di uno zoccolo, dicevano i pastori e tramandavano nelle orecchie di padre in figlio e via dicendo fino a noi, si vede in rilievo il piede caprino del demonio, erano sicuri, così nascono le storie dai prati, da queste mezze curve intarsiate nella pietra da millenni, dai fossili intravisti sulla superficie dei massi, guarda, guarda qui esclamano, qui dev’essere per forza passata a notte fonda una mandria di cavalli condotta da streghe e stregoni fino ai luoghi delle loro riunioni, intorno agli alberi danzano e saltano incappucciati con corone di pioppo e finocchio in testa e poi vanno a sedersi, ma sento altri, soprattutto in vista di Grona, li sento che dicono ch’ebbe luogo dal Galbiga un’eruzione vulcanica e le bestie, orsi galline muli cinghiali cervi volpi, in fuga alla guida del diavolo lasciarono questi segni poi impressi per sempre dalla colata lavica, nel frattempo le donne dicono siano tracce, tracce sicure e non false, del passaggio della madonna, di una sua apparizione, o addirittura dell’arca di Noè, sostengono i fedeli, e siccome m’era sorto il dubbio a sentire tutte queste cose venir su da terra, queste voci lì nell’orecchio in quel momento, sono andato a Velzo e ho chiesto aiuto all’Ermanno, visto che lui oltre ad essere apicoltore e cantante è anche agricoltore, ed è così che mi ha scritto le lettere spedendole in via san Rocco numero 9, lettere di cui io sono stato costretto a fare solo un sunto approssimativo sopra, avendo raccolto previamente il suo consenso da uno sguardo.

Commenti
6 Commenti a “Postludi dell’Ermanno”
  1. Forse sarà una quasi-incoscienza, ma è senz’altro magnifica, appassionante, visionaria. E spero contagi i lettori. Grazie a Christian e minimum fax per l’anteprima. Potere alle storie!

  2. Davide R. scrive:

    Secondo me è più bravo questo Peter di Maino, ha tutto un suo modo originale di rivisitare Bernhard (non come Maino che lo copia e basta), si vede solo da questa paginetta che ha un talento visionario. Brava Tunué che ci crede!

  3. Davide R. scrive:

    Secondo me scrive meglio questo Peter di Maino, ha tutto un suo modo originale di rivisitare Bernhard (non come l’autore di Cartongesso, che semplicemente lo copia); e poi si vede che ha un talento visionario, questa è una gran pagina: brava Tunué che ci ha creduto!

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